“Innalzamento a regime dell’età pensionabile a 72 anni per tutti i magistrati, mantenimento del periodo minimo di legittimazione per i trasferimenti a tre anni per tutti e non riduzione del periodo di tirocinio dei magistrati di prima nomina presso gli uffici giudiziari, diversamente il rischio concreto è quello di peggiorare per effetto di questo decreto legge la situazione del sistema giudiziario italiano già in grave difficoltà”. Sono le richieste avanzate da Francesco Minisci, segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati, in audizione in commissione Giustizia alla Camera, a proposito del dl con cui è stata prorogata l’età pensionabile dei magistrati con incarichi direttivi e apicali in Cassazione.
Nel corso dell’audizione, Minisci ha sottolineato che il dl del governo adottato il 30 agosto scorso ha “disorientato” i magistrati perché “per la prima volta nella storia repubblicana ha creato due tipologie di magistrati: una che deve andare in pensione quando scade il termine previsto dalla legge e un’altra che usufruisce inspiegabilmente e irragionevolmente di una proroga a pochi mesi dal collocamento a riposo” che “produce una disparità professionale e mostra elementi di incostituzionalità”.





























