“Esprimiamo il nostro più profondo cordoglio per le vittime delle recenti tragedie che hanno colpito i migranti alle frontiere dell’Unione europea. Condanniamo il fallimento degli Stati membri dell’Ue nell’agire in modo solidale, sostituendo la responsabilità condivisa con politiche di esternalizzazione, deterrenza ed esclusione che minano i diritti umani e la dignità della persona”. Lo affermano in una dichiarazione congiunta Csi Africa e Cgil in seguito alla crisi umanitaria di Ceuta,
Le due organizzazioni criticano l’accelerazione impressa dall’Unione europea alla realizzazione di centri di rimpatrio in Africa, sul modello dell’Albania, e l’attuazione del nuovo Regolamento europeo sui rimpatri, entrato in vigore il 12 giugno. Secondo Csi Africa e Cgil, il nuovo quadro normativo, insieme alle altre misure adottate dall’Ue, “istituzionalizza i respingimenti” e limita fortemente l’accesso al diritto d’asilo, consentendo inoltre il trattenimento dei migranti per periodi prolungati, “senza adeguate garanzie giuridiche né tutela effettiva dei diritti fondamentali”.
Nel documento viene inoltre respinta “la crescente esternalizzazione della gestione delle migrazioni”. Per le due organizzazioni, la disponibilità di alcuni Paesi africani a ospitare centri di rimpatrio in cambio di sostegno finanziario rappresenta “una scelta sbagliata e una forma di corresponsabilità”. Le relazioni tra Unione europea e Stati africani, sostengono, dovrebbero invece fondarsi “sull’uguaglianza, sullo sviluppo condiviso e sul rispetto dei diritti umani”, anziché sul trasferimento verso Paesi terzi delle responsabilità nella gestione dei flussi migratori.
Csi Africa e Cgil richiamano quindi la posizione assunta dalla Rete sindacale mediterranea e dell’Africa subsahariana sulle migrazioni, ribadendo che “la dignità del lavoro, l’uguaglianza e la giustizia sociale sono principi fondanti dell’Unione europea e devono essere garantiti a ogni persona”. Per le due organizzazioni, nessuno status amministrativo o giuridico può giustificare la negazione dei diritti fondamentali.
La dichiarazione chiede infine che le politiche migratorie europee siano pienamente coerenti con il Pilastro europeo dei diritti sociali, la Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, gli standard internazionali del lavoro e il Patto globale delle Nazioni Unite sulla migrazione. In quest’ottica, Csi Africa e Cgil sollecitano la creazione di percorsi migratori “sicuri, regolari e dignitosi”, accompagnati da meccanismi permanenti di regolarizzazione per i migranti già presenti nell’Unione europea e da una cooperazione internazionale capace di affrontare le cause strutturali delle migrazioni forzate, dalla povertà alle disuguaglianze, fino alla mancanza di lavoro dignitoso. Solo così, concludono, sarà possibile governare il fenomeno migratorio “in modo sostenibile, umano e giusto”.



























