Dopo il Fondo Monetario Internazionale, sul problema della previdenza scende in campo anche l’Ocse: di fronte alla “seria sfida” che viene dall’ invecchiamento della popolazione, avverte l’Organizzazione dei Paesi più industrializzati, uno dei primi e più efficaci provvedimenti che i governi dovranno prendere è quello dell’ innalzamento effettivo dell’età pensionabile.
Una misura che riguarda un pò tutti, Italia in testa.
Nonostante, infatti, proprio l’Italia sia uno dei Paesi dove negli ultimi anni si è fatta la “riforma più radicale” per rendere più appetibile ai lavoratori il pensionamento ritardato, sostiene l’Ocse, il metodo per calcolare gli emolumenti adottato nel sistema contributivo “non garantisce necessariamente la sostenibilità del sistema” previdenziale.
Così, avverte l’Organizzazione di Parigi, “ulteriori aggiustamenti potrebbero essere necessari in futuro”.
Lasciare presto il lavoro, secondo l’Ocse, rappresenta un peso insostenibile per le finanze nto previdenziali. E per quanto “non esista una soluzione facile” al problema, “le tendenze demografiche future rafforzano la necessità per i governi di ridurre gli incentivi al pensionamento anticipato”. Incentivi che, sotto diverse forme, sono tuttora ampiamente presenti. Senza una loro progressiva eliminazione, a parere dell’Ocse, sarà impossibile innalzare l’età dei lavoratori.
Secondo gli ultimi dati disponibili, salvo alcune eccezioni, l’età standard in cui si va in pensione con i sistemi pubblici è 65 anni. Tuttavia, nella maggior parte dei Paesi Ocse l’età media effettiva si colloca tra i 60 ed i 63 anni, mentre in Italia e in Francia è addirittura inferiore ai 60 anni.
Inoltre, l’Ocse rileva che in un numero di Paesi dell’Europa continentale lavora meno della metà della popolazione maschile tra i 55 ed i 64 anni. E fa notare che negli ultimi decenni l’occupazione dei lavoratori più anziani è scesa un pò dappertutto, anche se il trend si è arrestato in molti Paesi dalla seconda metà degli anni ’90.
Per quello che riguarda in particolare l’Italia, l’età media effettiva in cui gli uomini vanno in pensione, tutt’oggi tra le più basse dei paesi Ocse, è progressivamente diminuita per poi risalire leggermente: dai 62,3 degli anni 1970-75 si è passati ai 60,8 tra il 1980 e l«85, ai 57,9 del 1990-’95 per poi risalire ai 59,3 tra il 1994 ed il 1999.
Per affrontare tutti questi problemi, l’organizzazione suggerisce che le misure per allungare il periodo di permanenza al lavoro debbano “essere integrate all’interno di un più ampio approccio politico” che riformi, oltre alla previdenza, anche i sistemi sociali, in modo da ridurre quei fattori che scoraggiano i più anziani dal restare sul mercato del lavoro. E tra le misure essenziali rientra anche quella di introdurre una maggiore flessibilità del mercato del lavoro, in modo da permettere una crescita della domanda di lavoro stesso.
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