Zte Italia, multinazionale cinese del settore Ict, ha comunicato l’avvio della procedura di licenziamento collettivo per 81 lavoratori su un organico complessivo di 177 dipendenti. Contestualmente verranno chiuse le sedi di Padova, Bari, Bologna e Catanzaro. Per Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpl Uil si tratta solo della punta dell’iceberg di una sofferenza strutturale dell’intero settore delle telecomunicazioni. È di venerdì scorso, infatti, la notizia di ulteriori 131 licenziamenti annunciati da Ericsson.
«Le scelte industriali delle Telco, frenate da scarsi investimenti sulle infrastrutture 5G e oppresse dai costi esorbitanti delle aste per le frequenze, hanno generato un’ulteriore contrazione dei ricavi di filiera. Un cortocircuito con effetti devastanti su tutto il mondo degli appalti e dell’indotto Ict», si legge in una nota unitaria dei sindacati.
In particolare, Zte Italia, spiegano, i cui ricavi dipendono in larga misura dalle commesse con Wind3, oltre a quote marginali su Zephiro e Open Fiber, paga l’assenza di una visione strategica e di un serio piano di diversificazione commerciale.
«Quanto presentato dall’azienda prefigura scenari privi di qualsiasi prospettiva di rilancio, delineando una probabile, graduale dismissione delle attività e il definitivo disimpegno del gruppo cinese dal mercato italiano. Non possiamo permettere che l’ennesima multinazionale scarichi il costo delle proprie scelte strategiche e delle distorsioni del mercato Tlc sui lavoratori e sulle loro famiglie, impoverendo ulteriormente il patrimonio tecnologico e professionale del nostro Paese».
«Gli 81 licenziamenti annunciati da Zte Italia e i 131 esuberi dichiarati da Ericsson non sono episodi isolati, ma il sintomo drammatico di un sistema industriale che sta crollando – commenta la segreteria nazionale di Slc Cgil –. Le cause sono note e da noi denunciate in ogni sede. Inoltre, le grandi Telco continuano a tagliare gli investimenti sulle infrastrutture e sulla ricerca e sviluppo anziché innovare. Risultato? Le aziende vendor come Zte ed Ericsson riducono la presenza, chiudono le sedi sui territori e disinvestono in Italia, cancellando migliaia di posti di lavoro ad alta qualificazione».
Per Slc Cgil, «la responsabilità politica principale ricade sul governo. Ci chiediamo dove sia finita la narrazione delle telecomunicazioni come “settore strategico” per la transizione digitale del Paese. La realtà è che manca totalmente una visione industriale e non esiste alcun sostegno reale agli investimenti. Se la situazione è già drammatica oggi, ci chiediamo: cosa succederà quando termineranno le risorse del Pnrr?».
Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpl Uil chiedono l’immediato ritiro della procedura di licenziamento in Zte, annunciando fin da subito tutte le azioni di mobilitazione e di lotta necessarie a tutela degli 81 lavoratori a rischio.


























