L’osservazione che si potrebbe fare è che oggi due fonti completamente differenti, per non dire opposte, concordano su un tema non secondario, e cioè: il tesoretto di cui si favoleggia da giorni e’ una bufala, e piuttosto che raccontare bufale il governo dovrebbe preoccuparsi della disoccupazione crescente e della produzione industriale calante. Le due fonti sono il Sole 24 ore, quotidiano della Confindustria, e la Cgil. Il Sole oggi apre la prima pagina con un articolo firmato dal vicedirettore Fabrizio Forquet sotto i seguenti occhiello e titolo: ‘’Il Bonus che non c’e’”; “Se il tesoretto e’ solo un’arma di distrazione di massa’’. L’incipit: ‘’Con dati occupazionali che restano al minimo storico e una produzione industriale che continua a deludere, dovrebbe essere chiaro a tutti che e’ tempo di serietà e non di distrazioni’’. Nel testo, Forquet fa a pezzi la questione ‘’tesoretto’’, spiegando che 1) non esiste; 2) sbaglia gravemente il governo a buttare una simile bufala in pasto ai cittadini.
Parole e argomentazioni pressoché identiche ha usato Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, nella conferenza stampa odierna, convocata per dare una prima valutazione del Def e presentare le controproposte della confederazione per indirizzare l’economia ‘’nel verso giusto’’. Che, ovviamente, non è quello con cui Renzi sta guidando l’Italia. A proposito del tesoretto, Camusso afferma addirittura di non volerne nemmeno parlare, tanto la faccenda e’ inconsistente: ”uno specchietto per le allodole”’. Invoca, piuttosto, una maggiore “onestà intellettuale’’ da parte del governo, ricordando che e’ quanto meno bizzarro che “da un lato dobbiamo recuperare 16 miliardi per la clausola di garanzia, dall’altro si almanacca su come spendere ipotetici 1,6 miliardi del presunto tesoretto”. Che se esistesse, peraltro, non sarebbe difficile destinare: ‘’incapienti, pensioni basse, lotta alla povertà, inserimento al lavoro’’, e chi più ne ha più ne metta. Fermo restando che, quand’anche, l’ennesimo provvedimento a pezzetti finirebbe per aumentare le diseguaglianze e certo non risolverebbe i drammi strutturali del paese. Tra i quali Camusso elenca al primo posto la mancanza di lavoro, chiedendosi come sia possibile, per il governo, ‘’accettare come normale il fenomeno della disoccupazione a due cifre’’: ‘’si insiste a raccontare una crescita che non c’e’ e mai ci sarà, se non si affronta il problema lavoro’’.
Problema aggravato da altri provvedimenti. Per esempio: “la ridefinizione degli ammortizzatori in deroga si ferma al venir meno della cassa integrazione, col rischio che a maggio molte posizioni vengano trasformate da ‘’cassa’’ in licenziamento”. Cosi come “preoccupa l’assenza di finanziamenti per i contratti di solidarietà,” che costituiscono un buon argine alla disoccupazione. Per non dire della proclamata ‘’discesa delle tasse’’, quando ‘’basta guardare i dati per verificare che la pressione fiscale aumenta’’; e pensare di risolvere tutta la politica economica con i tagli linerari, significa semplicemente ‘’non avere una politica economica’’.
Ma non e tutto: il Def prevede anche la riduzione dei salari rispetto alla produttività, e questo, “non essendo accompagnato da un aumento significativo dell’occupazione, aumenterà le diseguaglianze nella distribuzione del reddito nazionale a scapito del lavoro e della crescita’’. Inoltre, da’ per scontato il non rinnovo, per l’ennesima volta, dei contratti pubblici. E a questo punto ci si chiede come il governo immagini di rilanciare i consumi. Dunque, giudizio completamente negativo: ‘’il Def –sintetizza Camusso- non affronta il nodo della disoccupazione, ne’ scommette sul fatto che intervenire sul lavoro sia essenziale per produrre la crescita’’. Se il ‘’verso cambia’’, come ama dire Renzi, cambia nel verso sbagliato. Il verso giusto, secondo la Cgil, e’ quello sintetizzato in tre proposte, illustrate per esteso nel documento presentato oggi.
La prima proposta riguarda la patrimoniale sulle grandi ricchezze, tema che la Cgil cavalca da tempo e che oggi rilancia perché, spiega la segretaria, “la crisi ha evidenziato come la forbice tra ricchi e poveri si sia ulteriormente allargata”. Dati a supporto li fornisce il responsabile economico della confederazione, Danilo Barbi, via Bankitalia, peraltro utilizzati anche da Piketty nel suo ormai celeberrimo studio: ‘’2 milioni di famiglie italiane, su un totale di 25 milioni, possiedono da sole un miliardo trecento milioni di euro di ricchezza finanziaria, escludendo gli immobili”. L’ipotesi Cgil e’ di tassare quel 5% di super ricchi con aliquota progressiva per la parte eccedente i 350 mila euro, ottenendo un gettito da 10 miliardi annui.
La seconda proposta riguarda la tassa di successione: l’Italia è l’unico paese ad avere una normativa che, con la scusa di salvaguardare i vecchietti che lasciano un tetto a figli e nipoti, di fatto esenta dalle tasse patrimoni immobiliari colossali. “Una situazione che crea ingiustizia e aumenta le diseguaglianze tra chi ha molto e chi poco o nulla”. La proposta della Cgil è, quindi, di far salve le famose e intoccabili prime case, ma tassare la ciccia che da queste esula. In questo modo si otterrebbero altri 4 miliardi di gettito annuo.
La terza proposta, infine, suggerisce di utilizzare le risorse che derivano dalla previdenza complementare per investire in economia reale. Iniziando dai fondi contrattuali, ovviamente, ma con la possibilità di estendere anche agli altri fondi, studiando formule di garanzia del risparmio, e coinvolgendo la Cassa depositi e prestiti, attraverso il fondo strategico già esistente o anche creando un fondo ad hoc presso la Cdp stessa. In questo modo, “si possono orientare cospicue risorse da destinare a investimenti e sviluppo, prevedendo una fiscalità di vantaggio per chi destina la sua parte di risparmio previdenziale a questo fine.”
Tutte le tre proposte sono “coerenti e compatibili con gli schemi dell’Unione europea”, dunque pienamente praticabili. A patto, naturalmente, di voler infrangere qualche tabù o privilegio, cambiando uno stato per cui ‘’una parte di soliti noti continua a essere intoccabile e tutti gli altri pagano dazio. Se fossi Renzi – conclude Camusso- invece di aver paura delle parole mi porrei il problema di come davvero cambiare verso al governo dell’economia del paese’’.
Nunzia Penelope

























