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Home - Newsletter - Newsletter – 16 dicembre 2016

Newsletter – 16 dicembre 2016

16 Dicembre 2016
in Newsletter

Non poteva essere la nascita di un governo come quello di Paolo Gentiloni a fermare la fibrillazione politica, che infatti continua a crescere, alimentata da argomenti a volte pretestuosi, che però acquistano una nuova luce in questa situazione enormemente dispersiva. Ne fa fede la polemica sui referendum voluti dalla Cgil, che sarebbero diventati il motivo vero per il quale si dovrebbe andare a elezioni politiche anticipate. Un’improvvida dichiarazione del ministro Giuliano Poletti, male interpretata, ma certamente infelice, ha dato il via a una serie incandescente di dichiarazioni e prese di posizione sulle quali vale la pena di fare un po’ di chiarezza.

Il capo dello Stato giustamente dal suo punto di vista ha sottolineato che il governo Gentiloni nasce non a tempo, ma con l’orizzonte sulla scadenza naturale della legislatura, nel 2018. Non avrebbe potuto fare altrimenti. Ma questo non cancella il fatto che a elezioni anticipate si arriverà per diversi motivi politici, ma soprattutto perché il governo appena insediato appare debolissimo, esposto a venti da ogni parte si gira. Le opposizioni sono armate fino ai denti e pronte ad approfittare di ogni momento di debolezza, Verdini e compagni non sostengono il governo, la sinistra del Pd anticipa che voterà a favore dei provvedimenti del governo solo se concorderà sul merito. Insomma, un esecutivo fragile, nato, del resto, per fare la legge elettorale e nulla più se non l’ordinaria amministrazione.

Se poi questo anticipo di elezioni porterà al rinvio dei referendum della Cgil, è un effetto secondario. E invece è diventato il primo motivo per cui andare a votare un anno prima, dando una centralità a questa iniziativa della Cgil che certo non aveva in precedenza. Susanna Camusso per prima era chiara quando affermava che l’ intenzione era muovere un po’ le acque sul tema lavoro e costringere il parlamento a discuterne. Tutto l’interesse della confederazione è semmai per l’approvazione della legge di iniziativa popolare che ha lanciato assieme ai tre referendum per rifondare tutto il diritto del lavoro, un’operazione come quella del 1970 per lo statuto dei lavoratori. Poi, certo, con l’esito del referendum costituzionale il quadro è cambiato. Le alleanze sono cambiate, qualcuno ha detto che il re era nudo (anche se proprio non era così), e si è cominciato a credere che anche su questi referendum si possa vincere, anche se non a mani basse, sfatando l’assunto che i referendum non hanno mai abrogato nessuna legge.

E si è cominciato a guardare a tutto questo affaire con un’attenzione diversa. Ma è vero che il sì potrebbe passare? Difficile rispondere. Dei tre quesiti, due sono superabili abbastanza facilmente. E’ così per quello sui voucher, per i quali è intervenuto nel tempo una modifica d’uso, per cui sarebbe possibile, oltre che auspicabile, che si torni alla funzione originale, di pagamento di lavori molto occasionali. Lo stesso vale per il referendum sugli appalti, per cui basterebbe un intervento legislativo e già è stato indicato un iter legislativo abbastanza facilmente praticabile.

Diverso il terzo referendum, quello sull’articolo 18, perché il cambiamento radicale di questa disposizione è stato ritenuto, e forse era, il vero centro della riforma del lavoro. Il governo Gentiloni non può tornare indietro e certo non basterebbe un semplice aggiustamento. Non può tornare indietro perché dell’esecutivo di Renzi non è solo la continuazione, ne ha assunto l’anima politica e per annullare la riforma del lavoro servirebbe una forza e un’autonomia che nei fatti questo governo non ha. Ed è possibile quindi che, ammesso che per motivi che al momento adesso non si vedono, le elezioni politiche non siano anticipate, al voto sull’articolo 18 si arrivi davvero. Sembrano vane le speranze di chi afferma che la Consulta potrebbe bocciare il quesito l’11 gennaio, come fa per esempio Maurizio Sacconi, che pure di diritto del lavoro se ne intende. La Cgil non è abituata alle facilonerie, se ha lanciato un referendum del genere, su un argomento così delicato e centrale per i suoi interessi e sul quale ha convogliato tutte le sue energie per tre mesi, lo ha fatto certamente ascoltando fior di giuristi, mettendosi così al riparo da una bocciatura.

Il punto è un altro. Alla Cgil, ci si può chiedere, converrebbe davvero andare a un referendum sull’articolo 18? La risposta l’ha data con grande acutezza, come ci ha abituati, Dario Di Vico sul Corriere della sera, ed è negativa. per il semplice fatto che il Movimento 5 stelle ha già detto, tramite i suoi massimi esponenti, di essere pronto a cavalcare fino in fondo questa battaglia, fino a farla sua. Lo schema sarebbe quello del referendum costituzionale, tutte le opposizioni, la Cgil, magari anche la sinistra del Pd contro il governo. Se dalla prima sconfitta si è usciti con un nuovo governo e un passo di lato di Matteo Renzi, da una seconda non potrebbero che venire conseguenze letali per il governo, per il futuro di Matteo Renzi e per il Pd. E si aprirebbero le porte a un governo dei 5 stelle. Partito però che è sempre stato a favore della disintermediazione, anzi ha fatto proprio di questa la sua bandiera. Il sindacato, agli occhi del grillino, è un male nemmeno necessario. E quale sarebbe il vantaggio della Cgil a trovarsi con un cambio di maggioranza che porterebbe a Palazzo Chigi un partito che ha tra i suoi obiettivi proprio quello di fare a meno dei corpi intermedi, senza badare ovviamente se si è combattuta assieme una battaglia? La ripresa del confronto con il governo da un lato, una nuova centralità del lavoro dall’altra, varrebbe la pena di gettare tutto nel cestino e ricominciare con un governo ostile? I conti vanno fatti bene, perché la posta in gioco è alta.

 

Contrattazione
Questa settimana è stato firmato l’accordo per il rinnovo del contratto nazionale del legno tra Federlegno Arredo, Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil che avrà validità triennale (dal primo aprile 2016 al 31 marzo 2019). L’accordo inserisce alcuni elementi inediti che contribuiscono al dibattito in corso sul nuovo modello contrattuale. Infatti, le parti hanno individuato un “doppio binario” di aumenti: una tranche di aumento fisso mensile, senza alcuna verifica, per rilanciare la domanda interna e una seconda tranche per il recupero del potere d’acquisto calcolata sull’IPCA che tiene conto anche dei costi energetici. Inoltre, è stata raggiunta l’ipotesi d’accordo per il rinnovo del contratto nazionale delle ferrovie ed è stata approvata la piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale del trasporto aereo. Sempre questa settimana, si è tenuto un incontro tra Fca e sindacati sul futuro degli stabilimenti di Pomigliano e Cassino durante il quale sono stati confermati i nuovi inserimenti e il conseguente azzeramento del ricorso agli ammortizzatori sociali. A Verona, invece, è stato firmato l’accordo territoriale per il settore agricolo che interessa 25mila lavoratori. E’ stato sottoscritto anche il rinnovo del contratto nazionale di lavoro degli addetti delle autoscuole e degli studi di consulenza automobilistica e nautica ed è stato firmato, dopo una trattativa durata mesi, un accordo tra Ubi e sindacati del credito sulle piano industriale 2019/2020 e sul progetto di unificazione di tutte le aziende del gruppo. Sul fronte bancario,  sindacati di categoria e Banca Popolare di Vicenza hanno firmato un accordo relativo al fondo esuberi per i 300 dipendenti dell’istituto vicentino. Infine, i sindacati di categoria Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil hanno indetto un pacchetto di otto ore di sciopero a livello territoriale per sollecitare il rinnovo del contratto dei panificatori che interessa circa 80mila addetti del settore.


L’editoriale

Massimo Mascini ci riporta un dibattito alla Sapienza che analizza lo stato di salute dei sindacati italiani, prendendo spunto dal libro di Mimmo Carrieri e Paolo Feltrin, “Al bivio”


La nota

Nunzia Penelope ripercorre le tappe del lungo percorso, iniziato a marzo 2016, che ha portato ai tre referendum Cgil sui quali la Corte Costituzionale si pronuncerà l’11 gennaio. Ancora Nunzia Penelope, ricostruisce tutti i retroscena dell’incontro tra sindacati e Confindustria del 7 dicembre, che hanno causato la decisione di rinviare ad altri tempi la riforma del modello contrattuale.


Analisi

Giuliano Cazzola firma per il Diario la terza puntata della sua Storia delle relazioni industriali. Da Roberto Polillo, invece, un’analisi delle conseguenze della vittoria del No al referendum sulla riforma costituzionale.


Interviste

Emanuele Ghiani e Alessia Pontoriero hanno intervistato il segretario generale della Uilca, Massimo Masi sulla vertenza Unicredit e sul recente piano industriale della banca che prevede pesanti tagli al personale.


Il blog del diario

Alessandro Genovesi: I dossier aperti di Gentiloni

Valerio Gironi: Un futuro per il Cnel


Diario della crisi

A Roma i lavoratori Tim sono scesi in piazza contro la politica aziendale che “si limita a guardare i numeri” e presso la sede comunale di Torino contro la disdetta del contratto integrativo. I sindacati di categoria denunciano una situazione in cui per salvaguardare l’occupazione in azienda sono stati applicati contratti di solidarietà a più di 30.000 dipendenti, i salari sono diminuiti di 105 euro e con l’avvento della nuova dirigenza l’azienda chiede ulteriori sacrifici sia a livello salariale, sia di diritti consolidati negli anni. Sempre a Roma la polizia locale è scesa in piazza chiedendo il riconoscimento dell’equo indennizzo-causa di servizio non inserito nel maxi emendamento alla Camera. Ancora a Torino si è svolta una mobilitazione dei lavoratori delle ambulanze che rischiano di perdere il posto di lavoro a causa dell’interruzione delle trattative per il rinnovo del contratto con l’Asl To2. Continua, inoltre, la vicenda Almaviva sulla quale si è tenuto un’altro incontro dopo quello del 6 dicembre, conclusosi con la proposta messa sul tavolo dall’azienda che prevede l’azzeramento degli scatti di anzianità per le sedi di Roma e Napoli e la riduzione del salario attraverso la perdita di un livello professionale per evitare le chiusure e i licenziamenti.


Documentazione

Nella sezione dedicata è possibile trovare i dati Istat sul commercio con l’estero e i prezzi all’import dei prodotti industriali di ottobre 2016, il rapporto Istat sulle condizioni di vita dei pensionati negli anni 2014 e 2015, il rapporto su “Benessere equo e solidale in Italia del 2016”, i dati Istat sulla produzione industriale di ottobre 2016, sui conti economici territoriali del 2015 e sulle esportazioni nelle regioni del III trimestre 2016. Inoltre, è possibile visionare il testo del dossier “Poveri Noi” di Open Polis e il testo dell’accordo tra le cooperative dei taxi e radiotaxi e sindacati di categoria.

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