Lo stop al Salone dell’Auto di Torino è solo l’ultimo segnale negativo di un settore da molti anni in crisi che, dopo la “spallata” dell’11 settembre, ha dovuto far fronte anche alla crisi in Argentina (Paese che ospita un gran numero di fabbriche d’auto). Ecco in dettaglio le ultime “mosse” adottate dalle maggiori case automobilistiche mondiali per ristrutturare i loro ‘asset’, risollevare i propri conti e contenere il problema della sopraproduzione.
– GENERAL MOTORS: la scorsa settimana il maggior costruttore automobilistico mondiale ha annunciato il licenziamento di circa 3.000 dipendenti nelle due fabbriche del New Jersey e del Michigan a causa della flessione delle vendite. Dopo gli attentati terroristici negli Stati Uniti, la GM ha rivisto al ribasso le proprie stime di vendita per il 2001, che sono passate da 16,8 a 16,4, milioni di veicoli, mentre anche per il 2002 il mercato sembra già parzialmente compromesso. In Europa la controllata tedesca Opel ha chiuso il 2001 con un risultato operativo in rosso per 680 milioni di euro (il peggiore della sua storia), mentre il break even del marchio europeo è stato rimandato al 2003, e i 2.500 esuberi previsti sono stati anticipati a quest’anno.
– FORD: all’inizio dell’anno l’altro colosso automobilistico di Detroit ha annunciato un mega-piano di ristrutturazione che prevede il taglio di 35.000 dipendenti (di cui 22.000 in Nord America) e la chiusura di 5 impianti nel corso del prossimo decennio (Edison in New Jersey, Oakville nell’Ontario, St. Louis, Cleveland, ed Avon Lake). Le vendite statunitensi della Ford sono scese nel 2001 del 5,5%, anche se si tratta di un risultato meno negativo del previsto. Per quanto riguarda l’Europa, la scorsa settimana la Ford ha annunciato il taglio di 1.400 posti di lavoro nell’impianto di Genk, in Belgio.
– DAIMLERCHRYSLER: la società nata dallo storico matrimonio tra l’americana Chrysler e la tedesca Daimler-Benz ha subito nel 2001 perdite per 2,5 miliardi di euro, e il ramo statunitense ha già fatto marcia indietro riguardo alle previsioni di break-even, rimandando il pareggio a non prima del 2003. Due anni fa la casa tedesco-americana aveva avviato un radicale piano di ristrutturazione che prevedeva il taglio di 26.000 posti di lavoro tra l’unità americana Chrysler e la controllata giapponese Mitsubishi.
– FIAT: alla fine del 2001 la casa di Torino ha annunciato un piano di ristrutturazione che nel periodo 2002-2004 prevede la razionalizzazione degli impianti, ristrutturazioni e chiusure in 18 stabilimenti, due dei quali in Italia. In particolare, quindici verranno ristrutturati o chiusi entro la fine del 2003, mentre gli organici saranno ridotti di 6.000 unità al di fuori dell’Italia. Per Fiat Auto il piano prevede un’ulteriore fase di ridimensionamento della presenza industriale in Argentina, dove verrà mantenuta una capacità produttiva minima. Dopo la tragedia dell’11 settembre la casa di Torino aveva annunciato la revisione degli obiettivi relativi all’utile operativo e alla riduzione dell’indebitamento per l’anno 2001, mentre il presidente d’onore del gruppo di Torino ha annunciato un taglio della produzione auto di circa 100.000 unità per la fine del 2001, ed ha anticipato il ricorso ad una nuova cassa integrazione.
– CASE GIAPPONESI: del tutto diversa è invece la situazione per i maggiori costruttori nipponici, che l’anno scorso hanno raggiunto livelli record e, del tutto controcorrente, prevedono rosei orizzonti. Le società con gli occhi a mandorla hanno conquistato persino i consumatori americani, sottraendo quote di mercato alle compagnie di casa (12,2% per Toyota, l’8,5% per Honda) e prevedono un ulteriore incremento per il 2002. In più, a dispetto dei tagli dei colossi internazionali, la Nissan, dopo la cura dimagrante operata da Carlos Ghosn, ha annunciato l’assunzione di 1.000 nuovi ingegneri.
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