Si avvia a chiusura il contenzioso tra Roma e Bruxelles sui crediti d’imposta al Sud. “L’Italia intende chiudere il contenzioso con la Commissione europea”, ha annunciato infatti a Bruxelles il viceministro dell’economia e delle finanze Gianfranco Miccichè, al termine di un incontro con il commissario Ue alla concorrenza Mario Monti. Ora l’antitrust europeo attende di ricevere notifica della decisione dall’Italia.
Il contenzioso è recente: risale al 13 febbraio scorso, quando il commissario Ue alla concorrenza Mario Monti ha aperto una procedura nei confronti dell’Italia sul regime dei crediti di imposta a favore degli investimenti al Sud.
Bruxelles sollevava dubbi su alcune modifiche apportate dal Parlamento italiano che aveva approvato alcuni emendamenti al sistema di aiuti, che nella prima versione (varata nel dicembre 2000 all’interno della legge Finanziaria 2001) aveva ricevuto il via libera della Commissione il 13 marzo 2001.
I dubbi di Monti riguardavano le zone di applicazione del regime e la nozione di investimento ammissibile alle agevolazioni.
In particolare, veniva contestato il fatto che le modifiche avrebbero condotto ad un’estensione del regime, in favore di aree che non possono beneficiare degli aiuti a finalità regionale secondo la ‘cartà italiana per il periodo 2000-2006.
Un’altra perplessità di Monti era relativa alla definizione degli investimenti che possono beneficiare delle agevolazioni: la versione contenuta nel provvedimento italiano non coincide infatti con quella fissata negli orientamenti Ue in materia di aiuti a finalità regionale, ed in un regolamento comunitario del gennaio 2001. Come ha spiegato il viceministro Miccichè l’emendamento approvato dal Parlamento «tendeva a portare dal 100% – come previsto dalla legge – al 90%, l’ammontare degli ammortamenti obbligatori da attuare nell’anno», in contrasto quindi con il concetto di nuovi investimenti.
Non è quindi nel mirino di Bruxelles il meccanismo degli sgravi in se stesso, ma alcuni aspetti della sua attuazione.
Il regime per i crediti di imposta al Sud, varato una prima volta dal governo del centro-sinistra e poi riproposto dall’esecutivo Berlusconi, prevede agevolazioni per circa 4,6 miliardi di euro l’anno fino al 2006. Il meccanismo permette alle imprese di scontare dalle imposte una quota che può arrivare fino al 65% degli investimenti effettuati al netto degli ammortamenti.
Lo sconto fiscale varia a seconda delle aree territoriali o della dimensione dell’impresa. La maggiore convenienza è per le imprese calabresi, che possono scontare fino al 65% dell’ investimento al netto degli ammortamenti se sono piccole e medie aziende o il 50% se si tratta di grandi società. Poco più basso è il credito riconosciuto a Campania, Basilicata, Puglia, Sicilia e Sardegna: il 50% per le Pmi e il 35% per le altre imprese.
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