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Home - Approfondimenti - La nota - Bankitalia, Panetta rilancia il titolo sovrano europeo

Bankitalia, Panetta rilancia il titolo sovrano europeo

di Fernando Liuzzi
29 Maggio 2026
in La nota
Bankitalia, Panetta mette d’accordo i sindacati: salario, innovazione e produttività al centro della ripresa economica

FABIO PANETTA GOVERNATORE BI

Di formazione, Fabio Panetta è un economista. Ma sa molto bene che non si può parlare di economia, a livello macro, senza spaziare oltre i confini della produzione di ricchezza e della circolazione e distribuzione della ricchezza prodotta. Ed ecco dunque l’ampiezza e la varietà delle tematiche – politica, tecnologia, formazione – affrontate da Panetta nelle Considerazioni finali tenute oggi a Roma, nel suo ruolo di Governatore della Banca d’Italia, a partire dalla Relazione annuale relativa all’annata 2025.

Come si ricorderà, Panetta, che lavora all’Istituto di via Nazionale dal 1985, ne è divenuto Governatore dal novembre del 2023. E dal momento che, per tradizione, la Relazione annuale della stessa Banca d’Italia viene sempre presentata alla fine di maggio, quelle di quest’anno sono le sue terze Considerazioni finali. E possiamo dire subito che, anche quest’anno, il Governatore si è trovato di fronte a un compito molto impegnativo. Infatti, come già fu segnalato anni fa dal suo più immediato predecessore, Ignazio Visco, anche questa volta il Governatore in carica si è trovato nella necessità di ragionare di fatti economici, ovvero di fatti che per essere compresi hanno bisogno di essere inseriti in una prospettiva abbastanza lunga, in un contesto segnato, all’opposto, dall’incertezza e, in particolare, da un’incertezza derivante anche da fatti molto recenti.

“Lo scorso anno – ha esordito Panetta – l’economia mondiale ha mostrato un vigore inatteso”, tanto che “il PIL è cresciuto del 3,4 per cento, mezzo punto oltre le previsioni.” E ciò “nonostante il protrarsi dei conflitti in Ucraina e a Gaza, l’inasprimento dei dazi statunitensi e le ostilità in Medio Oriente”.

In particolare, “negli Stati Uniti la crescita ha superato il 2 per cento”, grazie anche all’“impulso importante” che “è venuto dall’intelligenza artificiale”. Infatti, mentre “la costruzione dei centri di calcolo ha sostenuto gli investimenti (…), il rialzo delle quotazioni azionarie delle società protagoniste di questa trasformazione ha aumentato la ricchezza finanziaria e alimentato i consumi”.

Nel frattempo, “anche la Cina ha contribuito in misura rilevante all’espansione mondiale”, e lo ha fatto “con una crescita del 5 per cento”. Crescita che è stata possibile perché “a fronte di una domanda interna debole, le imprese cinesi hanno reagito ai dazi statunitensi riducendo i prezzi sui mercati esteri e diversificando gli sbocchi commerciali”. Inoltre, “sui mercati finanziari è prevalso un sentimento di ottimismo”.

Però, a questo punto, ovvero poco dopo l’inizio del corrente anno 2026, “la situazione è stata drammaticamente modificata dal conflitto nel Golfo Persico. Il blocco dello stretto di Hormuz – attraverso cui transita abitualmente un quinto delle forniture mondiali di petrolio e di gas liquefatto – ha provocato carenze di offerta e forti rincari delle materie prime energetiche”. Mentre “gli effetti”nei comparti come la finanza, l’energia, dei “forti rincari dei fertilizzanti” si “manifesteranno appieno all’inizio del prossimo anno, una volta completati i cicli di semina e di raccolta”. Da tali effetti, secondo Panetta, potrà derivare “un aggravamento dell’insicurezza alimentare” che, a sua volta, “potrebbe spingere decine di milioni di persone nei Paesi a basso reddito verso condizioni di povertà estrema”.

Ragionando di economia a livello globale, l’attenzione di Panetta si concentra su tre aree: Stati Uniti, Cina ed Europa. E qui non ci sono buone notizie perché “l’Unione europea entra nella nuova fase di instabilità internazionale con fragilità irrisolte che ne limitano il potenziale di crescita e il peso nell’economia mondiale”.

In particolare, la sua “dipendenza dall’estero in settori strategici – dalla difesa, all’energia fino alle tecnologie avanzate – è oggi più evidente che in passato”. Infatti, “il mercato unico resta incompleto proprio nei comparti, come la finanza, l’energia e le telecomunicazioni, che più potrebbero sostenere la crescita economica e l’autonomia strategica”.

Ora, secondo Panetta, il fatto è però che “l’instabilità internazionale non lascia spazio a esitazioni o risposte parziali”. Ciò che serve, adesso, sono “decisioni tempestive, finanziamenti adeguati e risultati concreti”. Infatti, è su una adeguata “capacità di esecuzione che si misura la credibilità dell’azione europea.

E qui il ragionamento di Panetta torna a misurarsi con una novità – non solo tecnologica – che ha già citato all’inizio delle sue Considerazioni. “Il caso dell’intelligenza artificiale – dice il Governatore – è emblematico: in questo campo la rapidità di azione è cruciale. L’Unione ha definito regole per l’uso dei modelli e delle informazioni, una strategia per lo sviluppo del settore e programmi di investimento dedicati. Dispone, inoltre, di un ampio patrimonio di dati e di competenze scientifiche su cui far leva per sviluppare le applicazioni e promuoverne l’adozione. Eppure i ritardi nell’attuazione delle iniziative già avviate rischiano di frenare i progressi e di ampliare il divario con le altre grandi economie.”

Ma, sempre secondo Panetta, la “lentezza” del suo modo di agire non è l’unico problema dell’Unione Europea. C’è anche un “limite profondo” di cui occorre parlare. “L’Unione ha un risparmio abbondante, ma non riesce a trasformarlo in investimenti produttivi”, in particolare in quelli “a maggior valore aggiunto e a più alto rischio”, da cui “dipendono innovazione, competitività e crescita di lungo periodo”.

Ed eccoci al punto: “Finché i mercati dei capitali resteranno frammentati lungo linee nazionali, il risparmio europeo continuerà a cercare impiego altrove, finanziando la crescita di altre economie anziché quella dell’Unione”. Invece, “un mercato di capitali integrato è essenziale per finanziare l’innovazione che necessita di investimenti pazienti, disposti ad assumere rischi su orizzonti lunghi”.

Proposta: “Una vera integrazione finanziaria richiede un titolo sovrano europeo”, ovvero “uno strumento liquido e sicuro” che sia “in grado di offrire un riferimento ai mercati e di attrarre risorse dall’estero, rafforzando il ruolo internazionale dell’euro”. Conclusione: “Se fondato su un’adeguata capacità di bilancio comune”, tale titolo “favorirebbe il finanziamento di investimenti di interesse europeo. Si eviterebbero” così “le inefficienze di iniziative nazionali non coordinate e sarebbe più agevole mobilitare capitali privati su larga scala”.

E ancora: “La sfiducia reciproca che ha segnato l’Europa a partire dalla crisi dei debiti sovrani è stata superata di fronte alla pandemia. Oggi le sfide non sono meno gravi: riguardano la sicurezza, l’energia, la tecnologia. In tempi eccezionali, l’Europa deve saper costruire soluzioni all’altezza della propria dimensione economica e delle proprie responsabilità globali. La posta in gioco non è soltanto la competitività dell’Unione, ma la sua capacità di incidere sugli equilibri di un mondo sempre più instabile e frammentato”.

Insomma, non mi pare si possa dire che queste Considerazioni finali costituiscano un testo meramente rutinario. Panetta ci ha preso per mano, parlando di crisi energetica e di intelligenza artificiale, e ci ha portato lì dove voleva lui: alla proposta di creare un titolo sovrano europeo. E l’Italia? Il seguito alla prossima puntata.

Fernando Liuzzi

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