Eurostat ha presentato oggi la fotografia quasi definitiva dell’andamento dei conti pubblici dell’Ue nel 2001. I dati diffusi dopo la seconda notifica da parte degli stati membri hanno indotto una leggera revisione al rialzo del deficit della zona euro (1,4% del Pil contro l’1,3% stimato a marzo) ed includono aggiornamenti e limature per diversi paesi. Per l’Italia, l’ufficio statistico europeo ha certificato un deficit 2001 pari al 2,2% del Pil contro lo 0,5% del 2000 (inclusi gli effetti derivanti dagli introiti delle licenze Umts). Nella prima notifica, a marzo, il disavanzo italiano era stato indicato all’1,4% del Pil: una cifra in seguito ritoccata dopo la revisione dell’Istat e la decisione negativa di Eurostat sulle cartolarizzazioni. Ancora ”provvisorio” è il dato relativo al debito pubblico italiano (109,8% del Pil contro il 110,5% del 2000), in quanto ”non è ancora terminato l’esame di alcune operazioni di cartolarizzazione a causa dell’arrivo in ritardo delle necessarie informazioni”. In ogni caso, lo scorso anno l’Italia ha registrato il più elevato debito pubblico dell’ Ue, seguita nell’ordine da Belgio (107,6%), Grecia (105,1%) ed Austria (63,2%): questi quattro paesi sono i soli al di sopra della soglia di riferimento del 60% prescritta da Maastricht. In media, il debito pubblico di Eurolandia si è attestato sul 69,2% del Pil contro il 69,4% del 2000, nell’Ue al 63,1% (63,8%).
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