A dispetto dei continui aumenti dell’inflazione, la Banca centrale europea ha confermato i livelli dei tassi di interesse di riferimento per l’area euro, al 2% cui erano stati portati nel giugno dello scorso anno dopo una fase di ribassi.
La decisione interviene mentre ad aprile il caro vita medio dell’area euro è balzato al 3%, a riflesso dei forti rincari dell’energia (+10,9% annuo) innescati dai conflitti in Medioriente e in Iran.
Nel comunicato sulle decisioni, la Bce rileva che appaiono “intensificati i rischi al rialzo sull’inflazione e quelli al ribasso sulla crescita” per l’eurozona.
Secondo la Bce, la guerra in Medioriente ha innescato una impennata dei prezzi che sta pesando sull’inflazione sul clima di fiducia. “Le implicazioni della guerra per l’inflazione nel e per l’attività economica nel medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock dei prezzi dell’energia e dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo livello.
Più prosegue la guerra – dice la Bce – più a lungo resteranno alti prezzi dell’energia, maggiore è la probabilità di un impatto sull’inflazione e sull’economia”.
La Bce ribadisce di essere “ben posizionata” per navigare nell’attuale incertezza. Ricorda che l’eurozona è entrata in questa crisi con l’inflazione vicino all’obiettivo del 2% e che l’economia aveva mostrato resilienza nei trimestri precedenti. Inoltre, le aspettative di inflazione a lungo termine restano ben ancorate, “sebbene le aspettative sul breve periodo si siano mosse a rialzo in maniera rilevante”, recita il comunicato diffuso al termine del Consiglio direttivo.
La Bce afferma che monitorerà attentamente la situazione che continuerà a mantenere un approccio decisionale in cui le scelte vengono compiute, volte per volta, sulla base dell’evolversi dei dati, senza impegnarsi ad alcun percorso predeterminato per i tassi.

























