“Il settore cartario italiano sta vivendo una fase di profonda riorganizzazione produttiva. Tra il 2007 e il 2012 abbiamo visto la chiusura di 26 siti di produzione e la perdita di quasi 3.000 posti di lavoro diretti”. Lo ha affermato Paolo Culicchi, presidente di Assocarta, durante l`assemblea che si è svolta a Roma. “Ma se consideriamo la centralità del settore per l`intera filiera manifatturiera della carta – ha proseguoto – l`occupazione bruciata” negli ultimi cinque anni è di circa 40.000 unità”.
Nel 2012 il settore cartario italiano ha prodotto 8,6 milioni di tonnellate di carta e cartone generando un fatturato di 6,8 miliardi di euro con un calo rispettivamente del 5% e del 7% a confronto del 2011. “In sintesi – ha spiega Culicchi – dal 2007 al 2012 abbiamo perso oltre un milione e mezzo di tonnellate di volumi prodotti mentre l`export nel 2012 ha tenuto con 3,6 milioni di tonnellate di carta e cartone destinate per il 70% ai Paesi UE27 (oltre il 42% della produzione complessiva) registrando un +0,2% rispetto al 2011”.
Nel primo quadrimestre 2013 produzione e fatturato del settore registrano un calo tendenziale dell`1,8% e dell`1,5% rispetto al medesimo periodo 2012 a seguito della riduzione dei volumi di carte per usi grafici (-5,9%) che sconta gli effetti della chiusura dell`ultimo impianto italiano di carta da giornale all`inizio 2013.
“Un nodo competitivo ormai strutturale al settore è quello dei costi dell`energia che costituisce la prima voce di produzione – ha aggiunto – basti pensare che l`indice che definisce le imprese a forte consumo di energia in Italia (rapporto tra costi di acquisto dei prodotti energetici e fatturato ai fini dell`applicazione dell`imposta sul valore aggiunto) varia da un minimo del 20% fino a valori prossimi al 50% per alcuni comparti produttivi. Inoltre il rapporto costi energia rispetto al valore aggiunto come fanno in Germania vale per una cartiera oltre il 100%”.


























