Allarme del governo cinese sulla disoccupazione che quest’anno prevede un record del 4,5% nelle zone urbane. Lo ha annunciato oggi il presidente della Commissione per lo sviluppo e la pianificazione dello stato Zeng Peiyan, in un rapporto alla Sessione annuale plenaria del Parlamento in corso a Pechino.
L’aumento è conseguenza della ristrutturazione economica imposta dall’accesso della Cina nell’Organizzazione per il commercio mondiale, delle riforme nelle imprese pubbliche e della manodopera in eccedenza nelle campagne che si è riversata nei centri urbani.
Oltre 130 milioni di contadini rischiano di rimanere disoccupati, con i dazi dei prodotti agricoli ridotti e la soppressione dei sussidi, come richiesto dalla Wto.
Secondo i dati ufficiali, il tasso di disoccupazione urbano nel 2001 è stato del 3,6%.
Il governo, di fatto, ha ammesso 146 milioni di disoccupati, ha scritto di recente il “Quotidiano dei lavoratori”, e la situazione è destinata a peggiorare ulteriormente. Gli esperti indicano un aumento del tasso di disoccupazione nei prossimi due anni tra il e 2 e il 4 percento.
Alcuni economisti ritengono che il tasso reale attuale sia intorno al 25 per cento. Il dato ufficiale si riferisce infatti solo alle zone urbane e il sistema di registrazione non è conforme alle norme internazionali.
Il tetto massimo, per garantire la stabilità sociale, è posto al 7%, afferma il “Quotidiano dei lavoratori”.
Il ministro Zeng Peiyan ha indicato per quest’anno una crescita del Pil del 7% e un aumento dell’inflazione tra l’1 e il 2% (lo scorso anno è stata dello 0,7%).
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