La capacità delle grandi aziende di confrontarsi con i temi ambientali viene messa sotto pressione da una normativa sempre più specifica. Per affrontare queste tematiche la Confindustria britannica (CBI) ha organizzato una serie di ‘forum’ per discutere esempi significativi.
In questo ambito la Fiat è stata invitata dalla CBI a illustrare il ventaglio di iniziative e progetti indicati come ‘un nuovo modo di fare business’ e che pongono la società italiana all’avanguardia nel settore della ricerca e della sperimentazione ambientale.
Il vice presidente delle attività ambientali del gruppo, Ignazio Scola, e quello della Fiat Auto, Vincenzo Ruocco, hanno illustrato gli obiettivi e la politica generale della società sviluppatasi negli ultimi dieci anni. Questa politica – ha detto Scola – si è concretizzata con impegni sui processi produttivi, sui prodotti e sulla gestione delle aziende, alla ricerca – ha sottolineato – di ottenere la massima compatibilità con l’ambiente, la massima riduzione delle emissioni, il miglior uso delle materie prime, un sistema attento al ricircolo dell’acqua che negli stabilimenti del gruppo ha raggiunto mediamente il 70% con punte del 95% in quello di Melfi.
Il recupero dei residui dei processi produttivi – ha aggiunto il dirigente del gruppo Fiat – si aggira sul 70%, mentre i rifiuti in discarica sono stati ridotti a circa il 10% e i residui della verniciatura dispersi nell’aria sono stati dimezzati del 50% rispetto al 1991.
Vincenzo Ruocco, vice presidente per le attività ambientali di Fiat Auto, si è invece soffermato soprattutto sulla ‘mobilità sostenibile’ sia sotto l’aspetto dell’evoluzione tecnologica sia sotto quello del recupero del materiale alla fine del ciclo vitale dei mezzi.
L’azienda italiana era stata presentata dal capo della Fiat UK, Richard Gadeselli, mentre il segretario generale della CBI, Michael Roberts, ha inquadrato i problemi che le aziende devono affrontare in tema di impatto ambientale e di osservanza delle normative.
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