Nel secondo trimestre del 2015 gli italiani hanno recuperato 134 euro di reddito reale disponibile pro capite. Questa la stima fatta da Confcommercio in occasione della presentazione del rapporto Confcommercio-Censis “Dalla fiducia alla crescita“. Un recupero del 4% che tuttavia resta ancora limitato se si considera il fatto che tra il quarto trimestre del 2005 e il secondo trimestre del 2014 sono stati persi 3.400 euro a testa. Tuttavia è un segnale di fiducia per le famiglie che per buona parte dichiarano di aver aumentato i consumi.
Resta comunque il fatto che continui a crescere sfiorando ormai il 20% del totale, in una famiglia su due, il numero di famiglie che non riesce a coprire tutte le spese con il proprio reddito. Come ha spiegato il direttore dell’ufficio studi di Confcommercio dunque se la ripresa c’è “restano forti elementi di fragilità”.
Secondo l’indagine, per la prima volta dall’inizio della crisi economica la quota di famiglie italiane che nell’ultimo anno ha aumentato la propria capacità di spesa risulta superiore a quella delle famiglie che l’hanno ridotta (25,6% contro 21,3%) si tratta di un dato che segna una forte discontinuità con il passato se solo si pensa al fatto che nel 2013 il 69,3% delle famiglie aveva dichiarato che la propria capacità di spesa si era ridotta. “La fiducia – ha detto Bella – è in netta crescita e gli ottimisti sono tornati ai livelli di metà 2010”.
Dallo studio Confcommercio-Censis emerge che nel 2015 la quota di famiglie che dichiara di aver aumentato i consumi (il 25,6%) è molto superiore a quella delle famiglie che hanno visto aumentare il reddito familiare (8%).
Desta comunque preoccupazione – emerge dal rapporto – il fatto che continui a crescere, sfiorando ormai il 20% del totale il numero di famiglie che non riescono a coprire tutte le spese con il proprio reddito. In particolare tra le famiglie che definiscono basso il proprio livello socioeconomico, pari al 21,2% delle famiglie italiane, quelle che non hanno coperto le spese nell’ultimo anno raggiungono il 37,3% del totale.
Migliora decisamente il clima complessivo di fiducia delle famiglie verso il futuro: gli ottimisti sfiorano il 40% del totale con circa dieci punti percentuali in più rispetto a dieci anni fa. I pessimisti scendono al 22,4%.
In occasione della presentazione dell’Outlook Italia 2015 Confcommercio-Censis, il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli ha sottolineato come il Pil nel 2016, grazie alla legge di stabilità, potrebbe avere una crescita vicino al 2%. Tuttavia, ha aggiunto Sangalli, questo effetto si avrebbe solo se la legge di stabilità “esplicasse in pieno i suoi effetti espansivi vale a dire a patto che ci sia una riduzione delle tasse su famiglie e imprese” e soprattutto che sia scongiurato un eventuale aumento dell’Imu sulle seconde case e sui beni strumentali che potrebbe costare circa un miliardo e mezzo di euro annullando l’effetto crescita della manovra espansiva.
Secondo i calcoli fatti dall’ufficio studi di Confcommercio l’effetto sul Pil 2016 della legge di stabilità potrebbe aggirarsi tra il +0,3% e il +0,4% grazie a circa 5,9 miliardi di euro di misure espansive contenute nella manovra. Questo porterebbe la stima di Confcommercio del Pil per il 2016, ha spiegato il direttore del Centro studi Mariano Bella, a essere innalzata dall’attuale +1,4% ad un possibile +1,6-1,7%.
Resta tuttavia da vedere se il governo impedirà un aumento delle tasse locali relative all’Imu sulle seconde case e sui beni strumentali che sono quelli che interessano di più la parte produttiva come alberghi e negozi. “Il governo ci rassicura sul fatto che gli enti locali non aumenteranno le imposte locali come l’Irpef regionale, l’Irpef comunale e l’Irap regionale ma resta la possibilità di un incremento dell’8×1000 dell’Imu sulle seconde case e sugli immobili strumentali che potrebbe costare circa un miliardo e mezzo. Questo potrebbe fortemente depotenziare la manovra espansiva e frenare la ripresa”.


























