Conti pubblici della Gran Bretagna in ’rosso’ per 7,4 miliardi di sterline (circa 11 miliardi di euro) nel secondo trimestre del 2002, a causa dell’aumento della spesa pubblica e del rallentamento del gettito fiscale.
Secondo i dati resi noti oggi dall’Ufficio Nazionale di Statistica, i proventi delle tasse sono cresciuti di solo il 2,1% nel periodo considerato, mentre le uscite sono salite del 5,4%. Per questo, il disavanzo del settore pubblico è peggiorato di 3 miliardi di sterline, da aprile a giugno di quest’anno. Il debito netto del settore pubblico è risultato pari al 30,6% del Pil.
I dati, affermano esperti della City, sollevano dubbi sulla capacità del Governo di Tony Blair di finanziare i previsti aumenti della spesa per la sanità e l’istruzione senza dover ritoccare al rialzo le tasse.
Il bilancio statale britannico si basa su stime di crescita del Pil pari al 2-2,5% per quest’anno ma, secondo la City, è più probabile che l’economia cresca dell’1,5%.
Meno ottimiste le stime del Fondo Monetario Mondiale che, due giorni fa, ha avvertito che anche l’economia britannica, come quella di molti altri paesi occidentali, si espanderà meno del previsto: +1,7% quest’anno, contro stime precedenti di +2%. Nel 2003, la crescita dovrebbe essere pari al 2,4%, contro precedenti stime del 2,8%.
Sul fronte della bilancia dei pagamenti, un’altra serie di dati resi noti oggi indica un deficit di 4 miliardi di sterline nel secondo trimestre, in salita rispetto ai precedenti 3,8 miliardi di sterline. Responsabili del ‘gap’ i residenti britannici, che hanno speso all’estero un’ammontare record di 7 miliardi di sterline, da aprile a giugno.
In declino l’investimento da parte delle aziende, che ha toccato il livello più basso degli ultimi 5 anni: l’ufficio nazionale di statistica ha rivisto i suoi dati, indicando, nel secondo trimestre dell’anno, un calo dello 0,2, vale a dire il sesto ribasso trimestrale consecutivo.























