“La scelta protezionista del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di raddoppiare i dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio è un colpo potenzialmente devastante per intere filiere industriali e per l’occupazione del nostro Paese”. Cosi’ la segretaria confederale della Uil, Vera Buonomo, che avvisa: “Si rischia un’improvvisa frenata in uno dei mercati strategici più rilevanti per il nostro export. Le aziende italiane attive nei comparti della siderurgia, metallurgia, meccanica avanzata e manifattura sono profondamente integrate nelle catene di fornitura transatlantiche.
L’Italia, infatti – ha precisato Buonomo – è il secondo paese europeo esportatore di acciaio e alluminio verso gli USA e il decimo a livello mondiale, per un valore complessivo che, nel 2023, ha superato i 2,7 miliardi di dollari. L’inasprimento tariffario rappresenta un fattore di destabilizzazione che rischia di compromettere migliaia di posti di lavoro, in settori già segnati da fragilità strutturali e da una crescente pressione competitiva”.
“Non possiamo permetterci un’altra crisi industriale silenziosa. A pagare il prezzo di queste decisioni geopolitiche saranno, ancora una volta, le lavoratrici e i lavoratori”, ha sottolineato Buonomo, che potrebbero ritrovarsi di fronte a cassa integrazione, tagli occupazionali e chiusure di stabilimenti, soprattutto nelle aree più esposte del Nord Italia, come Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.
“Chiediamo un intervento urgente del governo italiano e dell’Unione europea affinché vengano attivate misure concrete di compensazione economica, protezione occupazionale e salvaguardia dell’apparato industriale nazionale. È indispensabile – ha proseguito la sindacalista della Uil – rafforzare il fondo per la giusta transizione, rilanciare le politiche attive del lavoro, definire fondi straordinari per una strategia industriale solida, lungimirante e adeguata alle sfide poste dalla nuova geografia del commercio globale. Non possiamo restare inerti mentre un intero comparto produttivo, già gravemente provato da anni di contrazione e instabilità, rischia di essere ulteriormente compromesso. Il lavoro – ha concluso Buonomo – va difeso ad ogni livello, a partire dal nostro paese e fino a Bruxelles”.
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