SEDE REFERENTE
Giovedì 4 giugno 2026. — Presidenza del presidente Walter RIZZETTO, indi della vicepresidente Tiziana NISINI. – Interviene la Viceministra del lavoro e delle politiche sociali, Maria Teresa Bellucci.
La seduta comincia alle 13.15.
Sulla pubblicità dei lavori.
Walter RIZZETTO, presidente, avverte che il gruppo M5S ha chiesto che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche attraverso il sistema di ripresa audiovideo a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, ne dispone l’attivazione.
DL 62/2026: Disposizioni urgenti in materia di salario giusto, di incentivi all’occupazione e di contrasto del caporalato digitale.
C. 2911 Governo.
(Seguito dell’esame e rinvio).
La Commissione prosegue l’esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 3 giugno 2026.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, ricorda che i relatori hanno presentato le proposte emendative 11.8, 16.094 e 16.095, che risultano ammissibili. Ricorda altresì che con riferimento alle predette proposte emendative il termine per la presentazione di subemendamenti è fissato alle 13.30 della giornata odierna.
Rammenta che nella seduta precedente sono state esaminate le proposte emendative fino all’articolo 3 e avverte che, pertanto, nella seduta odierna si riprenderà l’esame dalle proposte emendative relative all’articolo 4.
Arturo SCOTTO (PD-IDP), intervenendo sull’ordine dei lavori, chiede alla presidenza come intenda organizzare i lavori in modo da proseguire l’esame del provvedimento nella maniera più efficiente possibile. In particolare, chiede che siano previsti tempi certi per la presentazione delle restanti proposte emendative da parte dei relatori, sottolineando la condizione di grave ritardo in cui versa la Commissione nell’esame degli emendamenti già presentati.
Nel rilevare che solo nella mattina della giornata odierna i relatori hanno presentato tre emendamenti che invece avrebbero dovuto essere presentati nel pomeriggio della giornata di ieri, circostanza che comunque riconosce possa verificarsi, ribadisce la necessità che siano fissati tempi certi per la presentazione di ulteriori emendamenti da parte dei relatori.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, rende noto che i relatori intendono presentare un numero limitato di proposte emendative entro alcune ore, qualora sia completata l’istruttoria da parte dei competenti uffici del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Dichiara, inoltre, che esse dovrebbero avere un contenuto tale consentire la celere presentazione di eventuali subemendamenti, come già fatto sapere per le vie brevi all’onorevole Scotto.
In considerazione della necessità di attendere l’arrivo del rappresentante del Governo, sospende brevemente la seduta.
La seduta, sospesa alle 13.20, è ripresa alle 13.35.
Arturo SCOTTO (PD-IDP), intervenendo sull’ordine dei lavori, stigmatizza il fatto che il Governo si sia presentato in ritardo rispetto all’inizio dei lavori della Commissione, ritenendo tale atteggiamento poco rispettoso nei confronti delle prerogative parlamentari.
Dario CAROTENUTO (M5S), associandosi all’intervento del collega Scotto, sottolinea altresì come non vi sia stata una valutazione reale ed approfondita da parte del Governo sulle proposte emendative presentate, sia dalla maggioranza che dall’opposizione.
Arturo SCOTTO (PD-IDP), intervenendo sull’emendamento 4.2 a sua prima firma, ne chiede l’accantonamento, rilevando come lo stesso, mirando a riconoscere l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a quelle imprese che trasformino i rapporti di lavoro a tempo determinato in rapporti di lavoro non soltanto a tempo indeterminato, ma anche a tempo pieno, eviti il paradosso di favorire anche quelle imprese che, pur stipulando contratti di lavoro a tempo indeterminato, lo facciano con contratti part-time.
La Commissione respinge l’emendamento Scotto 4.2.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, constata l’assenza della presentatrice dell’emendamento Madia 4.7: s’intende che via abbia rinunciato.
La Commissione respinge gli identici emendamenti Madia 4.8 e Barzotti 4.9.
Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP), intervenendo sull’emendamento 4.3 di cui è cofirmataria, stigmatizza il parere contrario del Governo, in quanto la proposta emendativa in esame si pone l’obiettivo di ampliare l’ambito di applicazione degli incentivi in esame, includendovi anche i rapporti di lavoro domestico.
Dario CAROTENUTO (M5S) dichiara di sottoscrivere l’emendamento Scotto 4.3.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, avverte che l’emendamento Giaccone 4.6 è stato ritirato dal presentatore.
Dario CAROTENUTO (M5S) dichiara di sottoscrivere l’emendamento Giaccone 4.6.
La Commissione respinge gli identici emendamenti Scotto 4.3 e Giaccone 4.6.
Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP), intervenendo sull’emendamento 4.4 di cui è cofirmataria, esprime rammarico per il parere contrario espresso dal Governo e dai relatori, rilevando altresì l’importanza della proposta emendativa in esame, in quanto finalizzata ad includere nel perimetro applicativo degli incentivi oggetto del presente decreto anche i rapporti di apprendistato.
Francesco MARI (AVS) dichiara di sottoscrivere l’emendamento Scotto 4.4.
La Commissione respinge l’emendamento Scotto 4.4.
Arturo SCOTTO (PD-IDP) dichiara di sottoscrivere gli emendamenti Aiello 4.10 e Mari 4.11.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti Aiello 4.10 e Mari 4.11.
La Viceministra Maria Teresa BELLUCCI chiede che siano accantonati le proposte emendative Marattin 4.1 e 4.01.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, alla luce della richiesta della rappresentante del Governo, concordi i relatori e non essendovi obiezioni, dispone l’accantonamento delle proposte emendative Marattin 4.1 e 4.01.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli articoli aggiuntivi Scotto 4.03 e Mari 4.011.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, ricorda che l’articolo aggiuntivo Barabotti 4.04 è accantonato.
La Commissione respinge l’articolo aggiuntivo Mari 4.012.
Arturo SCOTTO (PD-IDP) dichiara di sottoscrivere gli articoli aggiuntivi Mari 4.014 e Carotenuto 4.05.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli articoli aggiuntivi Mari 4.014 e Carotenuto 4.05.
Arturo SCOTTO (PD-IDP) e Dario CAROTENUTO (M5S) dichiarano di sottoscrivere l’articolo aggiuntivo Mari 4.013.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, l’articolo aggiuntivo Mari 4.013, nonché gli emendamenti Tucci 5.1 e Carotenuto 5.2.
Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP), intervenendo sull’articolo aggiuntivo 5.01 di cui è cofirmataria, chiede chiarimenti al Governo circa la contrarietà del parere espresso sullo stesso, dal momento che la proposta emendativa in esame è volta unicamente ad introdurre un coordinamento normativo con disposizioni già in vigore riguardanti analoga materia, in particolare con quanto previsto dall’articolo 1, comma 1175, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.
Arturo SCOTTO (PD-IDP), intervenendo sull’articolo aggiuntivo 5.01 di cui è primo firmatario, ne chiede l’accantonamento, associandosi alle considerazioni espresse dalla collega Guerra.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, avverte che i deputati Carotenuto, Mari e Tucci hanno sottoscritto l’articolo aggiuntivo Scotto 5.01. Concordi i relatori e la rappresentante del Governo, ne dispone quindi l’accantonamento.
Riccardo TUCCI (M5S), intervenendo sull’emendamento 6.13 di cui è cofirmatario, sottolinea l’importanza delle misure in esso previste, volte ad istituire un «Fondo per la creazione degli asili nido aziendali». Evidenzia come tale misura sia fondamentale per favorire la continuità professionale delle donne, rilevando altresì come l’emendamento in esame preveda che le spese di partecipazione alla gestione dei micro-nidi e dei nidi nei luoghi di lavoro siano deducibili dall’imposta sul reddito dei genitori e dei datori di lavoro.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti Sportiello 6.13 e 6.12, nonché l’emendamento Mari 6.19.
Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP), nel dichiarare di voler sottoscrivere l’emendamento Madia 6.9, lo ritira. Avverte poi che valuterà la presentazione di un ordine del giorno sul medesimo tema dell’emendamento presentato.
Dario CAROTENUTO (M5S), intervenendo sull’emendamento 6.11 di cui è cofirmatario, ne chiede l’accantonamento, rilevando l’importanza di una proposta emendativa che prenda in considerazione l’adozione di misure finalizzate alla riduzione dell’orario di lavoro e al diritto al lavoro da remoto, a parità salariale.
La Commissione respinge l’emendamento Barzotti 6.11.
Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP), intervenendo sull’ordine dei lavori, chiede se l’emendamento Tassinari 6.2 deve intendersi tuttora accantonato.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, avverte che sono stati ritirati gli emendamenti Tassinari 6.1, identico all’emendamento Scotto 6.4, nonché l’emendamento Tassinari 6.2, precedentemente accantonato.
Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP), intervenendo sull’emendamento Scotto 6.4, di cui è cofirmataria, si domanda quale sia la ragione del parere contrario espresso dal Governo e dai relatori su un emendamento che mira a garantire il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali nell’ambito delle politiche di conciliazione tra famiglia e lavoro. Ricorda come, nella legislatura in corso, sia stata approvata la legge sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, che riconosce un ruolo centrale alle organizzazioni sindacali.
Arturo SCOTTO (PD-IDP) si associa alle considerazioni svolte dalla collega Guerra, domandandosi anch’egli i motivi sottesi al mancato accoglimento della proposta emendativa presentata.
Francesco MARI (AVS), nel ricollegarsi agli interventi testé svolti dai deputati Guerra e Scotto, fa presente come l’emendamento in esame contenga una proposta più che ragionevole e non determini alcuno stravolgimento dei contenuti del provvedimento.
La Commissione respinge l’emendamento Scotto 6.4.
Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP), intervenendo sull’emendamento 6.5 a sua prima firma, ne mette in luce le finalità evidenziando come esso – al pari dell’emendamento 6.6 a sua prima firma – sia volto, tramite l’introduzione del rinvio alla lettera d) dell’articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 27 novembre 2025, n. 184, ad ampliare, nell’ambito delle politiche di conciliazione tra famiglia e lavoro, il perimetro degli incentivi previsti a sostegno alla genitorialità, ricomprendendovi la valorizzazione del lavoro giovanile e femminile.
La Commissione respinge l’emendamento Guerra 6.5.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, avverte che è stato ritirato l’emendamento Tassinari 6.3.
La Commissione respinge l’emendamento Guerra 6.6.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, avverte che è in distribuzione la proposta di riformulazione dell’emendamento Volpi 6.16, precedentemente accantonato, e che essa è stata accolta dal suo presentatore; anche a nome degli altri relatori, esprime parere favorevole sull’emendamento Volpi 6.16, a condizione che sia riformulato nei termini riportati in allegato.
La Viceministra Maria Teresa BELLUCCI esprime parere favorevole sull’emendamento Volpi 6.16, come riformulato.
Arturo SCOTTO (PD-IDP), intervenendo sull’emendamento Volpi 6.16, come riformulato, sottolinea che l’aggiunta dell’inciso «senza nuovi o maggiori oneri per lo Stato» riduca la forza emendativa della proposta in esame, trasformandola, nella sostanza, in poco più di un ordine del giorno. Ritiene che il Governo non tenga in adeguato conto i lavori del Parlamento; ciò si esprime non solo nelle modalità di esame delle proposte emendative di opposizione, ma anche, come nel caso di specie, di quelle di maggioranza.
La Commissione approva l’emendamento Volpi 6.16, come riformulato. Respinge quindi l’emendamento Sportiello 6.14.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, avverte che sono stati ritirati gli identici articoli aggiuntivi Tassinari 6.01 e Giaccone 6.04 e che il deputato Scotto ha sottoscritto l’identico articolo aggiuntivo Madia 6.020.
La Commissione respinge l’articolo aggiuntivo Madia 6.020.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, fa presente che gli identici articoli aggiuntivi Caparvi 6.05 e Tassinari 6.08, nonché l’articolo aggiuntivo Scotto 6.02 sono accantonati.
Intervenendo, inoltre, sull’articolo aggiuntivo Scotto 6.03, evidenzia che la previsione di misure a sostegno della creazione di occupazione attraverso operazioni di workers buyout è un tema condiviso da tutte le forze politiche, come testimoniato, tra l’altro, dagli identici articoli aggiuntivi Giaccone 6.06 e Tassinari 6.09, anch’essi relativi alle operazioni di workers buyout. Sulla base di tale presupposto, nel caso in cui i presentatori accolgano il già formulato invito al ritiro della proposta emendativa in esame, la stessa potrebbe senz’altro tramutarsi in un ordine del giorno ampiamente sostenuto.
Aggiunge, poi, di essere consapevole dell’importanza del tema trattato, rilevante anche ai fini della risoluzione di crisi aziendali, e precisa che l’invito al ritiro della proposta emendativa si fonda, principalmente, su ragioni di carattere finanziario.
In conclusione, auspica, esistendo ampi margini di discussione, che in questa ultima fase della legislatura la Commissione possa ritornare sui contenuti della proposta emendativa in esame, istruendo una proposta di legge in materia.
Arturo SCOTTO (PD-IDP), intervenendo sull’articolo aggiuntivo 6.03 a sua prima firma, nel ringraziare il presidente e relatore per l’apertura dimostrata, al fine di procedere ad ulteriori approfondimenti, ne chiede l’accantonamento; chiede, inoltre, di accantonare gli identici articoli aggiuntivi Giaccone 6.06 e Tassinari 6.09, vertenti sulla medesima materia. Mostra, quindi, la propria disponibilità a modificare le disposizioni recate dall’articolo aggiuntivo in materia di quantificazione degli oneri. Ritiene, in particolare, che le proposte emendative richiamate, depurate dagli aspetti relativi agli oneri finanziari, potrebbero fungere da vettore in vista della legge di bilancio per il 2027.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, ricollegandosi alle considerazioni testé svolte dal collega Scotto, fa presente come miglior veicolo, in vista della legge di bilancio per il 2027, sarebbe l’approvazione di un ordine del giorno ampiamente sostenuto.
Chiara TENERINI (FI-PPE), relatrice, pur condividendo quanto osservato dal collega Scotto, evidenzia come le misure per il sostegno alla creazione di posti di lavoro attraverso operazioni di workers buyout sono previste dalle proposte emendative in esame a partire dal 2027 e che l’accoglimento di un ordine del giorno in materia, come suggerito dal presidente, potrebbe aprire la strada alla legge di bilancio per il 2027.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, concorde la rappresentante del Governo, dispone l’accantonamento dell’articolo aggiuntivo Scotto 6.03, nonché degli identici articoli aggiuntivi Giaccone 6.06 e Tassinari 6.09.
Prende poi atto che i presentatori ritirano l’articolo aggiuntivo Giaccone 6.07.
Marco SARRACINO (PD-IDP) dichiara di voler sottoscrivere l’articolo aggiuntivo 6.07, sottolineando come esso, in modo condivisibile, miri alla riduzione dell’orario di lavoro, favorendo l’introduzione di modelli di organizzazione articolati su quattro giornate lavorative settimanali; ciò anche al fine di consentire una migliore rapporto vita-lavoro.
Si chiede dunque quali siano le ragioni per cui non vi sia il parere favorevole dei relatori e del Governo.
Arturo SCOTTO (PD-IDP), intervenendo sull’articolo aggiuntivo Giaccone 6.07, ricorda che già in occasione dell’esame delle proposte di legge recanti disposizioni per favorire la riduzione dell’orario di lavoro, volute in modo compatto dalle forze di opposizione, il sottosegretario Durigon, e la presidenza della Commissione, mostravano di condividere i principi in esse stabiliti. Auspica, quindi che l’articolo aggiuntivo in esame, presentato da una parte importante della maggioranza, vertente sul medesimo tema – e connotato da una disciplina ancor più prescrittiva, lasciando un minore spazio alla contrattazione e alle parti sociali – possa essere oggetto di un ulteriore approfondimento.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, ricollegandosi all’intervento del collega Scotto, ribadisce di concordare con la ratio della proposta emendativa in esame, che si pone in linea con l’evoluzione del mercato del lavoro, sempre più moderno. Ritiene, tuttavia, che i medesimi obiettivi di riduzione dell’orario di lavoro possano essere raggiunti tramite la leva della contrattazione di secondo livello, utile non solo alle aziende di grandi dimensioni, ma anche per quelle con un bilancio meno ingente.
Dario CAROTENUTO (M5S), intervenendo sull’articolo aggiuntivo Giaccone 6.07, dichiara di non poterlo sottoscrivere in quanto esso, diversamente da quanto indicato nella proposta di legge presentata dai gruppi di opposizione (C. 2067), quantifica la riduzione dell’orario di lavoro in trentasei – e non trentadue – ore settimanali. Fa, inoltre, riferimento all’esigenza di evitare che il mercato del lavoro si regoli da solo, considerate le criticità che discendono dall’autoregolamentazione.
Luigi MARATTIN (MISTO), intervenendo sull’articolo aggiuntivo Giaccone 6.07, rileva come il presupposto indefettibile per la riduzione dell’orario di lavoro settimanale sia l’aumento della produttività del lavoro. Evidenzia, in proposito, che la produttività del lavoro in Italia cresce notevolmente al di sotto della media europea, attestandosi ad una percentuale di crescita pari allo 0,3 a fronte dell’1,5 quale media europea.
Richiamandosi, inoltre, a quanto dichiarato dal collega Scotto che, nella seduta odierna, ha affermato come in Italia il volume complessivo delle ore lavorate si sia ridotto, nota che i dati forniti dall’ISTAT indicano l’esatto opposto.
Nel sottolineare, dunque, l’importanza di fondare le scelte politiche su dati esatti, ritiene che la riduzione delle ore di lavoro settimanali per via normativa costituisca un errore, se non giustificata da un aumento della produttività del lavoro.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, nel dichiararsi d’accordo con quanto evidenziato dal collega Marattin a proposito dell’importanza dei dati nell’elaborazione di proposte normative, rileva tuttavia come la produttività del lavoro in Italia debba necessariamente confrontarsi, secondo quanto evidenziato anche dal Governatore della Banca d’Italia, con l’utilizzo di nuove tecnologie. Ritiene che lo strumento più appropriato, in questo caso, non sia – come già ricordato – quello normativo, bensì il ricorso alla contrattazione collettiva.
Riccardo TUCCI (M5S), intervenendo sull’articolo aggiuntivo Giaccone 6.07 e ricollegandosi agli interventi testé svolti, è del parere che a fronte di un mondo del lavoro in costante cambiamento risulti ancora più importante l’intervento regolatorio della politica.
Nell’evidenziare, poi, come la maggioranza non appaia compatta sul tema della riduzione dell’orario di lavoro settimanale, dichiara che il suo gruppo condivide il testo dell’emendamento, ad eccezione dell’inciso che quantifica la riduzione delle ore di lavoro in trentasei, e non trentadue, ore settimanali. Si chiede, infatti, come sia possibile giungere ad una simile quantificazione se le giornate lavorative, di 8 ore, si riducono a quattro settimanali. La sottoscrizione della proposta emendativa da parte del proprio gruppo è, dunque, subordinata al chiarimento di tale aspetto.
Marco SARRACINO (PD-IDP), intervenendo nuovamente sull’articolo aggiuntivo Giaccone 6.07, fa presente come il PD non ritenga più rinviabile l’esame dei temi da esso trattati. Anche alla luce dell’utilizzo sempre più estensivo delle nuove tecnologie, ben evidenziato dal presidente, reputa urgente che, con la legislatura che volge al termine, si stabiliscano gli spazi per affrontare le questioni evidenziate.
Francesco MARI (AVS), intervenendo sull’articolo aggiuntivo Sarracino 6.07, sottolinea l’importanza della discussione in corso, ritenendo come essa consenta di mettere in evidenza alcune criticità strutturali del Paese, non solo sul piano politico, ma anche su quello economico e sociale.
Osserva che l’attuale assetto delle politiche economiche e del lavoro affonda le proprie radici in una cultura politica che ha orientato le scelte del Paese negli ultimi decenni. Richiama, in particolare, la fase apertasi a partire dagli anni Novanta, caratterizzata da una progressiva compressione salariale e da politiche che non hanno adeguatamente affrontato il tema della qualità del lavoro e della crescita delle retribuzioni. Rileva come il problema non possa essere ricondotto esclusivamente alla produttività o al carico fiscale, ma riguarda più in profondità il modello di sviluppo seguito finora. Evidenzia, infatti, che il Paese si trova oggi di fronte a un nodo irrisolto relativo ai salari, alla distribuzione della ricchezza prodotta e al rapporto tra lavoro, tempo di vita e condizioni materiali dei cittadini.
Conclude osservando che, se si riconosce che le politiche adottate fino a oggi non hanno prodotto risultati adeguati sul terreno delle retribuzioni e del lavoro, occorre avere il coraggio di intervenire su tali questioni con scelte nuove e più incisive.
Arturo SCOTTO (PD-IDP), intervenendo sull’articolo aggiuntivo Sarracino 6.07, condivide a pieno le riflessioni appena condotte dal deputato Mari. Ricorda preliminarmente che, secondo i dati ISTAT, si registra una diminuzione, seppur contenuta, delle ore lavorate, precisando tuttavia che tale elemento non costituisce il punto centrale del suo intervento.
Si sofferma quindi sulle considerazioni precedentemente svolte dal presidente Rizzetto in ordine alla necessità di valorizzare la contrattazione sul tema della riduzione dell’orario di lavoro. Osserva che tale impostazione coincide, nella sostanza, con la proposta avanzata dalle opposizioni, volta a istituire un fondo per incentivare la contrattazione aziendale nei diversi settori e favorire nuove forme di organizzazione del lavoro. Rileva come tale proposta – cassata dalla maggioranza – non si limitava a prevedere una riduzione rigida dell’orario, ma intendeva sostenere percorsi flessibili, costruiti attraverso la contrattazione, anche a beneficio delle piccole e medie imprese che incontrano maggiori difficoltà nell’introdurre modelli organizzativi innovativi. Sottolinea, al riguardo, che il tema della produttività è connesso anche alla dimensione delle imprese, oltre che alla precarietà e alla frammentazione del lavoro.
Osserva criticamente come non si riesca a comprendere per quale ragione una proposta di tale natura non possa trovare spazio in un decreto ribattezzato come «decreto Primo maggio». Ricorda, infatti, che tale ricorrenza nasce anche dalle lotte per la riduzione dell’orario di lavoro e che, storicamente, i grandi salti tecnologici sono stati accompagnati da una redistribuzione del tempo di lavoro, sia per liberare tempo di vita sia per tutelare l’occupazione.
Conclude chiedendo che il Governo intervenga nel merito della discussione, chiarendo la propria posizione su tali questioni, poiché il confronto parlamentare non può limitarsi agli interventi delle forze politiche senza un’effettiva presa di posizione da parte dell’Esecutivo.
La viceministra Maria Teresa BELLUCCI, intervenendo in risposta alle sollecitazioni avanzate dall’onorevole Scotto e più in generale nel merito del dibattito in corso, chiarisce preliminarmente che il ruolo del Governo in Commissione consiste nell’ascolto delle indicazioni, delle visioni e delle prospettive espresse dai parlamentari e dai Gruppi rappresentati. Rileva, pertanto, che il Governo ha seguito con attenzione il dibattito, cogliendo nelle diverse posizioni sia elementi di convergenza sia profili di divergenza.
Evidenzia che il tema della modernizzazione del mercato del lavoro costituisce una priorità per l’Esecutivo. Con riferimento all’articolo aggiuntivo in esame, osserva che esso presenta profili particolarmente onerosi e risulta sprovvisto delle necessarie coperture finanziarie.
Ricorda, allo stesso tempo, in relazione alla ratio sottesa alla proposta emendativa in esame, che il Governo ha già assunto diverse iniziative in materia. Richiama, in particolare, l’avvio dell’Osservatorio sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel mercato del lavoro, quale strumento volto a comprendere gli effetti dell’innovazione tecnologica e digitale e a orientare le nuove tecnologie al servizio delle persone, del miglioramento della qualità e della sicurezza del lavoro, nonché della produttività.
Manifesta quindi la propria disponibilità e quella del Ministro del lavoro ad approfondire il tema della modernizzazione del lavoro, anche attraverso un tavolo di confronto. Sottolinea che, pur nella diversità delle posizioni, l’obiettivo del Governo è quello di valorizzare il lavoro come strumento di autonomia, inclusione e promozione sociale, favorendo l’accesso al mercato del lavoro anche per le persone più fragili.
Conclude ribadendo l’apertura totale dell’Esecutivo al confronto con tutte le forze politiche, nel rispetto delle diverse impostazioni, con la volontà di proseguire nel miglioramento delle politiche del lavoro.
Riccardo TUCCI (M5S) accoglie con favore le parole della viceministra Bellucci in ordine alla disponibilità ad aprire un tavolo di confronto sulla modernizzazione del mondo del lavoro. Valuta positivamente anche il riferimento ai profili di copertura finanziaria della proposta emendativa, rilevando tuttavia come tale argomento appaia parzialmente contraddittorio rispetto al recente respingimento di una proposta di legge delle opposizioni sulla riduzione dell’orario di lavoro.
Osserva, in ogni caso, che dalle parole della rappresentante del Governo sembra emergere una non contrarietà nel merito della proposta, quanto piuttosto una criticità legata alle risorse necessarie alla sua attuazione. In tale prospettiva, manifesta la volontà di assumere un atteggiamento costruttivo. Propone quindi di trasformare il contenuto dell’emendamento in un ordine del giorno da presentare in Assemblea, al fine di impegnare il Governo ad avviare effettivamente un tavolo di confronto sulla modernizzazione del lavoro e sulle possibili forme di riorganizzazione dell’orario e dei modelli produttivi.
La viceministra Maria Teresa BELLUCCI, replicando all’intervento dell’onorevole Tucci, precisa che il rilievo svolto in precedenza sul merito dell’articolo aggiuntivo in esame riguardava, in particolare, i profili di copertura finanziaria e il significativo impatto economico della proposta che risultano dirimenti ai fini di un suo accoglimento.
Osserva tuttavia che, a partire dall’esame dell’articolo aggiuntivo Sarracino 6.07, il dibattito si è poi esteso a un tema più ampio, relativo alla necessità di rendere il lavoro sempre più adeguato alle trasformazioni dei tempi. In tale prospettiva, raccoglie le sollecitazioni provenienti dai gruppi e ribadisce la disponibilità del Governo, anche a nome del Ministro del lavoro, a svolgere un ruolo di interlocutore propositivo. Sottolinea che il tema della modernizzazione del lavoro è condiviso nella sua rilevanza e può costituire oggetto di ulteriore approfondimento. Precisa, tuttavia, che restano divergenze sul modo in cui tale obiettivo debba essere concretamente declinato, trattandosi anche di differenti visioni politiche.
Evidenzia quindi che l’eventuale apertura di un tavolo di confronto non può essere intesa come superamento automatico di tali divergenze, ma come sede utile a verificare se esistano punti di convergenza e possibili soluzioni migliorative. Conclude ribadendo il rispetto per le posizioni espresse dalle opposizioni, pur chiarendo che su alcuni profili il Governo mantiene impostazioni diverse.
Arturo SCOTTO (PD-IDP), nel ringraziare la viceministra Bellucci per l’intervento nel dibattito, esprime con franchezza insoddisfazione per le considerazioni testé svolte. Osserva che una proposta in precedenza avanzata dalle opposizioni sul tema, pur legittimamente non condivisa dal Governo, è stata trattata come un passaggio marginale o secondario del dibattito parlamentare. Rileva che, rispetto alla proposta richiamata, il Governo non ha presentato emendamenti, riformulazioni o soluzioni alternative, ma si è limitato a proporne la soppressione articolo per articolo, senza aprire un reale confronto nel merito. Sottolinea, pertanto, che non è sufficiente richiamare genericamente la disponibilità al dialogo o l’istituzione di strumenti di monitoraggio, come l’Osservatorio sull’impatto dell’intelligenza artificiale, per rispondere a questioni che erano già note e presenti nel dibattito pubblico e parlamentare.
Evidenzia che il confronto con l’opposizione non può esaurirsi in un’attestazione di rispetto reciproco delle opinioni, elemento che considera scontato nei rapporti istituzionali. Ritiene, invece, necessario che il Governo fornisca motivazioni di merito sulle proposte avanzate, spiegando le ragioni politiche, tecniche e finanziarie delle proprie scelte.
Conclude ribadendo che il Parlamento ha bisogno di un’interlocuzione sostanziale da parte dell’Esecutivo, fondata su argomentazioni puntuali e non su dichiarazioni generiche di apertura o di rispetto delle diverse posizioni.
Marco SARRACINO (PD-IDP), intervenendo in risposta alle considerazioni svolte dalla viceministra, richiama l’importanza delle parole utilizzate nel confronto parlamentare, osservando che la viceministra ha fatto espresso riferimento a una «apertura totale» sul tema della modernizzazione del lavoro. Rileva quindi che, a fronte di tale dichiarazione, appare legittimo chiedere al Governo di indicare concretamente quale sia il seguito che intende dare a tale disponibilità.
Osserva che, considerata la natura del provvedimento in esame e l’incertezza circa future occasioni legislative analoghe, occorre comprendere se questo possa rappresentare il primo veicolo utile per tradurre tale apertura in un impegno effettivo. Chiede pertanto se il Governo intenda assumere un’iniziativa concreta, ad esempio attraverso un tavolo di confronto da avviare in tempi definiti, oppure se ritenga di escludere tale possibilità.
Conclude sottolineando che la discussione non può chiudersi senza una risposta chiara dell’Esecutivo, dopo che è stata proprio la rappresentante del Governo a manifestare una disponibilità ampia sul tema.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, intervenendo nel merito del dibattito in corso sull’articolo aggiuntivo Sarracino 6.07, precisa alcuni profili relativi alla proposta emendativa in esame, richiamando in particolare il tema delle coperture finanziarie già emerso nel corso del dibattito. Osserva che la proposta presenta criticità sotto il profilo finanziario, poiché non individua una copertura né prevede un tetto massimo di spesa. Rileva, al riguardo, che un credito d’imposta pari al 100 per cento dei costi indicati dall’articolo aggiuntivo configurerebbe una misura di spesa difficilmente quantificabile, con possibili profili di incompatibilità rispetto all’articolo 81 della Costituzione e al principio dell’equilibrio di bilancio.
Sottolinea quindi che la questione non riguarda necessariamente il merito politico della proposta, quanto piuttosto la sua formulazione tecnica e finanziaria. Conclude osservando che, dalle parole del Governo, sembra comunque emergere una sufficiente disponibilità ad approfondire il tema e a proseguire il confronto, ma con un veicolo diverso da quello rappresentato dall’articolo aggiuntivo in esame.
La Commissione respinge l’articolo aggiuntivo Sarracino 6.07.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, constata l’assenza della presentatrice dell’articolo aggiuntivo Madia 6.013: si intende vi abbia rinunciato.
Riccardo TUCCI (M5S), intervenendo sull’articolo aggiuntivo Sportiello 6.028, di cui è cofirmatario, richiama l’emendamento Sportiello 1.17, precedentemente accantonato, relativo al riconoscimento di benefici contributivi in favore delle lavoratrici vittime di violenza prese in carico dai centri antiviolenza. Osserva che la proposta emendativa in esame presenta un contenuto analogo, riferito in particolare alle lavoratrici autonome che abbiano subito violenza e siano inserite in percorsi di protezione, prevedendo per esse una sospensione per un determinato periodo. Rileva pertanto l’opportunità di accantonare anche tale proposta, al fine di consentire una valutazione coordinata con l’emendamento precedentemente accantonato, trattandosi di misure tra loro strettamente collegate.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, concordi le relatrici e la rappresentante del Governo, dispone l’accantonamento dell’articolo aggiuntivo Sportiello 6.028.
Dispone altresì di mantenere accantonato l’articolo aggiuntivo Mari 6.035.
Avverte che i presentatori hanno ritirato l’articolo aggiuntivo D’Attis 6.010.
Constata l’assenza della presentatrice degli articoli aggiuntivi Madia 6.013 e 6.014: si intende vi abbia rinunciato.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli articoli aggiuntivi Sportiello 6.022 e 6.023.
Lorenzo MALAGOLA (FDI) ritira l’articolo aggiuntivo a sua prima firma 6.029.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, rammenta che sull’articolo aggiuntivo Mascaretti 6.034 i relatori e il Governo hanno espresso parere favorevole con riformulazione che è in distribuzione.
Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP), intervenendo sull’articolo aggiuntivo Mascaretti 6.034, evidenzia alcune perplessità in ordine alla sua chiarezza, anche in relazione alla riformulazione proposta dai relatori e dal Governo, e al coordinamento con la normativa vigente. Osserva che la proposta fa riferimento a un accompagnamento in un contesto professionale definito in termini molto ampi, senza chiarire adeguatamente a quali soggetti si applichi, in quali situazioni e secondo quali modalità operative. Precisa di non esprimere una contrarietà di merito rispetto alla finalità dell’intervento, ma rileva che la norma appare poco collegata agli strumenti già previsti in materia di inclusione lavorativa e di accompagnamento delle persone fragili o in difficoltà. Sottolinea, inoltre, che non risulta chiaro quale soggetto debba attivare la misura, chi debba valutarne i presupposti, se il lavoratore possa rifiutarla e quali conseguenze ne deriverebbero. Ritiene pertanto che, prima di procedere, sia necessario un approfondimento ulteriore, al fine di evitare l’introduzione di una disposizione non sufficientemente determinata e difficilmente applicabile.
Conclude invitando i relatori e la rappresentante del Governo a chiarire meglio il contenuto della proposta di riformulazione, manifestando disponibilità a valutarla positivamente qualora ne siano precisati ambito, finalità e modalità di attuazione.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, intervenendo per esprimere il suo personale punto di vista in risposta alle considerazioni svolte dalla deputata Guerra, rileva che l’articolo aggiuntivo in esame, riformulato nei termini proposti, rientra nel novero delle misure su cui insiste, al momento della votazione, una aleatorietà applicativa. Ritiene allo stesso tempo che, ove la disposizione fosse approvata, sarà poi cura delle amministrazioni competenti, in particolare del Ministero del lavoro e degli altri Ministeri interessati, definirne le modalità concrete della sua attuazione e il coordinamento con gli strumenti già esistenti.
Tiziana NISINI (LEGA), relatrice, illustra la proposta di riformulazione dell’articolo aggiuntivo Mascaretti 6.034, sottolineando come l’intervento del Governo abbia avuto come obiettivo principale quello di offrire maggiore chiarezza ad una misura condivisibile in coordinamento con gli altri strumenti già in vigore in materia.
Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP) esprime insoddisfazione nei riguardi dell’illustrazione della riformulazione proposta, ribadendo le diverse lacune dell’articolo aggiuntivo in esame: dalla mancanza di un riferimento normativo, all’incertezza sulla platea dei soggetti coinvolti, passando per il mancato coordinamento con le misure vigenti.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, procede ad un’ulteriore illustrazione della proposta di riformulazione dell’articolo aggiuntivo Mascaretti 6.034.
Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP) ribadisce la propria insoddisfazione per l’illustrazione della riformulazione proposta, sottolineando, in particolare, la gravità dell’assenza di una relazione tecnica a corredo della medesima proposta.
La Commissione approva l’articolo aggiuntivo Mascaretti 6.034, come riformulato.
Arturo SCOTTO (PD-IDP), intervenendo sull’ordine dei lavori, fa presente che è ormai trascorso il termine indicativamente prospettato per la predisposizione delle riformulazioni e per la presentazione degli emendamenti dei relatori.
Chiede pertanto di conoscere il numero delle proposte emendative riformulate e degli emendamenti ancora da esaminare, anche al fine di consentire ai gruppi di valutare l’eventuale presentazione di subemendamenti e di organizzare conseguentemente il prosieguo dei lavori.
Walter RIZZETTO, presidente, prende atto della richiesta formulata dal deputato Scotto, facendo tuttavia presente che il termine indicativamente prospettato per la predisposizione delle proposte di riformulazione e per la presentazione degli emendamenti da parte dei relatori non appare, in realtà, ancora trascorso.
Dispone, poi, l’accantonamento dell’articolo aggiuntivo Malagola 6.031.
La Commissione approva l’articolo aggiuntivo Malagola 6.032 (vedi allegato 2).
Dario CAROTENUTO (M5S), intervenendo sull’emendamento Conte 7.32, di cui è cofirmatario, sottolinea che la proposta delle opposizioni in materia di salario minimo, sostenuta anche da numerosi cittadini, rappresenta un punto di partenza essenziale per restituire dignità al lavoro nel Paese. Rileva che essa risponde alle esigenze dei lavoratori poveri, richiamando il principio costituzionale secondo cui ogni lavoratore ha diritto a una retribuzione sufficiente ad assicurare a sé e alla propria famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
Evidenzia che circa l’11 per cento dei lavoratori, percentuale prossima al 12 per cento, si troverebbe oggi in condizione di povertà lavorativa, dato che ritiene particolarmente grave e rispetto al quale il Governo non avrebbe sinora fornito risposte adeguate.
Osserva che il decreto in esame non affronta efficacemente tale criticità e che l’assenza di una soglia minima legale, unitamente al venir meno di precedenti strumenti di protezione sociale, ha contribuito ad aggravare la vulnerabilità di numerosi lavoratori e famiglie.
Fa presente che le soluzioni prospettate dalla maggioranza non appaiono idonee a correggere le fragilità del mercato del lavoro, nel quale molte persone sarebbero costrette ad accettare occupazioni scarsamente retribuite e non pienamente rispettose dei diritti, anche sotto il profilo della salute e della sicurezza.
Ricorda che, pur essendo emerse difficoltà nella precedente legislatura, la proposta del salario minimo ha oggi raccolto una convergenza più ampia tra le opposizioni. Conclude invitando la maggioranza a riconsiderare la propria posizione, ribadendo l’impegno a proseguire nell’azione politica e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica affinché l’introduzione del salario minimo legale possa divenire legge dello Stato.
Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP), intervenendo sull’emendamento Conte 7.32, di cui è cofirmataria, fa presente che il provvedimento compie un passo significativo laddove assume quale parametro di riferimento i contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, ma sottolinea che tale previsione non è di per sé sufficiente a garantire la piena attuazione dell’articolo 36 della Costituzione. Osserva, infatti, che la norma costituzionale non richiede soltanto una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro, ma anche sufficiente ad assicurare al lavoratore e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
Fa presente che anche un contratto collettivo sottoscritto da organizzazioni rappresentative può, ove non rinnovato per un periodo particolarmente lungo, non risultare più idoneo ad assicurare una retribuzione adeguata. Richiama, a titolo esemplificativo, il caso di contratti applicati al personale delle residenze sanitarie assistenziali rimasti invariati per molti anni, rilevando che la mera conformità formale al contratto collettivo non esclude la possibile insufficienza del trattamento economico rispetto ai parametri costituzionali.
Sottolinea, pertanto, la necessità di integrare il provvedimento mediante la previsione di un salario minimo legale, da aggiornare periodicamente attraverso il coinvolgimento delle parti sociali e delle istituzioni competenti, così da offrire un parametro certo e immediatamente applicabile.
Evidenzia che tale soluzione consentirebbe di evitare che il singolo lavoratore sia costretto ad agire in giudizio per ottenere il riconoscimento di una retribuzione conforme all’articolo 36 della Costituzione.
Rileva, infine, che il salario minimo non rappresenta una misura alternativa alla contrattazione collettiva, bensì uno strumento volto a garantirne l’effettività e a tutelare i lavoratori nei casi in cui la retribuzione risulti insufficiente.
Osserva che, secondo le valutazioni richiamate, la soglia originariamente indicata dovrebbe oggi attestarsi intorno ai 9,40 o 9,50 euro l’ora, con una perdita annua per i lavoratori interessati pari a circa 140 o 150 euro in conseguenza del mancato aggiornamento.
Conclude ribadendo che l’emendamento in esame contribuirebbe a riequilibrare il provvedimento, rendendolo maggiormente coerente con i princìpi sanciti dall’articolo 36 della Costituzione.
Francesco MARI (AVS), intervenendo sull’emendamento Conte 7.32, di cui è cofirmatario, ribadisce la centralità dell’introduzione di un salario minimo legale, osservando che tale proposta non costituisce una posizione meramente identitaria dell’opposizione, bensì una risposta necessaria alla crescente diffusione del lavoro povero e all’insufficienza delle retribuzioni.
Sottolinea che il sistema economico e il mercato del lavoro non possono continuare a fondarsi sulla compressione dei salari e sulla riduzione del costo del lavoro, impostazione che avrebbe prodotto effetti negativi per il Paese e per la dignità dei lavoratori.
Richiama l’articolo 36 della Costituzione, evidenziando che il diritto a una retribuzione proporzionata e sufficiente non può essere contrapposto alla previsione di una soglia minima inderogabile, ma trova in essa uno strumento concreto di attuazione.
Ritiene, pertanto, impropria la contrapposizione tra salario giusto e salario minimo, rilevando che la tutela costituzionale del lavoro richiede misure effettive, anche con riferimento alla riduzione dell’orario e al miglioramento delle condizioni di vita.
Esprime, infine, forte contrarietà all’impostazione del provvedimento, giudicandola rischiosa sul piano politico e culturale, in quanto suscettibile di indebolire la protezione costituzionale del lavoro.
Conclude preannunciando la prosecuzione dell’opposizione, in sede parlamentare e nel Paese, a difesa del salario minimo e dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
Arturo SCOTTO (PD-IDP), intervenendo sull’emendamento Conte 7.32, di cui è cofirmatario, rileva che la reiezione dell’emendamento segnerebbe in modo definitivo il giudizio negativo sul decreto in esame, già caratterizzato, a suo avviso, da rilevanti carenze e criticità.
Sottolinea che non può esservi un salario equo in assenza di una soglia minima legale, al di sotto della quale nessuna retribuzione possa scendere, osservando che il solo richiamo al trattamento economico complessivo rischia altrimenti di rimanere privo di effettive garanzie per i lavoratori.
Evidenzia che la strada alternativa indicata dalla maggioranza non avrebbe prodotto, negli ultimi anni, risultati concreti in favore dei lavoratori poveri, i quali avrebbero perduto, secondo le stime richiamate, circa mille euro annui rispetto all’introduzione di un salario minimo adeguatamente rivalutato, quantificabile oggi in circa 9,40 euro l’ora.
Rammenta, inoltre, che il salario minimo legale è già previsto in ventidue Paesi dell’Unione europea e ritiene che la contrarietà della maggioranza abbia impedito di offrire una risposta concreta a circa quattro milioni di lavoratori in condizione di povertà.
Sottolinea che la dignità del lavoro e della retribuzione costituisce un elemento essenziale della qualità democratica dello Stato e osserva che la decisione assunta priva il Parlamento dell’occasione di intervenire efficacemente su tale terreno.
Conclude preannunciando che la questione sarà nuovamente posta all’attenzione della Commissione attraverso l’esame della proposta di legge di iniziativa popolare già calendarizzata, auspicando che essa possa essere esaminata nel merito senza interventi volti a snaturarne il contenuto.
Luigi MARATTIN (MISTO), intervenendo sull’emendamento Conte 7.32 e in risposta all’onorevole Scotto, richiama i contenuti della direttiva europea, che prevede l’alternativa tra salario minimo fissato per legge oppure una copertura dell’80 per cento tramite contrattazione collettiva. L’Italia rispetta il requisito richiesto dalla direttiva europea, pertanto questa non può essere addotta quale motivazione per l’adozione del salario minimo. Ricorda, infatti, come su 26 Paesi europei, ben 4 abbiano scelto il modello della contrattazione collettiva.
Fa notare come nell’ambito della contrattazione collettiva siano esigui i casi in cui si sono adottati salari inferiori a 9 euro orari, si chiede allora quale forzatura abbia spinto in questi casi i sindacati ad accettare un tale livello di salario, e – qualora siffatta forza coercitiva non ci sia stata – si domanda perché Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra non abbiano rivolto una polemica nei confronti di Maurizio Landini sul punto.
Pur preferendo il modello della contrattazione collettiva, non riterrebbe uno scandalo l’adozione del salario minimo fissato per legge: ciò non rappresenterebbe di per sé una follia, a differenza della riduzione dell’orario di lavoro, che sarebbe particolarmente problematica in considerazione di 20 anni di mancata crescita della produttività. Tuttavia sottolinea la sua contrarietà alla proposta di salario minimo poiché i proponenti si sono impuntati sull’individuazione della relativa soglia a 9 euro all’ora, con ciò implicando che sotto tale soglia si avrebbe sfruttamento.
Ricorda come l’Organizzazione internazionale del lavoro abbia raccomandato agli Stati, in caso di adozione di un salario minimo per legge, di non individuare una soglia che sia superiore al 60 per cento del salario mediano. Nel caso dell’Italia 9 euro orari corrisponderebbero al 75 per cento del salario mediano, quindi il salario minimo più alto del mondo dopo la Colombia; tale percentuale al Sud sarebbe addirittura il 90 per cento del salario mediano, con ciò comportando l’adozione del salario minimo legale più alto al mondo. Preconizza dunque come tra le conseguenze dell’adozione di una siffatta misura si avrebbe un aumento della disoccupazione, verificandosi un calo delle assunzioni oppure un aumento delle assunzioni in nero. Ribadisce dunque le argomentazioni per cui la sua forza politica è contraria al salario minimo.
Evidenziando infine la difficoltà del dibattito parlamentare ad entrare nel merito delle questioni, poiché i singoli interventi paiono ripetitivi e non comunicanti tra loro, auspica di poter ascoltare risposte puntuali sulle questioni sollevate.
Riccardo TUCCI (M5S), intervenendo sull’emendamento Conte 7.32, di cui è cofirmatario, risponde all’onorevole Marattin, il cui intervento – particolarmente critico avverso le opposizioni – viene definito come «di lotta e di governo». Sottolinea come nessuno abbia imposto ai sindacati, in sede di contrattazione collettiva, di accettare un livello di salari inferiore, tuttavia evidenzia come tale risultato sia stato configurabile in base a contingenti equilibri negoziali, proprio per via della mancanza di una legge che fissi un salario minimo.
Evidenzia come la contrattazione collettiva in Italia sia ancora debole sul punto, nonostante l’ampia copertura. Richiamando la strage di Amendolara, verificatasi il 1° giugno scorso, fa presente come i lavoratori colpiti fossero assunti regolarmente a 5 euro orari lordi: ritiene che se ci fosse stata una soglia salariale minima questi non avrebbero avuto una retribuzione regolare eppure tanto esigua. Le critiche al salario minimo non sono in definitiva giustificate, perché ove introdotto – in 22 Paesi europei su 26 – non vi è stato l’abbassamento dei salari ipotizzato dai detrattori della misura, e anche il venire meno di alcuni posti di lavoro è stato compensato dalle misure di riduzione dell’orario di lavoro.
Ritiene non sia vero che con un salario minimo a 9 euro orari l’Italia avrebbe il salario minimo più alto, poiché tale soglia sarebbe inferiore alla misura fissata in diversi paesi come Irlanda, Paesi Bassi, Germania, Lussemburgo, Francia, Belgio. Sottolinea come non vi siano Paesi in Europa che, aumentando il salario minimo, abbiano perso posti di lavoro, mentre al contrario è aumentato il PIL, poiché i lavoratori hanno avuto più soldi da spendere, ed è diminuita l’inflazione. Invita pertanto a trovare una soluzione, abbandonando pregiudiziali politiche e ponendo quale presupposto di partenza il dato dei 5 milioni di lavoratori poveri presenti in Italia.
Con riguardo alla relativa proposta di legge, già presentata dalle opposizioni e ulteriormente veicolata in questa sede sotto forma di emendamento, evidenzia come questa comporti comunque un rafforzamento della contrattazione collettiva allo stesso tempo fissando un salario minimo quale paletto sotto il quale non si può scendere.
Richiama dunque l’esperienza tedesca, dove il salario minimo al momento dell’introduzione è stato inizialmente fissato a 8,50 euro orari per poi innalzarlo con successivi interventi (tanto che oggi si discute di portarlo a 14 euro orari), che ha dimostrato come tale misura non abbia comportato una diminuzione della produttività.
Invita dunque gli interlocutori a ragionare nel merito, ritenendo che una soglia vada fissata, eventualmente anche discutendo sulla sua precisa individuazione, evidenziando come tale misura sia dovuta anche per sostenere le famiglie a basso reddito.
Con riferimento, infine, all’ulteriore problema delle assunzioni irregolari, sollevato dal collega Marattin, richiede che tale questione non sia strettamente attinente e che debba pertanto essere discussa a prescindere dal tema del salario minimo.
Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP) interviene in risposta all’intervento dell’onorevole Marattin per fornire alcune precisazioni. Innanzitutto, sottolinea come nessuno sostenga che la direttiva europea obblighi ad adottare il salario minimo, e che semmai quella sostenuta dai proponenti è una terza via rispetto all’alternativa secca prospettata dal collega Marattin. Con riferimento poi all’individuazione della soglia del salario minimo a 9 euro orari, fa presente come questa sia stata calcolata a partire dai parametri della direttiva, ossia partendo dal 50 per cento del salario medio e aggiornandolo all’inflazione nonché alle relative previsioni, facendo presente che è comunque possibile determinare la soglia tramite altre formule.
Rispetto poi agli esempi di contrattazione collettiva citati nei precedenti interventi, che hanno fissato il salario al di sotto dei 9 euro orari, fa presente che la situazione andrebbe valutata tenendo conto di alcuni elementi di contesto, in particolar modo evidenzia come le sentenze della Cassazione sull’articolo 36 della Costituzione riguardassero categorie di lavoratori i cui contratti erano scaduti da ben 7 anni. Infine, ricorda come il salario minimo di 9 euro non si riferisca al salario nel suo complesso, ma al minimo tabellare.
La Commissione respinge l’emendamento Conte 7.32.
Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP), intervenendo sull’emendamento Scotto 7.5, di cui è cofirmataria, spiega come questo rechi una modifica volta a far fronte all’incompletezza del comma 1 dell’articolo 7 del provvedimento in esame. Infatti, evidenzia come occorra fare riferimento a un salario orario minimo legale al fine di ottemperare all’articolo 36 della Costituzione, il quale prevede che la retribuzione del lavoratore sia non solo proporzionata ma anche sufficiente.
Dario CAROTENUTO (M5S), intervenendo sull’emendamento Scotto 7.5, che sottoscrive, ricorda come la Costituzione preveda per il lavoratore e per la sua famiglia il diritto a un’esistenza libera e dignitosa, mentre non fa riferimento al rischio che singole imprese possano chiudere.
Stigmatizzando la posizione del Governo, che concentra le sue attenzioni sul diritto a sfruttare il lavoratore, reputa necessario ricalibrare gli sforzi avendo particolare riguardo della posizione del lavoratore. Reputa pertanto che tutti colleghi dovrebbero sottoscrivere l’emendamento in discussione, poiché confermativo dei concetti già espressi dalla Costituzione.
La Commissione respinge l’emendamento Scotto 7.5.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, avverte che il deputato Scotto ha sottoscritto l’emendamento Mari 7.62.
La Commissione respinge l’emendamento Mari 7.62.
Arturo SCOTTO (PD-IDP), intervenendo sull’emendamento Tucci 7.33, che dichiara di sottoscrivere, avverte i colleghi che una bocciatura della proposta emendativa equivale a una bocciatura della Costituzione, alle cui disposizioni fa specifico riferimento la proposta. Ritiene pertanto che un voto favorevole all’emendamento sarebbe una scelta di buonsenso.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti Tucci 7.33, Mari 7.56, Carotenuto 7.34, Carotenuto 7.42 e Aiello 7.36.
Riccardo TUCCI (M5S), intervenendo sull’emendamento 7.35 a sua prima firma, che illustra, sottolinea come la proposta riproponga il tema del salario minimo, non tanto per una questione politica, bensì per sostituire il trattamento economico complessivo, non ancora definito dal decreto in esame.
Richiamando quanto già emerso dagli interventi dei soggetti ascoltati nel corso delle audizioni sul provvedimento, reputa che senza una cornice idonea a meglio individuare il suddetto trattamento vi sia il rischio di generare il caos, portando alla moltiplicazione dei contenziosi e all’intasamento dei tribunali.
Ritiene dunque utile, finché non venga definito il trattamento economico complessivo, che si faccia riferimento a un trattamento economico minimo.
La Commissione respinge l’emendamento Tucci 7.35.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, constata l’assenza della presentatrice dell’emendamento Madia 7.24: si intende vi abbia rinunciato.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti Carotenuto 7.38 e 7.47 e l’emendamento Mari 7.59.
Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP), intervenendo sull’ordine dei lavori, con riferimento agli emendamenti all’articolo 7 a propria firma non ancora esaminati, evidenzia come questi intervengano per sanare le problematiche conseguenti alla mancata definizione del trattamento economico complessivo da parte del provvedimento.
Domandando al Presidente se siano in arrivo proposte di riformulazione sul tema, chiede di non procedere con le votazioni riferite agli emendamenti all’articolo 7, manifestando la sua disponibilità a valutare tali possibili riformulazioni, anche al fine di considerare – nel caso di proposte soddisfacenti – l’eventuale ritiro degli emendamenti a sua firma.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, preso atto delle richieste della deputata Guerra, sospende brevemente i lavori al fine di svolgere successivamente un Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi.
La seduta, sospesa alle 15.55, è ripresa alle 16.45.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, avverte che si intendono accantonate le restanti proposte emendative riferire all’articolo 7.
Andrea GIACCONE (LEGA) ritira l’emendamento 8.3. a sua prima firma.
Dario CAROTENUTO (M5S), intervenendo sull’ordine dei lavori, chiede quando si voteranno le proposte emendative rimaste accantonate.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, precisa che le proposte emendative accantonate saranno esaminate nel corso della prossima seduta. Avverte, quindi, che devono intendersi accantonati gli emendamenti Giaccone 8.2. e Gribaudo 8.1.
La Commissione respinge l’emendamento Carotenuto 9.2.
Arturo SCOTTO (PD-IDP) chiede di poter sottoscrivere l’emendamento Mari 9.4.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Mari 9.4 e Tucci 9.3.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, avverte che, in assenza di obiezioni, devono intendersi accantonate tutte le proposte emendative riferite agli articoli 10, 11 e 12.
Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP) rileva che anche gli articoli 13, 14 e 15 contengono disposizioni relative alla prevenzione ed al contrasto del caporalato digitale, volte a dare attuazione alla normativa eurounitaria, strettamente connesse a quelle di cui all’articolo 12. Chiede, pertanto, l’accantonamento anche di tutte le proposte emendative riferite agli articoli 13, 14 e 15.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, avverte che, in assenza di obiezioni, devono intendersi accantonate tutte le proposte emendative riferite agli articoli 13, 14 e 15.
Chiara TENERINI (FI-PPE), relatrice, intervenendo sull’emendamento Tassinari 16.7, identico agli emendamenti Caparvi 16.3 e Scotto 16.10, rileva come esso sia volto a sopprimere la disposizione di cui all’articolo 1, comma 201, lettera c), della legge 30 dicembre 2025, n. 199, secondo la quale il diritto del lavoratore al versamento alla nuova forma pensionistica complementare da lui prescelta, nell’ambito della possibilità di trasferimento della posizione individuale da una forma complementare all’altra, degli accantonamenti inerenti alle nuove quote di trattamento di fine rapporto e degli eventuali contributi a carico del datore di lavoro spetta nei limiti e secondo le modalità posti dai contratti o accordi collettivi di lavoro anche aziendali.
Chiede l’accantonamento degli identici emendamenti in esame essendo stato presentato un emendamento che proroga l’applicazione della disciplina di cui all’articolo 1, comma 201, lettera c), della legge 30 dicembre 2025, n. 199, dal 31 ottobre 2026 al 1° gennaio 2027.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, avverte che, in assenza di obiezioni, devono intendersi accantonati gli identici emendamenti Tassinari 16.7, Caparvi 16.3, Scotto 16.10 nonché l’articolo aggiuntivo Della Vedova 16.014.
Arturo SCOTTO (PD-IDP), intervenendo sull’articolo aggiuntivo Ghio 16.019 di cui è cofirmatario, rileva come tutte le forze politiche di maggioranza dichiarino di essere disponibili ad aiutare i lavoratori portuali salvo poi assumere decisioni che non vanno a favore di tale categoria.
Dichiara, pertanto, di ritenere che la reiezione di tale proposta emendativa costituisca un grandissimo errore per l’attuale maggioranza oltre che per l’intero Parlamento.
Francesco MARI (AVS) chiede di poter sottoscrivere l’articolo aggiuntivo Ghio 16.019.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli articoli aggiuntivi Ghio 16.019 e Tucci 16.065.
Silvio GIOVINE (FDI) ritira l’articolo aggiuntivo 16.085 a sua prima firma.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, avverte che è stata presentata dai relatori una proposta di riformulazione dell’articolo aggiuntivo Comaroli 16.010 (vedi allegato 2).
La Viceministra Maria Teresa BELLUCCI esprime parere favorevole sulla riformulazione dell’articolo aggiuntivo Comaroli 16.010 proposta dai relatori.
Andrea GIACCONE (LEGA), in qualità di cofirmatario, accoglie la proposta di riformulazione dei relatori.
Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP), nel riconoscere l’importanza della proposta emendativa presentata dalla collega Comaroli, domanda tuttavia se sia opportuno affrontare in questo momento il tema dei criteri per il riconoscimento delle qualifiche professionali in ambito sanitario, socio-sanitario, che siano state conseguite all’estero, dal momento che il riconoscimento delle qualifiche professionali possedute da cittadini UE per l’esercizio delle professioni regionali figura tra gli oggetti degli schemi di intesa preliminare sull’autonomia differenziata tra lo Stato e le Regioni richiedenti.
Ne chiede, quindi, l’accantonamento.
Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva l’articolo aggiuntivo Comaroli 16.010, come riformulato (vedi allegato 2).
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, avverte che, in assenza di obiezioni, devono intendersi accantonati gli articoli aggiuntivi Gusmeroli 16.026 e 16.027.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, avverte che l’articolo aggiuntivo Varchi 16.087 è stato ritirato dal presentatore.
La Commissione respinge l’articolo aggiuntivo Mari 16.082.
Arturo SCOTTO (PD-IDP), intervenendo sull’articolo aggiuntivo 16.018 di cui è cofirmatario, stigmatizza il fatto che il Governo abbia espresso parere contrario, sottolineando come la proposta emendativa in esame, intervenendo sul decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, miri ad affrontare l’importante tema dei lavori usuranti.
La Commissione respinge l’articolo aggiuntivo Ghio 16.018.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, avverte che gli identici articoli aggiuntivi Furgiuele 16.033 e Tassinari 16.054 sono stati ritirati dai presentatori. Constata quindi l’assenza del presentatore dell’identico articolo aggiuntivo Rosato 16.038: si intende che vi abbia rinunciato. Avverte inoltre che l’articolo aggiuntivo Lazzarini 16.043 è stato ritirato dal presentatore. Avverte altresì che gli identici articoli aggiuntivi Giaccone 16.035 e Squeri 16.051 sono stati ritirati dai presentatori; constata quindi l’assenza del presentatore dell’identico articolo aggiuntivo Steger 16.046: si intende che vi abbia rinunciato.
Arturo SCOTTO (PD-IDP), intervenendo sull’articolo aggiuntivo Bonafè 16.048, rileva come l’eventuale mancata approvazione della proposta emendativa in esame, non consenta al Governo di intervenire tempestivamente in un settore quale quello della moda, che necessita di interventi strutturali a causa del drammatico impatto che la crisi ha provocato sullo stesso. Evidenziando la contraddizione insita in un provvedimento che si pone l’obiettivo di risolvere le problematiche presenti nel mercato del lavoro, e che non adotta poi misure specifiche per risolvere la crisi in atto nel settore della moda, si rammarica del fatto che il Governo sarà costretto poi ad intervenire successivamente con misure che si riveleranno necessariamente tardive e, per tale motivo, inefficaci.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore avverte che i deputati dei gruppi del PD e del M5S hanno sottoscritto l’articolo aggiuntivo Bonafè 16.048.
La Commissione respinge l’articolo aggiuntivo Bonafè 16.048.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, avverte che l’articolo aggiuntivo Lazzarini 16.072 è stato ritirato dalla presentatrice. Avverte altresì che l’articolo aggiuntivo Tassinari 16.050 è accantonato.
Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell’esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 17.05.
UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI
Giovedì 4 giugno 2026.
L’ufficio di presidenza si è riunito dalle 16.35 alle 16.45.
SEDE REFERENTE
Mercoledì 3 giugno 2026. — Presidenza del presidente Walter RIZZETTO, indi della vicepresidente Tiziana NISINI. – Interviene la Viceministra del lavoro e delle politiche sociali, Maria Teresa Bellucci.
La seduta comincia alle 14.10.
Sulla pubblicità dei lavori.
Walter RIZZETTO, presidente, avverte che il gruppo M5S ha chiesto che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche attraverso il sistema di ripresa audiovideo a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, ne dispone l’attivazione.
DL 62/2026: Disposizioni urgenti in materia di salario giusto, di incentivi all’occupazione e di contrasto del caporalato digitale.
C. 2911 Governo.
(Seguito dell’esame e rinvio).
La Commissione prosegue l’esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 27 maggio 2026.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, avverte che sono stati ritirati l’articolo aggiuntivo Tassinari 7.02 e l’emendamento Giaccone 13.6.
Chiara TENERINI (FI-PPE), relatrice, invita al ritiro degli emendamenti Scotto 1.1, Tassinari 1.10, Giaccone 1.8, mentre esprime parere contrario su tutte le altre proposte emendative riferite all’articolo 1.
Invita al ritiro degli emendamenti Tassinari 2.8, Giaccone 2.6, mentre esprime parere contrario su tutte le restanti proposte emendative riferite all’articolo 2.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, invita al ritiro dell’emendamento Caparvi 3.11, degli identici emendamenti Giaccone 3.9 e Madia 3.15, degli identici emendamenti Tassinari 3.1, Scotto 3.3 e Madia 3.14 e dell’emendamento Tassinari 3.12; invita altresì al ritiro degli identici emendamenti Scotto 3.4 e Giaccone 3.10, nonché dell’emendamento Giaccone 3.8. Esprime parere contrario su tutte le altre proposte emendative riferite all’articolo 3.
Fa presente che l’articolo aggiuntivo Barabotti 4.04 è accantonato. Esprime parere contrario su tutte le restanti proposte emendative riferite all’articolo 4.
Esprime parere contrario su tutte le proposte emendative riferite all’articolo 5.
Chiara TENERINI (FI-PPE), relatrice, invita al ritiro dell’emendamento Madia 6.9, degli identici emendamenti Scotto 6.4 e Tassinari 6.1, dell’emendamento Tassinari 6.3, nonché degli identici articoli aggiuntivi Tassinari 6.01, Giaccone 6.04 e Madia 6.020, degli identici articoli aggiuntivi Caparvi 6.05 e Tassinari 6.08, dell’articolo aggiuntivo Scotto 6.03, degli identici articoli aggiuntivi Giaccone 6.06 e Tassinari 6.09, degli articoli aggiuntivi Giaccone 6.07, D’Attis 6.010, Malagola 6.029 e 6.031.
Esprime parere favorevole sull’articolo aggiuntivo Malagola 6.032. Esprime parere favorevole sull’articolo aggiuntivo Mascaretti 6.034, a condizione che sia riformulato nei termini riportati in allegato.
Avverte che sono da considerarsi accantonate le seguenti proposte emendative: Tassinari 6.2, Volpi 6.16, Malagola 6.15, Scotto 6.02, Mari 6.035.
Esprime parere contrario su tutte le altre proposte emendative riferite all’articolo 6.
Avverte che, con riferimento all’articolo 7, sono da ritenersi accantonati l’emendamento Giaccone 7.51, gli identici emendamenti Bruzzone 7.20, Squeri 7.22 e Furgiuele 7.17, gli emendamenti Rosato 7.19, Tassinari 7.23, Cerreto 7.54, Volpi 7.67 e l’articolo aggiuntivo Giaccone 7.04.
Invita al ritiro degli emendamenti Caparvi 7.54 e Giaccone 7.21, mentre esprime parere contrario su tutte le altre proposte emendative riferite all’articolo 7.
Invita al ritiro degli emendamenti Giaccone 8.3 e 8.2, mentre esprime parere contrario sulla proposta emendativa Gribaudo 8.1.
Con riferimento all’articolo 9, invita al ritiro dell’emendamento Giaccone 9.1 mentre esprime parere contrario sulle proposte emendative Carotenuto 9.2, Mari 9.4 e Tucci 9.3.
Avverte che, con riferimento all’articolo 10, sono da considerarsi accantonate le seguenti proposte emendative: Giaccone 10.25, Scotto 10.4, Squeri 10.11 e Giaccone 10.8. Sono altresì accantonati gli identici emendamenti Caparvi 10.10 e Tassinari 10.14 e l’emendamento Caparvi 10.26.
Invita al ritiro degli emendamenti Tassinari 10.13, degli identici Scotto 10.6 e Tassinari 10.12 e dell’emendamento Giaccone 10.9, mentre esprime parere contrario su tutte le altre proposte emendative riferite all’articolo 10.
Con riferimento all’articolo 11, invita al ritiro dell’articolo aggiuntivo Malagola 11.06, mentre esprime parere contrario su tutte le altre proposte emendative.
Avverte che, con riferimento all’articolo 12, sono accantonate le proposte emendative Giaccone 12.5 e Tassinari 12.6.
Invita al ritiro dell’emendamento Volpi 12.15, mentre esprime parere contrario su tutte le altre proposte emendative riferite all’articolo 12.
Con riferimento all’articolo 13, invita al ritiro degli emendamenti Lazzarini 13.2 e Caparvi 13.3, mentre esprime parere contrario su tutte le altre proposte emendative.
Avverte che, con riferimento all’articolo 14, la proposta emendativa Tassinari 14.9 è accantonata ed esprime parere contrario su tutte le altre proposte emendative.
Con riferimento all’articolo 15, esprime parere favorevole sull’emendamento Giaccone 15.6 ed invita al ritiro dell’emendamento Tassinari 15.10.
Avverte quindi che gli identici emendamenti Caparvi 15.5 e Tassinari 15.9 sono accantonati ed esprime parere contrario su tutte le altre proposte emendative riferite all’articolo 15.
Avverte che, con riferimento all’articolo 16, sono accantonate le seguenti proposte emendative: Schifone 16.9 e Casasco 16.8. Sono stati altresì accantonati gli articoli aggiuntivi Giaccone 16.013, D’Attis 16.049, gli identici Furgiuele 16.034, Rosato 16.037 e Tassinari 16.053, l’articolo aggiuntivo Comaroli 16.010 e gli identici articoli aggiuntivi Vietri 16.09, Gusmeroli 16.025 e Lazzarini 16.075.
Invita al ritiro degli identici emendamenti Tassinari 16.7, Caparvi 16.3 e Scotto 16.10, degli articoli aggiuntivi Giovine 16.085, Gusmeroli 16.026 e 16.027, Varchi 16.087, degli identici articoli aggiuntivi Furgiuele 16.033, Rosato 16.038 e Tassinari 16.054, dell’articolo aggiuntivo Lazzarini 16.043, degli identici articoli aggiuntivi Giaccone 16.035, Squeri 16.051 e Steger 16.046, e degli articoli aggiuntivi Lazzarini 16.072 e Tassinari 16.050.
Esprime, infine, parere contrario su tutte le altre proposte emendative riferite all’articolo 16.
La Viceministra Maria Teresa BELLUCCI esprime parere conforme a quello espresso dai relatori.
Riccardo TUCCI (M5S) chiede di conoscere l’approccio con cui il Governo ha esaminato le proposte emendative del decreto in esame, in quanto, eccetto per le proposte emendative accantonate, i pochissimi pareri favorevoli non riguardano nessun emendamento presentato dalle forze di opposizione.
Si interroga quindi sul ruolo del Parlamento e della Commissione rispetto a un provvedimento che appare blindato e che non lascia alcun ruolo alle forze di opposizione, considerato che il Governo e i relatori non hanno valutato favorevolmente nessuno degli emendamenti delle minoranze tra quelli contenuti nelle oltre cento pagine del fascicolo di seduta.
Sostiene che il decreto sia meritevole di un supplemento di riflessione, anche alla luce del fatto che esso interviene surrettiziamente sulla questione della rappresentanza sindacale, non definisce il trattamento economico complessivo e rischia di cristallizzare contratti di lavoro al ribasso.
Rileva, quindi, che le forze di maggioranza hanno bocciato emendamenti di buon senso, trasversali alle diverse posizioni politiche, come ad esempio quello teso al contrasto alla disparità salariale riferito all’articolo 6 del decreto in esame.
Afferma, infine, che le forze di opposizione hanno dimostrato, diversamente dai gruppi di maggioranza, un atteggiamento costruttivo in quanto motivati da un obiettivo comune in tema di lavoro.
Marco SARRACINO (PD-IDP), nel rilevare come il provvedimento in esame preveda il cosiddetto salario giusto – che, a dispetto del nome, consente la stipula di contratti con retribuzione oraria di 4 o 5 euro – afferma come si tratti di un provvedimento ingiusto non solo per i lavoratori ma anche per i membri del Parlamento, in quanto si è finito per bocciare persino gli emendamenti, condivisibili, presentati da rappresentanti dei partiti di maggioranza e ignorati dal Governo.
Rileva come, in tal modo, la Commissione di merito sia stata «silenziata», non lasciando alcuna possibilità, per le forze di opposizione, di emendare il testo del provvedimento, già ritenuto irricevibile, e finendo per accantonare le proposte delle stesse forze di maggioranza, in quanto controverse e politicamente divisive.
Sostiene di non sapere cosa aspettarsi dal seguito dell’esame delle proposte emendative, che forse sarà incentrato sulle gabbie salariali, sul ripensamento in merito alla fiscalità di vantaggio e alla decontribuzione per i comuni montani, o sulla possibilità per il Governo di sostenere le aree interne benché, nel Piano strategico nazionale delle aree interne (PSNAI), sia poi previsto che tali aree debbano essere abbandonate al loro destino.
Nel sottolineare, infine, come i gruppi di opposizione abbiano dimostrato un atteggiamento di grande responsabilità, conclude affermando che, di fronte alla chiusura delle forze di maggioranza, il suo gruppo politico non può fare altro che fare opposizione nelle sedi istituzionali e nel Paese.
Francesco MARI (AVS), associandosi alle considerazioni già espresse dai colleghi, rileva come su un totale di 299 emendamenti presentati, eccetto le proposte emendative per le quali è stato proposto un temporaneo accantonamento, soltanto due, pari allo 0,66 per cento, abbiano ricevuto parere favorevole da parte dei relatori e del Governo.
Sostiene che, come naturale, il confronto parlamentare si alimenta anche attraverso posizioni opposte e che l’attività emendativa è il primo momento di confronto, nella Commissione di merito, non rilevando tuttavia la volontà, da parte delle forze di maggioranza, di coinvolgere le altre forze politiche rispetto ai temi del lavoro contenuti nel decreto in esame.
Eccepisce, al riguardo, che le forze di maggioranza e il Governo hanno scelto di arroccarsi intorno alla proposta iniziale senza concedere alcun reale confronto, con le altre forze politiche, nelle opportune sedi parlamentari.
Dario CAROTENUTO (M5S), nel ritenere imbarazzante la situazione evidenziata dai colleghi, fa appello ai rappresentanti delle forze di maggioranza al fine di tenere nella giusta considerazione le proposte emendative presentate da tutte le forze politiche.
Al riguardo, ricorda come per il decreto, che affronta questioni di rilevante importanza, siano state raccolte migliaia di firme e che le forze di maggioranza hanno finito per cristallizzare una situazione complessa, che genera tensioni sociali e che permette la retribuzione oraria di 5 euro lordi.
Nel chiedere quale sia la visione del Parlamento, afferma che il presidente della Commissione, onorevole Rizzetto, dovrebbe tutelare il ruolo dei parlamentari e stigmatizzare un atteggiamento che ha portato alla bocciatura della totalità degli emendamenti presentati dai gruppi di opposizione e di molti dei gruppi di maggioranza e che ha finito per esautorare il ruolo dei parlamentari che lavorano nell’interesse dei cittadini.
Osserva, quindi, che la questione salariale è uno dei temi sociali più dibattuti negli ultimi trenta anni, e che alcune disposizioni normative appaiono in contrasto con i princìpi costituzionali e, in particolare, con l’articolo 1 della Costituzione.
Chiede poi con quale spirito verranno affrontati, nei prossimi giorni, i lavori di Commissione e di Assemblea e se il Parlamento sia ancora da ritenersi il luogo dove discutere le leggi, alla luce della quasi totalità di pareri contrari espressi dai relatori e dal Governo sulle proposte emendative.
Afferma quindi che, in tale quadro, le forze di maggioranza si assumono una grande responsabilità, come peraltro accaduto di recente con l’approvazione di alcune riforme, come quella sulla giustizia culminata con un referendum confermativo dall’esito non favorevole per il Governo.
Segnala inoltre che occorre informare gli italiani di ciò che sta accadendo in Parlamento e della scelta di cristallizzare salari molto bassi in un momento storico dove le famiglie non riescono ad arrivare a fine mese pur lavorando a tempo pieno.
Chiede, infine, ai colleghi di maggioranza di non assumere posizioni di comodo mentre il Paese rischia di andare alla deriva e di prendersi le proprie responsabilità, rispetto alle scelte che si stanno compiendo in tema di lavoro.
Marco SARRACINO (PD-IDP), nel sottoscrivere, unitamente al collega Fossi, tutte le proposte emendative a firma del deputato Scotto, chiede chiarimenti sulle proposte di riformulazione dei relatori rispetto alle proposte emendative accantonate.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, nel ricordare come sulle proposte di riformulazione non vi sia possibilità di presentare subemendamenti, fa presente che i relatori e il Governo non hanno ancora presentato le loro proposte emendative, le quali potrebbero essere trasmesse entro domani mattina.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Aiello 1.13, Madia 1.11, Mari 1.29, Madia 1.12, Scotto 1.5 e 1.1, Tucci 1.14 e Barzotti 1.16.
Rosaria TASSINARI (FI-PPE) dichiara di ritirare il suo emendamento 1.10.
La Commissione respinge l’emendamento Carotenuto 1.15.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, concorde la rappresentante del Governo, dispone l’accantonamento dell’emendamento Sportiello 1.17.
Andrea GIACCONE (LEGA) dichiara di ritirare il suo emendamento 1.8.
Marco SARRACINO (PD-IDP), nel dichiarare di voler sottoscrivere l’emendamento 1.8, sottolinea l’importanza del predetto emendamento, inaspettatamente ritirato dal suo presentatore, in quanto interviene su aree interne e comuni montani, prevedendo 800 euro mensili per le assunzioni di lavoratori nei comuni classificati montani o appartenenti alle aree interne, che invece il Governo ha deciso di abbandonare al loro destino.
Riferisce della recente protesta dei sindaci dei comuni montani e delle aree interne legata al fatto che 700 comuni, precedentemente classificati come montani, sono poi stati riclassificati tramite un decreto del Ministro per gli affari regionali e le autonomie, onorevole Calderoli, per volontà politica di punire i comuni colpevoli di trovarsi a sud del Po.
Fa presente che il suo gruppo politico, avendo colto positivamente la volontà della Lega di sostenere le battaglie dei sindaci dei suddetti comuni, ha presentato una proposta di legge con una nuova riclassificazione dei comuni montani.
Rileva, inoltre, che alla riunione dei sindaci, promossa dal sindaco della città di Urbino, politicamente vicino al partito della Presidente del Consiglio, i parlamentari del gruppo Fratelli d’Italia avevano assicurato, quanto alla citata riclassificazione dei comuni montani e al loro sostegno, che ci sarebbe stata una presa di posizione netta, da parte del Governo, in occasione del primo provvedimento utile, che di fatto è il decreto in esame. Tuttavia, il gruppo della Lega ha inizialmente presentato un emendamento, dalla finalità condivisibile, che in seguito è stato ritirato dal suo presentatore.
Chiede, quindi, di accantonare l’emendamento in esame e di poter avviare un confronto con il Governo, per dimostrare che ci sia una reale attenzione al sostegno delle aree interne e dei comuni montani.
Francesco MARI (AVS) dichiara di sottoscrivere l’emendamento Sarracino 1.8.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Sarracino 1.8, Tucci 1.18, Piccolotti 1.28, Scotto 1.2 e Carotenuto 1.19.
Riccardo TUCCI (M5S), intervenendo sull’emendamento Barzotti 1.20, di cui è cofirmatario, ne illustra le finalità, volte a estendere ai rapporti di lavoro domestico le disposizioni vigenti in materia di decontribuzione per le lavoratrici madri, al fine di contrastare il lavoro sommerso in un settore nel quale tale fenomeno assume carattere particolarmente rilevante e risulta, per sua natura, di difficile emersione. Osserva che si tratta di una questione nota e risalente, che non può essere imputata a un singolo Governo, ma che ha interessato nel tempo l’intero sistema Paese, anche in ragione della specificità dei rapporti di lavoro domestico e della difficoltà di svolgere controlli all’interno delle abitazioni private.
Ritiene pertanto che la proposta emendativa meriti un supplemento di riflessione, poiché introduce una misura incentivante volta a favorire l’assunzione regolare nel settore domestico. Pur riconoscendo che possano essere valutati eventuali interventi di rimodulazione, anche con riferimento all’entità delle risorse o alla previsione di una fase sperimentale annuale, invita dunque i relatori e il Governo ad accantonare l’emendamento.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, acquisito il parere delle altre relatrici e della rappresentante del Governo, avverte che, in assenza di obiezioni, l’emendamento Barzotti 1.20 si intende accantonato.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli identici emendamenti Scotto 1.3 e Giaccone 1.9, gli emendamenti Scotto 1.4 e 1.6, nonché l’emendamento Zanella 1.26.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, preso atto che l’emendamento Aiello 1.21 reca disposizioni di tenore analogo all’emendamento Barzotti 1.20, già accantonato, acquisito il parere delle altre relatrici e della rappresentante del Governo, avverte che, in assenza di obiezioni, l’emendamento Aiello 1.21 si intende accantonato.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Tucci 1.22, Aiello 1.25, Carotenuto 1.23, Barzotti 1.24, Guerra 1.7, Mari 1.27, Appendino 2.11, Madia 2.9, Mari 2.20, Madia 2.10, Scotto 2.4 e 2.1, Tucci 2.12.
Tiziana NISINI, presidente e relatrice, avverte che l’emendamento Tassinari 2.8 è stato ritirato.
La Commissione respinge l’emendamento Carotenuto 2.13.
Tiziana NISINI, presidente e relatrice, avverte che l’emendamento Giaccone 2.7 è stato ritirato.
Marco SARRACINO (PD-IDP), intervenendo sull’emendamento Scotto 2.2, ne illustra la finalità, volta a sopprimere l’esclusione dei rapporti di lavoro domestico dall’ambito applicativo dell’esonero contributivo. Osserva che, anche in questo caso, il parere contrario espresso dai relatori e dal Governo sull’emendamento segna un arretramento rispetto a una misura che il proprio gruppo considera rilevante e condivisibile, in quanto diretta a sostenere lavoratrici e lavoratori in un settore particolarmente delicato.
Fa presente che analoghe considerazioni saranno svolte anche con riferimento ad altre proposte emendative sulle quali è stato espresso analogo parere contrario, ritenendo che si tratti di interventi volti a rafforzare le tutele del lavoro e a rispondere a esigenze concrete del Paese.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Scotto 2.2 e 2.3.
Tiziana NISINI, presidente e relatrice, avverte che l’emendamento Giaccone 2.6 è stato ritirato.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Mari 2.19, Scotto 2.5, Barzotti 2.14, Appendino 2.16 e 2.15.
Francesco MARI (AVS), intervenendo sull’emendamento 2.18 a sua prima firma, ne richiama le finalità, atte a subordinare l’accesso al beneficio previsto dalla disposizione al rispetto dei princìpi internazionali in materia di lavoro dignitoso e responsabilità d’impresa, con particolare riferimento alle linee guida dell’Organizzazione internazionale del lavoro e ai princìpi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) destinati alle imprese multinazionali. Fa presente che la proposta emendativa mira altresì a escludere dall’accesso al beneficio i datori di lavoro che abbiano delocalizzato attività produttive fuori dall’Unione europea e a introdurre obblighi di trasparenza in ordine agli effetti occupazionali delle misure.
Osserva che l’obiettivo è quello di evitare che incentivi pubblici, statali o regionali, siano riconosciuti in assenza di adeguati vincoli, soprattutto nei confronti di imprese che, dopo aver beneficiato di risorse pubbliche, delocalizzano le proprie attività, con conseguenti ricadute negative sull’occupazione e sul sistema produttivo nazionale. Ritiene pertanto necessario rafforzare i presìdi di responsabilità e trasparenza, affinché le misure di sostegno siano coerenti con l’interesse del Paese e con la tutela del lavoro.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Mari 2.18 e Borrelli 2.17.
Riccardo TUCCI (M5S) rileva che gli articoli aggiuntivi Aiello 2.01 e Barzotti 2.02, di cui è cofirmatario, sono entrambi finalizzati a sostenere l’assunzione di giovani di età inferiore a trentacinque anni in possesso di laurea o dottorato, mediante contributi a fondo perduto ovvero agevolazioni fiscali. Osserva che le proposte intervengono su una questione di particolare rilievo, connessa alla necessità di contrastare l’emigrazione giovanile qualificata e di trattenere nel Paese competenze e professionalità che, anche a causa dei bassi salari, dell’elevata pressione fiscale e delle limitate opportunità di crescita, sono spesso costrette a cercare prospettive lavorative all’estero.
Precisa che l’articolo aggiuntivo Aiello 2.01 introduce uno specifico incentivo per l’assunzione a tempo indeterminato di giovani under 35 in possesso di titolo di studio universitario, attraverso il riconoscimento ai datori di lavoro privati di un contributo a fondo perduto erogato dall’INPS, evidenziando che l’articolo aggiuntivo Barzotti 2.02 interviene per una finalità analoga attraverso ulteriori strumenti di incentivo fiscale.
Marco SARRACINO (PD-IDP), intervenendo sugli articoli aggiuntivi Aiello 2.01 e Barzotti 2.02, che dichiara di voler sottoscrivere, sottolinea come gli stessi muovano in una direzione analoga a iniziative già prospettate in ambito regionale, richiamando, in particolare, il cosiddetto «reddito di merito» promosso dalla regione Calabria. Rileva pertanto come il parere contrario espresso sulle proposte emendative appaia difficilmente comprensibile, trattandosi di misure volte a sostenere ragazze e ragazzi che, pur non volendo lasciare il proprio territorio, sono spesso costretti a cercare altrove migliori opportunità di lavoro e di crescita professionale.
Ricorda che, nella giornata odierna, il proprio gruppo ha presentato una proposta di legge volta a riconoscere, per le nuove assunzioni di giovani under 35, un incentivo pari a 200 euro in busta paga, nella convinzione che l’emigrazione giovanile qualificata costituisca ormai un’emergenza di carattere nazionale. Osserva che, a fronte di proposte volte ad arginare la fuoriuscita dal Paese di giovani competenze, il Governo dovrebbe quantomeno svolgere un supplemento di riflessione, anche alla luce delle persistenti diseguaglianze territoriali che, soprattutto nel Mezzogiorno, incidono sui livelli retributivi, sull’accesso ai servizi e sulle prospettive di permanenza dei giovani nei territori di origine. Rileva, in tale quadro, che anche fenomeni quali la mobilità sanitaria interregionale contribuiscono ad accentuare tali squilibri, penalizzando in particolare regioni come la Calabria, dalle quali molti cittadini sono costretti a spostarsi per ricevere cure adeguate.
Ritiene pertanto necessario sostenere tutte le proposte, provenienti dalla maggioranza o dall’opposizione, che vadano nella direzione di invertire questa tendenza. Per tali ragioni, invita i relatori e il Governo a riconsiderare il parere espresso, anche al fine di evitare scelte che risultino non pienamente coerenti con iniziative già assunte a livello territoriale da amministrazioni riconducibili alla stessa maggioranza.
La viceministra Maria Teresa BELLUCCI, nel manifestare la disponibilità del Governo ad accogliere degli ordini del giorno di analogo contenuto in Assemblea, invita i rispettivi presentatori al ritiro degli articoli aggiuntivi Aiello 2.01 e Barzotti 2.02.
Tiziana NISINI, presidente e relatrice, avverte che i rispettivi presentatori hanno ritirato gli articoli aggiuntivi Aiello 2.01 e Barzotti 2.02.
La Commissione respinge l’articolo aggiuntivo Carotenuto 2.03.
Riccardo TUCCI (M5S), intervenendo sull’articolo aggiuntivo 2.04, a sua prima firma, ne illustra le finalità, volte a prevedere uno specifico incentivo all’occupazione giovanile nelle aree interne, mediante l’esonero integrale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani under 35, estendendo il beneficio anche alle nuove imprese costituite da giovani nelle medesime aree.
Osserva che la proposta si pone in continuità con le precedenti misure in materia di occupazione giovanile, intervenendo tuttavia in modo mirato sui territori interni, nei quali le difficoltà di accesso al lavoro e di avvio di nuove attività risultano aggravate dalla distanza dai principali poli produttivi, dalla carenza di infrastrutture e dalle più generali criticità di collegamento. Rileva che l’emendamento intende offrire ai giovani la possibilità di restare nei propri territori, investendovi competenze e professionalità, con un sostegno pubblico nella fase iniziale dell’assunzione o dell’attività d’impresa. Sottolinea che non si tratta di una questione circoscritta al divario tra Nord e Sud, poiché le aree interne interessano l’intero territorio nazionale e sono accomunate dal rischio di progressivo spopolamento e indebolimento del tessuto economico e sociale.
Richiama, in tale prospettiva, anche iniziative già adottate in ambito regionale, come quelle promosse dalla regione Calabria per l’acquisto di abitazioni nelle aree interne, evidenziando come tali misure rispondano alla medesima esigenza di contrastare lo spopolamento e favorire lo sviluppo locale.
Invita pertanto i relatori e il Governo a un supplemento di riflessione, anche valutando una riformulazione o l’introduzione della misura in via sperimentale.
Marco SARRACINO (PD-IDP), intervenendo sull’articolo aggiuntivo Tucci 2.04, che dichiara di voler sottoscrivere, rileva che la proposta emendativa pone una questione di fondo, relativa alla necessità di comprendere se lo spopolamento delle aree interne sia considerato o meno un’emergenza nazionale. Osserva che si tratta di un fenomeno che coinvolge un numero significativo di cittadini, spesso costretti a lasciare i propri territori per l’assenza di adeguate opportunità di lavoro e di crescita. Sottolinea che, accanto al tema dell’immigrazione, sul quale il dibattito pubblico si concentra frequentemente, occorre affrontare anche quello dell’emigrazione interna ed esterna che interessa molte aree del Paese, con particolare incidenza sui territori più fragili. Ritiene quindi necessario rafforzare gli incentivi per favorire l’occupazione giovanile nelle aree interne e sostenere, in particolare, i giovani che intendano avviare attività d’impresa, anche nei settori dell’innovazione.
Osserva che l’Italia dispone di un significativo potenziale creativo e professionale, che deve essere valorizzato creando le condizioni affinché i giovani possano vivere, lavorare e generare sviluppo nei propri territori. Pur prendendo atto dell’orientamento finora emerso, auspica che su tale tema possa essere mantenuto un atteggiamento costruttivo, anche in coerenza con quanto già avvenuto per precedenti proposte emendative.
La viceministra Maria Teresa BELLUCCI, nel manifestare la disponibilità del Governo ad accogliere un ordine del giorno di analogo contenuto in Assemblea, invita quindi i presentatori al ritiro dell’articolo aggiuntivo Tucci 2.04.
Riccardo TUCCI (M5S) accede alla richiesta della viceministra Bellucci e ritira l’articolo aggiuntivo 2.04 a sua prima firma.
La Commissione respinge l’articolo aggiuntivo Ghirra 2.07.
Tiziana NISINI, presidente e relatrice, avverte che l’emendamento Caparvi 3.11 è stato ritirato.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Aiello 3.16, Madia 3.23, Mari 3.22, Scotto 3.6 e 3.2.
Tiziana NISINI, presidente e relatrice, avverte che l’emendamento Giaccone 3.9 è stato ritirato. Constata l’assenza della presentatrice dell’emendamento Madia 3.15; si intende vi abbia rinunciato.
Avverte altresì che l’emendamento Tassinari 3.1 è stato ritirato e constata l’assenza della presentatrice dell’emendamento Madia 3.14; si intende vi abbia rinunciato.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Scotto 3.3, Tucci 3.17 e Carotenuto 3.18.
Tiziana NISINI, presidente e relatrice, avverte che l’emendamento Tassinari 3.12 è stato ritirato.
La Commissione respinge l’emendamento Barzotti 3.19.
Tiziana NISINI, presidente e relatrice, avverte che l’emendamento Giaccone 3.10 è stato ritirato.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Scotto 3.4, 3.5 e 3.7, nonché l’emendamento Aiello 3.20.
Tiziana NISINI, presidente e relatrice, avverte che l’emendamento Giaccone 3.8 è stato ritirato.
La Commissione respinge l’emendamento Mari 3.21.
Tiziana NISINI, presidente e relatrice, constata l’assenza della presentatrice dell’articolo aggiuntivo Madia 3.01; si intende vi abbia rinunciato.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli articoli aggiuntivi Tucci 3.03, Carotenuto 3.04 e Mari 3.05.
Walter RIZZETTO, presidente e relatore, nel riferire dell’interlocuzione avviata con il Governo, preannuncia l’intenzione dei relatori di presentare un pacchetto di emendamenti che potranno essere oggetto di subemendamenti.
Ciò posto, ritiene, quindi, plausibile la conclusione dei lavori di esame del provvedimento entro la giornata di venerdì 5 giugno, anche tenuto conto che molti colleghi deputati saranno contestualmente impegnati nella chiusura della campagna elettorale per i turni di ballottaggio delle elezioni amministrative, in programma domenica 7 e lunedì 8 giugno prossimi.
Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell’esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 15.35.
ERRATA CORRIGE
Nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari n. 683 del 20 maggio 2026, apportare le seguenti modifiche:
a pagina 204, seconda colonna, settima riga, dopo la parola «Tucci.», aggiungere la seguente «(Inammissibile)»;
a pagina 204, seconda colonna, trentottesima riga, dopo la parola «Carotenuto.», aggiungere la seguente «(Inammissibile)».




























