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Home - Notizie del giorno - Federmeccanica, nel primo trimestre la produzione recupera (+0,8%), ma il quadro resta critico

Federmeccanica, nel primo trimestre la produzione recupera (+0,8%), ma il quadro resta critico

4 Giugno 2026
in Notizie del giorno, In evidenza
Federmeccanica, nel primo trimestre la produzione recupera (+0,8%), ma il quadro resta critico

In questo inizio 2026, lo scenario internazionale è diventato ancora più complesso e imprevedibile, con nuove ripercussioni sull’attività produttiva nazionale. Nonostante un contesto generale dell’industria ancora debole, il settore metalmeccanico mostra segnali di reazione. Dopo un quarto trimestre 2025 negativo, nei primi tre mesi dell’anno in corso la produzione metalmeccanica registra un recupero dello 0,8% rispetto al periodo precedente. In termini tendenziali, la crescita media è del 2,6% rispetto al primo trimestre dell’anno scorso, grazie a performance positive diffuse in quasi tutti i comparti, con l’unica eccezione dei Prodotti in metallo (-2,4% congiunturale). E’ quanto emerge dall’indagine congiunturale di Federmeccanica sull’industria metalmeccanica e meccatronica italiana. I risultati descrivono comunque un quadro che resta critico.

Il settore è stato trainato in particolare dalla ripresa della fabbricazione di Autoveicoli e rimorchi (+13,6% tendenziale), comparto che, occorre sottolineare, nel primo trimestre 2025 aveva avuto perdite superiori al 20%. Seguono i comparti Computer, apparecchi elettronici e ottici (+5,8%), Metallurgia (+3,4%) e Macchine e apparecchi meccanici (+2,8%). Più contenuti gli incrementi per Apparecchiature elettriche (+0,8%).

Mentre l’Italia segna un recupero, la produzione metalmeccanica nell’Unione Europea (Ue27) diminuisce mediamente dell’1% rispetto al trimestre precedente. Permangono forti disomogeneità tra le principali economie dell’area: se la Francia prosegue la sua crescita (+0,5%), la Germania registra una pesante contrazione del 2,6% e la Spagna riduce i volumi dell’1,7%.

Nel primo trimestre 2026, l’export del settore è cresciuto del 4,8% su base annua. Tuttavia, l’import è aumentato in misura più marcata (+8,4%), determinando un avanzo commerciale di circa 10 miliardi di euro, valore inferiore a quello dell’anno precedente.

La dinamica delle vendite all’estero è fortemente differenziata: l’area Ue frena (+1,5%) scontando le difficoltà di Germania (-5,6%) e Spagna (-6,0%), mentre i flussi verso i mercati extracomunitari crescono dell’8,6% su base tendenziale (grazie al contributo decisivo della Svizzera); in calo invece le esportazioni verso Cina (- 9,5%), India (-15,3%) e Usa (-1,1%).

I risultati dell’indagine descrivono un quadro che resta critico. Nonostante le previsioni a breve indichino una variazione moderatamente positiva per la produzione totale, preoccupano la contrazione degli ordini esteri e la tenuta finanziaria. Il 26% delle imprese dichiara una diminuzione del portafoglio ordini, mentre il 32% ha registrato un aumento. Il 12% (in aumento rispetto al 9% della scorsa indagine) valuta “cattiva o pessima” la situazione della propria liquidità.

Il 30% delle aziende ha attivato procedure per crisi e/o ristrutturazione; di queste, il 14% ha già fatto ricorso agli ammortizzatori sociali (nell’8% dei casi è prevista una attivazione nei prossimi tre mesi). L’occupazione si mantiene stabile per il 72% del campione, mentre il 14% (in entrambi i casi) prevede aumenti così come ridimensionamenti.

La vicepresidente di Federmeccanica, Alessia Miotto, ha commentato: “I segnali di recupero della produzione registrati nel trimestre sono piccole boccate d’ossigeno che rischiano di essere soffocate da una liquidità cattiva o pessima e da una bassa marginalità in troppe imprese. Lo scenario internazionale, segnato da nuovi e imprevedibili conflitti, continua a colpire duramente il nostro tessuto produttivo già penalizzato da fattori che ne rallentavano la crescita. Non possiamo abbassare la guardia: il fatto che quasi un terzo delle nostre imprese sia in una fase di crisi o ristrutturazione e che più del 40% delle imprese teme rilevanti percussioni sulla profittabilità per effetto dell’incremento dei costi energetici ci dice che la salita è ancora lunga e ripida”. Per Miotto, “serve una visione di sistema che non si limiti alla gestione delle emergenze, ma che supporti strutturalmente la competitività dell’Industria in un’area europea che, a partire dalla Germania, sta soffrendo profondamente. Ci sono interi comparti in sofferenza o a rischio, dall’automotive alle prese con una difficile transizione, al bianco che è stretto nella morsa di criticità profonde fino alla produzione di materia prima. Occorre una politica industriale che sostenga le filiere strategiche dell’industria e allo stesso tempo è fondamentale salvaguardare e sviluppare gli asset strategici come l’ex Ilva. Si tratta di una questione di sovranità industriale: rinunciarvi i significherebbe condannare l’Italia a una sempre maggiore dipendenza dall’estero. Senza una manifattura forte, l’intero sistema Paese rischia di avviarsi verso un inesorabile declino”.

Il direttore generale di Federmeccanica, Stefano Franchi, ha aggiunto: “Oggi produrre costa ancora troppo e i nuovi focolai di tensione in Medio Oriente non fanno che alimentare una spirale negativa sui costi che non si è mai veramente arrestata. Per quasi il 60% delle nostre imprese gli impatti di questo conflitto sono significativi e, purtroppo, destinati a durare nel tempo.

L’aumento dei costi energetici e le rinnovate strozzature logistiche tornano a pesare come macigni sui margini operativi, rendendo difficilissima ogni attività di programmazione. In questo scenario l’acciaio si conferma un cardine fondamentale dell’Italia e la sua produzione nazionale è necessaria per la sopravvivenza stessa dell’industria, anche per contenere i costi legati al Cbam ed evitare che si spezzino le catene di fornitura della nostra manifattura. L’ex Ilva diventa quindi fondamentale per produrre acciaio dal minerale e non dal rottame, cosa che saremmo destinati a fare se l’ex Ilva non ci fosse più o se fosse fortemente ridimensionata, rottame che per lo più viene dall’estero”.

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