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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

22 Ottobre 2009
in Senato

50ª Seduta 

 


Presidenza del Presidente


TREU 


 

            Intervengono, ai sensi dell’articolo 48 del Regolamento, in rappresentanza della Confederazione generale italiana del lavoro (CGIL), il dottor Claudio Treves, coordinatore del dipartimento politiche attive del lavoro; in rappresentanza della Confederazione italiana sindacati lavoratori (CISL), la dottoressa Livia Ricciardi funzionaria; in rappresentanza della Unione italiana del lavoro (UIL), il dottor Fabio Canapa, segretario confederale; in rappresentanza della Unione generale del lavoro (UGL), il dottor Nazareno Mollicone, segretario confederale e il dottor Antonio Polica, funzionario dell’ufficio studi.   


La seduta inizia alle ore 15,10.

 SULLA PUBBLICITA’ DEI LAVORI 


 


Il presidente TREU fa presente che è pervenuta la richiesta, ai sensi dell’articolo 33, comma 4, del Regolamento, di attivazione dell’impianto audiovisivo, in modo da consentire la speciale forma di pubblicità della seduta ivi prevista e avverte che, ove la Commissione convenga nell’utilizzazione di tale forma di pubblicità dei lavori, il Presidente del Senato ha già preannunciato il proprio assenso.


Non facendosi osservazioni, la forma di pubblicità di cui all’articolo 33, comma 4, del Regolamento, viene adottata per lo svolgimento della procedura informativa prevista nella seduta odierna.


 


 


PROCEDURE INFORMATIVE 


Indagine conoscitiva sulla situazione delle fasce deboli del mercato del lavoro: audizione dei rappresentanti della Confederazione generale italiana del lavoro (CGIL), della Confederazione italiana sindacati lavoratori (CISL), della Unione italiana del lavoro (UIL) e della Unione generale del lavoro (UGL).   


 


      Il presidente TREU ringrazia gli intervenuti per avere accolto sollecitamente l’invito loro rivolto dalla Commissione e, dopo avere richiamato i temi dell’indagine conoscitiva che ha inizio con l’odierna seduta, dà loro la parola.


 


Interviene quindi il dottor Claudio TREVES per la CGIL, rilevando preliminarmente che mentre nel caso del precariato, oggetto di una specifica procedura informativa avviata presso la Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati, la ricerca e la riflessione si concentrano prevalentemente sulle tipologie contrattuali, quando si parla di fasce deboli del mercato del lavoro ci si riferisce essenzialmente alla condizione di  svantaggio di taluni soggetti sociali. Tra di essi, in particolare, si collocano i giovani, il cui tasso di occupazione in Italia è notevomente elevato, e superiore alla media europea. Alcune recenti indagini confermano questo dato, e pongono in luce ulteriori e specifiche criticità. In particolare, uno studio dell’ISFOL ha evidenziato che circa la metà dei giovani titolari di contratti di apprendistato completa il ciclo previsto dalla legge, e di questi, solo la metà  completa il percorso formativo. Emerge dunque un uso strumentale di tale tipologia contrattuale da parte delle imprese, interessate, più che al profilo formativo, ai minori costi che essa comporta.


Analoghe preoccupazione suscita il dato riguardante la flessione del tasso di conversione dei contratti a tempo determinato, confermato anche in recenti ricerche della Confindustria, dalle quali risulta che solo il 40 per cento dei rapporti di lavoro a termine  sono trasformati in rapporti a tempo indeterminato. Giova ricordare, a questo proposito, che per un tipico istituto di ingresso, come il contratto di formazione lavoro,  il tasso medio di trasformazione nel rapporto a tempo indeterminato si attestava attorno ad una media pari all’80 per cento. Anche il recente Libro verde dell’Unione europea sulla modernizzazione del lavoro  riporta un dato non dissimile da quello italiano, poiché si calcola che tra il 1997 e il 2004, il 60 per cento dei contratti a termine sono stati convertiti in contratti di lavoro a tempo indeterminato, il che conferma anche a livello europeo il tendenziale calo del tasso di conversione, nonché il protrarsi negli anni di una condizione di instabilità lavorativa che produce effetti sociali facilmente immaginabili e di notevole gravità.


Inoltre, in Italia le donne costituiscono la maggioranza assoluta dei lavoratori a termine, e secondo le statistiche di genere dell’ISTAT, il ricorso a questa tipologia contrattuale per la manodopera femminile è superiore alla media che si registra nell’ Unione europea, comprensiva dei suoi ventisette membri.


Anche nell’economia sommersa, la componente femminile è molto rilevante, come emerge indirettamente dai dati riguardanti l’aumento dell’inattività delle donne nel Mezzogiorno, dati particolarmente indicativi della predisposizione all’ingresso nel lavoro irregolare. Per quanto riguarda poi il rapporto di lavoro a tempo parziale, occorre rilevare che nella passata Legislatura, l’equilibrio tra esigenze personali ed esigenze dell’impresa, che caratterizza questo istituto, è stato spezzato a favore delle imprese, con l’imposizione di forti vincoli alla libertà personale dei lavoratori e delle lavoratrici che, peraltro, sono stati efficacemente contrastati in sede di contrattazione collettiva.


Purtroppo, la difficile condizione occupazionale che si registra soprattutto nel Mezzogiorno, rende estremamente difficile il conseguimento degli obiettivi definiti dalla strategia comunitaria di Lisbona, soprattutto per quel che riguarda la realtà femminile.


Proseguendo nella sua esposizione, il dottor Treves passa ad esaminare la condizione dei lavoratori ultracinquantenni, rilevando che il basso tasso di occupazione che si registra in questo comparto deriva anche da scelte imprenditoriali di svecchiamento degli organici aziendali, scelte gravanti sulla collettività attraverso istituti come la cosiddetta mobilità lunga. A tale proposito, occorrerà verificare i risultati della disposizione contenuta nella legge finanziaria per il 2007, ma non ancora operativa, che incentiva una riduzione oraria dei più anziani – ma non la loro uscita dal mercato del lavoro – contestuale all’assunzione di giovani lavoratori.


Vi sono poi le varie questioni relative al lavoro degli immigrati: giova richiamare, su questo aspetto, le apprezzabili iniziative di analisi statistica sull’andamento dell’occupazione dei lavoratori stranieri intraprese dall’ISTAT. Esse hanno evidenziato, tra l’altro, un fortissimo divario tra le competenze possedute da questi lavoratori e le attività svolte. Tale divario si traduce in uno spreco di risorse di grandi proporzioni, e mette in luce le lacune e le contraddizioni di un sistema economico concentrato prevalentemente sulla riduzione dei costi.


Nel complesso, occorre sottolineare il persistente incremento del tasso di inattività che si registra nel Mezzogiorno, a fronte di una situazione dell’economia nazionale caratterizzata da evidenti segni di ripresa, e dall’aumento dell’occupazione complessiva e dell’occupazione dipendente. Per invertire la tendenza negativa nel Sud Italia, occorrono politiche finalizzate all’incentivazione della crescita ed all’emersione del lavoro nero, e il contestuale abbandono della strada, rivelatasi inefficace, della riduzione generalizzata delle tutele per i lavoratori.


 


La dottoressa RICCIARDI interviene a nome della CISL, sottolineando in primo luogo l’esigenza di una più approfondita riflessione sulla definizione di lavoratore svantaggiato, adottata nella normativa comunitaria, e su una sua migliore utilizzazione nella legislazione degli Stati membri, finalizzata ad individuare con maggiore puntualità i settori deboli del mercato del lavoro e le misure più idonee a promuoverne l’occupabilità.


Coerentemente con l’approccio dell’Unione europea, volto a considerare il tema dell’inclusione lavorativa in rapporto al ciclo di vita, in Italia si individuano le fasce deboli del mercato del lavoro soprattutto nei giovani, nelle donne e nei lavoratori ultracinquantenni, anche  se non si debbono sottovalutare altri profili di forte vulnerabilità sociale, come, ad esempio, quelli riguardanti la persistente inosservanza delle norme relative alle quote per l’inserimento lavorativo dei disabili.


Per quanto riguarda l’occupazione femminile, dopo un prolungato periodo di crescita costante, si è registrata, negli ultimi due anni, una lieve flessione dei tassi di occupazione, di per sé non tale da essere considerata indicativa di una tendenza consolidata, ma certamente suscettibile di destare alcune preoccupazioni, soprattutto se commisurata ad altri dati: ad esempio, ancora oggi una donna su cinque abbandona il lavoro dopo la prima gravidanza. In generale, il tasso di occupazione femminile risulta inversamente proporzionale al numero dei componenti del nucleo familiare: in assenza di politiche di incentivazione mirate e ampiamente articolate, anche sul versante dei servizi, sarà pressoché impossibile per l’Italia rimuovere le attuali condizioni di incompatibilità tra lavoro e vita familiare e conseguire gli obiettivi di Lisbona, relativamente alla partecipazione femminile al mercato del lavoro. A questo proposito, la CISL ritiene fondamentale anche l’incentivazione di forme specifiche di lavoro a tempo parziale prolungato, che qualifichino questa tipologia contrattuale, secondo le linee già indicate dalla legge n. 196 del 1997.


Anche i dati sulla condizione dei lavoratori ultracinquantenni non mancano di destare forti preoccupazioni: in particolare, va rilevato che secondo una indagine dell’ISFOL sono circa 500 mila i lavoratori ricompresi in questa fascia di età attualmente in cerca di occupazione. E’ un dato superiore alle previsioni, e indicativo delle difficoltà di reinserimento per i soggetti anziani espulsi dal mercato del lavoro.   


 


            Il dottor CANAPA, in rappresentanza della UIL, dopo aver sottolineato l’esigenza di rimodulare la disciplina delle collaborazioni a progetto – attraverso l’inserimento nell’ambito della stessa di nuovi elementi, finalizzati a differenziare ulteriormente tale fattispecie rispetto al lavoro subordinato – si sofferma sulle politiche a favore dei lavoratori svantaggiati, rispetto alle quali l’approccio deve risultare necessariamente di tipo sistematico e complessivo, in modo tale da consentire il superamento, in una prospettiva integrata, delle varie criticità ravvisabili rispetto a tali questioni.


            Va poi sottolineata l’opportunità di delineare con maggiore chiarezza il riparto di competenze tra Stato e regioni, relativamente ai profili inerenti all’apprendistato e ai servizi all’impiego, in modo tale da evitare sovrapposizioni, nonché di enucleare standard minimi adeguati relativamente alle misure inerenti alla  formazione, e in particolare alla certificazione delle competenze acquisite.


            Occorre inoltre un intervento mirato per le aree territoriali meridionali, volto a superare le rilevanti criticità sussistenti in tali regioni per quel che concerne le fasce lavorative svantaggiate, come pure va promossa una congrua politica a favore della famiglia e della maternità, finalizzata a favorire l’occupazione femminile.


            Le politiche attive per il lavoro rivestono una valenza significativa rispetto alle problematiche delle fasce lavorative deboli, ma al tempo stesso occorre considerare l’esigenza di accompagnare l’accresciuta flessibilità del mercato del lavoro con misure adeguate e incisive di sostegno e di tutela per i lavoratori. Diventa pertanto improcrastinabile la riforma degli ammortizzatori sociali, della quale si discute ormai da diversi anni, senza peraltro che sia stato possibile pervenire a soluzioni definitive.


            Va infine rilevato che la rivalutazione del ruolo della contrattazione collettiva costituisce un elemento essenziale per superare le criticità riscontrabili in tale ambito.


 


            Il dottor MOLLICONE, in rappresentanza della UGL, fa preliminarmente presente che la tematica delle fasce lavorative deboli non coincide integralmente con quella attinente al lavoro precario, atteso che la condizione di debolezza lavorativa si riscontra anche nel rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ad esempio attraverso la costante perdita del potere di acquisto di salari e stipendi. Peraltro tali due elementi coesistono in molti casi, in quanto il lavoro precario spesso è caratterizzato da standard retributivi bassi.


            La condizione di debolezza lavorativa, riscontrabile soprattutto rispetto all’occupazione femminile, ai lavoratori anziani nonché a quelli operanti in talune aree territoriali, può essere pertanto fronteggiata sia attraverso forme di tutela intrinseche al rapporto di lavoro – incentrate ad esempio sulla distinzione puntuale tra rapporti di lavoro subordinato e lavoro autonomo, come pure sulla limitazione del ricorso al rapporto di lavoro a tempo determinato, da utilizzare solo in presenza di congrui motivi – sia attraverso misure esterne al rapporto stesso, incentrate in particolare su politiche di reimpiego e formazione, su un riordino del sistema degli ammortizzatori e infine sull’introduzione di forme di contribuzione figurativa per i periodi di sospensione dell’attività lavorativa.


            Le politiche sociali di competenza degli enti locali, per quel che concerne in particolare gli asili nido, la tassazione e gli alloggi, costituiscono un elemento significativo nell’ambito delle strategie occupazionali a favore delle fasce sociali più deboli, anche se va evidenziato che spesso in tale settore le carenze e le criticità risultano rilevanti.


La precarizzazione del lavoro ha poi inciso negativamente sul sistema economico nazionale, indebolendo i legami tra i lavoratori – che mutano spesso occupazione – e l’azienda, con tutti i riflessi negativi di tale situazione anche sul quadro complessivo delle relazioni economiche e sociali.


 


Il presidente TREU, dopo aver sottolineato l’opportunità di approfondire ulteriormente la distinzione tra le tematiche attinenti al precariato e quelle attinenti alle fasce lavorative deboli e dopo aver brevemente evidenziato che il tempo medio di stabilizzazione varia non solo a seconda del settore in cui si opera, ma anche in base alle condizioni personali dei lavoratori, ringrazia gli auditi e dichiara conclusa l’audizione.


 


Il seguito dell’indagine conoscitiva è quindi rinviato.


 


 


            La seduta termina alle ore 16.


LAVORO, PREVIDENZA SOCIALE    (11ª) 


Sottocommissione per i pareri


 


11ª Seduta 


 


Presidenza del Presidente  


LIVI BACCI  



 


            La Sottocommissione ha adottato la seguente deliberazione per il provvedimento deferito:


 


            alla 6a Commissione:


 


(1332) Rideterminazione del termine di delega per il recepimento delle direttive 2002/15/CE, 2004/25/CE e 2004/39/CE: parere favorevole.

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