Dibattito: 03.07.2002
Anders Fogh Rasmussen, Primo Ministro danese, ha presentato all’Aula il programma della Presidenza danese . Il PE è una forza importante nello sviluppo della cooperazione europea e ciò varrà soprattutto nei prossimi mesi, cruciali per il futuro dell’UE. La Presidenza danese auspica una stretta cooperazione con il Parlamento e le altre Istituzioni, rafforzando i contatti prima delle riunioni e dei vertici di Bruxelles e Copenhagen, essendo presenti a tutte le sessioni plenarie. Un ruolo particolare sarà svolto in questo contesto dal ministro danese per i rapporti con l’Europa, Bertel Haarder, che in passato ha ricoperto la carica di membro del Parlamento europeo. La Presidenza danese dovrà farsi carico di decisioni importanti, prima fra tutte quella relativa all’ampliamento, il cui dibattito sarà svolto il 19 novembre e porterà avanti con decisione e flessibilità, ma soprattutto con un grande spirito di trasparenza il lavoro deciso al Vertice di Siviglia.
Il programma danese si intitola ‘Una Europa’ sottolineando cosi il significato particolare che diamo all’ampliamento e contiene varie priorità:
– Ampliamento, (da Copenhagen a Copenhagen) con il momento cruciale a dicembre, durante il vertice di Copenhagen;
– Spazio di libertà, sicurezza e giustizia che richiede una rinnovata lotta alla criminalità e al terrorismo;
– Sviluppo sostenibile, da un punto di vista sociale, economico e ambientale;
– Sicurezza alimentare, che include anche le questioni relative alla politica dell’agricoltura e alla riforma della politica della pesca;
– Responsabilità globale dell’UE: occorre rafforzare la politica di sicurezza e i legami fra UE ed USA, sviluppare il rapporto fra paesi ricchi e poveri.
Il Primo ministro danese ha poi commentato punto per punto il programma della Presidenza, lasciando la questione dell’allargamento per ultima. Sullo sviluppo socioeconomico sostenibile Rasmussen ha detto che solo una forte cooperazione economica all’interno dell’UE, e un’economia forte e competitiva possono garantire un maggior benessere e una maggiore occupazione, nella prospettiva di. tenere il passo della concorrenza, in particolare con gli Stati Uniti.
Per quanto riguarda la sicurezza alimentare lo slogan della Presidenza danese prevede cibi sicuri ‘dalla terra alla tavola’, in tutte le fasi di produzione dei cibi. Sono previsti i. negoziati sulla riforma della PAC e della politica della pesca, ma tali negoziati non dovranno influire sul processo di allargamento.
La responsabilità per la pace e in particolare la lotta al terrorismo e l’impegno per ridurre la povertà nel mondo sono alcuni dei punti forti del programma. L’intenzione della Presidenza danese è quella di garantire una buona cooperazione con la Presidenza greca che seguirà, soprattutto nel settore della difesa.
L’UE dovrà svolgere un ruolo centrale al vertice di Johannesburg e arrivare ad un accordo globale che impegni paesi ricchi e poveri, in cui i ricchi offrono opportunità di scambi economici e aiuto allo sviluppo ai paesi poveri, che da parte loro, dovranno assicurare una buona governance, il rispetto delle libertà e dei diritti umani e il libero accesso all’informazione. Il vertice ASEM che si svolgerà a settembre a Copenhagen, rafforzerà i rapporti con i paesi asiatici e la Presidenza intende sviluppare le relazioni con la Russia (con cui si prevede un vertice a novembre) e i paesi vicini (Bielorussia e Moldavia).
Il problema di Kaliningrad dovrà essere risolto con una soluzione basata sull’acquis di Schengen.
Il compito più importante della Presidenza danese è innegabilmente il completamento del processo di allargamento dell’Unione, processo avviato proprio a Copenaghen nel ’93. A questo proposito la Presidenza danese si impegna a far aderire tutti i paesi che saranno pronti entro la fine dell’anno, per garantire la loro partecipazione entro il 2004, anno delle elezioni europee. I principi di base dell’ampliamento e i criteri chiave per i dieci paesi saranno comunque applicati senza compromessi pur ribadendo che nessun paese dovrà aspettare gli altri per aderire. Considerando che occorre chiudere i lavori della Convenzione sul futuro dell’Europa e che nel 2004 si aprirà una nuova CIG e si svolgeranno le elezioni del Parlamento europeo, che nel 2005 si dovrà stabilire un nuovo quadro per il prossimo periodo di bilancio, risulta indispensabile concludere il processo di allargamento ora o si perderà questa storica opportunità.
Gli ostacoli su questa strada sono rappresentati dalla questione del finanziamento, soprattutto per quanto riguarda l’agricoltura e il bilancio e la Commissione ha presentato in proposito una proposta saggia di compromesso. Forse gli Stati membri pensano che la proposta costi troppo, mentre i Paesi candidati la ritengono insufficiente, in ogni caso agli inizi di novembre l’UE comunicherà ai paesi candidati la posizione comune su tale questione. Altro problema è quello di Cipro, paese che ha chiuso 28 capitoli su 31 ma che continua ad essere diviso: la Presidenza danese lavorerà per risolvere il problema, ma tutti dovranno fare la loro parte.
Un ultimo elemento imprevedibile è il referendum irlandese sulla ratifica del trattato di Nizza, su cui si basano tutti i negoziati per l’allargamento: un nuovo no metterebbe a rischio l’intero processo. Più di 40 anni di comunismo hanno portato ad una divisione dell’Europa, capitolo che si vuole chiudere. Il titolo della Presidenza danese è ‘Una Europa’, un’Europa per tutti, quadro di cooperazione, pace e benessere, realtà immaginata dai padri fondatori dell’Unione e che gli Stati membri possono estendere ad est, lavorando con coraggio e determinazione. Occorre offrire subito alle nuove democrazie dell’Europa centrorientale l’adesione all’UE, ha concluso il Primo ministro danese.
Per il Presidente della Commissione europea, Romano Prodi, il passaggio tra la Presidenza spagnola e quella danese rappresenta il momento giusto per fare il punto della situazione. La seconda metà dell’anno sarà infatti segnata da tre grandi processi collegati fra loro. In primo luogo, l’allargamento. La Commissione indicherà quali paesi considera pronti al Consiglio europeo di ottobre, ma poi bisognerà anche sostenere i progressi degli altri paesi candidati. Si vuole portare avanti il processo in modo organico, senza erigere altre barriere all’interno del continente che si cerca di unificare.
Se la situazione attuale sarà confermata, è probabile che la Commissione riterrà pronti per l’adesione tutti i dieci paesi della prima ondata. L’Esecutivo lavorerà con decisione per concludere i negoziati a Copenaghen. Prima di allora, tuttavia, è necessario trovare un accordo interno agli attuali Stati membri sulle questioni del bilancio e dei pagamenti diretti alle imprese agricole. Facendo appello a tutte le parti affinché si impegnino a pervenire ad un accordo che aprirà la porta alla riunificazione del continente, egli ha affermato che la proposta della Commissione è la sola base di negoziato possibile.
La Commissione aggiornerà la tabella di marcia e la strategia di preadesione per la Bulgaria e la Romania. Quanto alla Turchia, dopo l’incoraggiamento venuto da Siviglia, la relazione periodica sullo stato di avanzamento e l’attuazione delle riforme che saranno pubblicate dalla Commissione ad ottobre saranno un elemento centrale per le decisioni di Copenaghen. Il Consiglio europeo di dicembre, infatti, fisserà la data del 2004 per l’ingresso formale dei nuovi Stati membri, dopo la firma del Trattato di adesione prevista per il marzo 2003. Ciò però dipende dalla ratifica del Trattato di Nizza su cui gli elettori irlandesi dovranno esprimersi in autunno: il risultato positivo di questa consultazione sarà fondamentale per il futuro dell’Europa.
A partire dal 2004, l’Unione dovrà mostrarsi capace di svolgere appieno le sue funzioni e di rispondere alle aspettative dei cittadini, che saranno oltre 450 milioni. Citando i dati di Eurobarometro, Prodi ha sottolineato che i cittadini chiedono alle istituzioni la massima efficienza. Il Trattato di Nizza introdurrà le riforme istituzionali necessarie per l’allargamento. Parallelamente, però, bisognerà prendere alcune decisioni di fondo sulla natura politica e sull’architettura istituzionale dell’Unione futura. Servono in particolare una politica estera più forte con un ruolo più deciso sulla scena internazionale; una cooperazione più stretta nel campo della sicurezza e della giustizia e nella lotta contro la criminalità organizzata e l’immigrazione clandestina; un miglior coordinamento della politica economica e finanziaria.
Il dibattito è in corso in seno alla Convenzione, ma per Prodi non si può attendere con le mani in mano la ratifica di un nuovo Trattato. La Presidenza danese dovrà portare avanti le riforme procedurali del Consiglio decise a Siviglia. Anche la Commissione si è mossa proponendo idee su come riorganizzare il proprio lavoro. Le riforme devono procedere di pari passo in tutte le istituzioni mettendo gli uomini e le donne giusti al posto giusto e pensando all’interesse generale del sistema e al suo rendimento ottimale, per una governance europea più solida e più democratica.
Terzo argomento: il Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile di Johannesburg. Prodi auspica che questo marchi un deciso passo avanti. L’Unione, che ha un ruolo guida sul piano commerciale, dell’assistenza allo sviluppo, degli aiuti umanitari e delle relazioni diplomatiche, non deve riposare sugli allori ma persuadere i partner a fare la loro parte. Bisogna impegnarsi a sostenere concretamente lo sviluppo del Sud del mondo seguendo le priorità definite dal segretario generale dell’ONU Kofi Annan: acqua e igiene, sanità, energia, agricoltura e biodiversità, senza dimenticare gli aspetti sociopolitici: sviluppo della democrazia, buon governo, dialogo politico e riforme sociali ed economiche. I grandi obiettivi sono quelli di ridurre la povertà, assicurare la pace e migliorare le condizioni di vita di quella che è la maggioranza della popolazione del pianeta.
I crescenti divari di reddito tra Nord e Sud del mondo si stanno allargando in maniera preoccupante, soprattutto in Africa. È necessario pertanto invertire la tendenza ed evitare di erigere nuovi muri e barriere a livello mondiale. Si deve fare di più, mantenendo gli impegni presi e agendo in modo più concertato e complementare. L’ultimo incontro dei G8 in Canada ha adottato un piano d’azione a sostegno del Nuovo Partenariato per lo Sviluppo dell’Africa (NEPAD): bisogna garantire che il contributo europeo sia all’altezza del tradizionale ruolo di partner privilegiato dell’Africa e delle responsabilità storiche verso il continente.
La Presidenza danese può infine contare sulla Commissione e sulla neonata agenzia per la sicurezza alimentare per mantenere standard sicuri e di elevato livello per gli alimenti. L’Unione europea, unico esempio realizzato di gestione democratica e sovranazionale della globalizzazione, deve porsi come modello di efficienza democratica. Il mondo si aspetta dall’Europa un contributo altissimo al dibattito sulla sostenibilità, che deve essere il contributo di tutti.
A nome del gruppo popolare, Hans-Gert Poettering (PPE/DE) ha affermato che se la Danimarca realizzerà quanto affermato dal Presidente Rasmussen, potrà dimostrare che non sono solo i grandi paesi a portare avanti l’Europa. Con lo slogan “da Copenaghen a Copenaghen” bisogna cogliere l’opportunità di portare avanti l’Europa. I principi dello stato di diritto, della democrazia, del riconoscimento delle minoranze, della libertà dovranno essere applicati anche nei paesi dell’est. Ma se un paese non soddisfa tali condizioni, gli altri non devono penalizzati. D’altra parte, non si devono porre nuove condizioni: le pressioni in tal senso vanno respinte. Poettering ha affermato la sua opposizione al fatto che il cancelliere tedesco colleghi l’ampliamento alla questione agricola “per motivi elettorali”. Il Parlamento ha adottato una relazione sulle ripercussioni finanziarie dell’ampliamento, anche per l’agricoltura: la Presidenza danese ha in tal senso l’appoggio dell’Aula. Quanto alla Turchia, è necessario fissare una data per l’inizio dei negoziati. Il paese deve continuare sulla strada delle riforme: il governo turco è quindi invitato a togliere la riserva sulle forze armate e la Nato.
Sull’apertura e la trasparenza, poi, sono i paesi nordici a dare l’esempio; quanto deciso a Siviglia deve ora essere applicato, trattando pubblicamente le questioni legislative. Dopo la fine dei negoziati d’adesione, inoltre, serve un periodo di tempo per informare l’opinione pubblica. Il portavoce popolare ha infine sottolineato l’accordo interistituzionale, che permetterà di arrivare a una migliore regolamentazione e legislazione entro la fine del 2002; serve poi un accordo per una maggiore trasparenza anche sul terzo pilastro. Il gruppo popolare sostiene la Presidenza.
Ricordando l’invito a Copenaghen dei presidenti dei gruppi politici, Enrique Barón Crespo (PSE) ha sottolineato l’impostazione storica e politica del discorso di Rasmussen auspicando che la Presidenza danese, nel rispetto del popolo, aderisca appieno alla costruzione europea. La sfida principale è quella dell’allargamento. Il Parlamento sta facendo il possibile affinché questo avvenga nei termini concordati. Il portavoce socialista ha però espresso preoccupazione per le affermazioni del ministro degli esteri danese, quasi una “minaccia ai paesi candidati, se non si comportano bene”. La Presidenza avrà quindi un compito arduo nel mettere ordine al Consiglio. Barón Crespo ha affermato che l’Europa ha una politica agricola iperproduttiva, cui bisogna dare un nuovo senso ai fini dello sviluppo sostenibile: questa è una sfida da raccogliere subito, non tra quattro anni. Anche per la pesca, è necessaria una nuova politica di sviluppo sostenibile e di rispetto sociale. Il portavoce socialista ha poi affermato che sullo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, il programma danese non fa grandi citazioni sebbene vi siano cinque direttive sul tavolo, seguito di Tampere. Per la politica estera, l’oratore ha evidenziato la necessità di una linea comune europea, perché l’azione unilaterale statunitense non è adeguata a risolvere i conflitti. Egli ha infine chiesto se, per quanto concerne la Convenzione, la Danimarca preferisca il metodo comunitario o quello del direttorio.
Graham WATSON (ELDR) è intervenuto augurando successo alla Presidenza danese nel suo intento di ‘distruggere le ultime vestigia della cortina di ferro’ e rilevando che questo è il momento opportuno, visto che insieme alla Presidenza del Consiglio i liberali assicurano anche la Presidenza del Parlamento: ‘la storia fa appello alla generosità e allo spirito liberale e noi facciamo appello perché tutti riflettano su quale immagine l’Europa intende dare di se stessa, visto che si litiga per una frazione del PIL’ ha affermato l’oratore.
I liberali sono favorevoli alla riforma della PAC e della politica della pesca, riforme che non devono essere liquidate per proseguire nel processo di allargamento. Un altro ostacolo è rappresentato dalla scarsa informazione del pubblico sulle questioni dell’ampliamento e l’atteggiamento di molti scettici, che sarà compito della Presidenza danese convincere. Rispondendo infine ad un rilievo espresso da Enrique Barón Crespo (PSE) sul problema dell’immigrazione e dell’asilo, l’oratore ha affermato: “Preferirei essere qualcuno che cerca di entrare in Danimarca piuttosto che uno che vuole entrare nella Gran Bretagna di Blair”.
Pernille Frahm (GUE/NGL) dopo aver augurato successo alla Presidenza danese, in particolare sulla questione dell’allargamento, sulle questioni economiche, della PAC e dei fondi strutturali, ha invitato a mantenere la linea dell’eliminazione degli aiuti alla PAC in nome di un mondo più giusto e a discutere le questioni agricole invece dello sviluppo sostenibile. L’oratrice ha espresso critiche all’atteggiamento del governo danese sulla politica di asilo e immigrazione ed ha ricordato che la Danimarca è un paese che definisce il razzismo in modo diverso dal resto del mondo. E’ vero che il paese dà grande importanza all’amicizia transatlantica e agli interessi comuni, ma ciò non vuol dire necessariamente collaborare con un paese che non vuole riconoscere il tribunale penale internazionale e gli impegni di Kyoto, ha affermato. Non si può dimenticare la guerra in Cecenia, e chiudere gli occhi davanti alla repressione in nome dell’alleanza contro il terrorismo. L’oratrice ha infine invitato il Primo Ministro danese a ricordare in questo contesto i discorsi sui diritti umani fatti da Bertel Haarder proprio nel Parlamento europeo.
Per Nelly Maes (Verdi/ALE) la Presidenza danese inizia sotto la buona stella della democrazia, della trasparenza e della solidarietà internazionale. Affermando di venire da un piccolo paese, la rappresentate dei verdi ha dichiarato che sono sempre stati i piccoli a fare di più e la Danimarca non sarà l’eccezione. Sulla priorità dell’ampliamento, le condizioni di Copenaghen sono giuste e si spera che i paesi candidati possano aderire appena saranno pronti. Ricordando i piccoli paesi che aderiranno e le regioni storiche come le Fiandre, la portavoce dei Verdi ha chiesto quale sia la visione danese delle regioni costituzionali nel futuro assetto europeo. Sull’immigrazione clandestina e la lotta alla criminalità, il Consiglio porta avanti una politica non equilibrata: bisogna quindi fare proposte più eque in questo senso. L’oratrice ha poi chiesto al Presidente come intenda risolvere le questioni di Cipro e di Kaliningrad.
Ringraziando il primo ministro per il suo discorso aperto e chiaro, Mogens Camre (UEN) ha precisato che un programma ambizioso non rischi di incontrare difficoltà perché nei Quindici vi sono interessi contrastanti che vanno risolti prima dell’ampliamento. E’ impensabile, infatti, rinviare la riforma della politica agricola comune a una fase successiva perché essa comporta impegni che implicano grandi stanziamenti. Sull’immigrazione, il capitale europeo pensa a una massa di lavoratori a buon mercato, senza valutare i problemi sociali di cui si preoccupano i cittadini: ciò potrebbe rovesciare l’ambizioso piano danese. Secondo l’oratore, se l’ampliamento non potrà essere realizzato nel 2002, non cadrà il mondo. C’è infatti bisogno di collaborazione tra i Quindici chiamati ad affrontare i problemi: bisogna pensare a un piano B nel caso in cui un piano A non possa funzionare. È infine necessario ascoltare i cittadini più che in passato.
Jens-Peter Bonde (EDD) ha affermato che il suo gruppo è contrario all’ampliamento e ai metodi negoziali dell’Unione: contrario all’uniformazione di tutto, egli ha evidenziato il problema del costo della PAC per la Germania. È difficile immaginare quali saranno i risultati dell’estensione della politica agricola comune ai paesi dell’Est. La PAC è una politica costosa per i consumatori e per i contribuenti e gli aiuti interni rischiano di distruggere i paesi in via di sviluppo. Bisognerebbe eliminare tutti i sussidi agli agricoltori, ma allora non ci sarà più motivo per l’ampliamento. Bisogna dare denaro a questi paesi per la riforma della loro agricoltura e l’Unione dovrebbe legiferare solo in quei settori che non possono essere coperti a livello nazionale.
Olivier DUPUIS (NI) si è dichiarato molto lieto del nome che la Presidenza danese ha scelto per il proprio programma di lavoro ‘Una Europa’, ma che forse la Presidenza dovrebbe ricordare che un piccolo angolo d’Europa, la Cecenia., è vittima da mille giorni di un vero e proprio genocidio e che dovrebbe presentare questa questione sul tavolo delle trattative con la Russia nel prossimo autunno. La troika dovrebbe recarsi in Cecenia per verificare la politica condotta dalla Russia nell’area. L’Unione dovrebbe riflettere e proporre un nuovo allargamento, considerando la questione di Israele e della pace in quella regione, ha concluso il deputato, invitando poi a includere nella lista dei paesi candidati sia Israele che la Georgia, porta dell’Asia centrale.
Nella replica alle domande poste in Aula, il Primo Ministro danese Fogh Rasmussen ha rilevato che sono state toccate questioni elettorali, o di politica interna danese, su cui non ha ritenuto opportuno soffermarsi, per evitare di interferire con dibattiti che non competono ad una Presidenza del Consiglio europeo. In risposta alle domande di Hans-Gert Poettering (PPE/DE) e Graham Watson (ELDR), il Presidente in carica ha confermato l’impegno a gestire nel modo più trasparente possibile i lavori del Consiglio, nel contesto di un migliore processo legislativo. Sulla questione della Turchia, il Primo ministro danese ha ribadito che pur essendo un paese candidato i negoziati di adesione non possono essere avviati prima che il paese abbia dato prova del rispetto dei criteri politici di Copenaghen.
Sulla questione agricola, la Presidenza danese ha riconfermato che nessun paese responsabile può fare dell’ampliamento un ostaggio per le ambizioni in campo di politica agricola, perché sarebbe un errore storico di dimensioni madornali e che la proposta della Commissione consente di realizzare l’ampliamento nei margini dell’attuale bilancio, senza nuove risorse finanziarie. L’unico sforzo richiesto agli Stati membri per la graduale eliminazione degli aiuti diretti ai nuovi paesi membri, è uguale allo 0,001% della produzione degli attuali Stati membri. Bloccare l’allargamento per un importo che è l’1 per mille della produzione sembra francamente inaccettabile, ha detto il Primo ministro danese, riaffermando che la Danimarca intende andare avanti con negoziati realistici e non certo con una politica del bastone, come qualcuno ha insinuato. Sulla questione del Medio Oriente la Presidenza danese sta riflettendo su come contribuire meglio all’avvio di un processo di pace duratura nell’area e un processo per la riforma dell’autonomia palestinese. L’obiettivo è porre le basi per una futura conferenza di pace alla quale parteciperebbero tutte le parti in causa e in tale contesto il ministro degli esteri danese discuterà con Colin Powell per organizzare un coordinamento fra UE e gli altri membri del quartetto.
Per quanto riguarda Cipro, la Presidenza si atterrà alle decisioni adottate fin dal 1999: sarebbe vantaggioso risolvere il problema e garantire l’adesione di tutta l’isola, ma questa soluzione non rientra nelle condizioni per l’ampliamento e comunque sulla questione c’è perfetto accordo fra Consiglio e Commissione. In merito alla proposta di inserire la Georgia fra i paesi candidati, il Presidente in carica ha detto che non vi sono piani di adesione per quel paese, che d’altra parte non ottempera ai criteri di base. La Cecenia, invece, sarà sicuramente uno degli argomenti trattati nel dialogo con la Russia. Rispondendo ai dubbi sulla realizzabilità del calendario, il Primo ministro danese ha risposto che pur essendo ambizioso, il calendario è realistico e che c’è il tempo per portare a conclusione i negoziati di adesione entro la fine dell’anno nel vertice di dicembre, considerando che, come stabilito a Siviglia, la posizione comune sulla politica agricola dovrà essere presentata ai paesi candidati già all’inizio di novembre.
Il Presidente della Commissione, Romano Prodi, ha voluto ribadire che la Commissione, come le altre istituzioni, sostiene i progetti per la pace in Medio Oriente e realizza le decisioni prese dal Consiglio per gli aiuti all’Autorità palestinese; l’Esecutivo continua ad effettuare controlli, anche se la loro efficacia è resa difficile dalla tragedia della guerra. Bisogna quindi finirla con le illazioni, caricatura ridicola non comprovata dalla realtà. Prodi ha richiamato il Parlamento sulla necessità di fare giustizia su tali affermazioni, che continuano a infangare le istituzioni europee. Prodi ha poi sottolineato la dimensione nordica per i rapporti con la Russia, ma anche per la soluzione di questioni particolari, basti ricordare i rapporti costruttivi e amichevoli con la Groenlandia. Circa le affermazioni di Martin Schulz (PSE) sulla collocazione politica del Presidente della Commissione (“eletto nell’Ulivo, ora è liberale ed ha partecipato ad un seminario di riflessione del PPE: è forse un Presidente tricolore?”), Prodi ha risposto di aver partecipato a diversi seminari di diversi gruppi politici, definendosi quindi “multicolore”.
Ringraziando il Parlamento per l’apertura di credito alla Presidenza danese da parte di tutte le forze politiche, Prodi ha auspicato la riuscita dell’allargamento, che richiede l’unità d’azione di tutte le istituzioni dell’Unione. Il dialogo interistituzionale è pertanto decisivo perché in futuro ci sarà un grandissimo bisogno di Europa, a cominciare dall’appuntamento di Johannesburg.
Luciano Emilio Caveri (ELDR) ha espresso apprezzamento sull’intervento danese, soprattutto per quanto riguarda l’allargamento, rilevando la perfetta intesa con il Presidente della Commissione. su un tema così cruciale. L’oratore ha espresso alcune riflessioni: in primo luogo, occorre lavorare intensamente presso le opinioni pubbliche europee per far capire bene il processo di allargamento, soprattutto nel contesto del prossimo referendum irlandese che è decisivo. In secondo luogo, occorre fare attenzione alle modalità di svolgimento dei referendum nei paesi candidati, per evitare un ‘effetto domino’, considerando le recenti spinte populistiche con colorature negative verso l’UE, che stanno emergendo in quei paesi.
Altra riflessione riguarda il lavoro della Convenzione che si concluderà in un momento di ‘ingorgo istituzionale’, a cavallo fra il 2003 e il 2004: forse la Presidenza danese troverà interessanti due questioni affrontate dalla Convenzione, ovvero il ruolo delle minoranze linguistiche sia nei paesi membri che in quelli candidati e la questione di quale dovrà essere il rapporto con le regioni che dispongono di un potere legislativo riconosciuto dalle normative nazionali. Secondo l’oratore si tratta di garantire il federalismo e la sussidiarietà oppure l’Europa susciterà incomprensioni sempre maggiori.
L’oratore ha infine espresso il proprio compiacimento per lo stile inaugurato dalla Presidenza danese di una presenza fisica più costante e un contatto più facile fra Parlamento e Consiglio, soprattutto nella prospettiva di alcuni momenti di discussione piuttosto difficili, come la presentazione del rapporto intermedio e quello finale sulla politica di coesione nei prossimi mesi. Un ultimo appello alla Presidenza danese a proseguire nel lavoro del Libro bianco, con particolare attenzione ‘all’emergenza dei rapporti con l’Austria, che pesa anche sull’allargamento e sul problema dei trasporti sulle Alpi’ ha concluso l’intervento.
Monica Frassoni (Verdi/ALE): ha dato il benvenuto alla Presidenza danese, congratulandosi per lo slogan di ‘Una Europa’: si tratta di un messaggio molto forte e che fa piacere, ma di quale Europa si parla? Tre sono i messaggi che l’oratrice ha indirizzato alla Presidenza: 1. Le politiche di asilo e di immigrazione non sono una questione interna, deve esserci corrispondenza fra quello che i danesi dicono e fanno a livello europeo e quello che dicono e fanno in Danimarca, perché i Verdi guardano con preoccupazione ad un paese che rischia di diventare ‘da esempio di accoglienza ad esempio di paese dove i diritti non sono mai acquisiti’. 2. Sulla questione di Cipro, il ministro degli esteri danese ha detto che non bisogna fare nulla ma i Verdi non sono d’accordo, perché l’esito del negoziato dipende da come si gestisce, soprattutto nella fase finale e certamente non si può far aderire un paese in cui esiste un muro. 3. Il Vertice di Johannesburg è una priorità che non è stata presentata come tale dalla Presidenza danese e che invece è fondamentale per l’Unione europea: occorre avere il coraggio di dire che il commercio e il mercato non sono superiori ai problemi ambientali a quello della fame, ha concluso l’oratrice.
A conclusione del dibattito, il ministro danese per gli affari europei, Bertel Haarder, ha ringraziato tutti i partecipanti sottolineando che la Presidenza si atterrà agli obiettivi di Tampere. Questo è un elemento integrante del programma danese, che mira ad andare ancora più lontano di quanto affermato a Siviglia: la politica d’immigrazione e d’asilo dovrebbe essere conclusa nel 2003, ma la Danimarca farà il possibile per chiudere molti aspetti di questa politica già durante il semestre danese. A tal proposito, è stata preparata una tabella di marcia che verrà presentata a Parlamento e Commissione su misure come il rimpatrio, i controlli alle frontiere e altre. Il governo danese vuole una politica d’immigrazione e di asilo all’altezza di tutti gli impegni internazionali, sebbene purtroppo in questo ambito la Danimarca abbia una deroga rispetto al trattato; il ministro ha sollecitato i parlamentari a contribuire per superare questo scoglio. Non volendosi esprimere sulla politica agricola, poiché la proposta della Commissione non è ancora stata presentata, il ministro ha ringraziato il Parlamento per aver adottato una posizione chiara sull’ampliamento mostrando la via per una decisione storica.
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