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Home - La biblioteca del diario - Ciò che era giusto. Eredità e memoria di Alexander Langer, di Goffredo Fofi. Editore Alphabeta

Ciò che era giusto. Eredità e memoria di Alexander Langer, di Goffredo Fofi. Editore Alphabeta

di Francesco Lauria
29 Agosto 2025
in La biblioteca del diario
Ciò che era giusto. Eredità e memoria di Alexander Langer, di Goffredo Fofi. Editore Alphabeta

È davvero notevole l’ultimo regalo che ci ha fatto Goffredo Fofi prima della sua scomparsa. Non era facile, infatti, realizzare un testo che aggiungesse qualcosa di nuovo su e di Alexander Langer a trent’anni dalla sua tragica “diserzione” alla Vita. Fofi, e con lui altri, tra cui Gad Lerner, Peter Kammerer e Daniel Cohn-Bendit, ci sono pienamente riusciti. Come ben spiega Chrsitine Stuffering, presidente della Fondazione Alexander Langer Stiftung, nella sua nota di presentazione: “in questo mondo pieno di ferite, spesso molto profonde e ancora aperte, c’è stato un uomo che ha passato la propria vita a fare (“essere”) ponte e a cercare necessarie, nuove forme di convivenza tra le persone e con la natura”. Il libro, che vede nel contributo di Fofi il testo centrale, contiene anche altri contenuti: la giovane storica Clara Bassan delinea un completo ritratto biografico di Langer, del lascito della sua figura ci parla, invece, un altro storico, Giorgio Mezzalira. Gad Lerner, in un contributo sincero e davvero prezioso, sottolinea il suo rapporto con Langer e le “visioni” dell’amico sudtirolese per il futuro, a livello locale e globale. Del rapporto di connessione tra Italia e Germania ci parla, invece, il sociologo Peter Kammerer mentre il volume si conclude con un’intervista a Daniel Cohn-Bendit condotta da Lucio Giudecenadrea. Non manca una selezione, originale ed equilibrata di scritti scelti di colui che Cohn-Bendit definisce, in lingua yiddisch, non un profeta, ma un e mentsch, una persona di valore, dal carattere nobile.

A fianco di testi famosissimi come: “Caro San Cristoforo”, “L’Europa muore o rinasce a Sarajevo”, “Tentativo di un decalogo per la convivenza interetnica”, ve ne sono altri meno conosciuti, o quasi del tutto inediti, penso a: “Programma di lettura delle Scritture dal Nuovo Testamento per un mese”, e a “Elogio della gratuità”, pronunciato nel 1990 al congresso nazionale dell’ANIARTI, Associazione di Infermieri di Area critica, in sostituzione dell’amico Ivan Illich. Trasversale e opportuna nel testo è la lettura spirituale, direi anche religiosa di Langer.Non, appunto, un profeta tra le nuvole, ma un costruttore concreto di ponti e visioni, non un mero dispensatore di sogni, un viaggiatore notturno che custodisce e trasmette l’aurora. Riecheggia l’ultimo consiglio di preghiera dello scritto giovanile del 1966: “Siate quelli che mettono in pratica la Parola e non soltanto ascoltatori, ingannando” (Lettera di Giacomo, 1, 22). In un mondo fatto non più solo per “giudei” e “greci”, Langer travalica, trasforma, ma non abbandona il concetto di comunità. Non è un transfuga, al limite è un consapevole e ostinato “disertore” dei nazionalismi, macro o micro che siano. Un costruttore paziente di un’Europa e di un Mondo che, dal basso, da una sussidiarietà orizzontale, verticale e, diremmo oggi, circolare, tessono mosaici, non alimentano ferite.

È noto che la guerra nei Balcani, il dilemma di un nuovo pacifismo sempre nonviolento, ma non assolutisticamente non interventista, segnarono duramente Langer, fino alle parole finali che sono riportate all’inizio del volume: “I pesi mi sono divenuti davvero insostenibili, non ce la faccio più. Vi prego di perdonarmi tutti anche per questa mia dipartita. Un grazie a coloro che mi hanno aiutato ad andare avanti. Non rimane da parte mia alcuna amarezza nei confronti di coloro che hanno aggravato i miei problemi. “Venite a me, voi che siete stanchi e oberati”. Anche nell’accettare questo invito mi manca la forza. Così me ne vado più disperato che mai. Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto”. In questo tragico biglietto, ritrovato in occasione della sua scomparsa il 3 luglio 1995 nella periferia fiorentina, c’è tutta la contraddizione voluta dell’esistere di Langer. Una contraddizione, un dolore sanguinante che, paradossalmente, ci cura, si prende cura del nostro presente, ci prende in spalla come San Cristoforo con il Bambino.

Quello di Alex, sottolinea giustamente Giorgio Mezzalira, è stato un: “modo di stare al mondo”, non “il modo di stare al mondo”. Langer, che si chiedeva provocatoriamente e intimamente: “passeresti del tempo con coloro che dici di voler aiutare”, ci lascia un ulteriore compito, decisivo nello sfrangiato mondo in guerra permanente di oggi: “È tempo di essere piccoli. Non abbiate fretta. Vi invito a sostare, a coltivare il dubbio, a praticare l’ascolto, a custodire il fragile”. Continuiamo il percorso, coltiviamo, insieme al dubbio, una memoria affettuosamente e rigorosamente generatrice di Alexander Langer. Custodiamolo a trenta anni di distanza. E… “Non siamo tristi. Continuiamo, con lui, attraverso di lui, in ciò che era giusto”.

Francesco Lauria

Titolo: Ciò che era giusto. Eredità e memoria di Alexander Langer

Autore: Goffredo Fofi (a cura di)

Editore: Alphabeta

Data di pubblicazione: 26 maggio 2025

Pagine: 240 pp.

ISBN: 8872234433

EAN: 9788872234433

Prezzo: 17,00 euro

Francesco Lauria

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