Un infermiere su tre vittima di aggressioni fisiche o verbali e una parte enorme del fenomeno che continua a rimanere sommersa. Secondo il nuovo approfondimento del sindacato Nursing Up sulle violenze contro gli infermieri, nei primi sei mesi del 2026 sono oltre 48mila i professionisti coinvolti, circa 270 al giorno e oltre 11 ogni ora. Il sindacato aggiorna il quadro partendo dal dato del 33% rilevato dalla ricerca scientifica CEASE-IT, coordinata dall’Università di Genova, e rapportandolo all’ultimo dato ufficiale disponibile sulla consistenza del personale infermieristico del Servizio sanitario nazionale: 297.983 infermieri.
Il risultato, si legge in una nota, è di 98.334 infermieri vittime di aggressioni fisiche o verbali su base annua; rapportato ai 181 giorni compresi tra gennaio e giugno, significa circa 48.760 professionisti nel primo semestre 2026. Il punto centrale resta la distanza tra le violenze realmente subite e quelle che arrivano ai sistemi ufficiali di rilevazione.
Un fenomeno di underreporting, cioè di sottosegnalazione, documentato anche da recenti ricerche scientifiche italiane: uno studio pubblicato nel 2026 su BMC Health Services Research parla esplicitamente di “substantial underreporting”, mentre una ricerca pubblicata su JMIR Public Health and Surveillance ha evidenziato, nel contesto analizzato, una sottosegnalazione fino al 73%.
È un fenomeno che si incrocia con il quadro già evidenziato da Nursing Up. Rapportato alla popolazione infermieristica presa allora in esame, il 33% CEASE-IT corrispondeva a circa 130mila infermieri vittime di violenza, mentre l’INAIL registrava circa 5mila aggressioni agli infermieri come infortuni sul lavoro. Una forbice di circa 125mila casi, che rende evidente quanto le sole denunce non siano sufficienti a rappresentare la dimensione delle violenze subite.
“Nursing Up – si legge in una nota – riparte oggi da quel 33% e lo rapporta alla consistenza aggiornata del personale infermieristico: 98.334 professionisti coinvolti su base annua e circa 48.760 nei primi sei mesi del 2026, pari a 270 al giorno e oltre 11 ogni ora, tra emerso e sommerso.”
“È proprio il sommerso a raccontarci quanto sia più grave la realtà rispetto a quella che emerge dalle sole denunce – afferma Antonio De Palma, Presidente Nazionale Nursing Up -. CEASE-IT aveva portato alla luce circa 130mila infermieri vittime di violenza, mentre l’INAIL ne intercettava solo 5mila come infortuni sul lavoro: una distanza di circa 125mila casi.Oggi aggiorniamo quel quadro sulla consistenza attuale del personale e arriviamo a quasi 49mila professionisti coinvolti nei soli primi sei mesi dell’anno: 270 al giorno, oltre 11 ogni ora.”
“Da Nord a Sud – prosegue De Palma- è ormai un bollettino di guerra. Siamo al Far West delle corsie. Non possiamo aspettare l’ennesima aggressione per intervenire: le denunce sono soltanto la punta dell’iceberg. Qui non basta più contare le violenze, bisogna prevenirle”, conclude De Palma.


























