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Il Diario del Lavoro

Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali

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Home - Camera - Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

30 Luglio 2025
in Camera

SEDE CONSULTIVA
Giovedì 31 luglio 2025. — Presidenza del presidente Walter RIZZETTO.

La seduta comincia alle 13.30.

Proroga del termine per l’esercizio delle deleghe previste dall’articolo 2 della legge 15 luglio 2022, n. 106, in materia di spettacolo.
C. 2538 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla VII Commissione).
(Esame e conclusione – Parere favorevole).

La Commissione inizia l’esame del provvedimento.

Andrea VOLPI (FDI), relatore, ricorda che la Commissione è chiamata a esprimere alla VII Commissione (Cultura) il parere di competenza sul disegno di legge C. 2538, approvato dal Senato, recante proroga del termine per l’esercizio delle deleghe previste dall’articolo 2 della Passando ad esaminare il contenuto del provvedimento, composto da 2 articoli, fa presente che l’articolo 1, composto da un unico comma – novellando, in termini identici, l’articolo 2, commi 1, 4 e 5, della legge n. 106 del 2022 (Delega al Governo e altre disposizioni in materia di spettacolo) – dispone la proroga dal 18 agosto 2025 al 31 dicembre 2026 del termine per l’esercizio: della delega legislativa per il coordinamento e il riordino delle disposizioni legislative vigenti e di quelle regolamentari in materia di attività, organizzazione e gestione delle fondazioni lirico-sinfoniche nonché per la riforma, la revisione e il riassetto della vigente disciplina nei settori del teatro, della musica, della danza, degli spettacoli viaggianti, delle attività circensi, dei carnevali storici e delle rievocazioni storiche, mediante la redazione di un unico testo normativo denominato «codice dello spettacolo», al fine di conferire al settore un assetto più efficace, organico e conforme ai princìpi di semplificazione delle procedure amministrative e ottimizzazione della spesa e volto a promuovere il riequilibrio di genere e a migliorare la qualità artistico culturale delle attività, incentivandone la produzione, l’innovazione, nonché la fruizione da parte della collettività, con particolare riguardo all’educazione permanente (articolo 2, comma 1, della legge n. 106 del 2022); della delega ad adottare disposizioni in materia di contratti di lavoro nel settore dello spettacolo (articolo 2, comma 4, della legge n. 106 del 2022); della delega ad adottare disposizioni in materia di equo compenso per i lavoratori autonomi dello spettacolo, ivi compresi gli agenti e i rappresentanti Segnala che rispetto al testo originario dell’articolo 1, nel corso dell’esame presso il Senato è stato espunto il riferimento al comma 6 dell’articolo 2 della legge n. 106 del 2022, poiché la delega per il riordino e la revisione degli ammortizzatori e delle indennità e per l’introduzione di un’indennità di discontinuità, quale indennità strutturale e permanente, in favore di talune tipologie di lavoratori discontinui dello spettacolo, prevista da medesimo articolo 2, comma 6, risulta già attuata mediante l’adozione del decreto legislativo n. 175 del 2023.
La relazione illustrativa fa presente che tale proroga si è resa necessaria per andare incontro alle richieste provenienti dalle rappresentanze delle varie categorie e delle parti sociali di una elaborazione il più possibile approfondita e partecipata dei provvedimenti normativi, già in fase avanzata di redazione, le cui ricadute interesseranno molteplici profili del settore dello spettacolo nell’ottica di una maggiore razionalizzazione della materia.
L’articolo 2 dispone in relazione all’entrata in vigore del disegno di legge in esame, stabilendo che esso entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Formula, quindi, una proposta di parere favorevole.

Nessuno chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere formulata dal relatore.

Delega al Governo per l’organizzazione, la realizzazione, lo sviluppo e il potenziamento dei centri di elaborazione dati.
Testo unificato C. 1928 e abb.
(Parere alla IX Commissione).
(Esame e conclusione – Parere favorevole).

La Commissione inizia l’esame del provvedimento.

Virginio CAPARVI (LEGA), relatore, ricorda che la Commissione è chiamata a esprimere alla IX Commissione (Trasporti) il parere di competenza sul testo unificato delle proposte di legge C. 1928 e abbinate, recante delega al Governo per l’organizzazione, la realizzazione, lo sviluppo e il potenziamento dei centri di elaborazione dati, come risultante dagli emendamenti approvati in sede referente.
Il provvedimento in oggetto ha la finalità di sostenere la crescita del sistema produttivo digitale e lo sviluppo tecnologico del Paese, favorendo gli investimenti pubblici e privati volti all’innovazione tecnologica nel settore dei centri di elaborazione dati, attraverso la definizione di una normativa di carattere generale per l’organizzazione, la realizzazione, lo sviluppo, l’approvvigionamento energetico sostenibile, circolare e costante e il potenziamento dei centri di elaborazione dati, nel rispetto dei princìpi costituzionali, dell’ordinamento dell’Unione europea e del diritto internazionale.
In particolare il provvedimento, all’articolo 3, reca una delega legislativa al Governo per la disciplina dei centri di elaborazione dati e il coordinamento delle procedure per la realizzazione e l’organizzazione degli stessi, nel rispetto di determinati principi e criteri direttivi, tra cui si segnala, con riferimento alle competenze della Commissione, la lettera u), volta a promuovere la formazione e lo sviluppo di competenze digitali avanzate nelle scuole, negli istituti tecnologici superiori (ITS), nelle università e nei centri di ricerca, con particolare attenzione alle competenze richieste dai settori dei centri di elaborazione dati e dell’intelligenza artificiale, attraverso il potenziamento dell’offerta formativa e di programmi educativi specifici in collaborazione con enti di alta formazione, privilegiando percorsi formativi e di aggiornamento professionale direttamente correlati alle esigenze tecniche e professionali dei territori sede dei nuovi centri di elaborazione dati e includendo l’offerta formativa degli enti del terzo settore, e operatori privati, nonché a favorire, in tal senso, la creazione di percorsi professionalizzanti, ivi inclusi stage, dottorati industriali e borse di studio, in collaborazione con le aziende operanti nel settore dei centri di elaborazione dati.
Fa presente inoltre che la lettera v) è volta a prevedere misure per sostenere la formazione continua del personale delle amministrazioni territoriali nello sviluppo delle competenze tecniche necessarie per il rilascio dei permessi in connessione e in pendenza delle procedure di valutazione di impatto ambientale.
Formula, quindi, una proposta di parere favorevole.

Nessuno chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere formulata dal relatore.

Rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato per l’esercizio finanziario 2024.
C. 2536 Governo, approvato dal Senato.
Disposizioni per l’assestamento del bilancio dello Stato per l’anno finanziario 2025.
C. 2537 Governo, approvato dal Senato.
Tabella n. 2: Stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno finanziario 2025 (limitatamente alle parti di competenza).
Tabella n. 4: Stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l’anno finanziario 2025 (limitatamente alle parti di competenza).
(Relazioni alla V Commissione).
(Seguito dell’esame congiunto e conclusione – Relazioni favorevoli).

La Commissione prosegue l’esame congiunto dei provvedimenti in titolo, rinviato nella seduta del 29 luglio scorso.

Walter RIZZETTO, presidente, ricorda che nell’ambito dell’Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, svoltosi nella giornata del 24 luglio scorso, i gruppi hanno convenuto di rinunciare alla fissazione del termine per la presentazione di emendamenti riferiti alle parti di competenza del disegno di legge recante disposizioni per l’assestamento del bilancio dello Stato per l’anno finanziario 2025.
Invita, quindi, il relatore, onorevole Mascaretti, a illustrare le sue proposte di relazione sul disegno di legge recante il rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato per l’anno 2024 e sulle Tabelle n. 2 e n. 4 allegate al disegno di legge recante l’assestamento del bilancio dello Stato per l’anno finanziario 2025.

Andrea MASCARETTI (FDI), relatore, formula proposte di relazione sul disegno di legge recante il rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato per l’esercizio finanziario 2024 e sulle Tabelle n. 2 e n. 4 allegate al disegno di legge recante l’assestamento del bilancio dello Stato per l’anno finanziario 2025.

Nessuno chiedendo di intervenire, la Commissione, con distinte votazioni, approva le proposte di relazione formulate dal relatore con riferimento al disegno di legge recante il rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato per l’esercizio finanziario 2024 e alle parti di competenza delle Tabelle n. 2 e n. 4 allegate al disegno di legge recante l’assestamento del bilancio dello Stato per l’anno finanziario 2025.
Delibera, altresì, di nominare il relatore Mascaretti quale relatore presso la V Commissione.

La seduta termina alle 13.40.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L’ufficio di presidenza si è riunito dalle 13.40 alle 13.45.

SEDE CONSULTIVA
Presidenza del presidente Walter RIZZETTO.

La seduta comincia alle 15.30.

DL 95/2025: Disposizioni urgenti per il finanziamento di attività economiche e imprese, nonché interventi di carattere sociale e in materia di infrastrutture, trasporti ed enti territoriali.
C. 2551 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla V Commissione).
(Esame e conclusione – Parere favorevole).

La Commissione inizia l’esame del provvedimento.

Silvio GIOVINE (FDI), relatore, ricorda che la Commissione è chiamata ad esprimere alla V Commissione (Bilancio) il parere di competenza sul disegno di legge C. 2551, approvato dal Senato, di conversione in legge del decreto-legge 30 giugno 2025, n. 95, recante disposizioni urgenti per il finanziamento di attività economiche e imprese, nonché interventi di carattere sociale e in materia di infrastrutture, trasporti ed enti territoriali.
Passando ad esaminare il contenuto del provvedimento, in relazione agli ambiti più direttamente riferibili alle competenze della XI Commissione, fa presente che l’articolo 4, comma 5, proroga l’operatività di alcune esenzioni fiscali e contributive disposte a favore delle imprese ubicate all’interno della Zona franca istituita nei Comuni del Centro Italia colpiti dal sisma del 2016, che abbiano subito riduzione di fatturato in conseguenza del sisma.
L’articolo 5, commi 3 e 4, incrementa l’autorizzazione di spesa relativa all’istituto di pensionamento anticipato denominato APE sociale per un importo pari a 55 milioni di euro per il 2025, 60 milioni di euro per il 2026, 85 milioni di euro per il 2027 e di 50 milioni di euro per il L’articolo 5-bis prevede che l’INAIL, tenuto conto delle sue competenze nel campo riabilitativo, della protesica e della ricerca e in qualità di componente del Servizio sanitario nazionale, può partecipare alla costituzione dei soggetti non profit di cui all’articolo 11-ter, comma 4, del decreto-legge n. 113 del 2024 (che possono essere costituiti dalla regione Lazio o alla cui costituzione può partecipare la medesima regione).
L’articolo 6 prevede, per l’anno 2025, a determinate condizioni, una forma di integrazione al reddito per le lavoratrici madri, dipendenti o autonome, con due o più figli, in sostituzione, esclusivamente per il medesimo anno, dell’esonero contributivo parziale dalla quota di contribuzione pensionistica obbligatoria a carico delle medesime lavoratrici madri, esonero già previsto (ma non ancora attuato) a decorrere dallo stesso anno e di cui ora viene differita la decorrenza all’anno 2026. Per quanto riguarda specificamente le madri con tre o più figli, la forma di integrazione al reddito di cui ai commi in esame concerne le lavoratrici (dipendenti o autonome) con esclusivo riferimento ai mesi (o relative frazioni) in cui esse non siano titolari di rapporti di lavoro dipendente a tempo indeterminato; tale esclusione è posta in quanto, per l’anno 2025 in oggetto (così come anche per l’anno 2026), resta operante, per le lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato, madri di tre o più figli, l’esonero integrale – nel limite massimo annuo di 3.000 euro – dalla contribuzione pensionistica a loro carico, ai sensi della disciplina transitoria di cui all’articolo 1, commi da 180 a 182, della legge 30 dicembre 2023, n. 213.
L’integrazione al reddito di cui all’articolo in esame è riconosciuta, su domanda, dall’INPS, per un importo pari a 40 euro mensili per ogni mese, o frazione di mese, oggetto del rapporto di lavoro o dell’attività di lavoro autonomo, a condizione che il reddito individuale da lavoro non sia superiore a 40.000 euro su base annua; quest’ultima condizione è identica a quella posta per l’esonero contributivo parziale, esonero oggetto, come detto, di differimento all’anno 2026, mentre per l’esonero contributivo integrale di cui alla citata disciplina transitoria non sussistono condizioni relative al reddito. Inoltre l’integrazione al reddito è riconosciuta fino al mese di compimento del decimo anno di età del figlio più piccolo, ovvero del diciottesimo anno nel caso specifico di madre con tre o più figli (quest’ultimo riferimento anagrafico è identico a quello posto dal summenzionato esonero contributivo integrale).
L’articolo 6-quater prevede che il comma 3-bis dell’articolo 3 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, si interpreta nel senso che, nei riguardi delle cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, delle organizzazioni di volontariato della protezione civile, nonché dei volontari della Croce Rossa Italiana, i coordinatori comunali delle attività di volontariato non possono in alcun modo essere equiparati al datore di lavoro o al dirigente per le finalità di cui all’articolo 18 del medesimo decreto legislativo n. 81 del 2008, concernente gli obblighi del datore di lavoro e del dirigente in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
L’articolo 14 dispone l’erogazione di contributi destinati sia alla creazione, alla riqualificazione e all’ammodernamento di alloggi destinati, a condizioni agevolate, ai lavoratori del comparto turistico-ricettivo, sia al sostegno dei costi di locazione sostenuti dai lavoratori stessi. Lo stanziamento previsto è pari a 44 milioni di euro per il 2025 e a 38 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027. Le risorse sono destinate ai soggetti che gestiscono alloggi per i lavoratori del comparto, a strutture turistico-ricettive o a esercizi di somministrazione di alimenti e bevande. Si prevede che con decreto del Ministro del turismo siano definiti i costi ammissibili, le categorie dei beneficiari, le modalità di assegnazione e gestione degli alloggi (che dovranno mantenere canoni calmierati per almeno cinque anni, con riduzioni di almeno il 30 per cento rispetto ai valori di mercato), nonché i criteri e le modalità di controllo dei contributi erogati.
L’articolo 18 introduce delle modifiche in materia di incentivi all’investimento istituzionale in start-up innovative. In particolare, nel concetto di «investimenti qualificati» si ricomprendono, per mezzo di un’interpretazione autentica, «gli impegni vincolati a realizzare direttamente o indirettamente investimenti qualificati». Più precisamente, si ricomprendono anche gli impegni vincolanti ad investire e gli investimenti effettuati da Casse di previdenza e fondi pensione «indirettamente» in Fondi per il Venture Capital («FVC»).
Si modifica inoltre la condizione di accesso al regime di non imponibilità per i redditi derivanti da investimenti qualificati in quote o azioni di Fondi per il Venture Capital effettuati dagli enti di previdenza obbligatoria (Casse di previdenza private) e dalle forme di previdenza complementare (Fondi pensione), prevedendo che i suddetti investimenti, a far data dal 1° gennaio 2025, siano almeno pari al 3 per cento (5 per cento per l’anno 2026 e 10 per cento a partire dall’anno 2027) del paniere di investimenti qualificati risultanti dal rendiconto dell’esercizio precedente.
Formula, quindi, una proposta di parere favorevole.

Nessuno chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere formulata dal relatore.

La seduta termina alle 15.35.

SEDE REFERENTE
Giovedì 31 luglio 2025. — Presidenza del presidente della XI Commissione Walter RIZZETTO.

La seduta comincia alle 15.45.

Sulla pubblicità dei lavori.

Walter RIZZETTO, presidente, avverte il gruppo di Fratelli d’Italia ha chiesto che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche attraverso il sistema di ripresa audiovideo a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni ne dispone l’attivazione.

Istituzione della Giornata nazionale per il contrasto dell’inattività giovanile, al fine di promuovere l’inclusione sociale, formativa e lavorativa dei giovani che non frequentano la scuola né svolgono attività lavorative, di tirocinio o di apprendistato.
C. 2508 Rizzetto.
(Esame e rinvio).

Le Commissioni iniziano l’esame del provvedimento.

Gerolamo CANGIANO (FDI), relatore per la VII Commissione, fa presente, anche a nome della relatrice per la XI Commissione, onorevole Schifone, che la proposta di legge C. 2508, d’iniziativa del deputato Rizzetto, assegnata alle Commissioni riunite VII e XI, prevede l’istituzione della Giornata nazionale per il contrasto dell’inattività giovanile, al fine di promuovere l’inclusione sociale, formativa e lavorativa dei giovani che non frequentano la scuola né svolgono attività lavorative, di tirocinio o di apprendistato.
La relazione che accompagna la proposta di legge evidenzia come il fenomeno dei NEET (Not in Education, Employment or Training – ovvero giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione) costituisca non solo una criticità sociale ed economica, ma anche un ostacolo allo sviluppo delle potenzialità individuali e collettive, con ripercussioni negative sul benessere psicologico, sulla coesione sociale e sulla crescita nazionale. Si tratta, dunque, di un’iniziativa finalizzata – come specificato nella relazione – a promuovere politiche attive e integrate per l’inclusione giovanile, a valorizzare le buone pratiche esistenti e a stimolare il coinvolgimento degli attori pubblici e privati, al fine di favorire l’inclusione sociale, formativa e lavorativa delle giovani generazioni, promuovere la consapevolezza, la responsabilità istituzionale e l’azione collettiva su una delle sfide più urgenti della nostra società.
Passando ad esaminare il contenuto del provvedimento, composto da 4 articoli, rileva che l’articolo 1, al comma 1, stabilisce che la Repubblica riconosce il 9 luglio di ogni anno quale Giornata nazionale per il contrasto dell’inattività giovanile, ossia il fenomeno dei giovani che non studiano, non lavorano e non si formano, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle problematiche legate all’inattività giovanile e di promuovere iniziative finalizzate all’inclusione sociale, formativa e lavorativa delle giovani generazioni.
Il comma 2 stabilisce che, in occasione di tale giornata, lo Stato, le regioni, gli enti locali, le istituzioni scolastiche e universitarie, i centri per l’impiego e i servizi sociali possono promuovere, nell’ambito della loro autonomia e delle rispettive competenze, anche in collaborazione con gli enti del Terzo settore e le associazioni giovanili, attività di informazione, orientamento, formazione e coinvolgimento attivo dei giovani, con particolare attenzione ai giovani appartenenti alle fasce più vulnerabili della popolazione e a rischio di esclusione sociale.
Il comma 3 dispone che l’istituzione della Giornata in questione non determina gli effetti civili di cui alla legge n. 260 del 1949, in materia di ricorrenze festive.
Ricorda che gli effetti civili associati da tale atto ai giorni festivi riguardano l’osservanza del completo orario festivo e del divieto di compiere determinati atti giuridici, l’imbandieramento degli edifici pubblici, la corresponsione ai lavoratori dipendenti della normale retribuzione giornaliera nonché della retribuzione per le ore di lavoro effettivamente prestate con la maggiorazione per il lavoro festivo.
L’articolo 2, al comma 1, prevede che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali – di concerto con il Ministero dell’istruzione e del merito, il Ministero dell’università e della ricerca e il Ministro per lo sport e i giovani – promuove campagne di comunicazione e progetti sociali volti a: contrastare l’abbandono scolastico e universitario; rafforzare il raccordo tra percorsi di formazione e il mercato del lavoro; valorizzare la partecipazione sociale giovanile anche attraverso il volontariato, la cittadinanza attiva e l’imprenditorialità sociale.
Il comma 2 statuisce che, per tali campagne e tali progetti, il Ministro si possa avvalere della collaborazione di enti pubblici, organizzazioni ed esponenti della società civile, esperti del settore, divulgatori e piattaforme digitali, con l’obiettivo di rendere i contenuti accessibili e coinvolgenti per le giovani generazioni.
L’articolo 3, al comma 1, dispone la promozione da parte del Ministero dell’istruzione e del merito, in occasione della Giornata nazionale, di attività didattiche, laboratori tematici e percorsi di orientamento nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, anche in collaborazione con le istituzioni territoriali e i rappresentanti del mondo del lavoro.
Il comma 2 detta disposizioni per l’organizzazione, da parte dei centri per l’impiego e degli sportelli informativi dedicati ai giovani, nella settimana in cui cade il 9 luglio, di giornate informative, di incontri di orientamento individuale e collettivo, di seminari e simulazioni di colloqui di lavoro, con il coinvolgimento delle imprese, delle agenzie formative accreditate e degli enti del Terzo settore operanti sul territorio.
L’articolo 4, infine, reca disposizioni finanziarie, prevedendo che all’attuazione della legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e stabilisce che le amministrazioni interessate provvedono ai relativi adempimenti nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Anna Laura ORRICO (M5S) interviene stigmatizzando quella che definisce essere un’abusata proliferazione di giornate nazionali, chiedendosi quali siano, invece, le politiche concrete adottate dal Governo negli ultimi anni per sostenere la formazione e l’occupazione giovanile.
Ricorda, a tal proposito, che nei tre anni di Governo Meloni non si è tenuto presso la VII Commissione alcun dibattito specifico su tali tematiche, mentre – al contrario – si è registrato un incremento del tasso di denatalità e di emigrazione giovanile non solo dalle regioni del Sud, ma anche da quelle del Nord.
Denuncia che le attuali politiche del Governo stanno favorendo un incremento della precarizzazione dei rapporti di lavoro, a danno della stabilità occupazionale delle nuove generazioni. In questo contesto, ritiene sia poco onorevole che il Parlamento si limiti a discutere esclusivamente dell’istituzione di una giornata nazionale sul fenomeno dei NEET, senza affrontare in modo strutturale il tema delle politiche attive per il lavoro giovanile.
Conclude augurandosi che il Parlamento – quando non impegnato nell’approvazione di disegni di legge di conversione dei decreti-legge – possa finalmente dedicarsi a discutere ed approvare provvedimenti utili al contrasto dell’inattività giovanile.

Antonio CASO (M5S), unendosi alle considerazioni espresse dalla collega Orrico, richiama quanto da lui già evidenziato in occasione dell’istituzione della giornata in memoria dei giornalisti uccisi, osservando come la proliferazione delle giornate nazionali rischi di diventare una prassi finalizzata unicamente a far vedere che la maggioranza intende occuparsi di talune tematiche, senza che a ciò si accompagnino interventi concreti sui temi oggetto delle iniziative.
Pur precisando di non essere in linea di principio contrario all’istituzione di giornate commemorative o tematiche, crede sia necessario ricorrere ad un uso più selettivo e responsabile di tale strumento, sottolineando che una sua eccessiva frequenza finisca per svuotarne il significato originario.
Rileva criticamente come la proposta di legge in esame riproduca un modello già adottato in analoghi provvedimenti, sottolineando come, con formulazioni standardizzate, la maggioranza avanzi proposte di legge istitutive di giornate nazionali che vengono replicate in serie variandone solo il titolo e l’oggetto.
Critica, inoltre, la presenza – anche nel provvedimento in esame – della clausola di invarianza finanziaria, osservando che – a suo avviso – l’assenza di idonei finanziamenti rischia di trasferire su soggetti terzi non solo l’onere della realizzazione delle attività previste, ma anche il relativo onere finanziario.
In conclusione afferma che, a suo giudizio, il fenomeno dei NEET dovrebbe essere trattato prevedendo azioni di natura diversa e più concrete.

Dario CAROTENUTO (M5S), associandosi alle considerazioni espresse dai colleghi intervenuti in precedenza, osserva che sarebbe opportuno istituire una giornata nazionale dedicata ai record negativi del Governo Meloni.
Dichiara di comprendere l’imbarazzo dell’Esecutivo, che da un lato manifesta l’intenzione di occuparsi di determinati temi, ma dall’altro – non essendo in grado di affrontarli con misure concrete – ricorre esclusivamente all’istituzione di giornate commemorative.
Conclude sottolineando che le urgenze da affrontare sarebbero numerose e che da parte del Governo ci si attenderebbe ben altro rispetto alla sola istituzione di nuove giornate nazionali.

Mauro BERRUTO (PD-IDP), intervenendo sul merito della proposta di legge in esame, segnala l’opportunità di integrare l’articolo 2, volto alla promozione di campagne di comunicazione e progetti sociali, con l’introduzione di disposizioni finalizzate alla promozione dell’esercizio dell’attività sportiva. Ritiene, infatti, che anche lo sport possa contribuire, in parte ma in modo significativo, al contrasto del fenomeno oggetto della presente proposta di legge. Annuncia, quindi, che intenderà presentare specifiche proposte emendative in tal senso nel corso dell’iter in Commissione.

Francesco MARI (AVS) osserva che la proliferazione delle giornate nazionali rischia di comprometterne il significato originario, riducendone l’efficacia come strumento di sensibilizzazione.
Segnala, ove la maggioranza intenda procedere comunque all’istituzione della giornata nazionale in oggetto, che sarebbe opportuno valutare un cambio di data, rilevando come la data proposta, ovvero quella del 9 luglio, cada in un periodo successivo alla conclusione dell’anno scolastico. Fa presente, infatti, che tale circostanza potrebbe rendere di difficile attuazione le attività previste dalla proposta di legge all’interno degli istituti scolastici.
Sottolinea, inoltre, che la condizione di inattività si manifesta spesso già durante gli anni della formazione, e che, di conseguenza, svolgere le attività di orientamento in un periodo in cui le scuole sono chiuse risulterebbe di scarsa efficacia per sensibilizzare le giovani generazioni su questo tema. Conclude, chiedendo pertanto una revisione della data nella quale istituire la giornata nazionale in esame.

Gaetano AMATO (M5S), associandosi alle considerazioni già emerse negli interventi precedenti, si sofferma sulle conseguenze derivanti delle disposizioni dell’articolo 4 della proposta di legge in esame, secondo cui dall’istituzione della giornata nazionale in oggetto non debbano derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Si interroga, pertanto, con quali risorse saranno concretamente organizzate le iniziative indicate nella proposta in esame, chiedendosi se, ancora una volta, il loro svolgimento ricadrà sulle spalle di volontari che, a titolo gratuito, vi si dedichino.
Stigmatizza la prassi di istituire giornate nazionali senza prevedere oneri a carico della finanza pubblica, ritenendo che tale impostazione comprometta l’efficacia degli interventi previsti nella proposta di legge, vanificando del tutto la finalità di offrire un’occasione di uscire dall’inattività ai tanti giovani colpiti dal fenomeno dei NEET.

Walter RIZZETTO, presidente, ricorda che la proposta di legge in esame, di cui è primo firmatario, nasce anche grazie al contributo di numerose associazioni impegnate sul tema, tra cui l’associazione Dedalo.
Nel replicare agli interventi dei colleghi, rassicura il deputato Mari circa la possibilità di realizzare le iniziative previste dalla proposta di legge all’interno degli istituti scolastici, rilevando che la giornata del 9 luglio è propedeutica ad approfondimenti nelle scuole nel corso dell’anno scolastico. Dichiara, inoltre, di condividere la proposta formulata dal deputato Berruto, volta a prevedere una campagna di sensibilizzazione alla pratica dell’attività sportiva.
Entrando nel merito del provvedimento, ricorda che il fenomeno dei NEET ha raggiunto il suo picco nel 2020, con un tasso pari al 24 per cento e circa due milioni di giovani coinvolti. Sottolinea come, grazie a diverse misure di politiche attive per il lavoro adottate nel corso degli anni da tutte le forze politiche, il dato si sia ridotto al 16 per cento e, nel 2025, al 14,3 per cento. A questi risultati si affianca il dato del 36,4 per cento di rientri dall’estero di cittadini italiani, reso possibile anche dagli incentivi fiscali previsti dall’ultima legge di bilancio. Ricorda inoltre l’introduzione del bonus NEET e i programmi Alma, Garanzia Giovani, Giovani Donne Lavoro, gli sportelli giovani presso i centri per l’impiego e l’elaborazione del Piano NEET.
Contesta l’interpretazione secondo cui la proposta di legge in esame si limiterebbe alla mera istituzione di una giornata nazionale, evidenziando invece come essa preveda una serie di finalità concrete e iniziative volte a promuovere consapevolezza e strumenti per contrastare il fenomeno.
Fa presente, a tal proposito, che anche il MoVimento 5 Stelle ha presentato nel corso di questa legislatura numerose proposte di legge per l’istituzione di giornate nazionali, tra cui quelle dedicate al diritto al divertimento in sicurezza, alla scrittura a mano, al ricordo di Gianroberto Casaleggio e all’ecospiritualità.
Conclude auspicando che, anche attraverso il successivo esame in Commissione e l’eventuale presentazione di proposte emendative, l’istituzione della giornata nazionale dei NEET possa rappresentare uno stimolo ulteriore per intensificare le azioni di contrasto al fenomeno, obiettivo che auspica possa essere condiviso da tutti i gruppi parlamentari.
Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell’esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 16.

SEDE REFERENTE
Giovedì 31 luglio 2025. — Presidenza del presidente della XI Commissione Walter RIZZETTO.

La seduta comincia alle 14.05.

Disciplina per la sicurezza e la prevenzione del rischio di caduta nell’esecuzione di interventi edilizi sulle coperture e sulle facciate vetrate continue degli edifici.
C. 1962 Caparvi.
(Esame e rinvio).

Le Commissioni iniziano l’esame del provvedimento.

Virginio CAPARVI (LEGA), relatore per la XI Commissione, anche a nome del relatore per la XII Commissione, onorevole Maccari, espone i contenuti della proposta di legge in esame che reca disposizioni per la sicurezza e la prevenzione del rischio di caduta nell’esecuzione di interventi edilizi sulle coperture e sulle facciate vetrate continue degli edifici.
Preliminarmente, ricorda che per lavoro in quota si intende, ai sensi dell’articolo 107 del decreto legislativo n. 81 del 2008, l’attività lavorativa che espone il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta ad altezza superiore a 2 metri rispetto ad un piano stabile.
Il medesimo decreto legislativo n. 81 definisce altresì quali sono le attività soggette alla disciplina ivi contenuta relativa alla prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni e nei lavori in quota – lavori di scavo, di montaggio e smontaggio di elementi prefabbricati, di costruzione, manutenzione, riparazione, demolizione, conservazione, risanamento, ristrutturazione o equipaggiamento, trasformazione, rinnovamento o smantellamento di opere fisse, permanenti o temporanee (articoli 105 e 106) – e gli obblighi del datore di lavoro nell’uso di attrezzature per lavori in quota (articolo 111) che sono espressamente fatti salvi dalla presente proposta di legge.
Passando ad illustrare il contenuto del provvedimento in oggetto, composto da sette articoli e da un allegato riguardante la simbologia e la legenda degli elaborati grafici, osserva che esso introduce l’obbligo di predisposizione di sistemi anticaduta, in relazione alla tipologia di intervento edilizio riguardante la costruzione servita. Come precisato nella relazione illustrativa del provvedimento, l’obiettivo della presente proposta di legge è dunque quello di garantire la sicurezza sul lavoro di molti addetti del settore delle costruzioni e degli impianti, inerente al rischio di caduta dall’alto, definendo una disciplina che si applichi in maniera uniforme in tutto il territorio nazionale. La relazione rileva, infatti, che esistono una serie di attività, per le quali si registrano la maggior parte di infortuni, che non risultano dettagliatamente regolate all’interno del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, circostanza che ha indotto molte regioni a colmare tale lacuna con proprie norme, che introducono l’obbligo di predisporre l’elaborato tecnico della copertura.
Nel dettaglio, l’articolo 1, comma 1, reca la finalità e l’ambito di applicazione dell’intervento normativo, specificando che la previsione di disposizioni recate dal provvedimento per la definizione di misure di prevenzione e di protezione è volta a tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori che svolgono lavori in quota su coperture o facciate vetrate continue che richiedono manutenzione. Si specifica, dunque, al comma 2, che con il presente intervento normativo si stabiliscono le procedure per l’attuazione di idonee misure di prevenzione e di protezione da adottare nella progettazione e nella realizzazione di interventi sulle coperture e sulle facciate continue degli edifici, atte a consentire, nei successivi interventi di manutenzione, l’accesso, il transito e l’esecuzione dei lavori in quota in condizioni di sicurezza. Il comma 3 dell’articolo 1 specifica, infatti, che le norme recate dal provvedimento si applicano alla progettazione e alla realizzazione di una serie di interventi su edifici pubblici e privati relativi alle coperture o alle facciate vetrate continue che espongono ad un rischio di caduta dall’alto e che richiedono una manutenzione, tra i quali si richiamano: alla lettera a), gli interventi di manutenzione straordinaria, gli interventi di restauro e di risanamento conservativo, gli interventi di ristrutturazione edilizia, gli interventi di nuova costruzione e gli interventi di ristrutturazione urbanistica (previsti dall’articolo 3, comma 1, lettere b), c), d), e) e f), del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380); alla lettera b), gli interventi di installazione delle pompe di calore aria-aria di potenza termica utile nominale inferiore a 12 Kw, dei pannelli solari, fotovoltaici, a servizio degli edifici, nonché di impianti radioelettrici (in specie, di antenne, torri e tralicci, radio-trasmittenti, ripetitori di servizi di comunicazione elettronica, stazioni radio per reti mobili, per reti a radiofrequenza dedicate alle emergenze sanitarie ed alla protezione civile e per reti radio a larga banda) collocati su strutture e manufatti fuori terra diversi dagli edifici o collocati a terra in adiacenza (individuati dall’articolo 6, comma 1, lettere a-bis) ed e-quater), del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 come interventi eseguibili senza alcun titolo abilitativo); alla lettera c), gli interventi realizzati in assenza di permesso di costruire o totale difformità, previsti dall’articolo 36 del medesimo testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, per i quali tale articolo 36 prevede la possibilità di ottenere il permesso in sanatoria se l’intervento risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione dello stesso, sia al momento della presentazione della domanda.
Il comma 4, infine, esclude dall’ambito di applicazione del presente provvedimento gli interventi sulle coperture degli edifici dotate di sistemi di protezione collettiva permanenti per la protezione dei bordi e delle eventuali superfici non accessibili.
L’articolo 2 specifica le definizioni recate dal provvedimento, tra cui, in particolare, si segnala quella indicata alla lettera m), relativa all’elaborato tecnico del sistema anticaduta (ETSA), specificando che questo è il documento contenente indicazioni progettuali, prescrizioni tecniche, certificazioni di conformità e quanto altro necessario ai fini della prevenzione e della protezione dai rischi per la caduta dall’alto a cui sono esposti i soggetti che eseguono lavori o che per qualsiasi altro motivo debbano accedere e transitare sulla copertura, nonché i soggetti che eseguono lavori o che per qualsiasi altro motivo debbano operare sulle facciate vetrate continue.
L’articolo 3, quindi, disciplina i contenuti dell’ETSA, specificando, al comma 1, alinea, che esso rappresenta l’elaborato tecnico dei sistemi anticaduta predisposto per gli interventi di cui all’articolo 1, comma 3, lettera a), ovvero per gli interventi di manutenzione straordinaria, gli interventi di restauro e di risanamento conservativo, gli interventi di ristrutturazione edilizia, gli interventi di nuova costruzione e gli interventi di ristrutturazione urbanistica (previsti dall’articolo 3, comma 1, lettere b), c), d), e) e f), del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380), stabilendo che tale elaborato deve contenere una serie di elementi descritti nelle successive lettere a), b), c), d), e), f), g), h), i), l) e m).
In particolare, alla lettera a) del medesimo comma 1, si prevede che l’ETSA contiene una relazione tecnica illustrativa delle soluzioni progettuali, nella quale sono evidenziate, in modo specifico, la conformità delle misure preventive e protettive nonché le motivazioni che hanno portato alla scelta dei sistemi di protezione fissi in dotazione al fabbricato, ritenuti più idonei al lavoro da svolgere. Si specifica che, qualora non sia possibile installare dispositivi di ancoraggio di tipo fisso o permanente, nella relazione sono indicate le eventuali aree interdette e sono specificate le motivazioni in base alle quali tali dispositivi risultano non installabili, nonché le misure di protezione contro le cadute dall’alto non permanenti previste in sostituzione. In tale relazione, infine, sono altresì indicate le procedure operative per l’accesso, il transito e il lavoro in quota, la tipologia dei DPI (Dispositivi di protezione individuale) da utilizzare nonché le caratteristiche fisiche e dei materiali costituenti le coperture.
Tale elaborato, inoltre, in base alle lettere b), c), d), e), f), g), h), i), l) ed m), deve contenere: gli elaborati grafici, redatti in scala adeguata, volti ad indicare diversi elementi (quali caratteristiche e l’ubicazione dei percorsi, degli accessi, degli elementi protettivi, presenza di eventuali dispositivi di ancoraggio per l’accesso, presenza di eventuali dispositivo o sistema di protezione collettiva, la tipologia del DPI, le aree della copertura non calpestabili, il tirante d’aria (lettera b)); una relazione di calcolo, redatta dal progettista strutturale del sistema di ancoraggio, contenente la verifica di resistenza del sistema di fissaggio strutturale alle azioni trasmesse dai dispositivi anticaduta in coerenza con le normative tecniche vigenti (lettera c)); una dichiarazione di pedonabilità, resa da un professionista abilitato, in merito alla resistenza degli elementi strutturali costituenti i percorsi di accesso e la copertura, alle azioni trasmesse per effetto di manutenzioni e ai carichi di esercizio in accordo con la normativa tecnica per le costruzioni (lettera d)); una dichiarazione di conformità del direttore dei lavori delle opere eseguite sulle coperture (lettera e)); una dichiarazione di corretta posa in opera dell’installatore riguardante i dispositivi installati sulla copertura, indicante, tra l’altro, il rispetto delle indicazioni e delle istruzioni di posa e delle norme di buona tecnica (lettera f)); la certificazione del produttore relativa ai dispositivi contro le cadute dall’alto installati sulla copertura in accordo con le norme tecniche vigenti e applicabili al caso specifico (lettera g)); un registro degli accessi alla copertura, che deve essere controfirmato da parte di chi accede alla copertura per qualsiasi attività, dichiarando la presa visione della documentazione completa dell’ETSA e il completamento della formazione di cui al successivo articolo 7 (lettera h)); il programma di manutenzione e il registro dei controlli dei dispositivi installati (lettera i)); i manuali d’uso dei DPI contro le cadute dall’alto installati (lettera l)); una documentazione fotografica dei dispositivi posti in opera (lettera m)).
L’articolo 4, comma 1, specifica gli adempimenti relativi all’ETSA, stabilendo che esso: costituisce parte integrante del fascicolo di cui all’articolo 91, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in caso di obbligo di predisposizione del fascicolo stesso, altrimenti costituisce documento autonomo (lettera a)). Si ricorda che il fascicolo di cui all’articolo 91, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 deve essere predisposto dal coordinatore per la progettazione. I suoi contenuti sono dettagliatamente specificati nell’allegato XV del medesimo decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, tra i quali la descrizione sintetica dell’opera e l’indicazione dei soggetti coinvolti, l’individuazione dei rischi, delle misure preventive e protettive in dotazione dell’opera e quelle ausiliarie, i riferimenti alla documentazione di supporto esistente; è redatto in fase di progettazione dal coordinatore della sicurezza o, nei casi in cui tale figura non sia prevista, da un professionista abilitato in possesso dei requisiti di progettista strutturale del sistema di ancoraggio (lettera b)); in caso di lavori privati, per i documenti di cui all’articolo 3, comma 1, lettere a) e b) – relazione tecnica illustrativa delle soluzioni progettuali ed elaborati grafici, redatti in scala adeguata – è depositato presso lo sportello unico dell’amministrazione competente all’atto della richiesta del titolo abilitativo (lettera c)) e, in caso di lavori pubblici, per i contenuti dei medesimi documenti, costituisce parte integrante del Progetto di fattibilità tecnico-economica (lettera d)); può essere aggiornato, in relazione alla relazione tecnica illustrativa delle soluzioni progettuali e agli elaborati grafici, redatti in scala adeguata, e deve essere comunque completato dal coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione dei lavori ovvero, nei casi nei quali tale figura non sia prevista, dal direttore dei lavori con i documenti di cui al medesimo articolo 3, comma 1, lettere c), d), e), f), g), h), i), l) e m) (ovvero relazione di calcolo, dichiarazione di pedonabilità, dichiarazione di conformità, dichiarazione di corretta posa in opera, certificazione del produttore relativa ai dispositivi contro le cadute dall’alto, registro degli accessi alla copertura, programma di manutenzione e il registro dei controlli dei dispositivi installati, manuali d’uso dei DPI, documentazione fotografica dei dispositivi posti in opera) (lettera e)); in caso di lavori privati, per i documenti relativi alla dichiarazione di conformità del direttore dei lavori delle opere eseguite sulle coperture – di cui all’articolo 3, comma 1, lettera e) – è depositato presso lo sportello unico dell’amministrazione competente contestualmente alla comunicazione di fine lavori (lettera f)); in caso di lavori pubblici, per i medesimi documenti relativi alla dichiarazione di conformità del direttore dei lavori delle opere eseguite sulle coperture, è consegnato al responsabile unico del procedimento alla fine dei lavori (lettera g)); è consegnato completo al committente o al responsabile dei lavori o ad altro soggetto avente titolo, che lo mette a disposizione dell’impresa esecutrice o al lavoratore autonomo in caso di lavori futuri, e lo trasferisce in caso di passaggio di proprietà al nuovo proprietario o avente titolo (lettera h)); è aggiornato a cura del committente a seguito delle modifiche intervenute nella copertura nel corso della sua esistenza, che comportano una variazione nella valutazione del rischio (lettera i)); in caso di interventi realizzati in assenza di permesso di costruire o totale difformità – previsti dall’articolo 36 del medesimo testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 – deve essere consegnato ai fini del rilascio del titolo abilitativo in sanatoria (lettera l)).
L’articolo 5 dispone che, per la realizzazione degli interventi di cui all’articolo 1, comma 3, lettera b), relativi all’installazione di pompe di calore, di pannelli solari, fotovoltaici e di impianti radioelettrici che espongono ad un rischio di caduta dall’alto e che richiedono una manutenzione, il committente o il responsabile dei lavori o il soggetto avente titolo (d’intesa con il datore di lavoro dell’impresa appaltatrice ed esecutrice o con i lavoratori autonomi), predispongono e sottoscrivono un documento, ciascuno per le proprie responsabilità.
L’articolo specifica che tale documento non deve essere redatto nei casi in cui nei cantieri sia prevista la presenza di più imprese esecutrici, anche non contemporanea, per i quali l’articolo 90, commi 3 e 4, del decreto legislativo n. 81 del 2008 prevede che il committente o il responsabile dei lavori designa il coordinatore per l’esecuzione dei lavori e il coordinatore per la progettazione (designazione che avviene, rispettivamente, prima dell’affidamento dei lavori e contestualmente all’affidamento dell’incarico di progettazione).
Il documento in oggetto deve contenere le seguenti informazioni: i dati anagrafici del committente o del responsabile dei lavori ovvero del soggetto avente titolo; i dati identificativi dell’impresa appaltatrice ed esecutrice o dei lavoratori autonomi; la descrizione della tipologia di intervento da eseguire e quella architettonica e strutturale della copertura e delle facciate vetrate continue che richiedono manutenzione; l’analisi delle misure di prevenzione e di protezione eventualmente già presenti nella copertura e nelle facciate vetrate continue che richiedono manutenzione, nonché delle ulteriori misure di sicurezza da adottare in relazione all’intervento da eseguire; il percorso di accesso alla copertura e alle facciate vetrate continue che richiedono manutenzione; le modalità di transito sulla copertura fino all’area di intervento; i DPI, con specifico riguardo a quelli inerenti ai sistemi anticaduta, da utilizzare durante le fasi di accesso, di transito e di esecuzione dei lavori in quota sulla copertura e sulle facciate vetrate continue che richiedono manutenzione; le modalità di gestione delle eventuali emergenze durante l’esecuzione dei lavori; l’avvenuta formazione degli operatori ai sensi del successivo articolo 7.
L’articolo in commento fa espressamente salvi gli obblighi gravanti sul datore di lavoro già previsti dalla normativa vigente. Ricorda che gli obblighi a carico del datore di lavoro nell’uso di attrezzature per lavori in quota sono posti dall’articolo 111 del decreto legislativo n. 81 del 2008.
L’articolo 6, nel caso di svolgimento di un’attività lavorativa in quota su una copertura o su una facciata continua in vetro che richieda manutenzione già dotata di un sistema anticaduta, stabilisce che il sistema anticaduta: deve essere dotato di un elaborato tecnico o di un altro documento redatto in conformità alle normative locali vigenti prima della data di entrata in vigore della presente proposta di legge o, in sua assenza, di un ETSA redatto ai sensi dell’articolo 4; deve essere stato sottoposto, con esito positivo, alle ispezioni previste dalla normativa tecnica e deve essere verificato prima dell’uso.
L’articolo 7, infine, demanda ad apposito decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali – da adottarsi entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente proposta di legge, ai fini dell’applicazione di quanto ivi disposto e previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano – l’individuazione delle modalità per il riconoscimento dell’abilitazione e dei soggetti formatori nonché della durata, degli indirizzi e dei requisiti minimi di validità della formazione.

Walter RIZZETTO, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell’esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 14.15.

SEDE CONSULTIVA
Martedì 29 luglio 2025. — Presidenza del presidente Walter RIZZETTO.

La seduta comincia alle 10.15.

Rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato per l’esercizio finanziario 2024.
C. 2536 Governo, approvato dal Senato.
Disposizioni per l’assestamento del bilancio dello Stato per l’anno finanziario 2025.
C. 2537 Governo, approvato dal Senato.
Tabella n. 2: Stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno finanziario 2025 (limitatamente alle parti di competenza).
Tabella n. 4: Stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l’anno finanziario 2025 (limitatamente alle parti di competenza).
(Relazioni alla V Commissione).
(Esame congiunto e rinvio).

La Commissione inizia l’esame congiunto dei provvedimenti in titolo.

Walter RIZZETTO, presidente, avverte che, ai sensi dell’articolo 119, comma 8, del Regolamento, la Commissione è chiamata ad esaminare congiuntamente il disegno di legge recante il rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato per l’esercizio finanziario 2024 e il disegno di legge recante disposizioni per l’assestamento del bilancio dello Stato per l’anno finanziario 2025, con particolare riferimento alle parti di competenza dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali (Tabella n. 4), nonché dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze.
Per quanto riguarda le modalità di esame, ricorda che dopo l’esame preliminare la Commissione procede all’esame delle proposte emendative eventualmente presentate. Non è invece prevista la presentazione e lo svolgimento di ordini del giorno. La Commissione procede quindi all’esame delle relazioni predisposte dal relatore con riferimento a ciascun disegno di legge, iniziando dal disegno di legge di approvazione del rendiconto e passando successivamente al disegno di legge di assestamento.
Ricorda che l’esame in sede consultiva si conclude con l’approvazione di una relazione per ciascun disegno di legge. Nel caso del disegno di legge di assestamento, l’esame può anche concludersi con l’approvazione di una relazione per ciascuno stato di previsione di competenza della Commissione. Possono essere presentate relazioni di minoranza. Le relazioni approvate, unitamente alle relazioni di minoranza e agli emendamenti approvati, sono trasmessi alla Commissione bilancio.
Ricorda, infine, che nell’ambito dell’Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, svoltosi nella seduta del 24 luglio scorso, i gruppi hanno convenuto di rinunciare alla fissazione del termine per la presentazione di emendamenti.
Nel ricordare che i deputati possono partecipare alla seduta in videoconferenza, invita il relatore allo svolgimento della sua relazione.

Andrea MASCARETTI (FDI), relatore, per quanto riguarda il rendiconto generale dello Stato per l’esercizio finanziario 2024, ricorda preliminarmente che, in base agli articoli da 35 a 38 della legge di contabilità e finanza pubblica, il rendiconto rappresenta lo strumento attraverso il quale il Governo, alla chiusura del ciclo annuale di gestione del bilancio dello Stato, adempie all’obbligo, previsto dall’articolo 81, quarto comma, della Costituzione, di rendere conto al Parlamento dei risultati della gestione finanziaria. In questo senso, il provvedimento costituisce, pertanto, un’occasione utile per valutare l’andamento delle politiche di settore nell’ambito delle materie di competenza della Commissione.
Per quanto riguarda le linee di indirizzo che hanno caratterizzato la gestione del bilancio da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, la Nota integrativa al rendiconto riferita al medesimo Ministero sottolinea come le relative attività siano state indirizzate principalmente a preservare i livelli occupazionali e ad estendere le misure di sostegno al reddito per le diverse categorie di lavoratori, al fine di contenere le ripercussioni che l’inflazione e il rialzo dei tassi di interesse, in un contesto internazionale complesso e caratterizzato da forte incertezza, hanno avuto sui redditi delle famiglie. Tra gli interventi realizzati a tal fine la Nota ricorda la legge 17 dicembre 2024, n. 203, recante «Disposizioni in materia di lavoro» e che comprende disposizioni trasversali in materia di rapporti di lavoro, promozione della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, ammortizzatori sociali e formazione.
La Nota ricorda poi che dal 1° marzo 2024 – data di entrata in vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 22 novembre 2023 n. 230 che ha ridefinito la struttura interna del Ministero, optando per il modello dipartimentale, in luogo della precedente struttura basata sulle direzioni generali – il Ministero ha riportato all’interno dell’amministrazione le attività in materia di politiche attive del lavoro esercitate in precedenza da ANPAL, soppressa a decorrere dalla medesima data del 1° marzo 2024.
Quanto agli obiettivi individuati per l’anno 2024, le priorità sono state riconducibili agli ambiti relativi a: sviluppare le misure di semplificazione introdotte negli adempimenti correlati ai rapporti di lavoro; continuare il rafforzamento delle politiche attive e il riordino delle misure di contrasto alla povertà; nuove misure di contrasto e lotta alla povertà; promuovere la cultura della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro; rafforzare la lotta al lavoro sommerso e al caporalato; implementare le misure dirette a riorganizzare la normativa in materia degli ammortizzatori sociali nell’ottica di un sistema integrato di strategia di rilancio della produttività industriale; interventi in materia di pensioni; rafforzare la promozione dell’economia sociale e di percorsi migratori regolari; sostenere e tutelare il lavoro autonomo; interventi in materia di governance; attuazione e completamento del processo di riorganizzazione del Ministero e di trasferimento delle funzioni dell’ANPAL; garantire gli adempimenti connessi al G7.
Sul piano finanziario, rileva soffermarsi, in particolare, sulla Tabella n. 4, che dà conto della gestione delle risorse del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. In particolare, ricorda che le previsioni iniziali di spesa contenute nello stato di previsione del Ministero allegato alla legge di bilancio 2024 erano pari a 202.948 milioni di euro, per quanto riguarda la competenza. Per effetto delle variazioni intervenute nel corso della gestione, gli stanziamenti definitivi sono risultati pari a 203.776,2 milioni di euro di competenza. I dati del bilancio del Ministero registrati a consuntivo nel 2024, sempre in termini di competenza, sono pari a 188.541,1 milioni di euro. L’incidenza percentuale delle risorse a consuntivo del Ministero sul bilancio dello Stato nel 2024 è pari a circa il 21,1 per cento e registra un lieve aumento rispetto al 2023 quando tale incidenza percentuale era pari al 19,6 per cento. Per il 2024, a fronte di un incremento delle previsioni definitive rispetto a quelle iniziali pari a 828,2 milioni, i dati a consuntivo mostrano un impegno di spesa inferiore alle previsioni definitive di circa 15.235,1 milioni.
Per ciò che concerne la gestione, la massa spendibile – data dalla somma degli stanziamenti finali e dei residui iniziali, per misurare la capacità dell’amministrazione di far fronte agli impegni correnti e passati attraverso i pagamenti nell’anno corrente – è stata pari a 222.049,2 milioni.
I pagamenti totali sono risultati pari a 186.973,7 milioni di cui il 98,4 per cento (184.050 milioni) sulla competenza e l’1,6 per cento (2.923,7 milioni) sui residui (nel 2023 i pagamenti sui residui erano stati pari al 3 per cento dei pagamenti totali). Il coefficiente di realizzazione della spesa (pagamenti totali su previsioni definitive) è pari al 91,7 per cento, di poco superiore a quello del 2023 che era del 91,6 per cento.
I residui passivi finali, al 31 dicembre 2024, ammontano a 15.018,4 milioni di euro, con una diminuzione di 3.254,8 milioni rispetto alle previsioni definitive. La missione 26 «Politiche per il lavoro» è la missione che presenta l’ammontare più rilevante di residui passivi finali, pari a 10.958 milioni di euro (circa il 73 per cento del totale), connessi al Programma relativo alle politiche passive del lavoro e, in particolare, al Fondo sociale per occupazione e formazione (cap. 2230), in relazione al quale sono pari a 9.600,5 milioni di euro.
Quanto alla destinazione delle spese, ricorda che l’attività del Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha ad oggetto quattro delle missioni nelle quali si articola il bilancio dello Stato: la missione n. 24 «Diritti sociali, politiche sociali e famiglia», la missione n. 25 «Politiche previdenziali», la missione n. 26 «Politiche per il lavoro» e la missione n. 27 «Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti». A queste si aggiunge la missione n. 32 «Servizi istituzionali e generali delle amministrazioni pubbliche», trasversale a tutte le amministrazioni pubbliche.
La missione quantitativamente più consistente è la missione n. 25 «Politiche previdenziali», che assorbe il 61 per cento delle risorse presenti nello stato di previsione. La missione n. 24 «Diritti sociali, politiche sociali e famiglia» assorbe circa il 32,3 per cento delle risorse, mentre alla missione n. 26 «Politiche per il lavoro» è destinato il 6,5 per cento delle risorse. L’incidenza delle spese relative alla missione n. 27 «Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti» e alla missione n. 32 «Servizi istituzionali e generali delle amministrazioni pubbliche» è più contenuta in termini percentuali.
Le risorse assegnate a consuntivo alla Missione 24, Diritti sociali, politiche sociali e famiglia, sono pari a 60.977,1 milioni, con un incremento di circa 2 punti percentuali rispetto al 2023.
Il principale programma della Missione, «Trasferimenti assistenziali a enti previdenziali, finanziamento nazionale spesa sociale, programmazione, monitoraggio e valutazione politiche sociali e di inclusione attiva» (24.12) assorbe, con 60.538,1 milioni di euro, oltre il 99 per cento delle disponibilità dell’intera missione. All’interno di tale Programma, i capitoli con le risorse a consuntivo più elevate sono destinate all’erogazione dell’Assegno unico (cap. 3620), con 19.958 milioni, dell’Assegno di inclusione (cap. 3557), con 5.373 milioni, delle pensioni agli invalidi civili (cap. 3528), con 20.546 milioni, e delle pensioni sociali (cap. 4348), con 8.184,2 milioni.
Con riguardo al secondo dei due programmi della Missione 24, «Terzo settore» (24.2), i capitoli strettamente inerenti al Terzo settore (3523, 5247 e 8060) registrano a consuntivo risorse complessive per circa 78 milioni di euro.
La Missione 24 registra altresì una variazione in aumento pari a circa 151,5 milioni di euro, ascrivibile in particolare al decremento delle risorse da destinare all’INPS per l’erogazione dell’Assegno di inclusione (cap. 3557, con –200 milioni) e all’incremento degli stanziamenti per la quota del 5 per mille dell’Irpef da assegnare agli enti per il volontariato, le associazioni di promozione sociale ed altre onlus beneficiarie (cap. 5243, con +334,9 milioni). A fronte di tale variazione in aumento, i dati a consuntivo mostrano un impegno di spesa inferiore alle previsioni definitive di circa 586,9 milioni, con un coefficiente di realizzazione della spesa (pagamenti totali su previsioni definitive) è pari al 98,8 per cento.
Per quanto concerne la Missione 25 Politiche previdenziali (che si articola nell’unico programma «Previdenza obbligatoria e complementare, assicurazioni sociali»), le risorse assegnate a consuntivo sono pari a 115.191,7 milioni di euro, con un leggero incremento rispetto al 2023. La componente pensionistica ha presentato un tasso di crescita del 5,6 per cento rispetto al 2023. Tra i capitoli con più risorse a consuntivo vi è infatti il cap. 4351 «Quote di mensilità di pensione a carico della gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali da finanziarsi dallo Stato», con circa 26.120 milioni di euro.Si segnalano i capitoli relativi agli sgravi contributivi (4363, 4364 e 2564) con risorse a consuntivo pari a circa 36.788 milioni di euro. La Missione 25 registra altresì una variazione in aumento pari a circa 168 milioni di euro, ascrivibile, in particolare, agli oneri relativi ai trattamenti previdenziali (cap. 4351, con –504,7 milioni, e cap. 4356, con +1.550,7 milioni) e alle agevolazioni contributive (cap. 4364, con +447,4 milioni, e cap. 2564, con –1.418 milioni), con un coefficiente di realizzazione della spesa (pagamenti totali su previsioni definitive) è pari al 92,9 per cento.
Per quanto concerne la Missione 26 Politiche per il lavoro, le risorse a consuntivo sono pari a 12.321,7 milioni, in leggera diminuzione rispetto al 2023. Poco più della metà di tali risorse sono stanziate sul cap. 2402 relativo agli oneri per i trattamenti di mobilità e di disoccupazione.
Quanto alle politiche attive, il cui Programma 26.10 registra somme a consuntivo pari a 1.030 milioni di euro, la Corte dei conti evidenzia che da qualche anno queste vengono realizzate in misura significativa al di fuori del bilancio dello Stato attraverso la misura GOL (Garanzia di occupabilità dei lavoratori) del PNRR.
La Missione 26 registra altresì una variazione in aumento pari a circa 545 milioni di euro, ascrivibile al Programma «Politiche passive del lavoro e incentivi all’occupazione» (26.6) e, in particolare, agli stanziamenti per gli oneri relativi all’erogazione dell’indennità una tantum per i lavoratori dipendenti (cap. 2220, con +325 milioni) e ai trattamenti di integrazione salariale (cap. 2403, con +73,6 milioni, e cap. 2400, con +8,8 milioni). Sul fronte delle politiche attive, nel 2024 il relativo Programma (26.10) ha presentato uno stanziamento definitivo di competenza di circa 2,2 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto al 2023, ascrivibile ai trasferimenti all’INPS per l’erogazione del beneficio del Supporto per la formazione e il lavoro e ai contributi agli enti del Terzo settore per l’attività svolta ai fini dell’Assegno di inclusione. A fronte della suddetta variazione in aumento, i dati a consuntivo mostrano un impegno di spesa inferiore alle previsioni definitive di circa 5.956 milioni, con un coefficiente di realizzazione della spesa (pagamenti totali su previsioni definitive) è pari al 59,5 per cento.
Per quanto concerne la Missione 27 Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti – condivisa con il Ministero dell’economia e delle finanze e con il Ministero dell’interno – il Ministero del lavoro e delle politiche sociali si occupa del fenomeno migratorio con riferimento alla programmazione dei flussi di ingresso per motivi di lavoro, nonché alle iniziative volte a favorire l’integrazione. Lo stanziamento a consuntivo è pari 11,8 milioni di euro, con una lieve diminuzione rispetto al 2023, quasi interamente ascrivibili al cap. 3783 «Fondo nazionale per le politiche migratorie», con 9,5 milioni di euro.
Riguardo al disegno di legge di assestamento per il 2025, ricorda che, attraverso tale provvedimento, il Governo propone aggiornamenti delle previsioni di entrata e degli stanziamenti di bilancio per l’esercizio in corso, in termini di competenza e di cassa, alla luce dell’aggiornamento del quadro macroeconomico considerato dal Documento di economia e finanza, della disponibilità di informazioni aggiornate sugli andamenti di finanza pubblica, delle richieste formulate dalle Amministrazioni centrali in relazione alle nuove esigenze legate alla loro operatività, nonché della consistenza dei residui accertata in sede di rendiconto dell’esercizio precedente.
Le variazioni proposte dal progetto di legge in esame integrano le variazioni di bilancio adottate tra il 1° gennaio e il 31 maggio dell’anno in corso e forniscono le previsioni assestate per il corrente esercizio finanziario, tenendo conto degli effetti finanziari dei provvedimenti legislativi entrati in vigore dopo l’approvazione della legge di bilancio 2025.
Passando al contenuto del disegno di legge, segnala che esso consta di un unico articolo e di sedici tabelle, la prima delle quali rappresenta lo stato di previsione dell’entrata, mentre le restanti corrispondono allo stato di previsione della spesa dei singoli Ministeri.
Per quanto riguarda i profili di competenza della Commissione, assumono particolare rilievo il contenuto della Tabella n. 4, che reca lo stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, e talune parti della Tabella n. 2, che reca lo stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze.
In particolare, si ricorda che lo stato di previsione della spesa del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l’anno finanziario 2025, approvato con la legge n. 207 del 2024 (Tabella n. 4), reca previsioni di competenza per complessivi 193.430,4 milioni di euro. Le previsioni relative alle autorizzazioni di cassa ammontano complessivamente a circa 194.430 milioni di euro.
La consistenza dei residui presunti al 1° gennaio 2025 è valutata in circa 10.856,6 milioni di euro. Per le caratteristiche peculiari della spesa gestita dal Ministero, gli stanziamenti sono quasi integralmente riferibili a spese di parte corrente.
Le variazioni già introdotte in bilancio per atto amministrativo hanno determinato complessivamente un aumento di circa 61,5 milioni di euro delle previsioni di competenza, di 70,4 milioni di euro delle dotazioni di cassa e di 8,9 milioni di euro della consistenza dei residui.
Il disegno di legge di assestamento propone, per lo stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, un incremento di 140,4 milioni di euro sia delle previsioni di competenza che delle autorizzazioni di cassa, da ascriversi interamente alle spese correnti, e un aumento dei residui, al fine di adeguare quelli presunti a quelli risultati dal rendiconto del 2024, pari a 4.170,7 milioni di euro.
Pertanto, le previsioni di competenza assestate per il bilancio 2025 del Ministero del lavoro e delle politiche sociali risultano pari a 193.632,3 milioni di euro, pari al 20,7 per cento delle risorse del bilancio dello Stato, di poco inferiore alla percentuale prevista dalla legge di bilancio 2025 (21,1 per cento). Le previsioni assestate delle autorizzazioni di cassa risultano pari a 194.640,8 milioni di euro. Il totale dei residui, allineato con le risultanze del rendiconto per l’anno 2024, è previsto pari a 15.027,3 milioni di euro.
Considerando anche le variazioni intervenute con atti amministrativi, risultano proposte dal progetto di legge di assestamento, in termini di competenza, variazioni di ammontare complessivo pari a 140,4 milioni di euro, quasi integralmente ascrivibili ad un incremento delle previsioni assestate rispetto alle previsioni iniziali della Missione Politiche previdenziali (25), con +136,7 milioni di euro, ripartite tra i capitoli di spesa afferenti all’unico Programma Previdenza obbligatoria e complementare, assicurazioni sociali (25.3), nella seguente misura: un aumento di 50,8 milioni sull’azione Prepensionamenti, in particolare sul cap. 4354 Oneri derivanti da pensionamenti anticipati; una diminuzione di 187,4 milioni sull’azione Pensioni d’annata (Sostegno ai trattamenti pensionistici anteriori al 1988), in particolare sul cap. 4355 Partecipazione dello stato all’onere per le pensioni d’annata; un aumento di 537,3 milioni circa sulle azioni relative alle agevolazioni contributive e agli incentivi all’occupazione e al sostegno di particolari settori o territori svantaggiati; un aumento di 136,8 milioni sull’azione Finanziamento e vigilanza degli istituti di patronato, interamente ascrivibile al cap. 4331; una diminuzione di 401,3 milioni sull’azione Sostegno alle gestioni previdenziali, in particolare sul cap. 4351 Quote di mensilità di pensione a carico della gestione degli interventi assistenziali e di sostegno, ecc.; un aumento di 0,4 milioni sull’azione Attività di gestione dei trasferimenti dello Stato per le politiche previdenziali.
Fa presente, peraltro, che la Missione Politiche per il lavoro (26) registra un decremento di 3,2 milioni di euro delle previsioni assestate rispetto alle previsioni iniziali, ascrivibile principalmente al Programma Politiche attive del lavoro, rete dei servizi per il lavoro e la formazione (26.10) e, in particolare, al cap. 1236 Risorse da destinare all’INPS per l’erogazione del beneficio del Supporto per la formazione e il lavoro.
La Missione Diritti sociali, politiche sociali e famiglia (24) registra invece un incremento di 4 milioni di euro delle previsioni assestate rispetto alle previsioni iniziali, interamente ascrivibile al Programma Trasferimenti assistenziali a enti previdenziali, finanziamento nazionale spesa sociale, programmazione, monitoraggio e valutazione politiche sociali e di inclusione attiva (24.12) e, in particolare, al cap. 3553 Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare. Si ricorda che nell’ambito di tale Programma è inserito il cap. 3557 Risorse da destinare all’INPS per l’erogazione dell’Assegno di inclusione la cui dotazione iniziale, pari a 5.730,1 milioni di euro, non registra variazioni connesse al disegno di legge di assestamento.
Infine, segnala che alla Tabella n. 2, riguardante il Ministero dell’economia e delle finanze, con riferimento alle risorse per il pubblico impiego, nell’ambito della Missione 33, «Fondi da ripartire» – per gli stanziamenti relativi al Programma Fondi da assegnare 23.1 (33.1) – il cap. 3056 «Fondo da ripartire per fronteggiare le spese derivanti dalle assunzioni di personale a tempo indeterminato, ecc.» reca stanziamenti iniziali pari a 513,2 milioni e assestati pari a 511,3 milioni, registrando un decremento di 1,9 milioni in dipendenza di atti amministrativi, e il cap. 3027 «Fondo da ripartire per l’attuazione dei contratti del personale delle amministrazioni statali, ecc» reca stanziamenti iniziali pari a 8.030,8 milioni e assestati pari a 7.495,8 milioni, registrando un decremento conseguente al disegno di legge di assestamento e ad atti amministrativi pari, rispettivamente, a 17,8 e a 517,2 milioni. Gli altri capitoli di interesse non registrano variazioni e recano previsioni assestate pari a: 34 milioni per il cap. 3022 «Fondo da ripartire per fronteggiare le spese derivanti dalle assunzioni, ecc.»; 22 milioni per il cap. 3032 «Fondo da ripartire per fronteggiare le spese derivanti dalle eventuali assunzioni di personale a tempo, etc.»; 1,7 milioni per il cap. 3064 «Fondo da ripartire per contingente di esperti per le attività di monitoraggio e rendicontazione del PNRR»; 10 milioni per il cap. 3066 «Fondo da ripartire tra le amministrazioni centrali titolari di interventi previsti nel PNRR per le spese di personale»; 0,7 milioni per il cap. 3059 «Fondo da ripartire per le assunzioni di personale a tempo indeterminato a favore delle amministrazioni dello Stato, ecc.».

Walter RIZZETTO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame congiunto dei provvedimenti in titolo alla seduta convocata per la giornata di giovedì 31 luglio 2025.

La seduta termina alle 10.20

SEDE REFERENTE
Martedì 29 luglio 2025. — Presidenza del presidente della XI Commissione Walter RIZZETTO.

La seduta comincia alle 9.

DL 92/2025: Misure urgenti di sostegno ai comparti produttivi e disposizioni nel settore del lavoro e delle politiche sociali.
C. 2527 Governo, approvato dal Senato.
(Seguito dell’esame e rinvio).

Le Commissioni riunite proseguono l’esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 24 luglio 2025.

Walter RIZZETTO, presidente, fa presente che alla scadenza del termine, fissato alle ore 11 di venerdì 25 luglio scorso, risultano presentate 151 proposte emendative, il cui fascicolo è in distribuzione.
Ricorda che, ai sensi del comma 7 dell’articolo 96-bis del Regolamento, non sono ammissibili le proposte emendative non strettamente attinenti alle materie oggetto dei decreti-legge all’esame della Camera. Tale criterio risulta più restrittivo di quello dettato, con riferimento agli ordinari progetti di legge, dall’articolo 89 del medesimo Regolamento, il quale attribuisce al Presidente la facoltà di dichiarare inammissibili gli emendamenti e gli articoli aggiuntivi che siano affatto estranei all’oggetto del provvedimento. Fa presente, inoltre, che la lettera circolare del Presidente della Camera del 10 gennaio 1997 sull’istruttoria legislativa precisa che, ai fini del vaglio di ammissibilità delle proposte emendative riferite ai decreti-legge, la materia deve essere valutata con riferimento ai singoli oggetti e alla specifica problematica affrontata dall’intervento normativo.
Comunica che alla luce del contenuto del decreto, che reca misure per assicurare la continuità produttiva e occupazionale e per l’accelerazione degli investimenti negli stabilimenti di interesse strategico nazionale, nonché interventi per il potenziamento degli ammortizzatori sociali e degli strumenti per il sostegno al reddito dei lavoratori, le presidenze hanno pertanto ritenuto inammissibili le seguenti proposte emendative: Pandolfo 1-bis.04, volto a istituire le Zone industriali di interesse strategico nazionale (ZIS) – quali aree caratterizzate dalla presenza congiunta di uno o più siti già riconosciuti come siti di interesse strategico nazionale – che rientrerebbero nelle Aree di interesse strategico nazionale di cui all’articolo 32 del decreto-legge n. 115 del 2022; Forattini 7.7, che estende le disposizioni sull’assicurazione per invalidità e vecchiaia riconosciute agli imprenditori agricoli a titolo principale anche ai parenti e affini entro il quarto grado che partecipano all’impresa; Forattini 7.8, che autorizza l’ENPAIA ad istituire forme pensionistiche complementari anche per la categoria degli operai agricoli e per i lavoratori autonomi del settore agricolo; Pandolfo 10.12, che riconosce ai soggetti esercenti attività d’impresa operanti nell’industria tessile e della moda, della produzione calzaturiera e della pelletteria tessile, un contributo a fondo perduto per la gestione di centri di formazione interni all’azienda, denominati «Academy aziendali»; Pandolfo 10.13, che istituisce il Fondo speciale per la transizione verde e digitale nella moda per il finanziamento di programmi e interventi finalizzati alla transizione ecologica e digitale nel settore tessile, della moda e degli accessori; Pandolfo 10.14, che istituisce il Fondo per la diffusione dei valori e dell’immagine della moda e del made in Italy; Pandolfo 10.15, che istituisce il Fondo per la promozione dell’associazione e dell’immagine della moda; Pandolfo 10.16, che riconosce al comune di Prato un contributo di 10 milioni di euro per l’anno 2025, per il sostegno economico alle imprese del settore tessile del distretto industriale pratese; Pavanelli 10.17, che modifica le condizioni alle quali le imprese della filiera del tessile e della moda possono effettuare il riversamento dell’importo del credito d’imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo utilizzato; Pandolfo 10.18, che incrementa al 150 per cento la maggiorazione dei costi di ricerca e sviluppo per software protetto da copyright, brevetti industriali, disegni e modelli, detraibili ai fini fiscali dalle imprese; Pandolfo 10.19, che estende il credito di imposta per ricerca e sviluppo anche alle attività di design e ideazione estetica per le aziende del settore tessile e moda; Pandolfo 10.20, che sospende sino al 31 dicembre 2026 i termini dei versamenti in autoliquidazione alle imprese operanti nei settori della fabbricazione di prodotti tessili e di articoli di abbigliamento, che hanno subito una determinata diminuzione del fatturato o dei corrispettivi; Pandolfo 10.21, che istituisce un Fondo volto ad erogare contributi finalizzati ad interventi di efficientamento o riduzione dei costi di approvvigionamento energetico a favore delle imprese del settore tessile e della moda, che hanno subito una determinata diminuzione del fatturato o dei corrispettivi; Pandolfo 10.22, che istituisce un fondo volto ad erogare contributi a fondo perduto a favore delle imprese del settore tessile e della moda, che hanno subito una determinata diminuzione del fatturato o dei corrispettivi; Pandolfo 10.23, che istituisce un fondo volto a promuovere le aggregazioni delle piccole e medie imprese operanti nei settori della fabbricazione di articoli tessili, della confezione di articoli di abbigliamento e fabbricazione di articoli in pelle; Pandolfo 10.24, che aumenta il credito di imposta per le attività di design e ideazione estetica svolte dalle imprese operanti nei settori tessile e della moda, calzaturiero, dell’occhialeria, orafo, del mobile e dell’arredo e della ceramica, per la concezione e realizzazione dei nuovi prodotti e campionari; Pandolfo 10.25, che consente alle imprese operanti nei settori della fabbricazione di prodotti tessili e di articoli di abbigliamento di beneficiare della sospensione del pagamento delle rate sui finanziamenti in essere; Pandolfo 10.26, che reca una interpretazione autentica secondo cui spetta il credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo anche per le attività di ricerca e ideazione estetica svolte dalle imprese dei settori tessile e moda.
Avverte che, come convenuto nella riunione degli Uffici di Presidenza della scorsa settimana, il termine per la presentazione delle richieste di riesame della pronuncia di inammissibilità è fissato alle ore 10 della giornata odierna.
Nessuno chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell’esame alla seduta odierna delle ore 10.30.

La seduta termina alle 9.10.

SEDE REFERENTE

Martedì 29 luglio 2025. — Presidenza del presidente della X Commissione Alberto Luigi GUSMEROLI, indi del presidente della XI Commissione Walter RIZZETTO. – Interviene la sottosegretaria di Stato per le imprese e il made in Italy, Fausta Bergamotto.

La seduta comincia alle 10.30.

DL 92/2025: Misure urgenti di sostegno ai comparti produttivi e disposizioni nel settore del lavoro e delle politiche sociali.
C. 2527 Governo, approvato dal Senato.
(Seguito dell’esame e conclusione).

Le Commissioni proseguono l’esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella precedente seduta del 29 luglio 2025.

Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente, avverte che la pubblicità dei lavori sarà assicurata anche attraverso il sistema di ripresa audiovideo a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, ne dispone l’attivazione.
Dà conto delle sostituzioni e ricorda che il termine per la presentazione di eventuali richieste di riesame delle proposte emendative dichiarate inammissibili era fissato alle ore 10 della giornata odierna.
Comunica che è stato presentato un ricorso avverso la pronuncia di inammissibilità sull’emendamento Pavanelli 10.17. Avverte che le Presidenze, alla luce dei criteri di ammissibilità già ricordati nella precedente seduta, ritengono di confermare la valutazione di inammissibilità della predetta proposta emendativa.
Invita quindi i relatori e la rappresentante del Governo a formulare i pareri relativi alle proposte emendative presentate.

Novo Umberto MAERNA (FDI), relatore per la X Commissione, anche a nome del relatore per la XI Commissione, onorevole Malagola, esprime parere contrario su tutte le proposte emendative presentate.

La sottosegretaria Fausta BERGAMOTTO esprime parere conforme a quello dei relatori.

Enrico CAPPELLETTI (M5S), intervenendo sull’articolo premissivo a sua prima firma 01.01, fa presente come lo stesso miri ad introdurre un accordo di programma finalizzato a riempire di contenuti il provvedimento in esame, la cui approvazione – rileva – condannerebbe Taranto ad altri 12 anni di inquinamento costringendo la cittadinanza ad un ricatto occupazionale ormai senza fine. Osserva come le parole del Ministro Urso relative ad una decarbonizzazione del territorio tarantino siano state sconfessate dalla drammatica realtà che vede, da un lato, l’azienda subire perdite di circa 100 milioni al mese e, dall’altro, circa quattromila dipendenti in cassa integrazione. Chiede, dunque, spiegazioni al Governo circa la procedura di vendita naufragata e l’assenza di un piano industriale. Paragona l’Esecutivo ad un giocatore di azzardo che punta 200 milioni – quelli stanziati da questo provvedimento – sul futuro di una città intera senza però avere alcuna programmazione. Evidenzia come il M5S abbia nel corso degli anni avanzato numerose proposte per affrontare la questione dell’ex ILVA senza però ricevere mai una risposta di apertura da parte del Governo. Rileva sul punto che per realizzare un progetto serio servirebbero fondi importanti che l’Esecutivo ha deciso di destinare al piano di riarmo piuttosto che a tematiche cruciali come quella in esame. Conclude sottolineando i punti specifici su cui si basa l’accordo di programma avanzato attraverso la proposta emendativa in esame, tra cui specifica in particolare: la definitiva chiusura delle fonti inquinanti entro il 31 dicembre 2026 e la messa in sicurezza degli impianti; la tempestiva conclusione degli interventi di bonifica; la realizzazione di tre forni elettrici alimentati con idrogeno verde; la previsione di incentivi all’esodo in favore dei lavoratori degli impianti ex ILVA e l’istituzione di un Fondo sviluppo per finanziare nuovi investimenti nel settore green.

Le Commissioni respingono l’articolo premissivo Cappelletti 01.01.

Emma PAVANELLI (M5S), intervenendo sull’articolo premissivo a sua prima firma 01.02, rileva come lo stesso miri a predisporre un piano di salvaguardia per l’ex ILVA finalizzato a tutelare gli aspetti tanto ambientali quanto occupazionali dell’azienda. Fa presente come il menzionato piano di salvaguardia comprenda l’istituzione di una società pubblica o mista pubblico/privata volta a salvare un’azienda strategica per l’Italia e un settore strategico per il mercato interno come quello dell’acciaio. Evidenzia come questa sia la direzione giusta da intraprendere per risollevare una situazione caratterizzata dai dati drammatici forniti poc’anzi dal collega Cappelletti relativi alle perdite dell’azienda e ai numeri dei lavoratori in cassa integrazione.

Le Commissioni respingono l’articolo premissivo Pavanelli 01.02.

Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente, constata l’assenza del presentatore dell’articolo premissivo Benzoni 01.03: si intende vi abbia rinunciato.

Le Commissioni respingono l’emendamento Donno 1.2.

Patty L’ABBATE (M5S), intervenendo sull’emendamento a sua prima firma 1.3, evidenzia come lo stesso miri a vincolare i 200 milioni stanziati dal provvedimento alle necessarie operazioni di bonifica e di ripristino ambientale al fine di tutelare la salute dei cittadini di Taranto da anni costretti a combattere con l’enorme incidenza del tasso tumorale causato dalle emissioni cancerogene presenti nel territorio. Fa presente come, alla luce dei dati forniti dall’ISS che confermano l’esistenza del menzionato fenomeno, sia necessario intervenire al più presto.

Le Commissioni respingono l’emendamento L’Abbate 1.3.

Alberto PANDOLFO (PD-IDP), intervenendo sull’emendamento a sua prima firma 1.4, rileva come quest’ultimo intenda superare l’incertezza e la preoccupazione ormai diffusa tra i cittadini tarantini circa le sorti dell’ex ILVA, alla luce della nebulosa che avvolge le notizie di una possibile trattativa per un nuovo acquirente, e, più in generale, le varie promesse del Ministro Urso, puntualmente disattese. Fa presente che l’emendamento in oggetto mira ad elevare la cifra stanziata dal provvedimento a 400 milioni al fine di rilanciare la produzione industriale dell’azienda e intervenire sui livelli occupazionali.

Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli emendamenti Pandolfo 1.4 e 1.5, Ghirra 1.8, Ubaldo Pagano 1.9 e Pandolfo 1.10.

Patty L’ABBATE (M5S) chiede ai presentatori di poter sottoscrivere l’emendamento Ubaldo Pagano 1.11, di cui condivide i contenuti. Evidenzia come l’emendamento in esame miri a recuperare fondi, attraverso la rimodulazione dei sussidi ambientali dannosi (SAD), e ad utilizzarli per migliorare le condizioni dell’ex ILVA per il bene di cittadini, lavoratori e impresa.

Le Commissioni respingono l’emendamento Ubaldo Pagano 1.11.

Francesca GHIRRA (AVS), intervenendo sull’emendamento Mari 1.12, di cui è cofirmataria, rileva come lo stesso intenda affrontare la drammatica situazione della ex ILVA confermata dagli sconcertanti dati forniti in precedenza dal collega Cappelletti relativi alle perdite dell’azienda e ai numeri dei lavoratori in cassa integrazione. Fa presente che l’emendamento in oggetto, nello specifico, ha come obiettivo destinare improrogabilmente le somme stanziate dal provvedimento ad interventi che contemperino la salvaguardia degli impianti, l’occupazione, la salute, la sicurezza e l’ambiente.

Le Commissioni respingono l’emendamento Mari 1.12.

Francesca GHIRRA (AVS), intervenendo sull’emendamento a sua prima firma 1.13, evidenzia come lo stesso riguardi la modalità di utilizzo delle somme stanziate dal provvedimento, prevedendo, in particolare, che il trasferimento da ILVA S.p.A. ad Acciaierie d’Italia può essere effettuato solo su richiesta formale dell’organo commissariale, corredata da una relazione tecnica dettagliata. Sottolinea poi come la richiesta di trasferimento debba obbligatoriamente indicare il perimetro di spesa, ovvero l’attività, i progetti e i capitoli finanziari specifici, la quantificazione puntuale delle risorse, con chiaro riferimento agli stati di avanzamento lavori (SAL), nonché il cronoprogramma dettagliato, con fasi e date di completamento previste. Osserva come su tale procedura i ministeri competenti dovrebbero prestare maggiormente attenzione mediante ad esempio la necessaria rendicontazione delle somme utilizzate. Fa presente come il mancato accoglimento dell’emendamento in esame è sintomo di una mancanza di volontà da parte di maggioranza e Governo di assumersi le dovute responsabilità sulla vicenda di Taranto, aggravata dalle dimissioni del sindaco avvenute nelle ultime ore.

Le Commissioni respingono l’emendamento Ghirra 1.13.

Francesca GHIRRA (AVS) illustra l’emendamento 1.14 a sua prima firma, che interviene in merito alle modalità di accesso ai finanziamenti previsti per lo stabilimento ex Ilva dall’articolo 1, comma 1 del presente decreto. Ricorda, al tal proposito, come il decreto-legge n. 3 del 2025 avesse modificato l’assetto dei controlli, attribuendo alla società stessa il ruolo di controllore delle sue attività.
L’emendamento in esame, invece, propone di introdurre l’obbligo di presentazione di un rendiconto bimestrale sull’utilizzo delle risorse, articolato su tre elementi principali: un cronoprogramma dettagliato degli interventi, la verifica dello stato di avanzamento dei lavori e l’indicazione dei risultati intermedi conseguiti.
Evidenzia, inoltre, che la proposta prevede, al nuovo comma 1-ter, il congelamento immediato dei finanziamenti – con obbligo di restituzione – nel caso in cui non risultino rispettate alcune condizioni ambientali specifiche, quali: l’avanzamento delle bonifiche secondo le prescrizioni dell’AIA e le programmazioni ministeriali; la riduzione misurabile delle emissioni atmosferiche nei limiti previsti e la verifica semestrale dell’impatto ambientale.
Conclude denunciando che l’assenza di tali disposizioni nel provvedimento in esame, mostri, in tutta la sua evidenza, la scarsa attenzione del Governo nei confronti della tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini nell’area di Taranto interessata dalle attività del polo siderurgico.

Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono l’emendamento Ghirra 1.14, nonché gli emendamenti Appendino 1.15, Pandolfo 1.16 e Quartini 1.17.

Emma PAVANELLI (M5S) illustra l’emendamento 1.18 a sua prima firma che intende destinare una parte dei finanziamenti che il presente decreto impiega a favore dell’ex Ilva al fine di pagare i debiti contratti dalla società nei confronti di terzi fornitori.
Ricordando come si tratti di una battaglia che il MoVimento 5 Stelle da almeno due anni sta conducendo in Parlamento, evidenzia che – ancora oggi – molte imprese dell’indotto non hanno ricevuto i pagamenti dovuti per le spese già sostenute e che, in assenza di interventi, molte di queste imprese rischiano la chiusura, con gravi conseguenze occupazionali.
Sottolinea come il Governo, ignorando la richiesta di tali imprese, non tuteli una parte importante dell’economia del territorio tarantino, che sarà ancora più in difficoltà per gli effetti dei dazi tra Unione europea e Stati Uniti.
Ribadisce la necessità di sostenere le imprese e i lavoratori dell’indotto, che hanno operato a supporto del polo siderurgico, criticando il Governo e i relatori per non aver ritenuto nemmeno di fornire alcuna motivazione sulla contrarietà all’emendamento. Conclude esprimendo incomprensione per il diniego opposto dal Governo, che – a suo giudizio – avrebbe dovuto almeno essere accompagnato dalle ragioni di tale contrarietà.

Le Commissioni respingono l’emendamento Pavanelli 1.18.

Alberto PANDOLFO (PD-IDP) illustra l’emendamento 1.19 a sua prima firma volto a istituire, presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, un apposito Fondo finalizzato ad assicurare la continuità del ciclo produttivo della banda stagnata nello stabilimento in amministrazione straordinaria di Acciaierie d’Italia a Cornigliano.
Il Fondo, con una dotazione pari a 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, è destinato anche all’attuazione di interventi per la prevenzione degli incidenti, la messa in sicurezza degli impianti e la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
Ricordando che, proprio nella giornata di ieri, il Ministro Urso, accompagnato da una delegazione di deputati del gruppo Fratelli d’Italia, ha visitato lo stabilimento di Cornigliano, si augura che il Governo e la maggioranza condividano il contenuto dell’emendamento.
Conclude ribadendo, dunque, le finalità dell’intervento emendativo e sottolineando – in una prospettiva più generale – l’urgenza di rilanciare il settore dell’acciaio per favorire anche il territorio di Cornigliano che, invece, negli ultimi anni ha pagato un prezzo altissimo a causa della crisi del comparto siderurgico.

Le Commissioni respingono l’emendamento Pandolfo 1.19.

Patty L’ABBATE (M5S) illustra l’emendamento 1.20 a sua prima firma volto, in coerenza con quanto affermato dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, ad introdurre il principio secondo cui, in presenza di violazioni delle condizioni di autorizzazione che comportino un pericolo immediato, grave e rilevante per l’integrità dell’ambiente e la salute umana, il gestore dell’impianto è tenuto ad adottare senza indugio tutte le misure necessarie per ripristinare la conformità nel più breve tempo possibile.
Sottolinea che, fino al completo ripristino, l’esercizio degli impianti deve essere sospeso, ribadendo, pertanto, che qualora tali misure non vengano adottate, l’attività d’impresa deve essere interrotta, al fine di tutelare la salute dei lavoratori e dei cittadini coinvolti.

Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli emendamenti L’Abbate 1.20 e 1.21.

Francesca GHIRRA (AVS) illustra l’articolo aggiuntivo 1.01 a sua prima firma volto a rafforzare l’attività di valutazione ambientale e sanitaria, nonché il ruolo dell’Istituto superiore di sanità (ISS), nell’ambito delle procedure di controllo e monitoraggio. In particolare, fa presente che l’intervento emendativo prevede che il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica acquisisca, per tali attività, un parere dell’Istituto superiore di sanità (Iss), redatto di concerto con l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell’Ambiente (ARPA), l’Azienda sanitaria locale (ASL) e l’Agenzia regionale strategica per la salute e il sociale (ARESS).
Osserva, infine, che tali soggetti opereranno avvalendosi delle risorse umane, strumentali e finanziarie già disponibili a legislazione vigente, e comunque senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Le Commissioni respingono l’articolo aggiuntivo Ghirra 1.01.

Francesca GHIRRA (AVS) illustra il contenuto dell’articolo aggiuntivo 1-bis.01 a sua prima firma, che propone l’eliminazione del divieto di reiterazione delle richieste di integrazione documentale necessarie ai fini della redazione del parere dell’Iss, previsto dall’articolo 1-ter, comma 3, del decreto-legge n. 3 del 2025, nell’ambito della procedura di riesame dell’autorizzazione integrata ambientale per gli impianti di interesse strategico nazionale.
Ritiene che tale divieto costituisca una limitazione eccessiva dell’attività istruttoria e un segnale di scarsa attenzione da parte del Governo nei confronti della tutela della salute dei cittadini. Chiede pertanto una revisione dei pareri espressi sull’emendamento e ne sollecita l’approvazione.

Le Commissioni respingono l’articolo aggiuntivo Ghirra 1-bis.01.

Enrico CAPPELLETTI (M5S) illustra l’articolo aggiuntivo Donno 1-bis.02, di cui è cofirmatario, volto a eliminare il cosiddetto «scudo penale» introdotto per chiunque commette condotte penalmente punibili in esecuzione di un provvedimento che autorizza la prosecuzione dell’attività di uno stabilimento dichiarato di interesse strategico nazionale, come nel caso dell’ex Ilva.
Ritiene che tale misura costituisca, oggi, non solo una forma di protezione ingiustificata, che indirettamente finisce per compromettere il diritto dei cittadini a un ambiente salubre, ma anche un ostacolo all’accertamento di eventuali responsabilità da parte di chi gestisce l’impianto siderurgico.
Osserva inoltre che la disposizione in questione non ha prodotto gli effetti di stabilizzazione auspicati, determinando piuttosto incertezza applicativa e sollevando dubbi in merito alla sua legittimità costituzionale. Evidenzia infine come tale norma alimenti una percezione diffusa di impunità, contribuendo a generare un generale senso di sfiducia nei confronti delle istituzioni da parte della collettività.

Luigi MARATTIN (MISTO), intervenendo sull’articolo aggiuntivo Donno 1-bis.02, fa presente come il tema sollevato dall’intervento del collega Cappelletti sia di stretta attualità, richiamando a tal proposito le dimissioni del Sindaco di Taranto comunicate nella serata di ieri, a seguito di un incontro avuto con comitati civici ed ambientalisti proprio sul piano per l’ex Ilva.
Accusa il MoVimento 5 Stelle di perpetuare, anche con la presentazione dell’emendamento appena respinto, un atteggiamento populista.
Precisa che la misura relativa al cosiddetto «scudo penale» non era stata introdotta a beneficio dei nuovi amministratori dello stabilimento ex Ilva, ma principalmente per disciplinare situazioni giuridiche sorte anteriormente al loro subentro nella gestione.
Conclude dichiarando che sono proprio simili atteggiamenti demagogici che, nel recente passato, hanno prodotto conseguenze negative per il Paese.

Le Commissioni respingono l’articolo aggiuntivo Donno 1-bis.02.

Patty L’ABBATE (M5S), illustra l’articolo aggiuntivo 1-bis.03 a sua prima firma, volto a modificare le disposizioni in materia di valutazione dell’impatto sanitario per gli impianti strategici. In particolare, fa presente che l’intervento emendativo propone di sostituire l’attuale previsione, secondo cui i gestori degli impianti predispongono le valutazioni, con una formulazione che affida tale compito all’Istituto superiore di sanità (ISS), di concerto con l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), le Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (ARPA) e le aziende sanitarie locali (ASL). Sottolinea che il trasferimento di questa competenza a istituti pubblici di ricerca accreditati garantirebbe maggiore terzietà e affidabilità, con ricadute significative sulla tutela della salute dei cittadini.

Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono l’articolo aggiuntivo L’Abbate 1-bis.03, gli articoli aggiuntivi Pandolfo 1-bis.05, 1-bis.06 e 1-bis.07, gli articoli aggiuntivi Ubaldo Pagano 1-bis.08, Barbagallo 1-bis.09, gli emendamenti Ghirra 2.1, L’Abbate 2.2, nonché gli identici emendamenti Ghirra 2.3, Ferrara 2.4 e Pandolfo 2.5.

Enrico CAPPELLETTI (M5S) illustra l’emendamento 2.6 a sua prima firma, volto a introdurre una procedura di evidenza pubblica per l’ingresso di capitale privato nella gestione del polo siderurgico, sottolineando che l’obiettivo della proposta è garantire trasparenza nella procedura di selezione. Precisa che il MoVimento 5 Stelle non è contrario, in linea di principio, all’apporto di capitale privato, ma si interroga su chi tragga beneficio dall’assenza di una procedura selettiva chiara e pubblica.
Richiama, a tal proposito, l’esperienza passata relativa all’affidamento della gestione dello stabilimento ex Ilva ad ArcelorMittal, decisione assunta all’epoca dal Ministro Calenda, e ritenuta un errore strategico. Sottolinea che l’offerta accolta non fosse quella economicamente più vantaggiosa, come evidenziato anche dai pareri tecnici resi all’epoca, in quanto quella avanzata dal gruppo Jindal presentava condizioni economicamente sicuramente più favorevoli.
Accusa, dunque, il Ministro di aver preferito ArcelorMittal che, a suo giudizio, aveva più interesse alla dismissione del sito industriale dell’ex Ilva che al suo rilancio produttivo.
Si chiede, pertanto, le ragioni di tale scelta e ribadisce l’importanza di evitare il ripetersi di decisioni assunte in assenza di trasparenza. Conclude sollecitando l’approvazione dell’emendamento proposto, al fine di garantire un processo decisionale trasparente e rispettoso dell’interesse pubblico.

Luigi MARATTIN (MISTO), nel replicare criticamente all’intervento del collega Cappelletti, contesta l’attribuzione di responsabilità all’allora Ministro Calenda, definendola infondata. Sottolinea, in particolare, che non corrisponde al vero l’affermazione secondo cui l’offerta di ArcelorMittal fosse meno vantaggiosa sotto il profilo economico rispetto a quella del gruppo Jindal. Ricorda, a tal proposito, che la proposta di ArcelorMittal prevedeva un investimento economico pari a 1,8 miliardi di euro, a fronte di un’offerta di 1,2 miliardi presentata dal gruppo Jindal.
Afferma ironicamente che, se davvero il MoVimento 5 stelle avesse voluto far prevalere l’offerta del gruppo Jindal, avrebbe potuto colmare la differenza di offerta, circa 600 milioni, con i risparmi derivanti dai tagli alle proprie indennità parlamentari. Difende, inoltre, la regolarità della procedura seguita all’epoca, ricordando che sia il TAR sia il Consiglio di Stato ne hanno confermato la legittimità.
Conclude ribadendo con fermezza la necessità di superare definitivamente il reiterato atteggiamento populistico del MoVimento 5 Stelle.

Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli emendamenti Cappelletti 2.6, L’Abbate 2.7, Pandolfo 2.8, L’Abbate 3.1, Pandolfo 3.2 e 3.3, Ubaldo Pagano 3.4, L’Abbate 3.5 e Mari 3.6.

Francesca GHIRRA (AVS), intervenendo sull’emendamento Mari 3.7, di cui è cofirmataria, ne illustra il contenuto segnalando che esso mira ad introdurre nuovi obblighi informativi in capo al Commissario straordinario, con l’obiettivo di rafforzare la trasparenza e il controllo parlamentare sulla gestione dell’ex Ilva. In particolare, la proposta prevede che, entro il 31 marzo di ogni anno, il Commissario trasmetta al Parlamento una relazione annuale contenente: lo stato di avanzamento degli investimenti, disaggregati per macroprogetti e fasi cronoprogrammate; una verifica delle performance operative, sociali, occupazionali e ambientali; e un’analisi dei principali rischi incontrati, con indicazione delle azioni correttive adottate.
Fa presente che il comma 1-ter, che l’emendamento mira ad introdurre, prevedere inoltre che in caso di omissioni, ritardi, incompletezze o difformità nei dati forniti, il Parlamento possa richiedere un’integrazione urgente entro trenta giorni, riservandosi la possibilità di segnalare eventuali comportamenti alla Corte dei conti per una valutazione in merito a possibili profili di danno erariale.

Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli emendamenti Mari 3.7, L’Abbate 3.8, Barbagallo 3.9 e Pandolfo 3.10.

Emma PAVANELLI (M5S) illustra l’articolo aggiuntivo Ferrara 3.01, di cui è cofirmataria, volto ad istituire presso il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica un Fondo per il sostegno dell’idrogeno verde e per la decarbonizzazione degli impianti dell’ILVA, al fine di fronteggiare e superare le gravi situazioni di criticità ambientale gravanti sul territorio di Taranto e promuovere interventi di riqualificazione produttiva e diversificazione industriale, mediante la progressiva decarbonizzazione del processo produttivo dell’acciaio, per la realizzazione di forni elettrici alimentati con idrogeno verde. Ricorda che in altre acciaierie sono stati promossi accordi di programma per la decarbonizzazione, accordi dei quali il Ministro Urso si è fatto vanto lodandoli anche in Parlamento nel corso di un recente question time. Chiede quindi che ciò possa essere fatto anche per gli stabilimenti ILVA di Taranto puntando proprio sull’idrogeno verde, come peraltro prevedeva un programma del PNRR le cui risorse sono poi state tagliate dal Governo in carica. Sottolinea che i predetti impianti soffrono grandi problemi di tipo ambientale e sanitario che si riverberano fortemente sul territorio e sulle aziende dell’indotto, e crede che il passaggio all’idrogeno migliorerebbe di molto quelle condizioni. Ritiene, peraltro, che sarebbe bene che l’Esecutivo, invece di restare muto di fronte a tale problematica e di limitarsi a respingere tutte le proposte emendative che le forze di opposizione, e in particolare il suo gruppo politico, hanno presentato in questa e in altre occasioni, accettasse un’onesta e aperta discussione parlamentare e, soprattutto, operasse efficacemente per raggiungere gli obiettivi relativi alla transizione energetica, alla decarbonizzazione e alla sicurezza energetica del Paese. Evidenzia infine che, purtroppo, deve constatare che il Governo preferisce utilizzare il gas liquefatto, in particolare di provenienza statunitense, e far rimanere schiacciato il Paese da interessi altrui invece che fare qualcosa che sarebbe veramente patriottica.

Antonio FERRARA (M5S) illustra l’articolo aggiuntivo a sua prima firma 3.01, che, ritiene, può rappresentare una risposta efficace alle molte criticità attualmente presenti. Enumera una serie di dati concernenti le ricadute sulla salute dei cittadini coinvolti nel territorio di Taranto e i volumi di anidride carbonica emessi dagli impianti dell’ILVA, oltre 4 milioni di tonnellate l’anno, che li rendono gli stabilimenti più inquinanti d’Europa. Osserva che l’ingente impiego di risorse finanziarie degli ultimi tre anni, pari a 1,7 miliardi di euro, non hanno prodotto, di fatto, nessun beneficio. Si chiede quindi perché non sono state adottate strategie per la transizione alla produzione di acciaio verde, utilizzando l’idrogeno, soprattutto considerando che nelle siderurgia l’Italia si trova all’undicesima posizione mondiale tra i produttori, cosa che conferma la sua importanza strategica: in tal senso stigmatizza che nel nostro Paese non siano stati fatti investimenti in questa direzione al contrario di Paesi quali la Francia, la Germania e la Svezia, nonostante sia ormai chiaro che il futuro della siderurgia è proprio quello connesso all’idrogeno verde. Deve invece constatare che questo non viene considerato un bene anche per Taranto che, ritiene, senza idrogeno verde non avrà futuro e vedrà gli stabilimenti dell’ILVA chiudersi definitivamente con pesanti ripercussioni sul lavoro, sull’indotto e sull’intero territorio. Conclude invitando ad agire subito senza attendere altro tempo.

Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli articoli aggiuntivi Ferrara 3.01 e Pandolfo 3.02, gli emendamenti Ghirra 4.1, Mari 4.2, Ghirra 4.3, gli articoli aggiuntivi Donno 4.01, Pandolfo 4.02, 4.03, 4.04 e 4.05, gli emendamenti Pavanelli 5.1, Pandolfo 5.2 e 5.3, Pavanelli 5.4, Appendino 5.5, Ghirra 5.6, gli articoli aggiuntivi Ubaldo Pagano 5.01 e 5.02, Pandolfo 5.03, Ghirra 5.04, Pandolfo 5.05 e 5.06, gli emendamenti Scotto 6.1, Aiello 6.2, Morfino 6.3, gli articoli aggiuntivi Mari 6.01, Carotenuto 6.02 e Barzotti 6.03, nonché l’emendamento Aiello 7.1.

Arturo SCOTTO (PD-IDP) illustra l’emendamento a sua prima firma 7.2, volto a dare una definizione del perimetro dei lavoratori salvaguardati, comprendente in modo stabile anche lavoratori in somministrazione e i lavoratori parasubordinati e autonomi mono-committenti o con reddito prevalente riferibile ad imprese del gruppo. Ritiene incomprensibile un suo respingimento anche alla luce dell’evidenza che i prossimi tempi che ci aspettano saranno molto duri, cosa su cui sono d’accordo tanto le organizzazioni sindacali quanto quelle datoriali e imprenditoriali, anche in virtù della nota questione dei dazi. Osserva che l’unico a non essersene accorto è il Governo e invita a considerare che proprio la durezza dei tempi dovrebbe indurre a rafforzare, o prevedere laddove non ancora esistenti, strumenti che facciano da scudo alle predette categorie di lavoratori che sono più fragili di altre. Chiede quindi che l’esecutivo possa mutare il parere contrario espresso sulla proposta emendativa.

Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli emendamenti Scotto 7.2, Tucci 7.3, Mari 7.4, Forattini 7.5, Aiello 7.6, Forattini 7.9, gli articoli aggiuntivi Mari 7.01, Carotenuto 7.02 e 7.03, Barzotti 7.04, Tucci 7.05, gli identici emendamenti Mari 8.1, Scotto 8.2 e Aiello 8.3, gli emendamenti Scotto 8.4 e 8.5, Barzotti 8.6, Carotenuto 8.7, Tucci 8.8, Aiello 8.9, Barzotti 8.10, Carotenuto 8.11, Scotto 8.12, Ubaldo Pagano 8.13, Aiello 8.14, gli identici articoli aggiuntivi Mari 8.01 e Scotto 8.02, gli articoli aggiuntivi Tucci 8.03 e Scotto 8.04, gli identici articoli aggiuntivi Mari 8.05 e Scotto 8.06, l’articolo aggiuntivo Mari 8.07, l’emendamento Aiello 9.1, gli articoli aggiuntivi Ubaldo Pagano 9.01, 9.02 e 9.03, l’emendamento Scotto 10.1, gli identici emendamenti Ghirra 10.2 e Barzotti 10.4, gli emendamenti Carotenuto 10.10, Scotto 10.11 e 10.27, l’articolo aggiuntivo Tucci 10.01, gli emendamenti Scotto 10-bis.1, Mari 10-bis.2, Aiello 10-bis.3, Scotto 10-bis.4, Barzotti 10-bis.5, Scotto 10-bis.6, nonché gli identici emendamenti Scotto 10-bis.8 e Tucci 10-bis.10.

Arturo SCOTTO (PD-IDP) illustra l’emendamento a sua prima firma 10-bis.11, che, ricorda, fa parte di un pacchetto di proposte emendative a sostegno di quei lavoratori che svolgono attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l’ausilio di velocipedi o veicoli a motore, attraverso piattaforme anche digitali, anche noti come rider. Rammenta come costoro siano sottoposti a forme di lavoro faticoso la cui attività è resa ancor più difficile dalle avverse condizioni climatiche esterne e che, soprattutto, si trovano praticamente ad essere senza diritti. In tal senso ricorda che l’attuale Governo aveva persino eliminato alcune tutele promosse dall’allora Ministro del lavoro Orlando. Evidenzia che le forze di opposizione, nel corso dei lavori delle Commissioni riunite, hanno dimostrato grande senso di responsabilità e hanno proposto diverse volte emendamenti sulla problematica in oggetto senza che il Governo abbia sentito il dovere di rispondere. Chiede quindi che quest’ultimo muti il parere espresso sulla proposta emendativa e assuma, in questa sede, quantomeno un impegno verbale per andare incontro alle esigenze il questi lavoratori e che in uno dei suoi prossimi provvedimenti possa dare le giuste tutele a chi esercita queste forme di lavoro.

La sottosegretaria Fausta BERGAMOTTO ribadisce il parere contrario alla proposta emendativa già espresso, facendo altresì presente che tali tematiche sono di competenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Arturo SCOTTO (PD-IDP) puntualizza che la rappresentante del Governo, in questa sede, esprime la volontà dell’Esecutivo e non di un singolo ministero. Ribadisce la responsabilità dimostrata dalle forze di opposizione nel corso dell’esame del provvedimento e osserva di non aver proposto nulla di esorbitante ma semplicemente avanzato la richiesta che il Governo si impegni a tutela dei rider. Evidenzia inoltre il proprio rammarico per il fatto che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali non sia presente ai lavori delle Commissioni riunite.

La sottosegretaria Fausta BERGAMOTTO, osservando che il Governo non ha mai lasciato indietro nessuno, evidenzia che anche nel provvedimento in titolo sono previste forme rafforzate di cassa integrazione. Fa inoltre presente che sarà sua premura portare a conoscenza del Ministro del lavoro e delle politiche sociali quanto emerso nel corso della discussione.

Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli emendamenti Scotto 10-bis.11 e 10-bis.12.

Emma PAVANELLI (M5S) illustra l’emendamento Carotenuto 10-bis.13, di cui è cofirmataria, volto a prevedere forme di sostegno al reddito in favore dei lavoratori parasubordinati e autonomi che svolgono le proprie attività all’esterno in caso di condizioni climatiche eccezionali. Sulla tematica relativa allo svolgimento di attività lavorative impegnative in condizioni climatiche di caldo sostenuto, dopo aver rilevato che non si può più parlare di casi eccezionali quanto di problematiche strutturali, stigmatizza che la questione sia stata presa in carico, di fatto, solo in questi giorni – quando purtroppo, ricorda, il mese di giugno è stato uno dei più caldi degli ultimi anni –, che si continui a trattarlo con misure di tipo emergenziale, intempestivamente e perseverando a negare l’ormai evidente cambiamento climatico. Conclude, quindi, riaffermando la necessità che le politiche possano assicurare di affrontare le presenti e future avverse condizioni climatiche non solo per le attività produttive e per i produttori, dipendenti o autonomi, ma anche, e soprattutto, per la salute delle persone che per il grandissimo caldo possono anche morire, come dimostrato da fatti di cronaca recente.

Dario CAROTENUTO (M5S), intervenendo sull’emendamento 10-bis.13 a sua prima firma, rileva come la maggioranza, nonostante le numerose dichiarazioni rese alla stampa, di fatto non si stia occupando dei problemi di quei lavoratori che prestano la propria attività all’esterno, in condizioni climatiche eccezionali; il mancato accoglimento delle proposte emendative presentate dalle opposizioni in materia, a suo avviso, implica l’assunzione di una grave responsabilità da parte dell’Esecutivo.

Le Commissioni respingono l’emendamento Carotenuto 10-bis.13.

Arturo SCOTTO (PD-IDP) illustra l’articolo aggiuntivo 10-bis.01 a sua prima firma, che contiene disposizioni analoghe a una proposta di legge depositata dal suo gruppo parlamentare.
Rammenta come il cambiamento climatico oggi dia luogo a frequenti fenomeni meteorologici eccezionali, i quali rappresentano una vera e propria costante; essi impongono al legislatore un ripensamento strutturale dell’organizzazione del lavoro attraverso la predisposizione di strumenti di tutela del personale che non presentino carattere episodico o straordinario, come invece viene previsto nel provvedimento in esame.
Sotto un diverso profilo, evidenzia che il Governo, con il decreto-legge in esame, ha recepito tardivamente il protocollo sottoscritto con le parti sociali – a far data dal 1° luglio – sebbene il caldo eccezionale si sia registrato già nei mesi precedenti.
Chiarisce dunque che la proposta emendativa in esame intende rendere ordinaria l’attivazione della cassa integrazione in caso di eccezionali situazioni climatiche, evidenziando peraltro la necessità di stanziare opportune risorse finanziarie per implementare un siffatto intervento. Le misure previste dal provvedimento in esame, in recepimento dei protocolli sottoscritti con le parti sociali, sono finanziate attraverso la riduzione del Fondo sociale per l’occupazione e la formazione, riducendo dunque le risorse in favore lavoratori; evidenzia quindi come l’Esecutivo non abbia stanziato risorse nuove, ma per garantire la tutela di alcune specifiche categorie di lavoratori abbia invece attinto a stanziamenti già finalizzati alla tutela della generalità dei lavoratori.

Le Commissioni respingono, con distinte votazioni, l’articolo aggiuntivo Scotto 10-bis.01 e l’emendamento Carotenuto 10-ter.1.

Walter RIZZETTO, presidente, dichiara concluse le votazioni sulle proposte emendative e chiede se vi sono dichiarazioni di voto sul mandato ai relatori a riferire in Assemblea.

Vinicio Giuseppe Guido PELUFFO (PD), intervenendo in dichiarazione di voto sul conferimento del mandato ai relatori, rammenta anzitutto che l’esame del provvedimento alla Camera si è svolto in tempi molto brevi, attesa la sua approvazione in prima lettura al Senato. Pur definendo l’esame alla Camera come un atto quasi «burocratico», rammenta però che il provvedimento riguarda una questione nodale per la politica industriale, ambientale e sociale del Paese. Ricorda poi che il decreto-legge in esame è solo l’ultimo di numerosi provvedimenti varati dall’Esecutivo su tale questione e che, a suo parere, la questione richiederà ulteriori interventi futuri.
Sebbene la crisi dell’ex Ilva presenti radici molto lontane, evidenzia come la situazione sembri nettamente peggiorata nell’ultimo triennio, anche a causa dell’incapacità dell’Esecutivo di predisporre una strategia coerente e valida nel lungo termine. Rileva come rimangano tuttora aperte molte questioni sotto il profilo della politica industriale, ambientale, occupazionale e che oggi la società si trova in grandi difficoltà finanziarie e produttive.
Passa poi in rassegna gli interventi succedutesi nell’ultimo triennio, a partire dal mese di gennaio 2023, evidenziando come essi abbiano avuto una funzione emergenziale e abbiano predisposto una serie di strumenti – tra cui prestiti ponte e veri e propri «scudi penali» – che hanno sortito effetti solo palliativi, sostanzialmente peggiorando la crisi dell’ex ILVA.
Nel corso dei lavori sul provvedimento in esame, il suo gruppo ha presentato diverse proposte emendative, concentrandosi sull’illustrazione solo di quelli ritenuti di particolare importanza: tra l’altro, le predette proposte emendative intendevano allargare la platea degli interventi per la sicurezza, consentire la manutenzione degli altoforni e il ripristino dell’idrogeno «verde», rafforzare le garanzie occupazionali presenti all’interno dei bandi di gara nei confronti di eventuali investitori, nonché pervenire alla stesura di un efficace accordo di programma. Si tratta tuttavia di proposte emendative che, nel corso dell’esame parlamentare, sono state respinte senza alcun confronto sul merito delle stesse.
Conclude evidenziando che, a parere del suo gruppo parlamentare, il provvedimento in esame risulta insufficiente a perseguire gli obiettivi necessari per l’area dell’ex Ilva; in particolare appare inidoneo a delineare il futuro del comparto siderurgico del Paese. Di conseguenza, preannuncia il voto contrario del gruppo del Partito Democratico sul conferimento del mandato ai relatori.

Francesca GHIRRA (AVS), intervenendo in dichiarazione di voto sul conferimento del mandato ai relatori, si ricollega alle considerazioni testé espresse dal collega Peluffo, in particolare rimarcando come il provvedimento in esame sia l’ultimo di una lunga serie di decreti varati da questo Esecutivo in materia di ex Ilva. Ribadisce che il decreto-legge non risulta efficace né per garantire i posti di lavoro né, tantomeno, per tutelare l’ambiente e la salute degli abitanti delle zone in cui sono siti gli stabilimenti.
Si aspetta, quindi, che presto il Governo vari ulteriori decreti emergenziali; auspica tuttavia che, perlomeno in seno ai prossimi interventi, trovino spazio le proposte veicolate dalle forze di opposizione, evidenziando che esse non perseguono intenti ostruzionistici, ma cercano di introdurre disposizioni che, tra l’altro, accolgano le istanze avanzate dalla Corte di giustizia europea con particolare riferimento alle bonifiche ambientali.
Dubita che vi sia un serio intento di riconversione industriale dell’area, nonostante i rappresentanti del Governo abbiano in più occasioni sottolineato la centralità dell’industria siderurgica e, in particolare, della produzione dell’ex Ilva.
Riservandosi di intervenire più approfonditamente durante l’esame del provvedimento in Assemblea, preannuncia il voto contrario del suo gruppo parlamentare sul conferimento del mandato ai relatori.

Enrico CAPPELLETTI (M5S), intervenendo in dichiarazione di voto sul conferimento del mandato ai relatori, evidenzia anzitutto come il provvedimento in esame appaia sostanzialmente privo di contenuto. Tale limite, a suo parere, sarebbe stato superato dall’accoglimento di alcuni emendamenti proposti dalle opposizioni, in particolare dell’emendamento 1.01 a sua prima firma, col quale si prevedeva la stipula di un apposito accordo di programma. Il mancato accoglimento delle proposte emendative, a suo avviso, condanna l’area di Taranto ad almeno un ulteriore decennio di inquinamento, a fronte di quello che definisce un vero e proprio ricatto occupazionale.
Rileva come le dichiarazioni fatte del Ministro Urso, in particolare quelle relative alla salvaguardia del comparto della siderurgia e all’avvio dell’area alla decarbonizzazione, suonino oggi come vera e propria propaganda.
Evidenzia poi come gli accordi raggiunti sui dazi doganali con l’amministrazione degli Stati Uniti siano destinate a peggiorare le condizioni dell’ex Ilva. Ripercorre in breve le condizioni economiche dell’impresa, rammentando come essa subisca tuttora ingenti perdite quotidiane e presenti un altissimo numero di lavoratori in cassa integrazione, nonostante lo stanziamento, dal 2023 a oggi, di risorse pubbliche per un ammontare superiore a 1,7 miliardi.
Stigmatizza poi la scarsa trasparenza sulla proprietà dell’impresa, nonché la mancanza di garanzie per gli abitanti della zona di Taranto, in assenza di un piano di riconversione industriale credibile.
Sotto un diverso profilo, afferma che lo stanziamento di risorse previsto con il decreto-legge in esame – pari a circa 200 milioni – appare appena sufficiente a consentire la prosecuzione dell’attività dell’azienda per un paio di mesi, senza fornire una soluzione a lungo termine. Al contrario, le proposte emendative presentate dalle opposizioni intendevano disporre una riconversione industriale dotata di requisiti di economicità, preservando al contempo il contesto socioculturale del territorio, garantendo le opportune tutele per i lavoratori e predisponendo un efficace monitoraggio ambientale. Si tratta di interventi per i quali appare necessario lo stanziamento delle idonee risorse; ciò in un contesto storico nel quale il Governo, anziché investire in tale comparto, destina ingenti somme al finanziamento dell’industria bellica.
Conclude rilevando che il suo emendamento 1.01 prevedeva interventi mirati e specifici, quali la chiusura definitiva delle fonti inquinanti entro una certa data, la messa in sicurezza degli impianti, la salvaguardia dei livelli occupazionali, la realizzazione di tre forni elettrici alimentati con idrogeno «verde» e, infine, il reimpiego dei lavoratori in esubero con progetti di formazione per il reinserimento professionale.
Ricollegandosi a quanto già esposto dai colleghi, conclude rilevando la necessità di predisporre ulteriori interventi sostanziali, rispetto ai quali il provvedimento in esame appare come un’ennesima occasione perduta. Preannuncia dunque il voto contrario del suo gruppo sul conferimento del mandato ai relatori.

Walter RIZZETTO, presidente, concordi le Commissioni, sospende brevemente la seduta in attesa che pervengano i prescritti pareri delle Commissioni competenti in sede consultiva.

La seduta, sospesa alle 12.25, è ripresa alle 12.50.

Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente, comunica che sono pervenuti il parere favorevole con osservazione espresso dalla I Commissione, i pareri favorevoli espressi dalle Commissioni II, VI, VIII e XII, competenti in sede consultiva, nonché il parere con osservazioni del Comitato per la legislazione.
Comunica inoltre che la Commissione parlamentare per le questioni regionali e la XIV Commissione non renderanno il proprio parere sul provvedimento, e che la V Commissione esprimerà il suo parere all’Assemblea.

Le Commissioni deliberano di conferire ai relatori, onorevole Maerna per la X Commissione e onorevole Malagola per la XI Commissione, il mandato a riferire favorevolmente all’Assemblea sul provvedimento in esame.
Deliberano altresì di chiedere l’autorizzazione a riferire oralmente.

Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente, avverte che le Presidenze si riservano di designare i componenti del Comitato dei nove sulla base delle indicazioni dei gruppi.

La seduta termina alle 12.55.

 

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