Nico Gronchi è stato eletto all’unanimità presidente nazionale di Confesercenti dall’assemblea dell’associazione, che riunisce circa 350mila piccole e medie imprese del commercio, del turismo e dei servizi. Imprenditore toscano, Gronchi era già alla guida dell’organizzazione dal luglio 2025, quando era subentrato come vicepresidente vicario a Patrizia De Luise, che aveva lasciato la presidenza dopo otto anni per assumere l’incarico alla Fondazione Enasarco.
Gronchi opera nel commercio di abbigliamento e calzature attraverso l’impresa familiare Luisa Di Mauro, fondata nel 1976. È stato presidente di Confesercenti Firenze e Toscana e di Italia Comfidi, mentre nel 2021 era stato nominato vicepresidente vicario nazionale.
Nel suo intervento al termine del Forum di Roma, il neo presidente ha indicato tre direttrici per il futuro dell’associazione: rigenerazione dei territori, semplificazione e sostegno alle nuove generazioni. Tra le proposte, una legge quadro dedicata alla rigenerazione dei luoghi e dell’economia, il progetto «Italia Semplice» per ridurre gli ostacoli burocratici alle imprese e un nuovo patto generazionale, con incentivi all’occupazione giovanile e femminile, accesso al credito e alla casa, formazione sulle competenze legate all’intelligenza artificiale, sostegno alla natalità e al ricambio generazionale.
«Sono queste le tre direttrici che abbiamo voluto mettere al centro in questi giorni per rilanciare crescita, coesione e competitività dell’Italia, e sulle quali abbiamo registrato una fortissima condivisione», ha dichiarato Gronchi, sottolineando la necessità di coinvolgere le imprese nella costruzione delle politiche per il futuro del Paese.
Il presidente ha inoltre rivendicato il ruolo del commercio di prossimità di fronte alle trasformazioni tecnologiche e ai cambiamenti dei consumi. «Il commercio e la prossimità non sono il passato delle nostre città, sono il futuro», ha affermato, richiamando le sfide poste prima dai grandi centri commerciali, poi dall’e-commerce e oggi dall’intelligenza artificiale. «Siamo in grado di adattarci e interpretare da protagonisti i cambiamenti», ha concluso.



























