Juan Jesus Vivas presidente di Ceuta, exclave spagnola in Marocco, parla “di circa 60.000 persone entrate nelle ultime ore, il che equivale al 70% della popolazione di Ceuta. È come se in Spagna in 24 ore entrassero 34 milioni di persone. Una cifra che indica che è assolutamente impossibile assimilare questa pressione”. I numeri parlano di 34 morti. Ciò che sta avvenendo in queste ore a Ceuta ha fortemente riacceso il dibattito in Europa sul tema dell’immigrazione.
Dibattito che per la Cgil non deve essere strumentalizzato, collegando “quanto accade a Ceuta alla riforma spagnola sulla regolarizzazione degli stranieri irregolari: sono questioni distinte. Serve una risposta immediata, umanitaria e strutturale”.
“La riforma approvata dal Governo spagnolo – sottolinea la Cgil – riguarda esclusivamente le persone già presenti sul territorio nazionale entro il 1° gennaio 2026 e prevede il rilascio di un permesso temporaneo di soggiorno finalizzato all’emersione dal lavoro irregolare e alla tutela dei diritti fondamentali. L’obiettivo è contrastare lo sfruttamento lavorativo, l’economia sommersa e la vulnerabilità di migliaia di lavoratrici e lavoratori che vivono e operano già in Spagna senza adeguate tutele. I migranti arrivati in queste ore a Ceuta non rientrano in alcun modo tra i destinatari della misura, sono quindi infondate le strumentalizzazioni che collegano questa crisi alla riforma spagnola, alimentando una narrazione fuorviante”.
Per la Cgil “è altrettanto inopportuna e sbagliata la proposta avanzata dal Governo italiano di sospendere l’applicazione dell’Accordo di Schengen tra Italia e Spagna. Si tratta di una posizione che non presenta alcun collegamento operativo con la situazione circoscritta alle enclave di Ceuta. Sebbene il Codice Frontiere Schengen preveda, all’articolo 25, la possibilità di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne in presenza di una grave minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza interna, non emergono elementi che giustifichino tale misura in relazione agli eventi in corso. Le persone giunte a Ceuta saranno infatti sottoposte alle procedure di identificazione previste dall’ordinamento spagnolo e dal diritto dell’Unione europea, comprese le disposizioni in materia di asilo e protezione internazionale”.
“La crisi di Ceuta dimostra, ancora una volta, che – prosegue la confederazione – le politiche fondate esclusivamente sui respingimenti, sulla chiusura delle frontiere e sulla limitazione delle vie legali di ingresso non sono in grado di fermare i movimenti migratori. È necessario un profondo cambio di paradigma nelle politiche migratorie europee, fondato sul pieno rispetto del diritto internazionale, delle convenzioni in materia di asilo e dei diritti umani”.
“La Cgil, insieme al movimento sindacale europeo e alle organizzazioni sindacali dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo e dell’Africa subsahariana, rivendica una politica migratoria europea fondata su tutela dei diritti, cooperazione internazionale e sulla costruzione di canali regolari e sicuri di ingresso. Le crisi come quella di Ceuta – conclude il sindacato di corso d’Italia – evidenziano l’inadeguatezza delle norme attuali e la mancanza di una governance europea responsabile e rispettosa dei diritti”.



























