La Commissione ha adottato una comunicazione sul dialogo sociale che ne rafforza il ruolo nella strategia di riforme economiche e sociali dell’Europa. La Commissione propone di migliorare la visibilità dei risultati del dialogo sociale e di rafforzare la coerenza tra livello nazionale e livello europeo. Essa propone inoltre la creazione di un “vertice per la crescita e l’occupazione” che riunisca al più alto livello politico la Presidenza del Consiglio, la Presidenza della Commissione e le parti sociali europee. Questo vertice si terrà almeno una volta l’anno, la vigilia del Consiglio europeo di primavera che discute dello stato economico e sociale dell’Unione. Infine, la Commissione invita le parti sociali a sviluppare veramente il loro dialogo autonomo, oggi troppo limitato, grazie a programmi di lavoro congiunti. Essi dovrebbero condurre a risultati concreti, vale a dire ad accordi incorporati nel diritto comunitario. La Commissione ritiene che il dialogo sociale sia il più adatto per definire nuovi equilibri tra flessibilità e sicurezza. Questo ruolo del dialogo sociale è particolarmente importante nella prospettiva dell’allargamento, in un momento in cui, nonostante le iniziative delle parti sociali e il sostegno dei programmi comunitari, i soggetti e le tradizioni di partenariato sono ancora deboli in molti paesi candidati.
Anna Diamantopoulou, commissario europeo responsabile per l’occupazione e gli affari sociali, ha dichiarato: “La Commissione ha sempre privilegiato il dialogo sociale, perché è il più adatto per affrontare le questioni concrete cruciali per la modernizzazione del modello sociale europeo. È dunque tempo che esso svolga pienamente il suo ruolo, tanto a livello europeo quanto a livello nazionale”.
La proposta
Nella comunicazione la Commissione propone di migliorare la visibilità dei risultati del dialogo sociale e di rafforzare la coerenza tra livello nazionale e livello europeo. Il contributo del dialogo sociale al successo della strategia di modernizzazione economica e sociale varata a Lisbona è decisivo. È per questo che lo scorso marzo il Consiglio europeo di Barcellona ha invitato le parti sociali a riferire, dal prossimo dicembre, su questo contributo, a tutti i livelli territoriali e settoriali e, in particolare, nel quadro del coordinamento delle politiche dell’occupazione.
La comunicazione rafforza poi la concertazione tra le parti sociali e le autorità pubbliche sulle scelte e sulla conduzione della politica economica e sociale. Essa propone infatti la creazione di un “vertice di concertazione per la crescita e l’occupazione” che riunisca al più alto livello politico la Presidenza del Consiglio, la Presidenza della Commissione e le parti sociali europee. Questo vertice si terrà almeno una volta l’anno, la vigilia del Consiglio europeo di primavera che discute dello stato economico e sociale dell’Unione. Le parti sociali potranno così partecipare efficacemente al successo dell’attuazione della politica economica e sociale dell’Unione.
Infine, a seguito del recente accordo sul telelavoro, la Commissione invita le parti sociali a sviluppare veramente il loro dialogo autonomo, oggi troppo limitato, grazie a programmi di lavoro congiunti. Essi dovrebbero condurre a risultati concreti, vale a dire ad accordi incorporati nel diritto comunitario e attuati in loco secondo le procedure proprie delle parti sociali.
Contesto
Le parti sociali hanno un ruolo specifico nell’ambito della società civile, nella quale rappresentano gli interessi e le preoccupazioni legati al mondo del lavoro. La Commissione ha sempre privilegiato il dialogo sociale come mezzo per fornire risposte adeguate alle questioni cruciali per la modernizzazione del modello sociale europeo: lo sviluppo della formazione durante tutta la vita, la gestione del cambiamento, il rafforzamento della mobilità, l’invecchiamento attivo o la promozione delle pari opportunità. La Commissione ritiene infatti che il dialogo sociale sia il più adatto per definire nuovi equilibri tra flessibilità e sicurezza. Questo ruolo del dialogo sociale è particolarmente importante nella prospettiva dell’allargamento, in un momento in cui, nonostante le iniziative delle parti sociali e il sostegno dei programmi comunitari, i soggetti e le tradizioni di partenariato sono ancora deboli in molti paesi candidati.
Le parti sociali europee sono interprofessionali l’UNICE/UEAPME (Unione delle confederazioni europee dell’industria e dei datori di lavoro/Unione europea artigianato e piccole e medie imprese) per i datori di lavoro, la CES (Confederazione europea dei sindacati) per i lavoratori dipendenti e la CEEP (Centro europeo delle imprese a partecipazione pubblica) per le imprese a partecipazione pubblica o settoriali. Esistono 27 comitati settoriali per il dialogo sociale, che riguardano i più svariati settori, dall’aviazione civile, all’agricoltura, ai servizi alla persona.
Queste parti sociali sono soggetti essenziali della politica sociale europea. Il trattato prevede che esse devono essere consultate su ogni iniziativa comunitaria e possono negoziare accordi, poi incorporati nel diritto europeo, sulle condizioni di lavoro, sulle pari opportunità tra uomini e donne, sull’informazione e consultazione dei lavoratori nell’impresa, sulla formazione ecc. Dal 1993, tre accordi interprofessionali sono stati conclusi ed estesi da direttive: il congedo parentale nel 1995, il lavoro a tempo parziale nel 1997 e il lavoro a tempo determinato nel 1999. Due accordi settoriali sono stati estesi nello stesso modo: l’organizzazione dell’orario di lavoro nel settore del trasporto marittimo e in quello dell’aviazione civile. L’accordo sul telelavoro concluso nel maggio 2002 sarà attuato, per la prima volta, secondo le procedure e le prassi proprie delle parti sociali e degli Stati membri.
L’articolo 138 del trattato attribuisce alla Commissione il compito di promuovere e sostenere il dialogo sociale europeo. Questa comunicazione si inserisce in tale quadro; inoltre, essa fa seguito alla dichiarazione delle parti sociali al Consiglio europeo di Laeken e alle conclusioni del gruppo ad alto livello sulle relazioni industriali, pubblicate lo scorso aprile.























