“Prendiamo atto della sentenza della Corte d’Appello di Milano che impone la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento ex-Ilva di Taranto. Siamo consapevoli che questa sospensione, di fatto, potrebbe decretare la morte dello stabilimento, e ribadiamo che si tratta di un risultato che il nostro Paese non si può permettere. Ridurre l’attività dello stabilimento di Taranto alla sola fase delle lavorazioni a freddo fa il gioco degli operatori stranieri che sono pronti ad arrivare dall’estero per prendersi un mercato senza dubbio decisivo per il funzionamento della manifattura italiana” la afferma in una nota Federmeccanica.
“Condividiamo l’impegno nella direzione dell’acciaio green, e conosciamo anche l’importante lavoro che è stato fatto negli ultimi anni da Acciaierie d’Italia per ridimensionare le emissioni. Con questa consapevolezza ci permettiamo di rinnovare il nostro appello al Governo per impedire questa potenziale catastrofe economica”.
“Nelle scorse settimane – prosegue il comunicato – abbiamo presentato a Palazzo Chigi una proposta per costruire un progetto a più mani. Crediamo che ci siano i tempi e le condizioni per poterlo realizzare nell’interesse dell’intero Paese. Lo stesso Governo ha gli strumenti per mettere in sicurezza il sito produttivo creando un’area di protezione e consentire il proseguimento dell’attività, come ad esempio è stato fatto per il termovalorizzatore di Acerra”.
“Riteniamo che in un’economia industriale, la seconda manifattura d’Europa, non ci si possa rassegnare al declino e perdere un asset come quello dell’ex-Ilva. È in gioco l’autonomia strategica delle numerose filiere legate all’acciaio. Ci vengono alla mente le parole di Donat Cattin che nel 1980, di fronte alla crisi della Fiat, trovò la lungimiranza e l’energia per ribadire che Torino e l’Italia avevano una vocazione industriale e non silvo-pastorale.



























