L’Italia non è tra i Paesi che “negli anni scorsi hanno costretto numerosi paesi sia in Europa sia a livello globale a destinare risorse pubbliche ingenti in favore di banche in difficoltà” e questo “nonostante l`evoluzione assai sfavorevole della nostra economia negli anni scorsi”. E’ quanto ha affermato il vice direttore generale della Banca d’Italia, Fabio Panetta, intervenendo al seminario della commissione Finanze della Camera sugli schemi dei decreti legislativi di recepimento della direttiva sul risanamento e risoluzione delle banche (Bank Recovery and Resolution Directive).
“In base ai dati pubblicati sia dall`istituto di statistica europeo (Eurostat) sia dalla BCE2 , da noi gli interventi pubblici sul mercato del credito non hanno generato costi per lo Stato, ma un flusso, pur contenuto, di ricavi netti positivi sotto forma di interessi e commissioni. Al contrario, in molti paesi esteri – ha proseguito Panetta – gli interventi dello Stato a sostegno del sistema bancario hanno determinato per la finanza pubblica e per i cittadini oneri assai cospicui, pari al 5,0 per cento del PIL in Spagna, al 5,5 nei Paesi Bassi, all`8,2 in Germania, a oltre il 22 in Grecia e in Irlanda. Il volume dei trasferimenti in favore delle banche è stato assai elevato anche negli Stati Uniti e nel Regno Unito. A titolo di esempio, è possibile calcolare che se in Italia fossero stati effettuati interventi in rapporto al Pil pari a quelli della Germania, l`onere a carico delle nostre finanze pubbliche sarebbe ammontato a 130 miliardi di euro”.

























