Dal rapporto annuale dell’istituto di statistica, presentato stamane a Montecitorio dal presidente Antonio Golini, emergono segnali che lasciano intravedere l’allentarsi della morsa della crisi nel nostro paese, a cominciare, ad esempio, dalla diminuzione del tasso d’inflazione dal 3% del 2012 all’1,2 del 2013.
Previsioni positive anche per il prodotto interno lordo che, nell’anno corrente, dovrebbe aumentare di 0,6%, per poi salire all’1% nel 2015 e all’1,4% nel 2016. Il rapporto punta soprattutto sui consumi interni e sulla ripresa del potere d’acquisto delle famiglie italiane: se dal 2007 al 2013 il potere d’acquisto è sceso del 10,4%, infatti, nel 2013 la caduta è stata “solamente” dell’1,1%, grazie a un modesto aumento dello 0,3% del reddito disponibile.
Per quanto riguarda le imprese sono il 30% quelle che hanno aumentato, negli ultimi due anni, occupazione e fatturato, e per questo nominate dal rapporto come “top performers”.
A parte questi timidi segnali di ripresa, però, le condizioni delle famiglie italiane rimangono critiche: cresce la disoccupazione di lunga durata, così come la difficoltà di reintegro nel mondo del lavoro: tra il 2007 e il 2008, 33 disoccupati su 100 sono riusciti a trovare lavoro nell’arco di un anno, mentre tra il 2012 e il 2013 solo 24 su 100 ce l’hanno fatta. Particolarmente allarmante l’incremento dei genitori disoccupati, con un rialzo, fra 2008 e 2013, di 530mila unità.
Dati negativi anche per quanto riguarda l’incremento delle disuguaglianze nella distribuzione dei redditi primari, evidente soprattutto tra Nord e Sud del paese, e l’aumento dell’indice di povertà, rimasto stabile fino al 2011, ma salito nel 2012 di ben 2,3 punti percentuali.
La crisi sta modificando anche il panorama dei flussi migratori, dato che è sceso il numero di immigrati stranieri in Italia, mentre è aumentato quello degli italiani, soprattutto laureati, emigrati all’estero, che nel 2012 sono stati 68mila, il 36% in più rispetto all’anno precedente.


























