La Uil non ha partecipato al tavolo che si è tenuto al ministero del Lavoro sullo schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva europea relativa al lavoro mediante piattaforme digitali. “Siamo stati la unica organizzazione a disertare il tavolo, anche se altre organizzazioni avevano manifestato una sensibilità molto simile alla nostra” ha detto Vera Buonomo, segretaria confederale della Uil.
Il principale motivo che ha spinto il sindacato di via Lucullo nel non prendere parte al tavolo convocato dalla ministra del Lavoro Maria è stata la presenza di “soggetti privi della necessaria rappresentatività”.
Per Buonomo, ci “sono due problemi, che non sono solo di merito, ma anche sostanziali. Il primo riguarda le modalità di coinvolgimento delle parti sociali, coinvolgimento che doveva avvenire in via preliminare con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative presso il ministero del Lavoro, prima del passaggio in Consiglio dei ministri che ha prodotto lo schema di decreto legislativo, nel pieno rispetto della direttiva europea. Cosa che purtroppo non è avvenuta”.
“Il secondo, che un ha valore politico-sindacale, riguarda appunto la presenza al tavolo presso il dicastero del Lavoro di sigle che hanno firmato un contratto che regola il lavoro dei rider e che di fatto riconosce il cottimo e forme di caporalato digitale. È un giudizio che la Uil non dà in modo arbitrario, dal momento che questo contratto è stato attenzionato anche dalla magistratura di Milano”.
“Ora va benissimo il pluralismo sindacale – prosegue Buonomo – ma il fatto di essere riconosciute al Cnel non giustifica la presenza di sigle prive della necessarie rappresentatività a una tavolo cosi delicato”.
Per la sindacalista della Uil questa decisione contraddice anche “il percorso intrapreso dal governo con il decreto Primo Maggio nel quale il riconoscimento del cosiddetto salario giusto veniva collegato alla contrattazione collettiva sottoscritta dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Il dumping contrattuale non solo penalizza i lavoratori dal punto di vista economico, con perdite che vanno dai 500 agli 8mila euro all’anno, ma anche sotto il versante dei diritti. È quindi incomprensibile che questo principio non venga rispettato proprio nell’attuazione di una direttiva che punta a rafforzare le condizioni di lavoro dei rider e dei lavoratori delle piattaforme”.
Per Buonomo “se volgiamo dare più tutele ai rider e non solo dobbiamo sfatare la leggenda che tutti questi lavoratori vogliono essere inquadrati come autonomi. Si possono riconoscere loro delle tutele solo partendo dal fatto che questi lavoratori operano come dipendenti delle piattaforme e applicare loro il contratto della logistica e trasporti sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil. Purtroppo da quello che emerso durante il tavolo nella bozza del decreto che le parti sociali riceveranno non c’è alcun rimando al contratto della logistica” ha concluso.
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