E’ una calda domenica di luglio. Le 6 del pomeriggio sono passate da un quarto d’ora, quando Susanna Camusso e Vincenzo Boccia salgono sul palco allestito presso la Rocca di Serravalle Pistoiese. Un antico borgo toscano dove, da una ventina d’anni, si tiene una manifestazione annuale denominata Cgil Incontri.
E’ la serata conclusiva della serie di dibattiti organizzata quest’anno sotto il titolo “Le ragioni del futuro”. Ed è un’occasione di per sé significativa per due motivi. Primo, perché col dibattito di stasera la Cgil intende ricordare il primo dibattito che si svolse a Serravalle giusto vent’anni fa, quello tra Gianni Agnelli e Sergio Cofferati, allora da poco leader della Confederazione di corso d’Italia. E poi perché quello che è stato messo in programma per la sera del 10 luglio si annuncia come il primo confronto pubblico tra la segretaria generale della Cgil e il neo presidente della Confindustria.
Naturalmente, ciò non implica che Boccia e Camusso non si siano mai visti di persona dopo che, a fine maggio, lo stesso Boccia si è insediato al vertice della Confederazione di viale dell’Astronomia. Il loro primo incontro, infatti, è avvenuto almeno il 28 giugno, in occasione di un appuntamento tra i massimi dirigenti delle confederazioni sindacali e il nuovo vertice di Confindustria che, inizialmente, era destinato ad avere un carattere riservato. Ma l’attesa comunque c’è, anche perché gli argomenti su cui sviluppare il confronto non solo non mancano, ma hanno tutti il carattere di una stringente attualità.
Ora va detto che quello avviato a fine giugno fra Confindustria, da una parte, e Cgil, Cisl, Uil, dall’altra, è un rapporto che coinvolge, evidentemente, diversi interlocutori. Non ci si poteva dunque aspettare che Boccia e Camusso entrassero pubblicamente nel merito di una discussione che, come si è detto, ha preso le mosse in modo volutamente riservato.
Quello che però si è visto, sul palco di Serravalle, è stata una coppia di interlocutori che hanno teso a mostrare un atteggiamento di reciproca valorizzazione. Il che non significa che, dal confronto, siano già emersi punti di possibile accordo. Ma, senza esagerare, si può parlare almeno di qualche punto di vista convergente.
Il primo di questi punti è costituito dall’importanza attribuita da entrambi alle relazioni reciproche. Coerentemente a quanto già detto a Brescia, in occasione dell’Assemblea annuale di Federmeccanica, Boccia ha ribadito che la sua Confindustria intende rispettare chi rappresenta i “nostri lavoratori”, cui “siamo legati da un destino comune”. Mentre Camusso ha detto di apprezzare il fatto che Boccia non avesse fatto ricorso a espressioni del tipo “siamo tutti sulla stessa barca”, perché, per sviluppare utili relazioni fra le parti sociali, è bene che le parti stesse siano consapevoli di rappresentare “interessi differenti”. Aggiungendo poi che per “difendere la funzione delle parti sociali” occorre “cominciare a esercitarla”.
Va anche detto che questo punto è stato forse l’unico sul quale Boccia si è lasciato sfuggire qualcosa rispetto a quanto discusso nell’incontro riservato del 28 giugno, e cioè che le Confederazioni si sarebbero date un metodo per il prosieguo del confronto; metodo basato sull’idea di cercare innanzitutto i punti di accordo, per poi procedere in un confronto leale basato, come si è detto, sul rispetto reciproco.
Un altro punto di vicinanza, se non di accordo, fra Camusso e Boccia, ha un carattere più analitico che pratico, ma ha comunque un suo rilievo. Ci riferiamo con questo al fatto che entrambi sembrano concordare sull’esistenza di un nesso fra crisi economica e crescita delle diseguaglianze, nel senso che entrambi concordano almeno sull’idea che la crescita delle diseguaglianze sociali, verificatasi negli anni più recenti, costituisce di per sé un fatto negativo e, quindi, un nodo che va affrontato.
Un terzo punto di vicinanza, complesso e potenzialmente ricco di implicazioni, è quello del taglio industrialista dei discorsi di entrambi. Punto di vicinanza che, a proposito del nesso che, nel nostro Paese, ha legato una certa insufficienza degli investimenti a una bassa crescita della produttività, e che dovrà legare a un’auspicata maggior crescita di quest’ultima investimenti più robusti, ha anche consentito a Boccia di scherzare, suggerendo ai giornalisti come titolo per le eventuali cronache dell’indomani: “Boccia è d’accordo con la Camusso”.
Il taglio industrialista scelto dal presidente di Confindustria per questi suoi interventi di esordio gli ha poi consentito di strappare un applauso dal pubblico, peraltro esigente, di Serravalle Pistoiese. E’ accaduto quando Boccia, anche qui similmente a quanto già detto a Brescia davanti agli imprenditori metalmeccanici, ha giocato la carta dell’orgoglio nazional-produttivo. Se le nostre imprese devono confrontarsi tutti i giorni con un sistema di infrastrutture peggiore di quello che favorisce le imprese di altri paesi, nonché con tasse più gravose, costi dell’energia più alti e un costo del lavoro per unità di prodotto più elevato, e ciò nonostante siamo pur sempre il secondo paese manifatturiero d’Europa dopo la Germania, vuol dire che siamo veramente bravi.
Punti di convergenza e cortesie reciproche sono cose che favoriscono le relazioni fra le parti sociali, ma possono uccidere un dibattito che, come è noto, vive invece sull’esplicitazione di tesi diverse. Tanto che, a un certo punto, il moderatore dell’incontro, e cioè Francesco Manacorda, neo caporedattore delle pagine economiche di “Repubblica”, si è chiesto – evocando una celebre serie di accordi diplomatici firmati da Repubblica Francese e Regno Unito – se i due interlocutori non stessero esibendo una dose eccessiva di “Entente Cordiale”.
Va detto che la “Entente Cordiale” segnava, nel 1904, un riavvicinamento tra Francia e Inghilterra, tutto giocato in chiave anti-tedesca. Qui, invece, a quanto pare, Cgil e Confindustria non dispongono di un nemico comune vero e proprio. In materia politica, infatti, la Confindustria si è schierata a favore del sì nel prossimo referendum sulla riforma costituzionale, mentre la Cgil rimane assai critica sulla riforma stessa.
E tuttavia, dal dibattito di Serravalle è emerso che, potenzialmente, esistono due terreni di azione in cui sindacati e Confindustria potrebbero avere interessi convergenti fra loro e divergenti da quelli del Governo. Uno di questi terreni è quello costituito dalla questione previdenziale. Qui i sindacati marciano uniti per chiedere a Renzi di rivedere la riforma che porta il nome del ministro Elsa Fornero. E da Serravalle è venuta, rispetto a questa problematica, un’inattesa, ancorché preliminare, apertura di Boccia.
L’altro terreno sarebbe quello delle relazioni industriali. Perché sarebbe? Perché ancora non è. Come è noto, infatti, l’accordo sul sistema contrattuale, raggiunto dalla Confindustria con le sole Cisl e Uil all’inizio del 2009, è scaduto, ma non è stato sostituito da un nuovo accordo. Dalle parole pronunciate da Boccia e Camusso si intuisce che le confederazioni sono consapevoli del fatto che è loro interesse comune definire un nuovo accordo al più presto. Ciò, infatti, da un lato ridarebbe alle parti sociali quella funzione che è loro propria, mentre, dall’altro, impedirebbe al Governo di assumersi in prima persona un ruolo regolatorio che, nella tradizione italiana, spetta alle stesse parti sociali.
Già, ma quale accordo? A questa domanda, da Serravalle non è venuta nessuna risposta definita. Come è anche noto, infatti, dai primi di novembre del 2015 è in corso la trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Una trattativa che si è venuta caricando di un eccesso di responsabilità: quella di costituire l’occasione in cui e con cui definire un nuovo modello contrattuale. Di qui il dilemma: aspettare la conclusione della trattativa dei metalmeccanici per poi definire, partendo da lì, il nuovo accordo sul sistema contrattuale? Oppure definire rapidamente un nuovo sistema contrattuale che aiuti anche i metalmeccanici a rinnovare il loro contratto?
A Serravalle Camusso è tornata a respingere la piattaforma proposta da Federmeccanica il 22 dicembre dell’anno scorso, facendo implicitamente proprie le posizioni sin qui espresse unitariamente dai sindacati di categoria Fim, Fiom e Uilm.
Boccia ha evitato di assumere esplicitamente i contenuti concreti di questa proposta, ma si è mantenuto su uno schema di ragionamento culturalmente vicino a quello di Federmeccanica. A Susanna Camusso – che sosteneva che occorre rinnovare i contratti per far crescere i salari e combattere quindi la crescita delle disuguaglianze, riaprendo spazi a una possibile nuova crescita della domanda interna – Boccia ha replicato di essere d’accordo su questi obiettivi, ma ha anche aggiunto che per fare ciò occorre che prima si agisca per determinare una crescita della produttività.
A incontro finito, gli osservatori rimangono quindi nell’incertezza. L’atmosfera che si è creata dopo l’elezione di Boccia è buona per ciò che riguarda i rapporti con i sindacati, ma le vie per risolvere i problemi aperti ancora non sono visibili. Forse il vero aiuto che potrebbe venire dal Governo rispetto alla definizione di un nuovo sistema contrattuale condiviso dovrebbe essere di natura fiscale, come peraltro ha chiesto esplicitamente Boccia stesso, in diverse occasioni.
@Fernando Liuzzi





























