La Corte d’Appello civile di Milano ha confermato il provvedimento con cui, a fine luglio, è stato disposto il blocco entro 90 giorni dell’area a caldo (cokerie e altoforni) dello stabilimento dell’ex Ilva di Taranto che dovrà essere quindi messo in atto entro il 28 ottobre.
La corte, che ha respinto il ricorso presentato dai legali di AdI e dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria, ha argomentato che “a fronte del grave danno di natura economica da compromissione degli impianti, si pone, nel caso, l’esigenza di apprestare tutela al diritto alla vita ed alla salute – ossia a valori di prioritario rilievo costituzionale – nei termini ritenuti vincolanti dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea”.
La corte, inoltre, asserisce che “la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo ordinata con il decreto per cui è causa (con le implicazioni sui livelli occupazionali prospettate dalle ricorrenti) non pare che possa essere considerata come un evento improvviso ma, piuttosto, come un evento prevedibile su cui non può non essersi misurata, nel corso degli anni, la responsabilità imprenditoriale dei soggetti coinvolti”.
Pronta la reazione dei sindacati. Fim Fiom e Uilm ritengono fondamentale che il Governo risponda alle richieste contenute nel piano nazionale straordinario di messa in sicurezza sociale e di rilancio dell’ex Ilva e convochi immediatamente il tavolo permanente a Palazzo Chigi. “Le lavoratrici e i lavoratori pretendono risposte sul futuro dell’ex Ilva – scrivono in un comunicato unitario – e il sistema manifatturiero attende di conoscere il destino della produzione di acciaio nel nostro Paese. Non accetteremo passivamente un piano che risolva con anni di cassa integrazione e licenziamenti già annunciati”.
“Bisogna evitare l’esplosione della bomba sociale con interventi ordinari e straordinari – concludono i sindacati -. Bisogna mettere in salvaguardia i lavoratori, prime vittime delle scelte di chi ha avuto ed ha responsabilità decisionali. Subito il blocco dei licenziamenti!”
A sua volta, il segretario nazionale dell’Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera, sottolinea: “È necessario che tutte le parti coinvolte si assumano fino in fondo le proprie responsabilità e che si lavori immediatamente alla ricerca di una soluzione che consenta di coniugare il rispetto delle decisioni della magistratura con la necessità di garantire la continuità industriale e occupazionale. Per questo chiediamo una convocazione urgente del tavolo permanente a Palazzo Chigi”.
“Si apre sicuramente una fase ancora più complicata di questa lunghissima vertenza”, commenta la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola. “Pensiamo che l’Italia non possa fare a meno della produzione dell’acciaio verde – ha detto a margine dell’evento “Il Tempo delle donne” a Milano – e pensiamo che bisogna tutelare il lavoro, la salute, l’ambiente e la sicurezza, come abbiamo sempre detto. Quindi sicuramente sono ore particolarmente delicate, vediamo cosa succede”.
La Cisl si aspetta di essere convocata per conoscere le decisioni che verranno messe in campo e, successivamente, valutare le proprie iniziative. Secondo la segretaria generale, esistono in Europa e nel mondo esperienze importanti sulla decarbonizzazione dell’acciaio, mentre “purtroppo sono passati 14 anni nei quali le decisioni che dovevano essere assunte non sono state prese in maniera adeguata”. Oggi, ha osservato, “paghiamo lo scotto di quella mancata decisione di agire immediatamente sulla decarbonizzazione e rendere ecocompatibile quello stabilimento”.
La leader del sindacato di via Po si è detta comunque fiduciosa nella possibilità di trovare una soluzione: “Credo che noi dobbiamo, fino all’ultimo momento, cercare soluzioni che possano tenere insieme i diritti costituzionali. E quindi – ha detto – ci batteremo perché questo possa verificarsi”.
La Cisl, ha aggiunto, continuerà a seguire i lavoratori, le famiglie e le città interessate, auspicando il rilancio della produzione di acciaio, di cui “il nostro Paese ha bisogno”. Al tempo stesso, ha sottolineato, occorre dare certezze ai lavoratori e alle loro famiglie e “garantire la salute e la sicurezza per tutti i lavoratori”.
Dal governo risponde direttamente la premier Giorgia meloni, affermando: “Lavoriamo con il materiale che abbiamo e con decisioni che non dipendono da noi. Però sicuramente continuiamo a fare del nostro meglio, c’era un tavolo già aperto che verrà riconvocato, presumo, immediatamente per andare avanti a capire. È uno dei file sui quali stiamo spendendo il maggior numero di ore”.
























