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Home - Notizie del giorno - Le proposte degli industriali per una nuova competitività

Le proposte degli industriali per una nuova competitività

21 Gennaio 2014
in Notizie del giorno

Una zona a elevata competitività aziendale. E’ quanto vorrebbero creare gli industriali di Pordenone nelle loro terre per frenare così la progressiva distruzione di patrimonio produttivo in corso. E’ da alcuni anni che gli insediamenti industriali in questa ricca provincia stanno attraversando un periodo di difficoltà e adesso si vorrebbe invertire quella tendenza e creare le condizioni per un nuovo sviluppo. Certamente non è stata indifferente la situazione dell’Electrolux, che qualche mese fa ha preannunciato il possibile abbandono degli stabilimenti italiani, appunto in provincia di Pordenome, a favore di altre località: sono stati previsti alcuni mesi di attenzione, ma l’esito di questa analisi sembra difficile sia favorevole. Di qui l’iniziativa dell’Unione Industriali che, coadiuvata da un gruppo di esperti di cui hanno fatto parte tra gli altri Tiziano Treu, Innocenzo Cipolletta, Maurizio Castro e Riccardo Illy, vuole arrivare a una nuova realtà.

La proposta, avanzata al sindacato territoriale e alla Regione Friuli Venezia Giulia, vuole individuare i punti di crisi, predisporre reti di protezione per evitare che tali crisi si allarghino, limitarne comunque gli effetti sulla realtà dell’occupazione. Per questo si punta a un accordo che costruisca condizioni normative più fluide, abbassi il costo del lavoro per unità di prodotto, favorisca gli investimenti delle aziende. Il supporto pubblico è considerato indispensabile e servirebbe ad assicurare aiuti finanziari alle imprese, facilitare il coinvolgimento e la partecipazione dei lavoratori, anche con partecipazione all’azionariato delle imprese, agevolare la fruibilità degli ammortizzatori sociali pur in un contesto di riduzione di questi al livello nazionale, sviluppare un sostanzioso welfare integrativo.

A gestire tutta l’operazione nei suoi diversi momenti sarebbe un Comitato paritetico composto da rappresentanti delle imprese e dei sindacati territoriali.

Gli interventi a favore dell’occupazione potrebbero sostanziarsi dando la preferenza ai contratti di solidarietà, assicurando la rotazione nei casi di cassa integrazione, predisponendo corsi di formazione dei lavoratori da ricollocare, anche attraverso interventi di Fondimpresa, predisponendo interventi di outplacement gestiti da aziende specializzate, ma prevedendo anche la possibilità di ricollocazioni che siano anche a tempo non indeterminato, che prevedano spostamenti al di là dei limiti territoriali normalmente previsti e anche demansionamenti e che comunque prevedano immediate reazioni verso i lavoratori che rifiutano nuove opportunità di lavoro.

Ai lavoratori si chiedono sacrifici corposi. La proposta prevede infatti che, per realizzare la riduzione del 20% del clup, si intervenga riducendo maggiorazioni retributive e indennità di vario genere non previste dai contratti nazionali, assorbendo tutti i superminimi salvo quelli individuali per merito, sospendendo la contrattazione di secondo livello, allentando alcune disposizioni che irrigidiscono la prestazione lavorativa. Sono previsti anche interventi sugli orari di lavoro. Tra l’altro prevedendo recuperi meno stringenti nei caso di orari plurisettimanali, intervenendo sulle pause non previste dal contratto nazionale, facendo slittare a una domenica le festività del santo patrono e del 2 giugno, riducendo se del caso l’orario anche al di sotto delle 40 ore, rivedendo il sistema delle ferie al di là di quattro settimane, precedendo con demansionamenti o sovramansionamenti senza che ciò comporti variazioni retributive. E’ anche previsto che si attuino assunzioni a tempo determinato senza specificare la causale della temporaneità.

Sono previsti però anche forti interventi di welfare aziendale, per previdenza e sanità integrativa, buoni spesa, ticket restaurant, trasporto collettivo, assistenza scolastica, asili nido, assistenza a persone anziane. Sarebbe questa l’altra faccia dell’operazione, per la quale da un lato si tolgono ai lavoratori dei benefici accumulati nel tempo, dall’altro gli si risolvono alcuni problemi di ordine pratico molto importanti nell’ottica familiare e personale.

All’istituzione regionale si chiede non poco: la rimodulazione dei criteri di esenzione dell’Irap e dell’addizionale Irpef, incentivi per le attività di placement e outplacement, come per l’autoimprenditorialità, contributi per la realizzazione del welfare integrativo, interventi di vario genere per la semplificazione amministrativa a favore delle aziende.

La proposta è sul tappeto. E’ previsto che imprenditori e sindacalisti ne discutano a breve e non sarà un confronto facile. Perché se è vero che i sacrifici chiesti sono notevoli, è anche vero che l’obiettivo non può che essere condiviso, perché si tratta tout court di salvare posti di lavoro che altrimenti andrebbero persi. Non vengono toccate le garanzie previste dai contratti nazionali, si limano, o si eliminano quelle che sono state accumulate negli anni dalla contrattazione aziendale e territoriale, molto ricche perché si trattava di una provincia ricca. Torna alla mente quanto accadde in Germania all’inizio della crisi quando, per sventare l’eventualità di una dislocazione di importanti aziende verso territori dove i costi erano minori i sindacati tedeschi non sitarono a sospensioni di parti salariali molto ingenti e a vari altri sacrifici, premiati però quando alcuni anni dopo quelle stesse aziende si ripresero e restituirono quanto, temporaneamente, era stato tolto.

Tags: AziendeLavoroSindacatoIndustria
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