Dall’inizio della crisi i posti di lavoro persi nelle costruzioni sono circa 230 mila, che raggiungono le 350 mila unità se si considerano anche i settori collegati alle costruzioni. Lo stima l’Ance, con riferimento all’occupazione dipendente, nel rapporto Congiuntura pubblicato in occasione dell’Assemblea annuale dell’associazione.
“La crisi nel settore ha inevitabilmente generato forti contraccolpi sulla tenuta della struttura produttiva e occupazionale”, evidenzia l’Ance.
I dati delle casse edili segnalano che in due anni (2009-2010) il numero di imprese iscritte si è ridotto del 14,2%; flessioni ancora più marcate hanno caratterizzato il numero di operai iscritti (-17,8%) e le ore lavorate (-20%). E nei primi sei mesi del 2011 “il trend negativo prosegue con riduzioni ulteriori, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, del numero di imprese iscritte (-6,1%), delle ore lavorate (-4,3%) e degli operai (-7%)”.
Cresce il ricorso alla cassa integrazione: nei primi otto mesi del 2011 “si registra un ulteriore incremento tendenziale del 4,6%”, rileva l’Ance, ricordando che “tra il 2008 e il 2010 il numero delle ore autorizzate di cig per i lavoratori del settore è quasi triplicato, passando da circa 40 milioni di ore a oltre 100 milioni”.
“L’ampio ricorso alla cassa integrazione testimonia come le imprese del settore stiano ancora cercando di mantenere l’occupazione nonostante la riduzione del mercato, ma non potranno proseguire in questa situazione – avverte l’Ance – se non ci sarà un’inversione di tendenza degli investimenti”. Questi ultimi sono diminuiti del 6,4% e per il 2011 “si rileva un peggioramento delle aspettative produttive che si concretizza con una flessione degli investimenti in costruzioni previsti del 4%”. La previsione dell’Ance per il 2012 è, “in assenza di misure che possano produrre effetti immediati sulla produzione, di un’ulteriore riduzione degli investimenti in costruzioni del 3,2% in termini reali”.
Per quanto riguarda le manovre economiche varate nel corso dell’estate, l’Ance evidenzia che per il settore delle opere pubbliche “si annuncia un peggioramento delle prospettive per il 2012 a causa dei pesanti tagli previsti alle risorse stanziate per i ministeri. Il taglio degli stanziamenti, pari a 18 miliardi nel triennio 2012-2014 finirà per concentrarsi, come avvenuto negli ultimi anni, sulla spesa destinata agli investimenti pubblici”.
Il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti, ha evidenziato che “le scelte di politica economica hanno contribuito ad inasprire la crisi del settore delle costruzioni” e che le manovre economiche varate dal governo nel corso dell’estate per fronteggiare l’emergenza sui mercati finanziari “sono prive di misure in grado di incidere in modo significativo su crescita e sviluppo e rischiano di peggiorare ulteriormente la situazione economica del Paese”.
“Troviamo inaccettabile che l’intervento” del governo nell’ambito del decreto per la crescita “si trasformi unicamente in una rivisitazione, seppur lodevole, della legge obiettivo del 2001”, ha detto il presidente dell’associazione delle imprese edili. “Una seconda legge obiettivo fatta con brillantissimi sgravi fiscali e semplificazioni non sarà da noi tollerata.
Non accettiamo che in un momento di crisi si pensi di dare risposte di questo genere all’industria delle costruzioni. È un avviso preventivo”, ha detto Buzzetti, aggiungendo che “deve finire il periodo degli accorpamenti di lavori immotivati. Non possiamo continuare a tollerare che per ragioni di risorse finanziarie non si faccia lavorare la struttura reale del Paese”.
“Quel modello non ha dato i frutti sperati e, a distanza di 10 anni, recenti studi hanno dimostrato che i risultati sono stati davvero poco significativi. Solo il 10% delle opere è stato ultimato”, ha detto Buzzetti, spiegando che le pmi “vanno stimolate, incoraggiate e incentivate a crescere, ma non si può togliere loro spazio vitale, con l’accorpamento forzoso degli appalti e la riconduzione nell’ambito della legge obiettivo di opere che non hanno nulla di strategico”. E anche le grandi infrastrutture “possono e debbono essere occasione di crescita per le imprese minori”. (FRN)
























