Settant’anni, ma non vogliono andare in pensione, perché rappresentano ancora il futuro del paese. Questo, in sintesi, il senso della relazione con cui Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato, ha aperto l’assemblea del settantesimo anniversario dell’associazione, conclusa poi con una lunga standing ovation da parte di una platea affollatissima. E per comprendere l’importanza delle date, ha invitato a tornare indietro agli anni in cui la confederazione è nata: 1946, e non c’è altro da aggiungere. L’anno in cui in cui l’Italia usciva da una guerra devastante, avendo di fronte una difficilissima ma anche entusiasmante ricostruzione.
Tra i ‘’ricostruttori’’ c’erano, dunque, gli artigiani: “ in questo contesto –ricorda Merletti- a partire dal 1944, man mano che l’Italia veniva liberata dal nazifascismo, cominciavano già a nascere le prime associazioni di artigiani. Possiamo immaginarci la voglia di ricostruire le aziende, le case, le famiglie. Possiamo immaginarci l’emozione nel vedere, dopo la distruzione, affacciarsi di nuovo la speranza di una rinascita”. Oggi occorrerebbe probabilmente lo stesso spirito, per rilanciare un paese che, pur uscendo dal piu’ lungo periodo di pace mai conosciuto nella storia del mondo, sembra aver perso nerbo ed energia.
“In questi 70 anni – sottolinea infatti Merletti- la struttura economica e sociale dello Stato è certamente cambiata, siamo passati attraverso esaltanti periodi di crescita, che a stento si sarebbero potuti prevedere, e ora da una difficilissima e lunga crisi che ha condotto a cambiamenti ed evoluzioni altrettanto rilevanti”. Gli artigiani sono invecchiati col paese, ma non vogliono andare in pensione: ‘’oggi siamo qui per testimoniare che l’artigianato ha un futuro, e che bisogna ricostruire la fiducia, la speranza nel fare impresa, partecipando allo sviluppo e al bene comune, come 70 anni fa”. Sotto questa enunciazione di principio, il presidente di Confartigianato ha poi affrontato una serie di questioni chiave. Eccole, in sintesi.
L’EUROPA
L’esito del referendum inglese sulla Brexit è stata l’ultima chiamata per cambiare una Unione Europea che non sa più produrre effetti positivi per i suoi cittadini e per le sue imprese, dominata da un interessato rigorismo germanico preoccupato sopra ogni altra cosa di tenere sotto controllo l’inflazione, esasperando il controllo dei conti pubblici. Ma Bene il governo Renzi, “che indubbiamente ha aperto la strada ad una maggiore flessibilità nell’interesse dello sviluppo”. Ma oggi bisogna ricostruire il senso di appartenenza, ritrovare le ragioni dello stare insieme e i valori costitutivi dell’integrazione europea, lasciando da parte burocrati e banchieri.
TTIP E MADE IN
L’antidoto ai rischi del TTIP è l’approvazione rapida del ‘’made In’’: Confartigianato chiede che il governo italiano faccia pressing sul parlamento Ue perché diventi legge l’indicazione obbligatoria dell’origine dei prodotti.
NON NOMINARE LE PMI INVANO
‘’Medie’’ e ‘’Piccole’’ sono due mondi distinti, con bisogni profondamente differenti. In totale sono quasi 5 milioni, ma le piccole sono il 99,4% del totale. Riunirle nel termine PMI significa utilizzare la forza delle micro imprese per operazioni più mediatiche che di reale ed utile impatto per la stragrande maggioranza delle imprese italiane. Confartigianato chiede che lo Stato attui verso le piccole imprese politiche di protezione, che sono ben altra cosa rispetto alle azioni protezionistiche.
IMPRESE DEL FUTURO
Artigianalità e tecnologie digitali vanno straordinariamente d’accordo, e possono essere una risposta solida e concreta alla fame di prodotti non standard, personalizzati e con una storia che caratterizza i mercati più ricchi e quelli emergenti.
RIPRESA SENZA SVILUPPO
Dopo tre anni di recessione il 2015 ha registrato il ritorno alla crescita del PIL, ma quella che viviamo è stata definita una “ripresa senza sviluppo” e noi condividiamo questa definizione: infatti, dalla recessione si passa senza soluzione di continuità alla stagnazione, se non si ha la capacità di innovare.
RIFORMA COSTITUZIONALE
Favorevoli alle riforme, ma quanto al referendum di ottobre, Confartigianato avverte che non intende salire sul carro del ‘’si’’: “siamo favorevoli alle riforme costituzionali (anche se non tutto ci piace), ma ci andiamo a piedi, con le nostre gambe, verso il futuro”.
FISCO
La pressione fiscale italiana è ancora troppo alta, lo spread fiscale tra Italia ed Europa è di ben 28 miliardi nel 2015, pari a 461 euro di tasse in più all’anno pro capite rispetto alla media europea, il total tax rate è pari al 64,8%, il più alto in Europa. Confartigianato chiede che nella prossima legge di stabilità siano attuate le misure di semplificazione e riduzione degli oneri previste nella delega fiscale, rimaste inattuate. Diversamente, si sarà persa l’ennesima occasione per imprimere una svolta alla politica fiscale italiana e per sostenere davvero il rilancio delle piccole imprese.
RIFORMA PA DA BOCCIARE
“Non vediamo ancora i tanto attesi effetti concreti della riforma della Pubblica amministrazione all’insegna della semplificazione e dell’utilizzo delle tecnologie digitali. Tanti decreti Madia che si susseguono, ma scarsi o nulli effetti di reale cambiamento”. L’Italia resta inchiodata al 45esimo posto nel mondo per burocrazia, e solo per pagare le tasse le imprese bruciano 296 ore di tempo l’anno.
CATTIVI PAGATORI: LO STATO, MA ANCHE I BIG PRIVATI
Sessantacinque miliardi di arretrati con gli enti pubblici: lo Stato è un pessimo pagatore, come è noto. La novità è che anche le grandi imprese private lo sono: pur dotate di ampia liquidità, sono sempre meno puntuali nel saldare le fatture ai piccoli imprenditori, costretti ad indebitarsi con le banche per compensare i mancati pagamenti. I dati rilevano che sui pagamenti tra imprese le micro e piccole sono puntuali per il 34-36% dei casi, mentre le grandi lo sono solo nel 14% dei casi.
ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO
L’alternanza scuola-lavoro avviata dal Governo è la strada giusta, ma per far funzionare il sistema le aziende non devono essere gravate da nuovi oneri e adempimenti. “Non è possibile che per ospitare i giovani studenti tirocinanti l’impresa debba come prima cosa iscriversi all’ennesimo Albo e pagare alle Camere di Commercio una tassa di iscrizione a questo Albo e poi modificare il DVR e poi fare formazione obbligatoria sulla sicurezza ai giovani studenti. Se proprio non vogliamo dare incentivi a chi si rende disponibile ad ospitare giovani tirocinanti, almeno evitiamogli di incontrare, ancora una volta, nuova burocrazia.”






























