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Destra ci cova

Marco Cianca
Marco Cianca
Maggio10/ 2021

“Gli adulti pensano solo a mangiare, i giovani a ubriacarsi e rompere le bottiglie”. È sconsolata, l’anziana signora. Porta con cura la mascherina, simbolo di un residuo dovere civico. Diventata ormai un optional nelle serate dell’allegra gozzoviglia. Ristoranti, birrerie, locali vari presi d’assalto. Il trionfo del tavolino selvaggio. Gente in fila sui marciapiedi e persino in mezzo alla strada. Macchine parcheggiate in seconda o terza fila, tra strombazzamenti e liti improvvise. E dire che alle 22 scatta ancora il coprifuoco. Che succederà dopo?

È l’Italia del Papeete. Quella di Matteo Salvini con in mano un bicchiere di mojito e la foto delle fettuccine su Facebook. Voglia di non pensare a niente. Un edonismo d’accatto. L’enogastronomia come ragione di vita. Mangio e bevo perché finalmente posso farlo. E di questa apparente libertà si sta appropriando la Destra, rivendicandola come una propria esclusiva conquista. La Sinistra ha fatto il lavoro sporco delle restrizioni e i suoi avversari colgono i frutti della presunta ripartenza.

Cinici e spregiudicati. Bravi nel mietere miopi consensi. Il giornalista inglese Tim Harford, raccontando la storia di un famoso falsario, descrive “il pensiero illusorio”. Crediamo in ciò che ci fa piacere, innamorati delle bugie, più confortanti della verità. Le emozioni e le speranze sovrastano e tacitano la ragione.

Non è solo una questione partitica, bensì metapolitica. Un humus nel quale prende sempre più corpo un paradigma sociale intriso di malevolenza, menefreghismo, invidia, ignoranza, prepotenza, rimozione, smemoratezza. L’inganno di un egotistico presente senza passato né futuro. La pandemia, si diceva, avrebbe dovuto risvegliare le coscienze addormentate.  Penoso auspicio. Invece di una necessaria umiltà è arrivato un delirio di onnipotenza. Non omaggio alla scienza e alla medicina ma una sorta di auto-deificazione. Follia soggettivistica. L’uomo può sconfiggere il virus, è invincibile. Un’intossicazione delle menti che già Bertrand Russel indicava come “il più grande pericolo”. Tanto da parlare, chiosando il filosofo John Dewey, di “empietà cosmica”.

La vittoria di Joe Biden ha illuso sul ritorno delle sorti progressive. Al contrario, soffia di nuovo, soprattutto in Europa, un vento reazionario. Rafforzato dall’insana spinta a una vendicativa resa dei conti. Le élite sono sempre disprezzate e le istituzioni vilipese. In Francia, alle presidenziali del prossimo anno, Marine Le Pen potrebbe battere Emanuel Macron. Nella comunità di Madrid le urne hanno punito i socialisti e premiato i popolari sempre più conservatori di Isabel Ayuso e i neofranchisti di Vox. Le recenti amministrative del Regno Unito hanno rappresentato una bruciante sconfitta per i laburisti.  Enrico Franceschini ha scritto su Repubblica: “Come nella campagna per la Brexit, Boris Johnson, aveva uno slogan chiaro e sintetico, jabs, jobs, hope, vaccinazioni, posti di lavoro, speranza. Nessuno sa quale fosse lo slogan del Labour”.

Se il pensiero illusorio prevale sul ragionamento, le parole d’ordine diventano essenziali. Il linguaggio deve essere diretto, chiaro, evocativo. Perché concetti e parole come la proprietà privata, il turbocapitalismo e i nuovi proletari sono relegati, non ci stancheremo mai di rilevarlo, sulla prima pagina dell’Osservatore Romano?  La timidezza riformista nulla può contro la dilagante irrazionalità. Il gesuita Francesco Occhetta, dalle colonne dell’Espresso, cita Kierkegaard e la parabola dei passeggeri di una nave che si concentrano sul menù del giorno infischiandosene del capitano e della rotta. D’altronde, Lenin teorizzava che ogni cuoca può imparare come si governa uno Stato.

Giorgia Meloni ha scritto un libro autobiografico, recensito ovunque in bella evidenza. Va per la maggiore. La danno in crescita costante, tanto da indurre il segretario della Lega, preoccupato per la rincorsa dell’alleata- rivale, ad accentuare i toni duri da oppositore della maggioranza alla quale lui stesso partecipa. Una strana coppia. Data per vincente nei parlottii dei sondaggisti. Non si mettono d’accordo sulla scelta dei candidati sindaci ma questo non deve consolare, perché è indubbia la capacità di coagulare il dissenso e la rabbia che invadono l’incoscienza civile.  I nuovi sbarchi di migranti e l’annunciato referendum sulla magistratura vanno benissimo per agitare le acque.  Extracomunitari e giudici sono i nemici per antonomasia. Forza Nuova e Casapound soffiano sul fuoco. Sabato 22 maggio nazisti e fascisti di tutto il continente sono invitati a marciare su Roma.

Enrico Letta cerca di ridare anima ad un Pd del quale si vergognava persino il suo predecessore Nicola Zingaretti.  Fa quel che può, con serietà e coraggio. Sezioni, tesseramento, ascolto della base, disoccupazione, povertà, diritti. Sperando che non sia troppo tardi. I cinque stelle sono in decomposizione. Giuseppe Conte riuscirà a tenerli assieme?  Per il resto, a sinistra, nulla da segnalare.

Destra ci cova.

Marco Cianca