Aria di crisi nell’industria automobilistica internazionale. Nonostante lo scorso anno il mercato abbia messo a segno sia in Europa sia negli Stati Uniti una delle migliori annate mai ricordate, i giganti del settore si mostrano barcollanti, mentre si dimenano a cercare di porre riparo ai gravi rossi di bilancio accumulati negli ultimi mesi.
General Motors, Ford e DaimlerChrysler, le “big three” del mercato dell’auto americano, veri e propri colossi industriali a livello internazionale, vacillano sotto il peso delle perdite e, in coincidenza con l’apertura (in sordina) del più importante salone dell’anno nella capitale dell’auto, Detroit, annunciano piani di ristrutturazione che porteranno al taglio di decine di migliaia di posti di lavoro.
La prima è la Ford, che come mai negli ultimi decenni, si mostra un vero gigante dai piedi d’argilla. La società ha subito un colpo durissimo a causa dello scandalo degli pneumatici Firestone e ha perso progressivamente terreno sul mercato statunitense. Dopo l’addio dell’amministratore delegato Jac Nasser e la sua sostituzione con l’ultimo rampollo della dinastia Ford, William, la compagnia ha quindi annunciato oggi i particolari del piano di ristrutturazione che dovrebbero riportarla al profitto dopo aver accumulato 2 miliardi di dollari di perdite.
Se la passa un pò meglio la General Motors, che dopo la tragedia dell’11 settembre, ha saputo riscattare l’intero mercato automobilistico statunitense dai timori di contrazione lanciando la campagna patriottica ‘keep America rolling’. Per resuscitare la domanda, la società ha escogitato i finanziamenti a interessi zero, ottenendo nell’ultimo trimestre dell’anno insperati risultati di vendita (+20% sul 2000 con utili per azione superiori alle previsioni). I successi oltreoceano non hanno però trovato un’adeguata contropartita nel vecchio continente: la Opel ha infatti chiuso il 2001 con un risultato operativo in rosso per 680 milioni di euro, il peggiore della sua storia. Il break even del marchio europeo è stato quindi rimandato al 2003, mentre sono stati anticipati a quest’anno i 2.500 esuberi previsti. L’aria di tagli coinvolgerà probabilmente anche le attività americane, visto che da Detroit è arrivato l’annuncio di un ridimensionamento del 10% dei colletti bianchi impiegati in Usa, per un totale di circa 5 mila dipendenti.
Infine, la DaimlerChrysler: la società nata dallo storico matrimonio tra l’americana Chrysler e la tedesca Daimler-Benz ha subito nel 2001 perdite per 2,5 miliardi di euro e il ramo statunitense ha già fatto marcia indietro riguardo alle previsioni di break-even, rimandando il pareggio a non prima del 2003.
A peggiorare la situazione si è poi inserita la crisi in Argentina, dove quasi tutte le case automobilistiche sono state costrette a ridurre i ritmi di produzione e in alcuni casi a interrompere le attività di alcuni impianti. La Ford ha già previsto migliaia di tagli, mentre, come annunciato, la Fiat ridurrà al lumicino la produzione. Polo fondamentale in America Latina resterà quindi solamente la grande fabbrica brasiliana di Betim, mentre Torino punterà d’ora in poi su Caraibi, Cile, Uruguay, Colombia, Perù ed Ecuador per compensare le perdite.
La crisi della società non investe però solo il Sud America tanto che, dopo aver accumulato un risultato netto consolidato negativo di 800 milioni di euro, la Fiat ha previsto per il 2002 la vendita di attività per due miliardi di euro, un aumento di capitale per un miliardo di euro, la chiusura o la ristrutturazione di 18 stabilimenti, 6.000 esuberi (nessuno in Italia).
A rallegrarsi dell’andamento del mercato sono invece le case automobilistiche di Francia e Asia, che nel 2001 hanno raggiunto livelli record e del tutto controcorrente prevedono rosei orizzonti. Le società con gli occhi a mandorla hanno conquistato persino i consumatori americani, sottraendo quote di mercato alle compagnie di casa (12,2% per Toyota, l’8,5% per Honda) e prevedono un ulteriore incremento per il 2002. E a dispetto dei tagli dei colossi internazionali, la Nissan, che dopo la cura dimagrante operata da Carlos Ghosn, ha annunciato l’assunzione di mille nuovi ingegneri.
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