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Home - Approfondimenti - Analisi - Evoluzione del ruolo del commercialista e rapporto con i temporary manager

Evoluzione del ruolo del commercialista e rapporto con i temporary manager

di Maria Grazia De Angelis e Maurizio Quarta
12 Maggio 2026
in Analisi
Ministero Lavoro: a maggio +178.176 contratti

La professione del commercialista sta attraversando in questi periodi una fase di cambiamento quasi strutturale per quanto riguarda i contenuti del “mestiere” e le nuove competenze che devono entrare in gioco. Si parla di una vera e propria trasformazione culturale che la categoria deve essere in grado di accettare, metabolizzare e implementare: un processo che richiederà adeguati tempi. I cambiamenti richiesti hanno e avranno sempre più un impatto sul rapporto professionale con i clienti (si parla soprattutto delle PMI) e, nel caso specifico, con i temporary manager chiamati dai clienti stessi ad operare nell’area finanza, amministrazione e controllo. Qui il rapporto assume particolare delicatezza, stanti i rischi di potenziali sovrapposizioni con gli interventi manageriali, a maggior ragione per le implicazioni derivanti dalla trasformazione in legge della PDL 2474 (già trattata in queste pagine). Non è un caso che ad oggi, sui tanti progetti temporary realizzati con PMI, quelli relativi all’area finanza siano del tutto marginali (come del resto, sia pure per motivi diversi, quelli relativi all’ambito HR!). Il macro tema dell’evoluzione del ruolo è stato oggetto di un interessante convegno “L’evoluzione del ruolo del commercialista nell’era dell’Intelligenza Artificiale: competenze, strumenti e nuove prospettive” tenutosi lo scorso 15 Aprile presso la sede del Circolo Ufficiale Pio IX a Roma, di cui segue la sintesi dei principali interventi.

L’avanzamento dell’Intelligenza Artificiale e l’automazione crescente dei processi stanno segnando un cambiamento epocale non solo nelle aziende ma anche in numerosi ruoli professionali. Il Convegno ha rappresentato un’importante occasione di confronto tra commercialisti e professionisti di vari settori. Il vero salto culturale sta nel considerare l’IA non come uno strumento tecnologico da acquistare e implementare, ma come un agente di trasformazione organizzativa e lavorativa. L’evoluzione apportata dall’avvento dell’intelligenza artificiale nella quotidianità dell’attività professionale richiede una vera e propria trasformazione culturale e un ripensamento delle competenze. Per governare questo cambiamento, il commercialista deve evolvere il proprio bagaglio tecnico e relazionale dalla conformità alla consulenza di valore e alla specializzazione in nuovi ambiti. Saranno sempre più richieste competenze in settori critici come la crisi d’impresa, la sostenibilità (report ESG), la gestione della compliance digitale, nonché la consulenza strategica, l’analisi finanziaria e la pianificazione aziendale. Il Convegno promuovendo un approccio multidisciplinare ha voluto evidenziare le competenze e gli strumenti necessari per affrontare il cambiamento in atto e rafforzare il ruolo del commercialista come partner strategico per le imprese.

L’intervento di Maria Grazia De Angelis ho sottolineato come questo scenario richieda anche ai commercialisti di ripensare il proprio ruolo e di esplorare nuove opportunità. In un mondo con informazioni eccessivamente semplificate dal web, il professionista rimane il garante della correttezza dei dati e delle norme nel rapporto tra imprese ed enti pubblici. Ogni consulenza, ogni parere, ogni bilancio che viene redatto ha un impatto diretto sul benessere delle imprese, delle famiglie, delle Istituzioni e, in ultima analisi, sulla crescita dell’intero paese. Quello che vogliamo sottolineare oggi è che, mentre ci dedichiamo con competenza al nostro lavoro, non dobbiamo mai perdere di vista l’importanza di agire con lungimiranza. La sfida è quella di essere in grado di ridefinire l’identità del proprio ruolo. Ma la vera sfida per un commercialista è convincere l’imprenditore ad adottare nuovi approcci e nuovi strumenti e di guidarlo superandone le resistenze. Questo richiede soft skills specifiche raramente insegnate nei percorsi formativi tradizionali. La capacità di comunicare concetti complessi in modo comprensibile, l’abilità di gestire obiezioni senza entrare in conflitto, la competenza nel change management per guidare trasformazioni organizzative delicate.

Il cambiamento di ruolo è stato al centro dell’intervento di Maurizio Quarta, Managing Partner di Temporary Management & Capital Advisors: prendendo spunto dal Progetto di Legge 2474 attualmente in itinere, ha sottolineato come nelle PMI sia essenziale la collaborazione virtuosa tra professionisti (commercialisti in particolare) e temporary manager. Si è poi soffermato su alcuni dei passaggi critici nell’attuale formulazione del testo. In particolare: sui requisiti del temporary manager (il TM non ha a che fare con appartenenza a ordini, titoli accademici, o dato anagrafico puntuale) e sul rischio di escludere le altre aree professionali e di non rappresentare il mercato reale; sull’utilizzo dell’EBITDA (un solo indicatore può essere inadeguato); sulla durata minima di 6 mesi, che può essere eccessiva specie per aziende molto piccole e ignora forme di supporto part time; sulla mancata considerazione di altre dimensioni non immediatamente misurabili , ad esempio il miglioramento delle competenze ESG (richieste dal sistema bancario), la sostenibilità dei processi produttivi, la digitalizzazione consapevole e pilotata e la gestione delle risorse umane.

Ha anche ricordato come, attraverso i fondi, sia possibile finanziare la parte “formativa” di progetti di temporary management nelle PMI. Nella quasi totalità dei casi, infatti, le PMI utilizzano temporary anche e soprattutto per acquisire competenze manageriali: questa parte “formativa” dell’intervento può essere scorporata e finanziata con i fondi interprofessionali.

Secondo Giovanni Galvan, esperto di formazione finanziata, “i Fondi Interprofessionali, utilizzando lo 0,30% dei contributi obbligatori, rappresentano lo strumento principale con cui le imprese possono finanziare la formazione dei lavoratori per accrescerne le competenze, Solo una consapevole analisi dell’accessibilità può aiutare le imprese a districarsi in questo complesso scenario, in questo senso è strategico il supporto di uno specialista”.

Nel suo intervento ha ripercorso l’origine normativa dei Fondi e il loro sviluppo a partire dal 2003, evidenziandone la crescita e la differenziazione settoriale, nonché una panoramica dei principali Fondi, delle risorse gestite e della platea di imprese e lavoratori coinvolti.
Ha sottolineato inoltre la forte frammentazione dell’offerta pubblica e la scarsa consapevolezza delle imprese rispetto alle opportunità disponibili.

Guido Massimiano, Partner Agesvin – società di finanza agevolata, ha delineato un’altra fonte a cui le aziende possono accedere per il loro finanziamento: lo strumento della finanza agevola come leva per lo sviluppo finanziario di start up e PMI e come incentivo per gli imprenditori all’assunzione del rischio legato all’avvio di piani di investimenti. In tal senso il ruolo del commercialista è quello di supportare il cliente nell’individuazione della misura più idonea e nella pre-fattibilitá del suo finanziamento agevolato, potendosi anche avvalere di un professionista partner per la scelta dello strumento e per la presentazione della relativa domanda.

Secondo Alfonso Selva – Consulente Finanziario “la collaborazione tra commercialista e consulente finanziario diventa oggi un presidio fondamentale per accompagnare le aziende nel cambiamento e nella pianificazione evoluta. Si sottolinea l’importanza del contributo di un consulente finanziario che lavora in team con il commercialista a supporto concreto della crescita dell’impresa. Come realizzare ciò, viene descritto nel libro ‘Tesoreria Trasformativa’ nato per offrire strumenti operativi utili a leggere la finanza aziendale in modo più strategico, moderno e integrato”.

Sergio Santangelo, Dottore Commercialista e socio di Motiontech, si è soffermato sul tema degli adeguati assetti e del modello 231. “Partiamo da una mail che ho ricevuto tempo fa, da una impresa abbastanza grande e strutturata ma ancora con la mentalità della impresa di famiglia: ‘Per molto tempo ho pensato che controllare l’azienda significasse leggere i numeri. In realtà li leggevo sempre dopo. La cassa la intuivo. Le decisioni le prendevo sull’esperienza. I problemi li affrontavo quando erano già diventati urgenti. Il cambiamento non è stato fare di più. È stato fermarmi e chiedermi: dove sto andando, davvero? Quando inizi a guardare avanti, usando dati che esistono già, tutto cambia. Le scelte diventano più lucide. I rischi più chiari. Le notti un po’ più tranquille. Oggi non indovino più. Decido sapendo.”

Quali riflessioni da un punto di vista tecnico e strategico? Quello per cui le imprese si trovano in difficoltà, è passare dalla lettura consuntiva, alla proiezione dei flussi futuri, che significa trasformare la contabilità in previsione finanziaria, leggere la cassa in chiave prospettica; stressare i dati (whatif), prima di prendere decisioni intercettare squilibri mesi prima, non quando esplodono. Non è un tema di software, ma di governo: è il punto in cui numeri, responsabilità dell’amministratore e continuità aziendale iniziano finalmente a parlare la stessa lingua.

Gli Adeguati assetti, sostenibilità e Modello 231 non sono adempimenti separati, noiosi od addirittura inutili (per qualche imprenditore): sono tre modi diversi di prendersi cura della stessa impresa. Gli adeguati assetti sono il momento in cui l’imprenditore smette di navigare a vista e inizia a guardare in faccia la realtà, con dati, responsabilità, consapevolezza.

La sostenibilità è la scelta di non consumare il futuro per risolvere il presente, è dire: voglio un’azienda che resista, che cresca, che resti.

Il Modello 231 non è difesa dalla paura: è cultura della responsabilità, è rispetto per le persone, per il lavoro, per il valore costruito ogni giorno. Quando questi tre elementi si parlano tra loro, accade qualcosa di potente: l’impresa smette di inseguire le emergenze e comincia a governare il proprio destino.

E in questo passaggio cambia anche il ruolo del commercialista o di qualsiasi professionista d’azienda: non più custodi di scadenze, ma alleati strategici dell’imprenditore, chiamati a trasformare numeri e regole in scelte che contano davvero, perché il futuro dell’impresa non si protegge con la carta, ma si costruisce con visione, metodo e responsabilità”.

“L’intelligenza artificiale non è un cambiamento incrementale: è paragonabile al passaggio dal cavallo all’automobile” Nel suo intervento Massimo Mentrasti, CEO di Aevoluta, ha mostrato come l’area fiscale e contabile sia tra le più esposte alla trasformazione: oltre il 90% delle attività di Business & Finance è teoricamente automatizzabile dall’AI, ma l’adozione reale resta ancora bassa. Il messaggio centrale è che il valore non sta nell’adottare l’AI, ma nel riprogettare processi, ruoli e modelli operativi attorno ad essa. “Chi si limita a sovrapporre la tecnologia ai vecchi flussi di lavoro otterrà risultati parziali. Per studi professionali e PMI il cambio di paradigma è radicale: il commercialista passa da elaboratore di adempimenti a consulente strategico, il controller diventa data analyst, e anche la piccola impresa può accedere a capacità analitiche prima riservate alle grandi aziende”

Sandro Margaroli, Imprenditore della mediazione creditizia, ha messo in evidenza come il sistema bancario valuta le aziende e quali sono i principali indicatori con cui valuta le aziende richiedenti credito.  In modo particolare si è soffermato sia sull’importanza del D.S.C.R.  che descrive la capacità dell’azienda di onorare il debito che sulla valenza del Business plan per valutare gli andamenti dell’azienda nel tempo. Si è inoltre soffermato  sull’assistenza che il Commercialista deve porre in essere per l’esame dei citati indici di bilancio, augurandosi che nel tempo il commercialista sia un polo di aggregazione non solo con i suoi colleghi ma anche con i diversi professionisti in grado di supportarlo nella sua consulenza per lo sviluppo delle aziende.

Arnaldo Acquarelli presidente della Fondazione Etica ed Economia ha concluso evidenziando l’importanza dell’etica nella professione del commercialista “In un mondo così dinamico e complesso, le scelte che compiamo sono fondamentali per la fiducia che le persone ripongono nel nostro lavoro. Ogni errore, per quanto piccolo, può avere ripercussioni importanti, e ogni successo contribuisce a rafforzare la credibilità e l’affidabilità del nostro ruolo”.

Maria Grazia De Angelis, Maurizio Quarta

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