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Home - Approfondimenti - La nota - Buon compleanno Uil: la confederazione festeggia a Roma settantasei anni “di impegno globale”

Buon compleanno Uil: la confederazione festeggia a Roma settantasei anni “di impegno globale”

di Elettra Raffaela Melucci
5 Marzo 2026
in La nota
Buon compleanno Uil: la confederazione festeggia a Roma settantasei anni “di impegno globale”

E insieme a Sanremo, anche per la Uil sono settantasei anni. Emanuele Ronzoni, segretario organizzativo della confederazione, apre con una nota di leggerezza la “grande festa” dell’Unione Italiana del Lavoro celebrata questa mattina a Roma, al Teatro Sala Umberto, davanti a un folto pubblico e a un parterre di invitati.
Settantasei e non sentirli, perché la Uil si presenta come un sindacato attivo e vitale, capace di catalizzare energie e istanze del lavoro nonostante le sfide si facciano sempre più complesse. Nel 2025 la Uil ha registrato una crescita degli iscritti del 2,5%, “grazie a capacità intuitiva, di azione e organizzazione”, sempre dalla parte di lavoratori e cittadini, senza dimenticare i più deboli e gli esclusi.

Una traiettoria che ha saputo cogliere lo spirito del tempo adottando una prospettiva sempre più internazionale, oltre che solidaristica. Non è un caso che l’iniziativa porti il titolo “76 anni di impegno globale: costruttori di pace, difensori di libertà”, richiamando i terremoti geopolitici che stanno attraversando il mondo e ai quali il sindacato – in quanto soggetto politico – ritiene di non potersi sottrarre.

Ucraina, Palestina, Bielorussia, Iran: è un momento delicato per il mondo, sottolinea nel suo intervento il segretario generale Pierpaolo Bombardieri, in cui libertà e pace – valori di riferimento – sono sempre più messi in discussione. Schierarsi dalla parte di chi ha bisogno e tornare a costruire il futuro attraverso il dialogo, mettendo a tacere le armi.

Le testimonianze che si sono avvicendate sul palco hanno mostrato che la guerra ha anche un’altra faccia: quella della resistenza e della difesa dei diritti, della non rassegnazione a un destino scritto da pochi sulla pelle di molti. “La pace non è scontata”. Lo dimostra il fatto che le regole prescritte dalla Carta delle Nazioni Unite, che ripudia la guerra e fa del diritto internazionale la bussola attraverso cui orientarsi nella tempesta, sono sempre più spesso violate. “Oggi prevale la legge del più forte”, avverte Bombardieri. Il multilateralismo è stato progressivamente sostituito da un individualismo in cui la forza viene usata in maniera arbitraria, laddove dovrebbe rappresentare sempre l’ultima risorsa.

Non bisogna dimenticare che tutto quanto accade fuori dal nostro perimetro ci riguarda direttamente: coinvolge la morale e interroga le istituzioni sul loro ruolo. In questo senso l’Europa appare la grande assente, incapace di incidere sulle dinamiche internazionali. “Più Europa”, è l’appello del segretario generale della Uil: tornare ad applicare il diritto internazionale come unico strumento per la risoluzione dei conflitti e cambiare quei meccanismi di funzionamento delle istituzioni che oggi paralizzano ogni forma di intervento diplomatico.

“Nella vita internazionale – chiude Bombardieri citando il recente appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella – si contrappongono due mondi, due scuole di pensiero che in questo momento si scontrano. Una è quella di chi pensa solo ai propri interessi, l’altra è quella di chi privilegia la cooperazione multilaterale condividendo difficoltà e obiettivi con gli altri, mantenendo la barra dritta su scelte fondanti come l’adesione alle Nazioni Unite e all’Unione Europea. Per noi il modello di riferimento è questo: quello che ha garantito prosperità e sviluppo dalla fine della Seconda guerra mondiale e quello che dovrà continuare a garantire principi per noi irrinunciabili. Principi su cui ogni giorno pratichiamo la nostra attività: l’autodeterminazione dei popoli e la pace”.

La conquista dei diritti e delle libertà non è data per sempre, sottolinea Massimo Di Pietro, responsabile del dipartimento internazionale della Uil. In questo contesto il sindacato deve essere protagonista del cambiamento ed è inevitabile rintracciare una certa debolezza della Ces nella sua sostanziale incapacità di incidere sui percorsi normativi portati avanti dal Parlamento e dalla Commissione europea. C’è necessità di unione nelle politiche sindacali, ma anche di una solidarietà concreta, internazionale e coraggiosa nel difendere i diritti dei lavoratori negli scenari di guerra.

La Uil, ad esempio, ha dato ospitalità al segretario del sindacato venezuelano perseguitato in patria; ha aiutato la popolazione ucraina fin dallo scoppio del conflitto inviando aiuti umanitari senza proclami; ha condannato e continua a condannare il genocidio del popolo palestinese da parte del governo israeliano e respinge l’immobilismo del governo italiano. Oggi, allo scoppio della guerra nel Golfo Persico, chiede rispetto per il popolo iraniano – vessato dal regime degli ayatollah e colpito anche dai bombardamenti Usa-Israele – ed è pronta ad attivare la propria rete di strutture e competenze anche per queste persone che muoiono per difendere la loro libertà.

Lo testimonia Shiva Boroumand, attivista iraniana, che racconta con la voce rotta dall’emozione il mare di proteste per chiedere la fine del regime della Repubblica Islamica, trasformatesi in una richiesta di vita. Gli iraniani sono scesi nelle strade per rivendicare il diritto di scegliere e di essere protagonisti nella società, senza la paura della repressione e del silenzio forzato. Raggelante l’immagine delle madri che sfidano il tabù del lutto ballando sulle tombe dei propri figli per opporsi all’efferatezza del regime. Ma Boroumand non manca di sottolineare che l’attacco statunitense rappresenta una doppia ferita per un popolo già martoriato e, a nome della sua gente, chiede rispetto per la vita umana: “La libertà si conquista e si difende insieme. Donna, vita, libertà”.

Le stesse istanze arrivano anche da Gaza, nelle parole espresse in un contributo video da Padre Romanelli e da Andrea Avveduto dell’associazione Pro Terra Santa, attraverso la quale la Uil ha convogliato il risultato della raccolta di aiuti umanitari. La situazione resta estremamente difficile e i rifornimenti faticano ad arrivare con regolarità per soddisfare bisogni che non cessano di essere urgenti. Non c’è grande ottimismo su quello che sarà il compito del Board of Peace, fondato dal presidente Donald Trump con il dichiarato scopo di sostituirsi all’ONU, ma resta l’urgenza di intervenire per salvare il futuro di tante vite già compromesse da morte e traumi.

Nella seconda parte della mattinata il dibattito si è spostato sul focus “Navigare la storia: la politica europea tra geopolitica, interdipendenza e tramonto della multilateralità”. Protagonisti Nataliya Levytska, vicepresidente del KVPU – la confederazione sindacale indipendente ucraina –, Maksim Pazniakou, presidente facente funzioni in esilio del BKDP – il Congresso dei sindacati democratici della Bielorussia – e l’ambasciatore Giorgio Marrapodi, rappresentante permanente d’Italia alle Nazioni Unite.

Al quinto anno di guerra, afferma Levytska, le conseguenze sul lavoro in Ucraina sono devastanti: molti lavoratori sono al fronte e le garanzie sono state drasticamente ridotte. Ma la guerra non può giustificare la compressione dei diritti dei lavoratori, che devono essere garantiti anche ai milioni di ucraini costretti a lasciare le proprie case.  È difficile intravedere la fine del conflitto e, a trentacinque anni dall’indipendenza, per l’Ucraina è ancora più doloroso sperimentare la fragilità di questo valore. La richiesta è che non venga meno il sostegno internazionale: “Non dimenticateci”, è l’appello rivolto soprattutto all’Europa. “Solo la solidarietà vince sui dittatori”.

Dalla Bielorussia arriva invece la testimonianza di Maksim Pazniakou, che denuncia la repressione del regime di Aljaksandr Lukašėnka contro i sindacati indipendenti: arresti, persecuzioni e messa al bando delle organizzazioni sindacali. Lui stesso è stato costretto all’esilio dopo che il presidente bielorusso ha reso illegali i sindacati autonomi, sostituendoli con strutture controllate dallo Stato.

Per Marrapodi il problema centrale resta “l’involuzione della multilateralità”. L’ONU attraversa una crisi profonda che riflette le divisioni tra gli Stati membri, compresi quelli dotati di diritto di veto. Le organizzazioni internazionali funzionano solo se gli Stati sono disposti a collaborare. Se l’ONU fatica ad agire è perché riflette le contraddizioni sempre più accentuate dei suoi stessi membri. Per questo, conclude, occorre rafforzare il ruolo del diritto internazionale e avviare una riforma dei meccanismi di funzionamento delle Nazioni Unite. “Il diritto non deve adeguarsi alla politica”, ricorda citando Kant. È il diritto internazionale, conclude, la base della convivenza pacifica tra i popoli.

Elettra Raffaela Melucci

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