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Il Diario del Lavoro

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Home - Camera - Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

6 Ottobre 2015
in Camera

INTERROGAZIONI
Giovedì 8 ottobre 2015. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO. – Interviene la sottosegretaria di Stato per il lavoro e le politiche sociali Teresa Bellanova.
La seduta comincia alle 13.05.
5-06022 Fiano: Accesso di tutti i datori di lavoro che svolgono attività senza fine di lucro all’esonero contributivo di cui all’articolo 1, comma 118, della legge di stabilità 2015.
La sottosegretaria Teresa BELLANOVA risponde all’interrogazione nei termini riportati in allegato.
Emanuele FIANO (PD) ringrazia la sottosegretaria e si dichiara soddisfatto della risposta alla sua interrogazione. Auspica che la circolare dell’INPS, attualmente in fase di emanazione, come affermato dalla sottosegretaria Bellanova, sia al più presto pubblicata allo scopo di rendere effettiva la fruizione degli esoneri contributivi per tutti i datori di lavoro che svolgono attività senza fini di lucro.
5-06416 Tripiedi: Tutela occupazionale dei lavoratori in mobilità della società Adare Pharmaceuticals S.r.l.
La sottosegretaria Teresa BELLANOVA risponde all’interrogazione nei termini riportati in allegato.

Davide TRIPIEDI (M5S) sollecita il Governo a perseverare nell’impegno di salvaguardare un settore economico di eccellenza e dare speranza ai lavoratori coinvolti. Nel segnalare che si tratta di personale altamente specializzato che, a causa dell’età media di circa 50-55 anni, ha difficoltà ad essere ricollocato, ricorda di avere personalmente sollecitato il Ministero dello sviluppo economico per l’apertura di un tavolo di confronto con le parti coinvolte. Sottolinea che, purtroppo, in assenza di una politica che valorizzi le eccellenze e crei occupazione, il solo impegno del Governo non basta, come dimostra il recente licenziamento di quindici lavoratori di Alcatel, nonostante l’apprezzabile intervento della sottosegretaria Bellanova.

Cesare DAMIANO, presidente, dichiara concluso lo svolgimento delle interrogazioni all’ordine del giorno.

La seduta termina alle 13.15.

SEDE REFERENTE
Giovedì 8 ottobre 2015. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO. – Interviene la sottosegretaria di Stato per i beni e le attività culturali e il turismo, Ilaria Carla Anna Borletti Dell’Acqua.
La seduta comincia alle 13.20.
DL 146/15: Misure urgenti per la fruizione del patrimonio storico e artistico della Nazione.
 
C. 3315 Governo. 
(Seguito dell’esame e rinvio).

La Commissione prosegue l’esame del disegno di legge, rinviato, da ultimo, nella seduta del 7 ottobre 2015.  

Cesare DAMIANO, presidente, ricorda che l’esame preliminare del provvedimento si concluderà martedì 13 con le repliche del Governo e della relatrice.

Giuseppe ZAPPULLA (PD) 146 del 1990 è una necessità oggettiva, ma va sgombrato il campo dal sospetto che il Governo, in realtà, punti a cogliere l’occasione contingente per un intervento che non affronta i veri nodi del settore dei beni culturali italiani e, in primo luogo, la carenza di risorse finanziarie e di personale. In relazione a quanto previsto dal decreto, si pone, invece, il problema di stilare una mappa dei siti in relazione ai quali è necessario garantire una soglia minima di servizi. Inoltre, sarà necessario individuare puntualmente le prestazioni indispensabili da assicurare in caso di sciopero e si dovrebbero stabilire anche i provvedimenti da adottare nei confronti delle amministrazioni che, con le loro inadempienze, provochino agitazioni sindacali. Ritiene sia compito della politica tenere insieme, da un lato, la garanzia del diritto alla fruizione dei beni culturali e, dall’altro, la tutela dei diritti dei lavoratori di tale settore, ma senza scorciatoie, senza concentrarsi su un unico aspetto del problema. Auspica, in questo senso, il rafforzamento delle procedure per prevenire i conflitti sindacali e per raffreddarli, concludendo tale percorso con la riforma della disciplina in materia di rappresentanza e rappresentatività sindacale. Esprime, quindi, il proprio rammarico per 146 del 1990. Esprime tuttavia talune riserve sul processo che ha portato all’adozione del provvedimento, osservando in primo luogo che il decreto-legge è stato emanato sull’onda mediatica di un’assemblea sindacale, offrendo in tal modo una visione distorta dei reali intendimenti del Governo. A suo avviso, infatti, si corre il rischio che il decreto-legge sia avvertito dall’opinione pubblica come un intervento volto a celare l’incapacità della pubblica amministrazione di gestire un bene culturale del valore del Colosseo, scaricando impropriamente solo sui lavoratori la responsabilità di una situazione assai più complessa. A suo avviso, la rimodulazione della legge n. dichiara preliminarmente di condividere la finalità del decreto-legge, con cui il Governo si propone di garantire la fruizione dei beni culturali, uno dei pilastri dell’economia italiana, anche attraverso una mirata rimodulazione della legge n. un dibattito che, a suo avviso, non risponde all’effettiva volontà del Governo.

Davide BARUFFI (PD) riconosce e condivide lo sforzo del Governo per la promozione e la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale italiano, considerato non solo come fattore di progresso sociale, ma anche come volano dello sviluppo economico. Da ciò discende, a suo avviso, la necessità di inserire il settore dei beni culturali tra i servizi pubblici essenziali, che, tuttavia, deve essere corredato da uno sforzo economico adeguato e da scelte ambiziose. Cita, ad esempio, la necessità di garantire il regolare pagamento degli stipendi e di ricorrere ad appalti all’altezza della qualità dei servizi da garantire. Ricorda a tale proposito che è in corso di esame alla Camera il disegno di legge che riforma la materia degli appalti pubblici e il cui testo è stato migliorato, nel corso dell’esame presso la VIII Commissione, anche grazie all’impegno di componenti del proprio gruppo della Commissione lavoro. Ritiene che condizione indispensabile per il rilancio del settore sia la condivisione dei problemi tra tutti i soggetti coinvolti, a partire dai lavoratori, pur nella distinzione dei ruoli. Lo scopo è quello di rendere effettivo il diritto di fruizione dei beni culturali nello stesso modo su tutto il territorio nazionale, anche attraverso il suo inserimento nei livelli essenziali delle prestazioni, come proposto da altri colleghi. Si dichiara d’accordo con coloro che giudicano importante mettere mano a questo punto anche alla disciplina sulla rappresentanza e sulla rappresentatività sindacale, anche allo scopo di chiamare i sindacati alle proprie responsabilità, sollecitando la ricerca di nuove e costruttive modalità di relazioni sindacali. Solo partendo da questi presupposti, a suo avviso, è possibile proporre correzioni al testo del decreto-legge, per distinguere, ad esempio, monumenti di particolare interesse da beni culturali meno esposti e in relazione ai quali non avrebbe senso applicare la medesima previsione di garanzia di servizi minimi. Trascurare tali presupposti comporterebbe, a suo parere, il rischio di una lettura distorta del decreto-legge, con il conseguente prodursi di problemi in fase di concertazione tra le parti per l’individuazione, prima, e la gestione, poi, dei servizi minimi essenziali. Ciò premesso, dichiara di condividere l’obiettivo del Governo e auspica che ci sia la possibilità di migliorare il testo del provvedimento in una logica condivisa.

Vincenza LABRIOLA (Misto) dichiara di condividere molte delle considerazioni formulate nel corso della discussione dai colleghi di maggioranza e opposizione, constatando come il dibattito abbia messo in luce le contraddizioni del decreto-legge che, da un lato, mette in imbarazzo la maggioranza e, dall’altro, scatena il populismo delle opposizioni. Sollecita il Governo a fornire dati sull’occupazione nel settore dei beni culturali e sul numero dei laureati in conservazione dei beni culturali alla ricerca di un’occupazione, allo scopo di verificare l’opportunità di procedere a nuove assunzioni, soprattutto tra i giovani più qualificati. Ritiene infatti che il decreto-legge punti a fare del settore dei beni culturali il fulcro dell’economia italiana e, pertanto, reputa necessario procedere ad un piano massiccio di reclutamento, condiviso da tutte le forze politiche, a fronte della grande quantità di siti di pregio in stato di abbandono per carenza di personale e di risorse.

Tiziana CIPRINI (M5S), osserva che nelle intenzioni del Governo Renzi l’autunno non dovrebbe essere più una stagione calda per i conflitti sindacali e che, al pari delle foglie, in questa stagione stanno cadendo anche i diritti dei lavoratori. Chiede, pertanto, il ritiro del decreto-legge che, a suo avviso, è un provvedimento pretestuoso, emanato in occasione di un’assemblea sindacale, e non di uno sciopero, regolarmente indetta per discutere del ritardato pagamento, da parte dell’amministrazione, del salario accessorio. A suo avviso, il Governo ha colto l’occasione dell’assemblea sindacale per colpire i lavoratori addossando loro le proprie responsabilità, agitando lo spettro dei «fannulloni» di brunettiana memoria. Il vero scopo del Governo, infatti, è quello di impedire l’esercizio del diritto di sciopero, per depotenziarlo e, poi, annullarlo. Come affermato anche dal Presidente della Commissione di garanzia della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali nel corso dell’audizione di ieri, sono ormai numerosi i casi di mala gestione delle amministrazioni del settore dei servizi, nel quale si evidenzia la carenza di personale, i continui affidamenti di servizi in house, la cessione di funzioni a cooperative e a soggetti privati. La situazione del settore dei beni culturali in Italia è, a suo avviso, particolarmente disastrosa: le risorse stanziate sono pari allo 0,37 per cento del PIL, a fronte dello 0,6 per cento circa di Francia e Spagna; gli addetti nel settore, pari a 30.000 soggetti trenta anni fa, sono ridotti a circa 17.000. La gestione dei servizi culturali del Colosseo frutta circa 50 milioni di euro l’anno e la metà di tali introiti è incassata dai privati. Sarebbe pertanto, necessario, a suo avviso, che lo Stato gestisca interamente tutto il settore dei beni culturali, ma il Governo sembra voler estendere al settore della cultura il TTIP (Partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti), attualmente in fase di discussione tra Unione europea e Stati Uniti, che permetterebbe ai privati di entrare nella gestione di tutti i servizi (acqua, sanità, rifiuti) e, ora, anche nella cultura. Il Governo sta quindi preparando, a suo avviso, l’invasione straniera in tale settore. D’altronde, il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Franceschini, ha più volte dimostrato la sua esterofilia, come testimonia la recente scelta dei nuovi direttori dei principali musei italiani, anche se lui ha affermato che non di stranieri si tratterebbe ma di esperti europei. Osserva, del resto, che l’affidamento dei beni culturali alla gestione privata porterebbe a una spinta alla massimizzazione dei profitti, testimoniata dai prezzi praticati per l’accesso e la visita dell’Empire State Building. Rileva, in ogni caso, che già sarebbe in atto l’ingresso degli stranieri nella gestione dei nostri monumenti: cita alcune voci, sulla cui fondatezza chiede conto al Governo, sulla base delle quali la quota maggioritaria della società cooperativa Culture, che gestisce, tra gli altri, anche il sito del Colosseo, sarebbe di proprietà cinese: grazie al pagamento di 25 milioni di euro, l’azionista si sarebbe assicurato lo sfruttamento dei diritti derivanti dalla gestione di tale monumento. Nel preannunciare la presentazione di un’apposita interrogazione su quest’ultimo tema, osserva che l’ingresso delle multinazionali nella gestione dei beni culturali accentuerà l’erosione dei diritti dei lavoratori, già portata avanti dal Governo con il decreto-legge in esame che configura quella che, a suo parere, può essere definita una vera e propria «cleptocrazia», che trova precedenti storici nel codice Rocco, che sanzionava penalmente il diritto di sciopero.

Cesare DAMIANO, presidente, ritiene che sia di tutta evidenza la differenza che corre tra il provvedimento in esame e le disposizioni del codice Rocco in materia di repressione penale dello sciopero.

Marco MICCOLI (PD) afferma di provare disagio nell’ascoltare il dibattito in corso, perché molte delle affermazioni fatte sono la negazione della politica, che è, a suo avviso, assunzione di responsabilità. Si rende conto, però, che la necessità di guadagnare qualche voto anche tra i dipendenti del Colosseo, in vista delle prossime elezioni comunali a Roma, possa fare dimenticare tale principio. Fa inoltre presente che l’eventuale ritiro del decreto-legge, richiesto dalle opposizioni, non risolverebbe il problema dei diritti dei lavoratori del settore dei beni culturali, né garantirebbe loro alcun beneficio, rinviando ulteriormente la soluzione delle difficoltà che più volte sono state indicate nel corso della discussione. Un intervento volto a mantenere lo stato attuale delle cose, lascerebbe infatti intatti i problemi dei lavoratori, in quanto non si sarebbero affrontate le loro cause, tra le quali richiama, in primo luogo, le disagevoli condizioni di lavoro, la carenza di personale e la mancanza di investimenti. Pertanto, a suo avviso, anziché insistere sul ritiro del provvedimento o su una sua drastica revisione, sarebbe opportuno completarlo con ulteriori interventi, concordati con il Governo, volti a rafforzare il quadro delle misure per la promozione della tutela e della valorizzazione dei beni culturali.

Cesare DAMIANO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame del provvedimento alla seduta convocata per martedì, nella quale si svolgeranno le repliche della relatrice e del Governo.

La seduta termina alle 13.50.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

Giovedì 8 ottobre 2015.

L’ufficio di presidenza si è riunito dalle 13.50 alle 13.55.  

INDAGINE CONOSCITIVA
Giovedì 8 ottobre 2015. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO.
La seduta comincia alle 13.55.
Indagine conoscitiva sull’impatto in termini di genere della normativa previdenziale e sulle disparità esistenti in materia di trattamenti pensionistici tra uomini e donne.
 
Audizione di rappresentanti dell’ISTAT. 
(Svolgimento e conclusione).

Cesare DAMIANO, presidente, avverte che la pubblicità dei lavori sarà assicurata anche attraverso la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati e la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati. 
Introduce, quindi, l’audizione.  

Linda Laura SABBADINI, Direttore del Dipartimento per le statistiche sociali e ambientali dell’ISTAT, svolge una relazione sui temi oggetto dell’indagine.

Intervengono, per porre quesiti e formulare osservazioni, Titti DI SALVO (PD) e Marialuisa GNECCHI (PD).

Linda Laura SABBADINI, Direttore del Dipartimento per le statistiche sociali e ambientali dell’ISTAT, replicando, risponde ai quesiti posti.

Cesare DAMIANO, presidente, ringrazia i rappresentanti dell’ISTAT per il qualificato contributo fornito all’indagine e dichiara conclusa l’audizione.

La seduta termina alle 14.30.

N.B.: Il resoconto stenografico della seduta è pubblicato in un fascicolo a parte.

 

AUDIZIONI INFORMALI
Martedì 6 ottobre 2015.
3315 (DL 146/2015: Misure urgenti per la fruizione del patrimonio storico e artistico della Nazione). Audizione di rappresentanti di CGIL, CISL, UIL e UGL nell’ambito dell’esame del disegno di legge C.
L’audizione informale è stata svolta dalle 11.05 alle 12.05.  

SEDE REFERENTE
Martedì 6 ottobre 2015. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO. – Interviene la sottosegretaria di Stato per i beni e le attività culturali e il turismo, Ilaria Carla Anna Borletti Dell’Acqua.
La seduta comincia alle 14.05.
DL 146/15: Misure urgenti per la fruizione del patrimonio storico e artistico della Nazione.
 
C. 3315 Governo.
 
(Seguito dell’esame e rinvio).

La Commissione prosegue l’esame del disegno di legge, rinviato nella seduta del 29 settembre 2015.  

Cesare DAMIANO, presidente, avverte preliminarmente che, potendo il Ministro per i beni e le attività culturali e il turismo, Dario Franceschini, intervenire in Commissione in sede di replica nel pomeriggio di martedì 13 ottobre, il termine per la presentazione degli emendamenti dovrebbe essere differito alle ore 17 del medesimo martedì 13 ottobre.

Claudio COMINARDI (M5S) chiede se in occasione della presenza del Ministro sarà possibile un dibattito.

Cesare DAMIANO, presidente, fa presente che, trattandosi della replica al termine della discussione preliminare sul decreto-legge, non sarà possibile dare spazio a ulteriori interventi. Invita i colleghi a tenere presente che, proprio perché interverrà in sede di replica, il Ministro terrà sicuramente conto delle posizioni emerse dal dibattito in Commissione.

Silvia CHIMIENTI (M5S) sottolinea la necessità di un vero confronto con il Ministro, in occasione dell’esame del decreto-legge.

Cesare DAMIANO, presidente, ricorda che le modalità dell’esame del decreto-legge, compreso l’intervento del Ministro in sede di replica, sono state decise dai gruppi nell’ambito dell’ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, della Commissione. Ribadisce, in ogni caso, che il Ministro, intervenendo in quella sede, sarà in grado di tenere conto del dibattito svolto.

Alessia ROTTA (PD), relatrice, sottolinea che nel corso dell’esame del provvedimento il Governo è sempre stato presente ed è ora rappresentato dalla sottosegretaria Borletti Dell’Acqua. Invita, quindi, i colleghi a sfruttare tutto il tempo disponibile per la discussione.

La sottosegretaria Ilaria Carla Anna BORLETTI DELL’ACQUA conferma il suo impegno a riferire al Ministro Franceschini con precisione e puntualità quanto emergerà dal dibattito.

Claudio COMINARDI (M5S) riferisce alla sottosegretaria che quasi tutti i soggetti auditi hanno auspicato il ritiro del decreto-legge, dando voce alla contrarietà delle forze sociali al provvedimento. A suo avviso il titolo del provvedimento, che fa riferimento alla finalità della fruizione del patrimonio storico e artistico, è fuorviante. Infatti, per rendere effettiva la fruizione del nostro patrimonio sarebbero necessari maggiori investimenti, come avviene in altri Paesi, come la Francia, che, pur avendo un patrimonio artistico inferiore al nostro, investe risorse ben maggiori. Reputa, invece, vergognosa la strumentalizzazione a fini mediatici di un episodio, quale l’assemblea sindacale dei dipendenti del Colosseo, non pagati regolarmente e sotto organico. Ricorda che il decreto-legge modifica la disciplina sul diritto di sciopero, quando, in realtà non di sciopero si è trattato al Colosseo, ma di un’assemblea sindacale regolarmente convocata. Tra l’altro, di questa non ci sarebbe nemmeno stato bisogno se l’amministrazione avesse retribuito regolarmente i propri dipendenti per il lavoro svolto e ne avesse tutelato i diritti. A suo avviso, in realtà, il decreto-legge è il modo per il Governo di dimostrare la necessità di fare entrare i privati nella gestione del patrimonio culturale italiano. I privati sono tuttavia già attivi nel settore, come dimostrano i dati forniti alla Commissione nel corso delle audizioni informali: la gestione delle attività accessorie presso il Colosseo è affidata a due società private, una riconducibile alla Coop e l’altra alla Mondadori, che non versano all’amministrazione alcuna parte dei proventi incassati. Sarebbe invece preferibile che tali attività fossero gestite dall’amministrazione stessa, utilizzando al meglio il proprio personale e aumentando gli investimenti nel settore, che determinerebbero ritorni economici significativi. Chiede al Governo di ritirare il decreto-legge, invitandolo a considerare le gravi ripercussioni sul piano sociale che si determinerebbero in caso di sua approvazione.

Titti DI SALVO (PD) rileva che dalle audizioni sono emersi due aspetti importanti che, a suo avviso, avrebbero reso preferibile un’assegnazione del decreto-legge alle Commissioni riunite VII e XI. Il primo elemento da considerare, a suo avviso, è rappresentato dall’inserimento dell’attività dei musei e dei luoghi della cultura tra i servizi pubblici essenziali. Ricorda che, qualche anno fa, si era molto discusso di una «Costituente della cultura». Tale discussione, che purtroppo non si concluse in modo soddisfacente, nasceva dalla consapevolezza che nel nostro Paese la cultura e il patrimonio artistico possono fungere da leva per lo sviluppo, attraverso consistenti investimenti che, agendo come moltiplicatore del PIL, aiutino il Paese ad uscire dalla crisi. Purtroppo, proprio a causa della crisi, le cose sono andate diversamente e le risorse destinate al settore, invece di aumentare, sono diminuite. Occorre però dare atto a questo Governo di avere provato a invertire la tendenza, con diversi provvedimenti, come l’art 42 del 2009, in materia di federalismo fiscale. La riconduzione nei LEP della cultura non avrebbe un carattere meramente simbolico, in quanto determinerebbe la garanzia delle relative prestazioni da parte degli enti locali, con la assicurazione delle relative risorse finanziarie. Propone pertanto al Governo di promuovere un vero e proprio «Patto per la cultura», che coinvolga i soggetti che, a tutti i livelli, operano nel settore, in primo luogo le lavoratrici e i lavoratori, e che, a suo avviso, potrebbe portare grandi vantaggi a tutto il Paese. 146 del 1990, è invece la logica conseguenza dell’inserimento dei beni culturali tra i servizi pubblici essenziali. Si tratta tuttavia di trarre da tale inserimento le logiche conseguenze, in termini di maggiori investimenti di risorse, non solo finanziarie, ma anche umane nel settore. A suo avviso, il decreto-legge costituisce un primo passo per rimediare all’errore di non avere inserito la cultura tra i livelli essenziali delle prestazioni (LEP), in sede di approvazione dei decreti attuativi del decreto legislativo n. bonus e le nuove regole introdotte per la scelta dei direttori di musei e fondazioni, pur nei limiti del contesto economico e della esiguità delle risorse. Il secondo aspetto emerso dalle audizioni è la percezione, da lei non condivisa, del decreto-legge come punizione per i lavoratori del settore dei beni culturali. A suo avviso, tuttavia, il decreto-legge, che modifica la legge n.

Silvia CHIMIENTI (M5S) dichiara preliminarmente di non condividere quanto detto dalla collega Di Salvo che, anzi, finisce per dimostrare che la mancanza di risorse finanziarie rende necessario l’ingresso dei privati nella gestione del nostro patrimonio culturale. A suo avviso, il decreto-legge è stato l’ennesima occasione, per il Presidente del Consiglio dei ministri e per il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, di strumentalizzare, attraverso i loro tweet, l’esercizio regolare di un’assemblea sindacale e di limitare il diritto di sciopero dei lavoratori dei beni culturali. Anzi, il decreto-legge ha una finalità esclusivamente mediatica, dal momento che, come emerso anche dalle audizioni svolte in Commissione, il medesimo risultato dell’inserimento delle attività connesse alla fruizione dei beni culturali tra i servizi pubblici essenziali si sarebbe potuto ottenere attraverso la concertazione con le parti sociali. A suo avviso, il decreto-legge è un abuso e deve essere ritirato dal Governo in quanto privo dei requisiti di necessità e urgenza richiesti dall’articolo 77 della Costituzione. Ricorda inoltre che i lavoratori sono stati puniti per l’esercizio legittimo di un loro diritto, quello di svolgere un’assemblea sindacale regolarmente convocata e comunicata, nonostante il loro impegno a garantire, attraverso prestazioni di lavoro straordinario, non retribuite, l’apertura al pubblico del Colosseo. Sottolinea che il gruppo M5S non è a priori contrario alla necessità di valorizzare il nostro patrimonio artistico e culturale attraverso un disegno più ampio del decreto-legge in esame, che contempli l’investimento di maggiori risorse nel settore, che garantisca il regolare pagamento dei lavoratori già impiegati e che permetta il reclutamento dei giovani. A tale ultimo proposito, richiamando quanto avviene nella gestione del patrimonio artistico del comune di Torino, rileva che, spesso, i giovani sono sfruttati da società che applicano contratti che prevedono una remunerazione irrisoria, addirittura di quattro euro all’ora.

La sottosegretaria Ilaria Carla Anna BORLETTI DELL’ACQUA, premettendo che riferirà con puntualità e precisione al Ministro Franceschini quanto emerso dal dibattito, ai fini del suo intervento in sede di replica, intende fornire già in questa sede risposte ad alcune delle osservazioni dei commissari. In primo luogo ricorda all’onorevole Cominardi che, dopo una lunga fase in cui, effettivamente, le risorse destinate al settore dei beni culturali avevano subito una drastica riduzione, quest’anno il Governo ha aumentato gli stanziamenti, segnando una significativa inversione di tendenza che auspica possa rafforzarsi negli anni a venire. Rileva, inoltre, che nel corso delle audizioni informali sono emerse anche posizioni favorevoli al decreto-legge, come quella di Federculture, osservando come in quella sede si è prospettata anche l’estensione dell’ambito di applicazione del provvedimento a ulteriori soggetti operanti nel campo della valorizzazione del patrimonio artistico. A suo avviso, inoltre, contrariamente a quanto sostenuto, il decreto-legge non risponde a esigenze mediatiche ma si fonda su una visione della cultura che pone la valorizzazione del patrimonio e il turismo al centro di una nuova strategia per lo sviluppo del Paese. Nel ricordare che l’assemblea sindacale dei dipendenti del Colosseo si è tenuta quando il Governo si era già attivato per garantire il pagamento delle somme dovute, osserva che il provvedimento all’esame della Commissione si muove nella direzione di promuovere la fruibilità dei beni culturali, che dovrà perseguirsi anche affrontando i problemi derivanti dall’oggettiva carenza di personale. Si tratta di un obiettivo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, pienamente condiviso dal Governo, che dovrà realizzarsi con un percorso progressivo, di cui il decreto-legge costituisce solo un primo passo.

Cesare DAMIANO, presidente, in considerazione dell’esigenza di svolgere anche la seduta in sede consultiva, rinvia il seguito dell’esame del provvedimento alla seduta convocata per la giornata di domani.
La seduta termina alle 14.40.

SEDE CONSULTIVA
Martedì 6 ottobre 2015. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO.
La seduta comincia alle 14.40.
Delega al Governo per l’attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture.
 
Nuovo testo C. 3194 Governo, approvato dal Senato.
 

(Parere alla VIII Commissione). 

(Esame e rinvio).

Cesare DAMIANO, presidente, avverte che nella seduta odierna inizierà l’esame in sede consultiva del disegno di legge in titolo ai fini dell’espressione del parere di competenza alla VIII Commissione, che, come convenuto nella riunione dell’Ufficio di presidenza dello scorso 1o ottobre, avrà luogo nella seduta di domani.

Anna GIACOBBE (PD), relatrice3194, approvato dal Senato e sensibilmente modificato nel corso dell’esame in sede referente, rileva che il provvedimento consta di un unico articolo, che, al comma 1, reca la delega al Governo ad adottare due decreti legislativi, uno, entro il 18 aprile 2016, per l’attuazione , nel ricordare che la Commissione è chiamata a esprimere il proprio parere alla VIII Commissione sul nuovo testo del disegno di legge Atto Camera n. delle recenti direttive europee in materia di concessioni e appalti e l’altro, entro il 31 luglio 2016, per il riordino complessivo della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture. La delega dovrà essere esercitata dal Governo attenendosi ai principi e ai criteri direttivi dettagliatamente elencati dal comma 1. Su un piano generale, osserva che un sistema per l’affidamento di lavori, servizi, concessioni e forniture più trasparente e con regole certe consente anche una migliore tutela del lavoro. In secondo luogo, un sistema, quale quello che viene prefigurato dai criteri di delega e dall’insieme del provvedimento in esame, maggiormente difeso dalle possibili infiltrazioni della malavita organizzata, e dagli effetti negativi della concorrenza sleale e della competizione basata solo sulla riduzione del costo, è in grado di garantire anche migliori condizioni per lavoratori e sostegno alle imprenditoria che sceglie la correttezza, la qualità e la responsabilità sociale.

Passando a un esame più dettagliato del provvedimento, segnala innanzitutto, la lettera a) reca il cosiddetto divieto di gold plating, ossia il divieto di introdurre o mantenere livelli di livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle tre direttive dell’Unione europea. La lettera b) prevede l’adozione di un nuovo e unico codice degli appalti pubblici e dei contratti di concessione. Segnala che la VIII Commissione ha introdotto la lettera b-bis), in materia di accesso delle persone disabili, mentre le successive lettere c) e d), modificate nel corso dell’esame in sede referente, recano indicazioni finalizzate al riordino delle norme e alla semplificazione dei procedimenti, al fine di predisporre procedure non derogabili e rendere certi i tempi realizzativi delle opere, nonché salvaguardare una specifica normativa per i servizi sostitutivi di mensa.

Rileva che la lettera e) prevede il recepimento degli strumenti di flessibilità previsti dalle tre direttive europee e segnala che la VIII Commissione ha introdotto le lettere e-bis) ed e-ter), la prima delle quali reca la previsione di specifiche regole applicabili ai contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, e all’esecuzione di lavori, servizi e forniture in economia, improntate a criteri di massima semplificazione e rapidità dei procedimenti. La lettera e-ter) reca ulteriori indicazioni per favorire la trasparenza e la piena apertura e contendibilità dei mercati nei settori speciali. 

Osserva che la lettera f) reca disposizioni per la semplificazione e la digitalizzazione degli affidamenti mentre la letterag), nel testo modificato dalla VIII Commissione, reca la previsione di disposizioni riguardanti le procedure di acquisizione di servizi, forniture e lavori da applicare in occasione di emergenze di protezione civile. Rileva che, con l’introduzione della lettera g-bis), la VIII Commissione ha introdotto la previsione di una specifica disciplina per i contratti segretati o che esigono particolari misure di sicurezza e, con la lettera g-ter), ha previsto l’individuazione dei contratti esclusi dall’ambito di applicazione della delega in linea con quanto previsto dalle direttive da recepire. 
Segnala che la lettera h) reca previsioni in tema di riordino e semplificazione dei contratti relativi ai beni culturali e la lettera i) in tema di sostenibilità energetica e ambientale. La lettera l) reca un’articolata serie di previsioni volte ad assicurare la trasparenza e la tracciabilità delle procedure di gara. 

Passa quindi alla lettera m), che reca previsioni in materia di requisiti di capacità tecnica ed economico finanziaria che devono possedere i partecipanti alle gare di appalto. La lettera n) prevede la revisione della disciplina in materia di pubblicità degli avvisi e dei bandi di gara, mentre le successive lettere o) e p) recano previsioni relative all’attribuzione all’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) di funzioni di vigilanza nel settore e la lettera q) dispone in ordine alle modalità di determinazione annuale dei costi standard per tipo di lavori, di servizi e di fornitura. 
Segnala che le lettere r) ed s) contengono la previsione di disposizioni per ridurre gli oneri amministrativi per i partecipanti e per la semplificazione delle procedure di verifica da parte delle stazioni appaltanti. La lettera t) reca previsioni relative alla riorganizzazione e alla qualificazione delle stazioni appaltanti, la lettera u) riguarda il tema del miglioramento dell’efficienza delle procedure utilizzate da CONSIP, mentre la lettera v) reca previsioni mirate al contenimento dei tempi delle procedure e alla verificabilità dei flussi finanziari anche attraverso la centralizzazione delle committenze. Rileva poi che la lettera z) è volta a prevedere misure per il contenimento delle varianti in corso d’opera e che le successive lettereaa) e bb) recano previsioni per la regolamentazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Rileva che la letteracc) prevede l’istituzione presso l’ANAC dell’Albo nazionale obbligatorio dei commissari di gara, la lettera dd) reca previsioni per assicurare la pubblicità e la trasparenza nei contratti sotto la soglia di rilevanza comunitaria, mentre la lettera ee) prevede misure volte al rafforzamento dei controlli delle stazioni appaltanti. La successiva lettera ff) prevede la creazione presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti dell’Albo nazionale obbligatorio dei soggetti che possono ricoprire, rispettivamente, i ruoli di responsabile dei lavori, di direttore dei lavori e di collaudatore negli appalti pubblici di lavori aggiudicati con la formula del contraente generale. Rinviando l’illustrazione della lettera ff-bis), al prosieguo della relazione, osserva che la lettera gg) reca previsioni per la valorizzazione della fase progettuale, la lettera hh) dispone in materia di semplificazione dei sistemi di garanzia, mentre la lettera ii) dispone in materia di semplificazione del sistema di validazione dei progetti. Segnala che le lettere ll) ed mm) recano previsioni in materia di partenariato pubblico e privato e di studi di fattibilità e che la lettera nn) dispone la revisione del sistema di qualificazione degli operatori, mentre la lettera oo) intende rivedere la disciplina vigente in materia di avvalimento. La lettera pp) reca previsioni per la limitazione dei casi di ricorso all’arbitrato, mentre la lettera qq) intende favorire l’accesso al mercato dei contratti pubblici anche con riferimento ai servizi professionali La successiva lettera rr) prevede l’introduzione di disposizioni che disciplinino il ricorso alla autotutela in gara. Sulla lettera ss), in materia di valorizzazione di esigenze sociali e ambientali, preannuncia che si soffermerà nel prosieguo della relazione, dal momento che il contenuto investe anche la competenza della Commissione lavoro. 

Rileva poi che la lettera tt) reca previsioni in materia di pubblicità e trasparenza degli affidamenti in house, mentre anticipa che tornerà in un secondo momento anche sulle lettere uu) e vv) in quanto riguardano, la prima, la disciplina degli appalti ad alta intensità di manodopera, e la seconda, la materia dei contratti collettivi di lavoro da applicare negli appalti pubblici di lavori. 

Le successive lettere zz) e aaa) recano previsioni per l’introduzione di una disciplina organica delle concessioni mentre le lettere bbb) e ccc) introducono previsioni specifiche in materia di affidamento delle concessioni autostradali. Segnala che la lettera ddd) riguarda il tema della concorrenzialità e della trasparenza negli affidamenti, la lettera eee) introduce previsioni per promuovere il ricorso a strumenti e procedure telematiche d’acquisto, la lettera fff) reca previsioni per garantire la trasparenza nella partecipazione dei portatori di interesse nei processi decisionali finalizzati alla programmazione e all’aggiudicazione di appalti pubblici e contratti di concessione nonché nella fase di esecuzione del contratto. 
Segnala poi che la lettera ggg) prevede l’introduzione di forme di dibattito pubblico delle comunità locali dei territori interessati dalla realizzazione di grandi progetti infrastrutturali, la lettera hhh) prevede l’introduzione di una disciplina specifica per il subappalto, la lettera iii-bis) introdotta dalla Commissione – che ha soppresso la lettera iii) – prevede l’aggiornamento e la revisione del Piano generale dei trasporti e della logistica, la riprogrammazione dell’allocazione delle risorse alle opere in base ai criteri individuati nel Documento pluriennale di pianificazione (DPP) nonché l’applicazione delle procedure di valutazione ambientale strategica (VAS) e di valutazione di impatto ambientale (VIA). 
Ricorda, infine, che le modalità e le procedure per l’esercizio della delega sono disciplinate nei commi 2 e 3 dell’articolo 1 del disegno di legge, il comma 4 reca disposizioni per l’attuazione delle direttive da parte delle regioni e delle province autonome e il comma 5 prevede la possibilità di adozione di decreti legislativi integrativi e correttivi. Osservato che il comma 6 del testo originario, è stato soppresso, segnala che il comma 7 reca il divieto di attribuzione delle funzioni di responsabile o di direttore dei lavori al contraente generale, da applicarsi anche alle procedure di appalto già bandite alla data di entrata in vigore della legge. Sul comma 7-bis163 del 2006, e successive modificazioni. Infine, il comma 9 reca la clausola di invarianza finanziaria. , introdotto dalla VIII Commissione, anticipa che ritornerà nel prosieguo della relazione trattandosi di una disposizione che investe la competenza della XI Commissione, mentre il comma 8 prevede la disapplicazione delle disposizioni in materia di sistema di garanzia globale, di cui all’articolo 129, comma 3, del decreto legislativo n.

Venendo quindi ai criteri di delega del comma 1 che rientrano più specificamente nella competenza della Commissione, sottolinea, in primo luogo, il fatto che si tratta di criteri volti a introdurre norme che incidono sulla qualità del rapporto di lavoro in un ambito in cui l’affidamento attraverso gare produce l’avvicendamento delle imprese, e le relative conseguenze per i lavoratori dipendenti dalle stesse o che, comunque, per quelle lavorano. In secondo luogo, osserva che la concorrenza tra imprese diverse, in assenza di regole e tutele specifiche, si può scaricare sulla quantità e sulla qualità dell’occupazione, sui livelli retributivi dei dipendenti, sulla remunerazione delle imprese in subappalto e fornitrici di lavori, servizi, materiali.   

Rileva poi, che, nell’ambito delle disposizioni della lettera l), volte ad assicurare la trasparenza e la tracciabilità delle procedure di gara, i numeri 3 e 4 recano previsioni per verificare il rispetto da parte delle imprese aggiudicatarie della regolarità contributiva ed assicurare il regolare pagamento dei lavoratori. Fa presente, poi, che la lettera bb) introduce l’obbligo dell’aggiudicazione esclusivamente sulla base del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa dei contratti pubblici relativi ai servizi sociali e di ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica nonché di quelli di servizi ad alta intensità di manodopera, identificati come quelli nei quali il costo della manodopera è pari almeno al 50 per cento dell’importo totale del contratto, escludendo in ogni caso l’applicazione del solo criterio di aggiudicazione del prezzo o del costo, inteso come criterio del prezzo più basso o del massimo ribasso d’asta. Sulla base della precedente lettera aa) nella definizione dei parametri rilevanti ai fini della individuazione dell’offerta più vantaggiosa, dovranno individuarsi anche i criteri sociali connessi all’oggetto dell’appalto o del contratto di concessione.

Segnala che la VIII Commissione ha introdotto la lettera  ff-bis) che reca la previsione della revisione della disciplina di affidamento degli incarichi di collaudo a dipendenti appartenenti ai ruoli della pubblica amministrazione e in trattamento di quiescenza, prevedendo il divieto di affidamento dell’incarico di collaudo per appalti di lavori pubblici sopra soglia, ubicati nella regione sede dell’amministrazione di appartenenza e disponendo un limite all’importo dei corrispettivi. Con riferimento alla lettera ii), fa presente che la VIII Commissione ha previsto la destinazione di una somma non superiore al 2 per cento dell’importo posto a base di gara per le attività tecniche svolte dai dipendenti pubblici relativamente alla programmazione della spesa per investimenti, alla predisposizione e controllo delle procedure di bando e di esecuzione dei contratti pubblici, di direzioni lavori e ai collaudi, con particolare riferimento al profilo dei tempi e dei costi, al fine di assicurare il più possibile la realizzazione del progetto nei tempi previsti e senza il ricorso a varianti in corso d’opera. La disposizione supera, in sostanza, quanto attualmente previsto dall’articolo 13-bis 114 del 2014. 90 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. del decreto-legge n. 

La lettera ss), come modificata dalla VIII Commissione, allo scopo di valorizzare le esigenze sociali e di sostenibilità ambientale, prevede l’introduzione di sistemi premiali di valutazione delle offerte nei confronti delle imprese che, in caso di aggiudicazione, si impegnino, per l’esecuzione dell’appalto, a utilizzare, anche in parte, manodopera o personale a livello locale ovvero in via prioritaria gli addetti già impiegati nel medesimo appalto, in ottemperanza ai princìpi di economicità dell’appalto, salvaguardia dei livelli occupazionali in essere, semplificazione ed implementazione dell’accesso delle micro, piccole e medie imprese, tenendo anche in considerazione gli aspetti della territorialità e della filiera corta e attribuendo un peso specifico anche alle ricadute occupazionali sottese alle procedure di accesso al mercato degli appalti pubblici. 

Osserva poi che la lettera uu) reca la previsione di una disciplina specifica per gli appalti pubblici di servizi, diversi da quelli aventi natura intellettuale, con particolare riguardo a quelli ad alta intensità di manodopera, cioè quelli nei quali il costo della manodopera è pari almeno al 50 per cento dell’importo totale del contratto, prevedendo l’introduzione di «clausole sociali» per la stabilità occupazionale del personale impiegato, prendendo a riferimento, per ciascun comparto merceologico o di attività, il contratto collettivo nazionale di lavoro che presenta le migliori condizioni per i lavoratori ed escludendo espressamente il ricorso al solo criterio di aggiudicazione del prezzo o del costo, inteso come criterio del prezzo più basso o del massimo ribasso d’asta, comunque nel rispetto del diritto dell’Unione europea. Tale ultima parte della disposizione sembra coincidere con quella di cui alla lettera bb).

Rileva che la successiva lettera vv) reca la previsione di una disciplina specifica per gli appalti pubblici di lavori e servizi che introduca «clausole sociali» per la stabilità occupazionale del personale impiegato e stabilisca che i contratti collettivi nazionale e territoriale in vigore per il settore e per la zona nella quale si eseguono le prestazioni devono intendersi quelli stipulati dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e quelli il cui ambito di applicazione sia strettamente connesso con l’attività oggetto dell’appalto e svolta dall’impresa, anche in maniera prevalente. 

Segnala, infine, che il comma 7-bis, introdotto dalla VIII Commissione, dispone che, in caso di successione di imprese nel contratto di appalto con il medesimo committente e per la medesima attività di call center, il rapporto di lavoro continui con l’appaltatore subentrante, salvaguardando i trattamenti economici e normativi previsti dai contratti collettivi nazionali, territoriali ed aziendali vigenti alla data del trasferimento, con una disposizione che richiama per molti versi quanto previsto dall’articolo 2112 del codice civile in caso di trasferimento di azienda. La norma prevede anche che, in assenza di disciplina collettiva, sia il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con proprio decreto, adottato sentite le organizzazioni datoriali e sindacali, a definire i criteri generali per l’attuazione di tale previsione. Infine, la norma dispone che le amministrazioni pubbliche e le imprese pubbliche o private che intendono stipulare un contratto d’appalto per servizi di call center devono darne comunicazione preventiva alle rappresentanze sindacali aziendali e alle strutture territoriali delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale. Sottolinea che si tratta di disposizioni immediatamente applicative in quanto, il comma in esame non rientra tra i criteri di delega. 
Osserva che i risultati dell’indagine conoscitiva realizzata dalla Commissione nel corso di questa legislatura trovano in questa norma un riscontro significativo. Sottolinea che la speciale previsione che riguarda questo ambito, rispetto a altri settori ad alta intensità di manodopera, si giustifica sulla base degli esiti di quell’indagine conoscitiva, in particolare per il fatto che nel settore dei call center la delocalizzazione aggrava i rischi di dumping sociale e la riduzione dei diritti contrattuali e normativi dei lavoratori. Vi è, a suo avviso, un’ulteriore questione, che andrebbe segnalata nel parere da rendere alla Commissione VIII e che riguarda la lettera aaa), modificata nel corso dell’esame in sede referenti. In particolare, si è previsto che l’obbligo per i soggetti pubblici e privati, titolari di concessioni di lavori o di servizi pubblici già esistenti o di nuova aggiudicazione, di affidare i contratti di lavori, servizi e forniture relativi alle concessioni di importo superiore a 150.000 euro mediante procedura ad evidenza pubblica sia limitato all’80 per cento, prevedendo comunque, rispetto alla situazione esistente, un ampliamento del ricorso alle procedure ad evidenza pubblica e un aumento della concorrenza tra diverse imprese. In questo ambito, sarebbe necessario, proprio a fronte di tale apertura, rafforzare le garanzie per i lavoratori attualmente occupati presso i concessionari, in particolare nei settori della manutenzione e progettazione, attraverso il riferimento alla introduzione della «clausola sociale».

Cesare DAMIANO, presidenteGiacobbe, per il suo impegno nel seguire il provvedimento nel corso dell’esame in VIII Commissione. Ringrazia anche il presidente di quella Commissione, la relatrice e i commissari tutti per la sensibilità dimostrata su questi temi, invitando a rimanere uniti per fronteggiare possibili tentativi di modificare i testi approvati al fine di indebolirne la portata. , prende atto che la questione degli appalti non attira la stessa attenzione delle diverse parti politiche come la questione dello sciopero nei musei e nei luoghi della cultura, sottolineando tuttavia l’importanza delle norme del provvedimento in esame per la difesa dei diritti dei lavoratori, soprattutto con il superamento dell’aggiudicazione degli appalti al massimo ribasso e con la garanzia dei livelli occupazionali in caso di successioni di appalti. Esprime dispiacere per la sottovalutazione di un tema così importante e ringrazia la relatrice, on.

Giorgio PICCOLO (PD) invita la relatrice, nella sua proposta di parere, a prevedere l’opportunità dell’estensione delle disposizioni a tutela dei lavoratori dei call center anche ai casi di successione di appalti.

Cesare DAMIANO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame del provvedimento alla seduta convocata per la giornata di domani.
La seduta termina alle 15.

AUDIZIONI INFORMALI
Lunedì 5 ottobre 2015.
Audizione di rappresentanti di Federculture nell’ambito dell’esame del disegno di legge C. 3315 (DL 146/2015: Misure urgenti per la fruizione del patrimonio storico e artistico della Nazione).
L’audizione informale è stata svolta dalle 15.35 alle 16.05.  

Audizione di rappresentanti dell’ARAN nell’ambito dell’esame del disegno di legge C. 3315 (DL 146/2015: Misure urgenti per la fruizione del patrimonio storico e artistico della Nazione).
L’audizione informale è stata svolta dalle 16.05 alle 16.30.  

Audizione di rappresentanti dell’ANCI nell’ambito dell’esame del disegno di legge C. 3315 (DL 146/2015: Misure urgenti per la fruizione del patrimonio storico e artistico della Nazione).
L’audizione informale è stata svolta dalle 16.30 alle 16.55.  

Audizione di rappresentanti di FLP-BAC, USB Pubblico impiego e CONFSAL-UNSA nell’ambito dell’esame del disegno di legge C. 3315 (DL 146/2015: Misure urgenti per la fruizione del patrimonio storico e artistico della Nazione).
L’audizione informale è stata svolta dalle 17 alle 18.05.  

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