Si è concluso al Ministero delle Imprese e del Made in Italy il tavolo tecnico interministeriale sull’ex Ilva con le organizzazioni sindacali, convocato per approfondire le decisioni da assumere dopo il provvedimento della Corte d’Appello di Milano e individuare soluzioni in grado di contenerne gli effetti sul sistema produttivo e sull’occupazione.
Alla riunione, presieduta dalle strutture tecniche del Mimit, hanno partecipato i commissari straordinari di Ilva in amministrazione straordinaria e di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, oltre ai rappresentanti della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Ministero dell’Economia e delle Finanze, del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, del Ministero per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione e di Invitalia.
Le organizzazioni sindacali hanno illustrato le proprie proposte, incentrate sulla salvaguardia dell’integrità del gruppo, sulla continuità produttiva, sul risanamento ambientale, sulla decarbonizzazione e sulla tutela dell’occupazione. Secondo quanto riferito dal Mimit, le amministrazioni approfondiranno nelle prossime settimane l’attuabilità delle soluzioni avanzate.
Proseguono intanto le valutazioni dei commissari sulle proposte industriali in campo, con particolare attenzione agli aspetti produttivi, occupazionali e ambientali. Sul fronte della procedura di gara, il ministero ha comunicato che il gruppo indiano Jindal ha confermato la volontà di proseguire nell’ambito dell’attuale iter. Le amministrazioni hanno chiarito che i soggetti interessati all’intero perimetro industriale previsto dalla gara, comprensivo dell’area a caldo e di quella a freddo, possono già presentare nuove proposte o migliorare quelle esistenti.
Una modifica del perimetro o delle condizioni della gara comporterebbe invece la necessità di pubblicare un nuovo avviso, con un conseguente allungamento dei tempi. Un’ipotesi che dovrà essere valutata anche alla luce dei tempi fissati dal provvedimento della Corte d’Appello di Milano per la chiusura dell’area a caldo e della situazione finanziaria di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, che continua a operare grazie alle risorse del prestito ponte autorizzato dalla Commissione europea, destinate a esaurirsi nei prossimi mesi.
Il percorso di confronto proseguirà nei prossimi giorni con il Tavolo Taranto, convocato su richiesta degli enti locali per discutere dei progetti di investimento nell’area e delle misure per favorire nuova occupazione. Successivamente è previsto un incontro con Confindustria, Federacciai, Federmeccanica e le principali imprese siderurgiche nazionali, per approfondire il possibile contributo del comparto alla definizione di nuove soluzioni industriali per l’ex Ilva. Giovedì sarà invece la volta delle imprese dell’indotto, tra i soggetti più esposti alla riduzione delle commesse.
Gli esiti delle interlocuzioni saranno quindi portati al tavolo di Palazzo Chigi, che dovrebbe essere convocato all’inizio di settembre per assumere le decisioni sul prosieguo del percorso.
Al termine dell’incontro, il segretario generale della Uilm Davide Sperti ha sottolineato che “le risposte devono essere politiche”. “Non c’era il ministro, lo abbiamo fatto presente da subito, perché era chiaramente un tavolo tecnico – ha dichiarato -. Le proposte in campo servono a fare in modo che nessun lavoratore o cittadino debba più scegliere tra diritti costituzionalmente garantiti”.
Sperti ha ribadito la posizione del sindacato sulla necessità di garantire continuità occupazionale e salariale, oltre a strumenti di risarcimento per chi “continua a pagare il prezzo più alto”, a partire dai lavoratori degli stabilimenti e in particolare da quelli di Taranto. “Ci hanno detto che partiranno delle consultazioni, dei tavoli di ascolto, a partire da oggi, poi domani con le istituzioni locali e con le associazioni datoriali e le imprese – ha spiegato -. Spero che ci convochino dopo la giornata di giovedì pomeriggio, quando si riuniranno i ministri. Per noi il tavolo a Palazzo Chigi deve darci risposte sulla base delle nostre proposte, altrimenti alzeremo il livello dello scontro e continueremo con le nostre mobilitazioni”.
In un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno, il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, ha avvertito: “Il rischio è altissimo ed è già dietro l’angolo. Senza un piano industriale serio e condiviso che metta in sicurezza tutti i posti di lavoro e il loro reddito, la mobilitazione aumenterà d’intensità. Le 8 ore di sciopero di ieri sono solo l’inizio di ciò che potrebbe succedere. L’Italia non può permettersi un secondo caso Bagnoli o un altro disastro sociale di queste dimensioni”. Dal tavolo del Mimit, conclude, “vogliamo impegni precisi e un percorso operativo vincolante” per assicurare la continuità produttiva, la transizione ecologica e le tutele occupazionali e salariali per tutti i lavoratori.



























