In settembre le aziende americane hanno creato molti meno posti di lavoro del previsto. Il tasso di disoccupazione è rimasto invariato, come atteso. Negli Stati Uniti sono stati creati 142.000 posti di lavoro, mentre gli analisti attendevano un rialzo di 200.000 unità. Come riferito dal dipartimento al Lavoro, il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 5,1%, come previsto.
Se è vero che il tasso di disoccupazione è all’interno della soglia tra il 5 e il 5,2% che la Federal Reserve considera come una condizione di “piena occupazione”, va detto che le cifre dei mesi precedenti sui nuovi salariati sono state ritoccate al ribasso: il dato di agosto è stato rivisto da 173.000 a 136.000 posti di lavoro creati, quello di luglio è stato aggiornato da 245 a 223.000.
Preoccupa inoltre il fatto che la partecipazione alla forza lavoro, invariata nei tre mesi precedenti, è scivolata dal 62,6 al 62,4%, il minimo da ottobre 1977, e molto al di sotto del 66% di prima della recessione.
Inoltre i salari, che nei mesi precedenti si erano attestati in aumento più o meno rapidi, sono calati di un centesimo a 25,09 dollari all’ora. Su base annuale crescono del 2,2%, in linea con il range tra 1,9 e 2,2% segnato dal 2012 in poi, ma sotto il ritmo normale di periodi di crescita economia. La durata della settimana media di lavoro è scesa di 0,1 ore a 34,5 ore.
Il tasso di disoccupazione, appunto fermo al 5,1%, si è abbassato del 2,1% da agosto 2013, quando si attestava al 7,2%, ma nonostante il ribasso, resta al di sopra della media tra il 4 e il 5% di prima della recessione. La Federal reserve considera come tollerabile un valore di lungo termine non superiore al 5,5%.
Il dato sul lavoro è tenuto sotto attento monitoraggio dalla Federal Reserve, che proprio sull’andamento del mercato dell’occupazione regola le proprie scelte di politica monetaria.
La Banca centrale americana deve ora decidere quando cominciare ad alzare il costo del denaro: i future dei fed funds, che prima del dato davano per probabile una stretta entro l’anno, ora si sono spostati su marzo 2016.
La situazione appare ora molto più confusa: prima del rapporto c’era chi ipotizzava il primo rialzo dei tassi entro l’anno, forse già durante la riunione di fine ottobre. Il presidente della Fed Janet Yellen ha sempre detto che un singolo dato non incide sulle decisioni dell’istituto.
E’ però vero che nei giorni scorsi vari esponenti della Fed si sono mostrati più cauti, anche alla luce delle turbolenze dei mercati internazionali. Charles Evans, goveratore della Fed di Chicago, ha definito ingiustificato un rialzo prima della metà del 2016: “Penso che i venti contrari derivati dal calo dei prezzi energetici e dal rafforzamento del dollaro non si dissiperanno prima della metà del prossimo anno abbastanza da generare un deciso rialzo dell’inflazione”, ha detto.
Tornando al dato, nel settore prviato sono stati creati 118.000 posti di lavoro e 24.000 in quello pubblico. Guardando ai singoli settori, nel comparto manifatturiero la situazione si è mossa poco, nel comparto sanitario i nuovi salariati sono stati 34.000, nei servizi professionali 31.000 e nel retail 24.000.
A settembre sono oltre 8 milioni le persone che cercano attivamente un lavoro, ma non riescono a trovarlo, mentre sono circa 6,04 milioni quelli che hanno un posto part-time ma vorrebbero un tempo pieno, il minimo da agosto 2008 (contro i 6,48 milioni del mese precedente). Includendo anche gli americani che si accontentano di un lavoro part-time e gli scoraggiati il tasso disoccupazione si è attestato al 10%, in calo dal 10,3% del mese precedente e al minimo da maggio 2008.

























