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Home - Notizie del giorno - La Camera approva la riforma Cinema, nuove misure anche sul fronte del lavoro

La Camera approva la riforma Cinema, nuove misure anche sul fronte del lavoro

10 Settembre 2026
in Notizie del giorno, In evidenza
Sì della Camera alla fiducia con 321 sì, 259 no

La Camera ha approvato oggi con 218 voti favorevoli e 6 contrari la riforma del cinema e dell’audiovisivo, che interviene sull’assetto definito dalla legge 220 del 2016 e delega il governo al riordino della disciplina del settore. Il testo nasce dalla convergenza di cinque proposte di legge presentate da esponenti di maggioranza e opposizione ed era già stato approvato all’unanimità dalla Commissione Cultura.

Tra gli interventi previsti dalla riforma, un capitolo specifico riguarda il lavoro. La delega al governo comprende il riordino delle tutele previdenziali e assistenziali dei lavoratori dello spettacolo, degli ammortizzatori sociali e dell’indennità di discontinuità. Viene inoltre istituito il Fondo per il sostegno ai lavoratori dello spettacolo in emergenza pensionistica, con una dotazione di 10 milioni di euro l’anno dal 2027 al 2030, destinato a intervenire sulle situazioni di fragilità socioeconomica della comunità artistica e delle maestranze.

Il testo prevede inoltre disposizioni sul consenso per l’utilizzo delle prestazioni artistiche e principi di trasparenza nell’impiego dell’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di tutelare autori, interpreti, esecutori e titolari dei diritti. È previsto anche il monitoraggio degli effetti delle nuove tecnologie sul lavoro creativo e sulla produzione audiovisiva.

Sul piano dell’assetto istituzionale, dal primo gennaio 2028 è prevista l’istituzione dell’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo, ente pubblico dotato di autonomia organizzativa, patrimoniale, finanziaria e gestionale. Alla nuova struttura saranno trasferite funzioni operative oggi esercitate dalla Direzione generale Cinema e audiovisivo del ministero della Cultura, mentre al ministero resteranno le funzioni di indirizzo politico, vigilanza e ispettive.

L’Agenzia sarà chiamata a gestire gli interventi pubblici e le risorse destinate alle politiche di sviluppo e sostegno del settore, oltre a occuparsi dell’accesso al credito delle imprese e delle relazioni con le Film Commission. Il nuovo assetto comprende anche il Forum del cinema e dell’audiovisivo, organismo di consultazione e monitoraggio delle politiche pubbliche chiamato a rappresentare le diverse componenti della filiera.

Al governo è affidata una delega da esercitare entro due anni dall’entrata in vigore della legge, attraverso uno o più decreti legislativi per la riforma, il coordinamento e il riordino della disciplina del cinema e dell’audiovisivo. Tra i criteri indicati figurano una programmazione triennale del settore, almeno due finestre temporali annuali per l’erogazione dei contributi, la gestione della tesoreria del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo attraverso un intermediario bancario e l’introduzione della figura del responsabile dei crediti d’imposta.

La delega comprende la revisione del tax credit e degli altri strumenti di sostegno economico, con criteri di maggiore selettività e una differenziazione degli interventi in relazione alle caratteristiche delle opere, dei beneficiari e alle dimensioni delle imprese. Sono previsti sostegni alle opere prime e seconde, ai giovani autori e alle micro, piccole e medie imprese, insieme a interventi sulle coproduzioni internazionali e sull’attrazione in Italia di investimenti e produzioni.

Per le sale cinematografiche la riforma prevede contributi diretti destinati all’attività e allo sviluppo delle strutture, alla realizzazione di nuove sale e schermi, al ripristino di quelle inattive e agli interventi di ristrutturazione e adeguamento strutturale e tecnologico. La delega interviene inoltre sulla distribuzione e sulla fruizione delle opere nelle sale.

Tra gli interventi figura anche la costituzione di un Polo nazionale del cinema e dell’audiovisivo, con il coinvolgimento delle amministrazioni competenti, di Cinecittà e della Fondazione Centro sperimentale di cinematografia. Funzioni, rapporti e modalità operative saranno definiti con i successivi provvedimenti attuativi.

La riforma comprende infine il settore dei videogiochi, con strumenti di sostegno alle imprese videoludiche, comprese forme di incentivazione fiscale, e introduce principi per l’impiego dell’intelligenza artificiale. Sono previste inoltre disposizioni sull’accesso al credito delle imprese, sulle garanzie e sulla gestione dei crediti maturati attraverso gli incentivi fiscali.

Saranno i decreti legislativi e i successivi provvedimenti attuativi a definire nel dettaglio criteri, aliquote, procedure, controlli e modalità di erogazione delle risorse.

Dopo il rinvio del voto prima della pausa estiva, con l’approvazione di Montecitorio il provvedimento passa ora al Senato. Se Palazzo Madama dovesse modificarlo, il testo dovrà tornare alla Camera per una nuova deliberazione.

Per il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, il via libera alla riforma “è un risultato concreto, frutto del contributo di maggioranza e opposizioni. Un modello di coesione che pone al centro l’interesse del settore. Con questo provvedimento inauguriamo uno stilnovo nei rapporti con il cinema, fondato sul dialogo, sulla fiducia e sulla responsabilità reciproca. L’istituzione dell’Agenzia, la programmazione triennale, le finestre temporali certe e il rafforzamento dei controlli pongono le basi per procedure più trasparenti e tempi prevedibili”.

Soddisfazione della segretaria dem Elly Schlein, prima firmataria del testo: “Siamo molto soddisfatti di questo primo passo, perché sulla cultura il parlamento deve saper costruire delle convergenze larghe, perché il cinema appartiene a tutti, è un patrimonio della Repubblica” e “una democrazia è più forte quando una democrazia investe in cultura”.

Schlein ha voluto “ringraziare Pupi Avanti che aveva rivolto un appello a me e alla presidente Meloni di lavorare trasversalmente per aiutare un settore fondamentale come il cinema che abbiamo voluto raccogliere”. Le leggi “migliori”, ha evidenziato, sono “proprio quelle che nascono dal confronto, dall’ascolto, dalla capacità di fare sintesi”. E “maggioranza e opposizione pur partendo da posizioni diverse hanno saputo individuare obiettivi comuni nell’interesse del cinema e soprattutto nell’interesse del paese”. Poi ha puntualizzato: “serviranno risorse per attuare questa legge a partire dalla prossima legge di bilancio” e “noi vigileremo che quelle risorse si trovino”.

Il “confronto col settore per noi non deve finire con l’approvazione della legge, ma deve accompagnare passo per passo tutta la sua attuazione. Questa proposta finalmente – ha proseguito – istituisce l’agenzia per il cinema l’audiovisivo, un organismo indipendente a cui destinare una parte dei compiti operativi oggi assegnati alla direzione generale per il cinema e l’audiovisivo per garantire maggiore autonomia e trasparenza, sottraendo le scelte strategiche al condizionamento della politica”.

Plauso anche dalla Slc Cgil, con la segretaria nazionale Sabina Di Marco che pur esprimendo “apprezzamento per l’approvazione bipartisan” della riforma – “un primo passo verso la smilitarizzazione della battaglia politica” sulla cultura – segnala alcune criticità. Il settore dello spettacolo, spiega, “soffre di annosi problemi che nascono soprattutto dall’incapacità di dare risposte di sistema alle tutele delle lavoratrici e dei lavoratori. Con la nuova legge si tenta arditamente di migliorare il sostanziale flop dell’applicazione dell’indennità di discontinuità (oggi utilizzata da pochissimi fortunati che raggiungono requisiti improbabili), e si mette mano alle difficoltà previdenziali che larga parte dei lavoratori subiscono, costretti come sono a versare somme cospicue a diverse casse – dall’ex Enpals alla gestione separata – senza riuscire a raggiungere i requisiti neanche per una pensione minima”.

Ma “l’apprezzabile tentativo del legislatore – continua Di Marco – si scontra tuttavia con le difficoltà a trovare soluzioni univoche e condivise tra Ministero della Cultura, Ministero del Lavoro e Inps”, cui il sindacato ha chiesto un tavolo permanente per entrare nel merito delle casistiche: “Il rischio, anche con la nuova legge, è infatti che le tutele vengano tarate solo su alcune categorie di lavoratori con l’esclusione di molte altre”.

“Prima di gioire per il merito delle regole introdotte – conclude la dirigente sindacale – chiediamo dunque di avere al Senato ulteriori audizioni e che vengano lasciati margini di adattamento delle norme da discutere a un tavolo di confronto che si occupi della loro pratica applicazione, perché così come sono presentano molte criticità”.

e.m.

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