Nei giorni in cui l’ennesima crisi economica avanza a grandi passi, mentre il governo italiano sempre più appare incapace di affrontarla, vale la pena di suggerire la lettura comparata di due libri. Diversissimi tra loro, ma di argomento comune: parlano, infatti, di automobili, o meglio della crisi dell’automotive, e delle sue conseguenze.
Il primo libro è firmato da Francesco Zirpoli per Laterza, e ha un titolo che già dice tutto: “Auto-distruzione. Crisi e trasformazione dell’industria dell’automobile”. Anche il secondo libro parla chiaro fin dalla copertina: “L’ultimo operaio. Canto finale della grande fabbrica”, è di Niccolò Zancan per Einaudi, e descrive la lunga agonia di Mirafiori. Ed è abbastanza evidente per quale motivo siano due libri che si completano a vicenda.
Il saggio di Zirpoli analizza decenni di scelte sbagliate, quando non assenti, nelle politiche industriali legate all’auto. In Italia, come in Europa, sia le imprese del settore, sia la politica, si sono rivelate inadeguate ad affrontare le trasformazioni che ogni indicatore suggeriva invece come urgenti e necessarie. In ‘’Autodistruzione’’ il declino dell’industria automobilistica viene raccontato in ogni dettaglio, anno dopo anno: e mettendo tutto in fila, e in ordine, ci si rende conto di come fosse inevitabile finire come si sta finendo: l’auto -italiana ed europea- è finita contro un muro, i cui mattoni, però, li ha costruiti e ammucchiati la stessa industria dell’auto. Mattoni che derivano da storie antiche, come certe ottusità della Fiat (quando riteneva ‘’superflui’’ i condizionatori, mentre le case giapponesi li montavano di serie da tempo), o da questioni recentissime, come il traccheggio, comune un po’ a tutte le case europee ma anche a tutti i governi, rispetto al passaggio all’elettrico; scontando oggi, di conseguenza, il successo dilagante della cinese Byld (che, per inciso, grazie al fatto di non aver mai cessato la ricerca, adesso sta battendo anche la potentissima Tesla, grazie alla realizzazione di una batteria innovativa e ai prezzi decisamente popolari).
Tanto è più doloroso risulta, questo declino, se si ricorda che l’auto è stata tradizionalmente la ‘’madre di tutte le industrie’’: quella che grazie ai forti numeri dell’occupazione, all’enorme indotto, alla ricerca incessante, ha svolto un ruolo trainante sia per l’economia, sia per un modello di sviluppo della società che non poteva prescindere dalle quattro ruote. E anche in virtu’ di questo è stata sempre “salvata” dai diversi governi nei momenti di peggiore crisi. Basti ricordare le innumerevoli misure a vantaggio della Fiat nel nostro paese, ma anche l’attenzione dell’amministrazione Obama verso la crisi dell’auto del 2008, sulla quale il governo di Washington riversò risorse ingentissime (che poi in verità ritornarono a chi le aveva erogate, proprio grazie al tempestivo salvataggio).
Ma sono passati i tempi nei quali l’industria automobilistica aveva la capacità di adattarsi ai tempi nuovi. Oggi, appare stretta nella morsa tra gli schizoidi regolamenti ambientali europei, da un lato, e l’aggressività cinese dall’altro. In mezzo, oltretutto, a una crisi energetica che manda alle stelle il prezzo dei carburanti, mentre i governi europei si lasciano imbambolare da soluzioni incredibilmente stupide, come la pretesa di riconvertire le fabbriche di auto in produzione di carri armati: dimostrando, come minimo, di non aver mai visto una fabbrica. Per Zirpoli, invece, la via d’uscita è un’altra: le case automobilistiche devono riprendere a fare la propria parte come hanno saputo fare in passato, affrontando seriamente anche la transizione ecologica, guardando il bicchiere mezzo pieno dell’innovazione e senza tagliare gli investimenti, anzi: aumentandoli.
E qui veniamo al secondo libro, all’altra faccia del declino dell’auto. Mirafiori ne è il simbolo: un tempo la fabbrica più grande d’Europa, dove su 200 ettari di superficie lavoravano in media tra le 40 e le 60 mila persone, oggi scese ad appena 4 mila. E se il saggio di Zirpoli è un trattato di politica industriale, quello di Zancan è un racconto dell’anima, che strappa il cuore.
L’agonia della Grande Fabbrica è descritta attraverso le vite di chi ancora la abita, e che oggi sono quasi fantasmi di un tempo arrivato ormai agli sgoccioli. Operai che hanno trascorso decenni nel recinto di Mirafiori si raccontano, interpretati da una voce narrante che parla a nome di tutti e di tutti dipana le storie: di chi è ancora dentro, seppure per poco, o di chi è già estromesso, per lo più prepensionato con una minima buonuscita da diecimila euro, e la cui vita è diventata una scommessa quotidiana. I pochi rimasti ancora in fabbrica si sentono come sopravvissuti a un naufragio, ma a loro volta vedono la fine avvicinarsi. Una fine evidente che, dicono, si intravvede anche nei dettagli della lenta ma costante trascuratezza della fabbrica e dei suoi spazi, fin dalle macchinette del caffè. E viene in mente una visita di Sergio Marchionne, fresco di nomina a capo della Fiat, alle mense degli operai: trovandole insopportabilmente squallide, decise un totale restyling. Altri tempi, tempi nei quali c’era ancora la speranza di un rilancio. Millenni fa.
Oggi nessuna speranza vive più nella fabbrica torinese, cosi come, del resto, in altre fabbriche del gruppo. L’agonia appare irreversibile, tanto che il rumore delle linee di montaggio quasi non si sente più. Dice la voce narrante del libro di Zancan: “questo silenzio è la fabbrica che sta morendo”. L’Ultimo Operaio si fa carico di testimoniarla e documentarla, questa fine: Mirafiori è un pezzo della nostra storia, la storia collettiva del paese. Ne va conservata, con strazio, almeno la memoria.
Nunzia Penelope
Titolo: Auto-distruzione. Crisi e trasformazione dell’industria dell’automobile”
Autore: Francesco Zirpoli
Editore: Laterza
Pagine: 248
Data di pubblicazione: gennaio 2026
16 euro
ISBN: 9788858159743
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Titolo: “L’ultimo operaio. Canto finale della grande fabbrica”
Autore: Niccolò Zancan
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: gennaio 2026
Pagine: 156
18 euro
ISBN:9788806269395



























