Con gli ultimi quattro decreti attuativi, approvati oggi dal Cdm, si è conclusa la riforma del Jobs act. Nella conferenza stampa seguita al Consiglio, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha dichiarato: “Il Jobs act sta producendo nuovi posti di lavoro, non solo trasformazioni. I dati Istat – ha aggiunto- ci dicono che a giugno ci sono stati oltre 40 mila posti lavoro, ma valgono anche i 175 mila nel trimestre e 230 mila nei 12 mesi. Quindi non è successo tutto ad agosto o a luglio ma in un arco tempo e questo ci conforta nel dire che si è fatto la scelta giusta e nel proseguire l’opera”.
Ecco alcune delle principali novità introdotte dai decreti attuativi.
Controlli a distanza su pc, tablet e telefonini aziendali. Non ci sarà bisogno di autorizzazione ministeriale nè di accordi sindacali, ma i lavoratori dovranno essere informati in modo preventivo sulle modalità di effettuazione dei controlli, che, comunque, non potranno mai avvenire in contrasto con quanto previsto dal Codice della privacy. E’ quanto prevede l’articolo 23 del decreto legislativo in attuazione del Jobs act approvato dal Consiglio dei ministri.
“È vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altri strumenti che abbiano quale finalità esclusiva il controllo a distanza dell’attività dei lavoratori”, si legge nel documento. Gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti “dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere installati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale, previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali”.
In alternativa, “nel caso di imprese con unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione ovvero in più regioni, tale accordo può essere stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. In mancanza di accordo gli impianti e gli strumenti di cui al periodo precedente possono essere installati previa autorizzazione della Direzione territoriale del lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più Direzioni territoriali del lavoro, del ministero del Lavoro e delle politiche sociali”.
L’accordo e l’autorizzazione “di cui al secondo comma non sono richiesti per gli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e per gli strumenti di registrazione degli accessi e delle uscite. Le informazioni raccolte ai sensi del terzo comma sono utilizzabili a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalità d’uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli e nel rispetto di quanto disposto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196”.
In altri termini, se il lavoratore non verrà adeguatamente informato dell’esistenza e delle modalità d’uso delle apparecchiature di controllo e delle modalità di effettuazione dei controlli, i dati raccolti non saranno utilizzabili a nessun fine, nemmeno a fini disciplinari.
Addio alle dimissioni in bianco. Per dimettersi occorrerà compilare un modulo online disponibile sul sito del ministero del Lavoro. E’ quanto prevede l’articolo 26 del dlgs sulle semplificazioni in attuazione del Jobs Act approvato dal Consiglio dei ministri. “Le dimissioni e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro sono fatte, a pena di inefficacia, esclusivamente – si legge nel testo in possesso di Askanews – con modalità telematiche su appositi moduli resi disponibili dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali attraverso il sito www.lavoro.gov.it e trasmessi al datore di lavoro e alla Direzione territoriale del lavoro competente con le modalità individuate con il decreto del ministro del Lavoro e delle politiche sociali”. Inoltre “entro sette giorni dalla data di trasmissione del modulo” il lavoratore “ha la facoltà di revocare le dimissioni e la risoluzione consensuale con le medesime modalità”. Il datore di lavoro che alteri i moduli “è punito con la sanzione amministrativa da euro 5.000 ad euro 30.000. L’accertamento e l’irrogazione della sanzione sono di competenza delle Direzioni territoriali del lavoro”.
Ispettorato unico. Approvato anche il decreto attuativo sulle attività ispettive, con l’istituzione dell’Ispettorato unico. “Lo spirito- ha spiegato Poletti – è quello di migliorare la performance delle ispezioni: Anziché avere tre soggetti -ha spiegato iol ministro – ci sarà un istituto solo, così semplifichiamo anche per le imprese”.
Cassa integrazione. La cassa integrazione viene estesa a 1,4 milioni di lavoratori delle aziende da 5 a 15 dipendenti. “L’ammortizzatore in costanza di rapporto di lavoro – ha spiegato Poletti – durerà 24 mesi in un quinquennio mobile, periodo che sale fino a 36 se si usa la solidarietà. Sulle aliquote di applica il meccanismo bonus malus, paga di più chi più usa la cassa”. Il ministro ha chiarito anche che la Naspi, il nuovo assegno contro la disoccupazione involontaria durerà 24 mesi.
I decreti fiscali. In agenda c’erano anche cinque testi nell’ambito della revisione del sistema fiscale, al secondo esame preliminare: “I testi usciti dal cdm con l’apporto delle osservazioni parlamentari che erano molto coerenti” ha detto il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Claudio De Vincenti, aggiungendo che i testi tornano ora “di nuovo in Parlamento per un ultimo passaggio”. La conclusione dell’iter è prevista “fra un paio di settimane”. Tra i provvedimenti previsti c’è il fatto che gli sconti fiscali (tax expenditure) siano da rivedere o cancellare ogni cinque anni. Contemplato anche l’arrivo della notifica via web delle cartelle esattoriali e il calo dell’aggio Equitalia dal 4,65 all’1% per chi paga la cartella entro 60 giorni (dopo il 6%, dall’8%), con la possibilità di fare piccoli ritardi (7 giorni) nel pagamento di rate. Per l’Agenzia delle Entrate arriva il via libera a sostituire i dirigenti decaduti con la sentenza della Corte Costituzionale con dei quasi-dirigenti: dipendenti in “posizioni organizzative” con funzioni dirigenziali a cui saranno garantite specifiche indennità economiche. Novità che il governo intende recepire dalle indicazioni che il Parlamento ha fornito su cinque schemi di decreti di attuazione della delega fiscale.
Nell’ordine del giorno sono finiti anche i decreti sulle sanzioni penali e sul contenzioso tributario, che alla vigilia sembrava potessero slittare ancora di qualche giorno. I testi torneranno alle Camere perchè alcune osservazioni parlamentari non sono state accolte: tra queste quella di “vincolare” una percentuale degli incassi della lotta all’evasione per finanziare il Fondo per la riduzione delle tasse. Ma deputati e senatori avranno solo 10 giorni per esprimere un parere. Il governo punta infatti a varare il tutto entro settembre (ma senza la riforma del Catasto), come previsto anche dalle raccomandazioni rivolte all’Italia dall’Ue.



























