A luglio il Pnrr vedrà la sua naturale conclusione. Quasi la metà delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza sono state coinvolgiate nell’ammodernamento e nel rafforzamento delle infrastrutture e questo apre un dibattito su come dare continuità alle opere. Uno scenario che impone un consolidamento della sinergia tra trasporti e costruzioni. È questo il senso dell’evento organizzato dalla Fit-Cisl e della Filca-Cisl “Muoviamo il paese e costruiamo il futuro: le sinergie vincenti” che si è tenuto a Roma.
Come hanno precisato i segretari generali delle categorie cisline dei trasporti e degli edili, Salvatore Pellecchia e Ottavio De Luca, e la stessa segretaria generale della confederazione di via Po’, Daniela Fumarola, il perno sul quale costruire l’ossatura e la mobilità del paese deve essere il lavoro di qualità. “Una più forte sinergia tra costruzioni e trasporti è una visione che noi vogliamo dare al paese per realizzare un’Italia più coesa, veloce e moderna” ha detto Fumarola.
“Tutto questo deve poggiare su un lavoro di qualità, ben retribuito, contrattualizzato e formato. Un lavoro buono che deve essere presente lungo tutta la catena del valore, perché non possono esserci lavoratori di serie A e altri di serie B. Gli accordi sottoscritti dalla sigle maggiormente rappresentative devono essere applicati e la contrattazione diventa centrale. Non solo quella di primo ma anche di secondo livello, territoriale e aziendale, per rispondere puntualmente ai bisogni delle varie aree geografiche e dei singoli siti produttivi”.
“Con la fine del Pnrr, il rischio è un crollo repentino degli investimenti pubblici e privati nel nostro paese, già più bassi della media europea. La Cisl ribadisce la necessità di un patto tra governo e parti sociali che affronti il futuro. La prima grande occasione è nella realizzazione delle grandi opere strategiche per connettere il nostro paese al continente europeo. Se l’Italia resta isolata o collegata a macchia di leopardo, resta fragile. Se l’Italia si connette, diventa protagonista”.
“La cultura delle sicurezza deve esserci sempre, e non sull’onda emotiva che si innesca quando ci sono degli incidenti” ha precisato Pellecchia. “Molti interventi, molti strumenti di prevenzione si possono fare e si posso applicare nei grandi gruppi, ma raggiungere le piccole imprese è molto più complesso. La sicurezza non può essere una variabile accessoria, ma una condizione strutturale. Senza qualità, senta continuità occupazionale – ha proseguito il leader della Fit – non può esserci la qualità del servizio. La manutenzione non può essere sempre emergenziale. Il sistema dei trasporti vive forte disomogeneità e questo ne rallenta lo sviluppo complessivo”.
Pellecchia è poi tornato anche sulla questione dell’ingresso di capitali stranieri nei trasporti e sui rischi di una eccessiva liberalizzazione. “Nel comparto elettrico – ha detto – il ricompenso dato alla presenza di investitori esteri avviene aumentando a tutti gli utenti la bolletta. Nei trasporti l’applicazione di questo meccanismo è molto più difficile. Si alzano le tariffe dei pendolari e degli studenti? Quando c’è poi troppa liberalizzazione il rischio è di una frammentazione della filiera, quando questo dovrebbe avvenire il meno possibile per poter garantire condizioni di dignitose di lavoro a tutti”.
“Le infrastrutture – ha detto De Luca – aiutano a consolidare la coesione sociale, integrano le aree del paese, unendo le periferiche alle centrali, consentono l’accesso ai servizi. Ma non esiste un’infrastruttura senza un lavoro di qualità. Per questo vanno applicati i contratti di riferimento e valorizzate le aziende virtuose”. Il numero uno degli edili cislini ha poi sottolineato l’importanza degli strumenti legislativi e di controllo presenti e della formazione.
“La patente a crediti non deve essere valutata troppo frettolosamente perché darà i suoi frutti. Bene poi il badge di cantiere, cosi come si deve rafforzare la formazione di ingresso, perché il 65% degli addetti arrivano da paesi dove non c’è una legislazione in materia di sicurezza. Ma la formazione deve essere anche continua, perché molti incidenti sono innescati da comportamenti non consoni da parte dei lavoratori. Ma va però sottolineato che è inaccettabile che le persone siano costrette a lavorare sui ponteggi anche a 67 anni”.



























