Come nascono le buone relazioni industriali? Di solito, quando le parti sociali sanno dove porta il conflitto e cercano di superarlo. Un esempio di eccellenza viene in questi giorni dalle Tlc. Un settore difficile, con gravi problemi economici, con un’età media degli occupati abbastanza elevata, che però è riuscito a trovare una via giusta per andare avanti.
Nel giro di pochi giorni le parti sociali di questo comparto, le federazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil e l’Asstel, la federazione aderente a Confindustria, hanno preso decisioni avanzate, quasi avveniristiche. Venivano da una prova difficile perché l’anno scorso, con grande fatica e tanti mesi di attesa, erano riuscite a trovare un accordo per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro. E in questi giorni hanno firmato, unitamente a Federmanager, quindi con l’avallo dei dirigenti, un avviso comune per chiedere congiuntamente al governo una politica industriale che finalmente affronti i gravi nodi che frenano lo sviluppo del comparto.
Hanno poi messo a punto un elenco di 75 nuove professionalità, un inedito sistema di classificazione che consenta alle imprese di superare i vecchi inquadramenti e dare maggiori possibilità di collocazione e crescita professionale ai lavoratori, specie ai giovani. Un ottimo risultato per un settore che ha in sofferenza il 65% delle richieste di lavoro sul mercato, nel senso che due offerte di lavoro su tre rimangono senza risposta.
Ma non è finita qui, perché Cgil, Cisl e Uil e Asstel hanno avviato assieme una battaglia legale nei confronti di un’azienda che aveva annullato il contratto firmato dai tre sindacati confederali per sostituirlo con un altro, firmato dalla Cisal, molto meno conveniente per i dipendenti. Un contratto pirata a tutti gli effetti. È stata chiesta una condanna di questa azienda per condotta antisindacale, ai termini dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori, e il tribunale di Trani ha imposto all’azienda, la Network Contacts, di abbandonare il nuovo contratto e tornare a quello firmato dai sindacati confederali. Una sentenza storica, non solo perché ha visto solidali i sindacati e la Federazione di Confindustria, cosa davvero insolita, ma perché il tribunale di Trani ha sancito senza ombra di dubbio che i contratti pirata non hanno cittadinanza nel nostro paese.
La sentenza, infatti, sottolinea che il contratto era stato firmato dai tre sindacati più rappresentativi, mentre la Cisal non associa nemmeno l’1% dei lavoratori del settore, e che non ha rilevanza il fatto che sia rappresentata al Cnel o abbia firmato un contratto collettivo nazionale, perché ai fini dell’applicazione del contratto conta esclusivamente l’effettiva rappresentanza dei lavoratori nello specifico settore di competenza. E non è stato ritenuto importante nemmeno il fatto che l’azienda si sia dichiarata disposta a discutere il problema con le rappresentanze sindacali, perché l’unica cosa da fare era tornare alla precedente regolamentazione.
Le parti sociali, l’Asstel e le tre federazioni sindacali del settore, hanno capito che la via maestra per ottenere risultati importanti non è la contrapposizione o l’affidarsi solo alla forza contrattuale, ma il dialogo, il confronto, la contrattazione portata avanti perché è chiaro che dall’altra parte del tavolo non c’è un nemico, ma un possibile alleato, con il quale è utile condurre determinate battaglie. E così hanno messo a punto l’avviso comune, che certamente costringerà il governo a prendere in seria considerazione l’opportunità di una politica industriale per il settore diretta a rimuovere i veri problemi esistenti. Hanno adesso a disposizione una scala classificatoria certamente più aderente alle esigenze delle imprese e dei lavoratori. Hanno sconfitto i contratti pirata, che facevano dumping alterando il mercato a danno di chi rispetta le leggi e non cerca scorciatoie per poter pagare meno i lavoratori. Risultati di eccellenza.
Massimo Mascini


























