United Airlines, la seconda compagnia aerea, è in crisi dopo che il governo ha detto no a un maxi-prestito di 1,8 miliardi di dollari con cui si sarebbe scongiurata la bancarotta del colosso, il più grande fallimento economico della storia degli Stati Uniti
L’ente federale Air Transportation Stabilization Board ha rifiutato la concessione della garanzia perché “il business plan presentato dalla compagnia aerea non è finanziariamente solido”.
Poco prima della decisione governativa, l’amministratore delegato di Ual, Glenn Tilton, aveva cercato di rassicurare gli 83mila lavoratori e i clienti che la compagnia non avrebbe chiuso i battenti. Ma a questo punto sembra quasi certo che i libri contabili saranno portati in tribunale già questa settimana.
Negli scorsi mesi la compagnia aveva cercato di ottenere restiti da privati per circa due miliardi di dollari chiedendo al governo la concessione di una garanzia su tale prestito per 1,8 miliardi. Soldi necessari per far fronte al pagamento di prestiti precedenti. La prossima settimana è in scadenza una rata da 920 milioni.
A peggiorare in qualche modo la situazione è stata la decisione dei sindacati dei lavoratori metalmeccanici successiva a quella dell’ente federale: i sindacati hanno annullato le votazioni previste per oggi sulle riduzioni ai salari perché a questo punto diventerebbe opinabile.
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