Il lavoro italiano come “fondamento essenziale della nostra convivenza, del nostro progredire, della nostra vita democratica”. Il lavoro come “presidio della società”, “espressione della libertà della persona e delle comunità”. Il lavoro “è dignità. È strumento di partecipazione, di costruzione. L’obiettivo di una piena e buona occupazione è iscritto tra quelli della nostra democrazia”.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, apre così le celebrazioni del Primo Maggio all’Auditorium del Museo Piaggio di Pontedera, con un discorso che ancora una volta coglie i segni dei tempi che corrono. Lo fa rifacendosi al messaggio dei Costituenti, “che hanno voluto che la Repubblica – di cui stiamo per festeggiare l’ottantesimo compleanno – fosse ‘fondata sul lavoro’, proprio per dare alla democrazia, alla libertà e all’uguaglianza, finalmente conquistate, un contenuto più forte e impegnativo”.
In una congiuntura di grandi difficoltà, in cui la produzione industriale del nostro Paese continua a calare, Mattarella esorta ad andare avanti senza guardare nello specchietto retrovisore: “Essere attori, e non piatti curatori di un’eredità passata”, guidati da una “capacità di innovazione basata sulla sostenibilità”, lungimirante elemento di guida per la resilienza delle aziende in un mondo sempre più complesso, in cui “pesano le fragilità dell’economia internazionale”, così come “i conflitti e le guerre”.
L’Italia, infatti, sconta un deficit competitivo in Europa per produttività e capacità di innovazione. Ma è “tempo di visione” e non di “misure di corto respiro”, orientando gli investimenti “nei settori più strategici e con il maggiore potenziale di crescita”. È tempo di procedere, con coraggio, sulla strada dell’integrazione europea.
Lo slancio, prosegue il Presidente della Repubblica, si rintraccia nei “punti maggiormente critici del nostro mercato del lavoro come potenzialità ancora inespresse”. La prima di queste “riserve” su cui concentrarsi è il lavoro delle donne. Se anche i livelli di occupazione femminile sono aumentati, “resta consistente il gap da colmare rispetto alla media europea”. Un divario di genere che emerge “non soltanto dai tassi di occupazione, ma anche dalla disparità che perdura nelle retribuzioni e nelle carriere” e che “va colmato con un complesso di interventi e attenzioni: sui fattori strutturali e sui contesti territoriali, ma anche sulla qualità del lavoro e sui servizi per favorire la conciliazione con gli altri impegni di vita”.
L’altro punto critico è il lavoro dei giovani, che entrano troppo tardi nel mercato anche perché “nella nostra società i giovani sono poco ascoltati. C’è una scarsa attenzione alla loro maturazione e alla loro indipendenza”. “Se guardiamo ai lavoratori definiti ‘indipendenti’ che lavorano per un solo datore – insomma lavoratori autonomi senza autonomia – scopriamo che la parte più consistente è formata proprio da under 30. Sono numerosi i giovani ben istruiti che lasciano il nostro Paese per lavorare all’estero. Sono più quelli che vengono in Italia. Nell’interesse del Paese questa tendenza va invertita”, ha osservato il Presidente. “Nostri giovani lasciano l’Italia, altri arrivano. Il sistema produttivo reclama manodopera: c’è di che riflettere”.
Ma è sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori – di cui si è celebrata la giornata appena due giorni fa – che il Presidente si sofferma, sulla scia di tragedie che non accennano a sanarsi, con oltre 1.000 vittime all’anno, tre ogni giorno. “La sicurezza sul lavoro resta un impegno, un dovere che non consente rinunce o distinguo. La lotta alle incurie, all’illegalità, alle imprudenze deve coinvolgere tutti. Sono le cronache a intimarci che ciò che facciamo non è ancora abbastanza per tutelare la salute di chi lavora. Imprenditori, lavoratori, istituzioni, società. Deve migliorare l’organizzazione, il rispetto delle regole, la cultura della sicurezza comune”.
“Un Paese forte, in cui vige l’eguaglianza dei cittadini, vive di coesione sociale. La coesione sociale richiede che il lavoro e la tutela dei lavoratori siano effettive, contro l’illegalità, contro ogni illegalità e sfruttamento che rappresentano una minaccia alla convivenza stessa”. Le parti sociali – sindacati, imprese, associazioni – sono chiamate a contribuirvi con i loro valori. Il dialogo sociale non deve mai interrompersi.
“Alle confederazioni Cgil, Cisl e Uil che domani celebrano insieme il Primo Maggio con il motto ‘Lavoro dignitoso’ rivolgo l’augurio più intenso. L’organizzazione sindacale, la sua libertà, e anche la sua capacità di trovare ampi e importanti momenti di unità, è parte insostituibile della vita democratica”.
E anche ai giovani che si ritroveranno al concertone di piazza San Giovanni a Roma: “Buona festa del lavoro anche a chi il lavoro lo sta cercando, a chi lo difende, a chi cerca di superare le barriere del lavoro povero e precario. Buon Primo Maggio a tutti!”.


























